
Originariamente Scritto da
Salvo
Il periodo migliore dello Stato italiano unitario (1861) è certamente quello del secondo dopoguerra (anni 50/60) perché ha consentito al popolo italiano, di tutti i ceti, di migliorare, in pace, il proprio livello complessivo attuando anche principi costituzionali fondamentali relativi alle libertà personali, ai diritti civili (divorzio, aborto) ed ai suoi diritti sociali (istruzione, sanità, lavoro). Tutto questo è stato possibile anche perché è stato da subito attuato un sistema normativo che ha favorito un’esperienza politica e sociale mai provata prima dagli italiani, la democrazia. Se si raffrontano il periodo del secondo dopoguerra e quello attuale (in ‘vigore’ dal alcuni decenni) si ha la netta e palpabile sensazione/consapevolezza della patologica fine della democrazia, nel senso genuino della parola (potere del popolo). Oggi il cittadino elettore italiano conta quasi come il cittadino del regime fascista, cioè nulla. E per nascondere/negare questa atroce realtà il sistema partitocratico evidenzia sempre il fatto che ci sono “libere elezioni”. Vero che le elezioni sono “libere”, ma sono sostanzialmente farlocche, inutili, nella misura in cui eludono l’indispensabile fondamento/fine di questa pratica politica, e cioè la scelta, autentica, dei rappresentanti del popolo sovrano. L’abolizione della preferenza non consente a ciascun cittadino-elettore di scegliere il proprio rappresentante, ma soltanto la “lista” scelta dai partiti in cui è inserito, con la conseguenza che il Parlamento non è il luogo di rappresentanza del popolo sovrano, ma soltanto del sistema dei partiti. Ciò ha ammalato inguaribilmente la nostra democrazia perché ha consentito ai partiti di abbandonare i territori e le persone/cittadini che vi ci vivono con i loro problemi, che non è più dovere/interesse di partiti di monitorare e curare. Così si spiega pure la fuga dalle cabine elettorali da parte dei cittadini che non intendono partecipare alla carriere personali dei politici che del territorio nulla sanno e nulla importa. Un popolo che non conta una cippa è ancora più bue di quello che tendenzialmente è di suo, per la gioia di chi, incapace di governare, aspira a comandare, con maggiori poteri di quelli che già possiede, introducendo una nuova Costituzione (cosiddetto premierato).