Censura, adesso il Pd vuole chiudere il Giornale
di Alessandro Sallusti
Il "democratico" partito di Bersani chiede al Garante di infliggerci pesanti sanzioni. La nostra colpa? Non attacchiamo Berlusconi e critichiamo la sinistra e l'ex leader di Alleanza Nazionale. L'esposto presentato da Gentiloni chiede drastici provvedimenti perché nei titoli citiamo il premier come "Silvio"
Milano - Il Pd ha scoperto, dopo una seria e approfondita indagine, che questo gior*nale simpatizza per Silvio Berlusconi e sostiene la sua azione di governo. La pro*va? A volte, nei titoli, «lo cita in modo confidenziale col nome di battesimo». Cioè scriviamo Silvio invece che Berlu*sconi. La cosa è grave al punto che i verti*ci del partito hanno deciso di inoltrare un esposto al Garante delle comunica*zioni, chiedendo di aprire un'indagine e adottare le sanzioni conseguenti, non esclusa la chiusura della testata. Il docu*mento, quattro cartelle su carta intesta*ta del Pd, è firmato da un vero democrati*co, l'ex ministro e attuale responsabile dell'informazione, Paolo Gentiloni Sil*veri, già cofondatore negli anni Settanta del Pdup (Partito di unità proletaria), na*to da una scissione del Pci ritenuto all' epoca poco comunista. Gentiloni non è certo l'unico a essere passato dalle barricate di piazza contro il potere borghese ai lauti stipendi dei governi borghesi.
La sua rivoluzione l'ha baratta*ta con i*quindicimila euro net*ti al mese dello stipendio di de*putato, il doppio cognome l'ha tenuto come vezzo, così come ha diretto una rivista ecologica di sinistra ( La nuo*va ecologia ) ovviamente paga*ta con i contributi pubblici. In sostanza, da buon comunista, non ha quasi mai guadagnato un soldo che venisse dal mer*cato ma si è fatto sempre man*tenere dai contribuenti. Per Gentiloni il fatto che un giornale scriva bene di Berlu*sconi e male della sinistra è inammissibile: «A giudizio del*lo scrivente- si legge nell'espo*sto - la condotta ascrivibile al*la direzione del quotidiano Il Giornale configura in tutta evi*d*enza una fattispecie di soste*gno privilegiato al presidente del Consiglio... il quotidiano ha giocato un ruolo di soste*gno sistematico alle posizioni del premier ma di attacco con*tinuato alle posizioni dei sog*getti politici considerati quali suoi avversari... per tutto que*sto si chiede a codesta autorità di aprire una istruttoria...». Ci avesse telefonato, gli avremmo chiarito direttamen*te il suo sospetto. È vero, soste*niamo, quasi unici nel panora*ma della stampa italiana, Sil*vio Berlusconi e il suo gover*no. Sì, critichiamo anche aspramente la politica di Ber*sani, di Di Pietro e di chi me*glio crediamo. Il perché è sem*plice: ci piace così, siamo libe*ri, crediamo in quello che fac*ciamo, non vogliamo vivere in un Paese dove un Gentiloni qualsiasi, alla pari di qualche pm in malafede e in cerca di gloria, possa tappare la bocca a giornali e giornalisti. Gentiloni Silveri, a nome di Bersani, pensa, e scrive, che noi sosteniamo Berlusconi perché pagati dalla famiglia Berlusconi. Non lo sfiora nep*pure il contrario, per lui non è ammissibile che un gruppo di persone la pensi come Berlu*scon*i e quindi lavori spontane*amente e volentieri negli unici mezzi di informazione dove è possibile sostenere le proprie tesi.
Avanti di questo passo il Pd chiederà l'interdizione dal voto per i tredici milioni di ita*liani che alle ultime elezioni hanno messo la croce sul sim*bolo del Pdl. Per i tre milioni di disgraziati corrotti e prezzola*ti che alle recenti europee han*no osato addirittura scrivere sulla scheda il nome di Silvio Berlusconi come candidato preferito, Bersani farà un espo*sto in tribunale (i pm amici non gli mancano) per chieder*ne l'arresto. La sinistra sogna un mondo dove non si possa parlare be*ne di Berlusconi, male di loro, di Fini, di Di Pietro. In compen*so l'inverso deve essere un di*r*itto garantito dalla Costituzio*ne. Il concetto è simile a quel*lo degli integralisti islamici che ogni tanto ci allietano con aerei e pacchi bomba nelle no*stre città: noi esigiamo mo*schee e diritti in Occidente, voi cristiani se vi becchiamo a pregare Dio dalle nostre parti vi condanniamo direttamen*te a morte. Ma senza scomodare Bin La*den basta fermarsi a Romano Prodi. Sette giorni dopo esse*re stato eletto premier, licen*ziò sui due piedi il direttore del Tg1, Clemente Mimun, per fare posto all'amico Gian*ni Riotta e ai suoi editoriali filo governativi. Gentiloni, allora ministro delle Comunicazio*ni, nulla ebbe da obiettare. An*zi, sembrava pure contento, sia della scelta che degli edito*riali. Oggi invece l'ex ministro grida allo scandalo perché su quella poltrona c'è seduto Au*gusto Minzolini, al quale il Pd vuole negare anche la possibi*lità di dire la sua. Il Garante delle comunica*zioni, per quanto ne sappia*mo, non è intenzionato a pro*cedere sull'esposto targato Pd. Anche lui sarà di parte. Op*pure ha capito che è vero che Silvio Berlusconi ha un enor*me conflitto di interessi, ma nel senso che ha gli stessi inte*ressi del 35 per cento degli ita*liani. Si chiama democrazia e lei, caro Gentiloni Silveri, non può farci nulla. Si rassegni e cerchi almeno di essere un po' meno ridicolo.
Censura, adesso il Pd vuole chiudere il Giornale - Interni - ilGiornale.it del 31-10-2010




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hefico:
