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THE MATRIX
Priorità alle famiglie, ma niente aumento delle tasse su patrimoni e rendite finanziarie. Il governo ha avviato ieri il confronto con le parti sociali sulla riforma fiscale, ultimo dei 5 punti sui quali il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ottenuto la fiducia delle Camere. A giorni l’esecutivo convocherà nuovamente le parti sociali per continuare il dibattito. Ecco i nodi principali del confronto.
La riforma fiscale passerà attraverso tre fasi: la raccolta e l’analisi dei dati; la presentazione di una legge delega in Parlamento; una serie organica e progressiva di decreti delegati. I tempi non sono quindi brevi. Prima di approvare la richiesta di delega in Consiglio dei ministri, il governo intende varare il piano per la sicurezza e l’immigrazione, la riforma della giustizia e il piano per il rilancio del Mezzogiorno. Anche dopo il via libera alla delega da parte del Parlamento, bisognerà aspettare i decreti delegati perché la riforma prenda corpo. Insomma, la gestazione occuperà buona parte di ciò che resta della legislatura.
Ieri sera né Berlusconi né il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, hanno detto esplicitamente che la delega porterà alla riduzione del carico fiscale. E già in passato il governo aveva puntualizzato che rivedere la struttura del prelievo tributario italiano non coincide necessariamente con una riduzione delle tasse.
Tremonti ha detto esplicitamente che la priorità è “la tutela delle famiglie”. E il governo si è spesso dichiarato favorevole all’introduzione del cosiddetto quoziente familiare. Più volte evocato (sta particolarmente a cuore all’Udc), il quoziente familiare consiste nel dividere il reddito complessivo dei genitori per il numero dei componenti, figli compresi. L’aliquota fiscale viene dunque applicata al reddito risultante da questo rapporto e non, come avviene oggi, al reddito dei singoli contribuenti. Introdurre il quoziente familiare tout court costerebbe alle casse dell’erario tra i 10 e i 12 miliardi di euro, secondo l’esperto fiscale del Pdl Maurizio Leo. Il quoziente riconosce uno sconto fiscale maggiore alle famiglie con un solo reddito, dove tradizionalmente è l’uomo a lavorare. Secondo alcuni commentatori, come l’economista Alberto Alesina, questo meccanismo disincentiverebbe l’occupazione femminile. E in Italia oggi risulta occupata una donna su due.
La riforma farà riferimento al vecchio libro bianco del 1994. Ha detto ieri Berlusconi: “Era quello uno schema di riforma mirato a spostare l’asse del sistema fiscale dal complesso al semplice, dal centro alla periferia e dalle persone alle cose”. E proprio l’ultimo punto solleva interrogativi. Spostare il gettito fiscale dalle persone alle cose – favorevole la Cisl – significa ridurre le tasse sui redditi e aumentare il finanziamento sull’Iva. Potenzialmente la manovra rischia di avere un forte effetto “regressivo”, poiché il 70% dell’Iva, stando ai dati del Dipartimento delle finanze, grava sui beni di consumo e di prima necessità. Se il governo procederà su questa strada dovrà quindi rimodulare la base imponibile dell’Iva, le sue aliquote e le varie forme di esenzione dall’imposta.
Riformare il sistema tributario significherà disboscare le 242 diverse forme di agevolazione oggi esistenti che privano lo Stato di un gettito pari a 142 miliardi circa. L’elenco stilato dai tecnici del Tesoro è molto lungo e contiene anche voci pesanti, che valgono decine di miliardi. A titolo esemplificativo, le tabelle del Tesoro citano gli sconti riconosciuti sui mutui per l’acquisto della prima casa (1,5 miliardi l’anno) e la deduzione forfettaria per i canoni di locazione (poco più di 1 miliardo). Le detrazioni sui familiari a carico valgono oltre 12 miliardi l’anno, quelle sulle spese mediche 2,4 miliardi. Uno dei capitoli più pesanti riguarda le detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, che pesano 42,9 miliardi. Nel complesso, solo le agevolazioni riconosciute per la famiglia valgono oltre 18 miliardi. I benefici al no profit valgono 102,48 miliardi di minori introiti, quasi 8 miliardi le agevolazioni al reddito d’impresa.
Resta quindi vago il capitolo delle coperture. Tremonti però ha voluto sottolineare che il governo non vuole aumentare le tasse sui patrimoni e sulle rendite finanziarie. “Tassare i Bot non è la cosa più razionale”, ha detto ieri il ministro, pur dichiarandosi “aperto a qualsiasi discussione”. Di sicuro la riforma fiscale non potrà poggiare in buona parte sulla lotta all’evasione fiscale. Il ministro tiene a precisare infatti che “il recupero dell’evasione fiscale prima va realmente fatto, poi utilizzato; non l’opposto”.
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