Oltre tre decenni dopo la fine della Guerra Fredda, l'Alleanza incoraggia comportamenti perversi e pericolosi nei suoi Stati membri.
James W. Carden – The American Conservative – 3 aprile 2024
Settantacinque anni fa, il 4 aprile 1949, i ministri degli Esteri di 12 Paesi europei e nordamericani si riunirono a Washington e firmarono il Trattato del Nord Atlantico che istituiva la NATO.
Con la guerra che infuria nell’Europa orientale e le richieste di alcuni alleati della NATO di inasprirla, è necessario affrontare questioni impopolari ma critiche riguardo alla storia dell’alleanza, alla sua continuazione e alla sua espansione, nonché alle sue ramificazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In effetti, diversi articoli di fede relativi ai successi e all’indispensabilità della NATO si rivelano, a un esame anche superficiale, molto discutibili, se non del tutto sbagliati.
Mentre le critiche all’alleanza sono di fatto proibite nella Washington di oggi, all’epoca della sua fondazione alcuni eminenti pensatori di politica estera americani, come Walter Lippmann, avvertivano che:
“una grande potenza come gli Stati Uniti non ottiene alcun vantaggio e perde prestigio offrendo, anzi, spacciando le sue alleanze a tutti e a ciascuno. Un’alleanza dovrebbe essere una moneta diplomatica forte, preziosa e difficile da ottenere“.
Si potrebbe sostenere che la NATO era già obsoleta alla fine del suo primo decennio. Il grande storico ungherese-americano John Lukacs ha sostenuto che, a metà degli anni Cinquanta, i sovietici (dopo Stalin e dopo Beria) stavano battendo in ritirata dal centro dell’Europa. Nel 1954-55, accettarono, secondo le parole di Lukacs, un “ritiro reciproco” in Austria, aprendo la strada alla neutralità di quel Paese nella Guerra Fredda. Nel giro di un anno i sovietici rinunciarono alla loro base navale in Finlandia (che da allora avrebbe goduto anch’essa dello status di neutralità, cioè fino all’anno scorso) e ricucirono i legami con la Jugoslavia di Tito. Secondo Lukacs, il 1956:
“fu il punto di svolta della guerra fredda. Forse anche la sua fine, se per “guerra fredda” si intende la prospettiva diretta di una guerra effettiva tra le forze armate americane e russe in Europa“.
In assenza di sistemi di alleanze concorrenti, la guerra fredda avrebbe potuto concludersi decenni prima. Certamente l’incorporazione della Turchia nell’alleanza nel 1952 e la successiva decisione di collocarvi i missili Jupiter con armamento nucleare non contribuirono a favorire la pace e la stabilità tra Est e Ovest. Anzi, contribuirono a gettare le basi per la crisi dei missili nucleari [a Cuba] dell’ottobre 1962.
Cionondimeno, la decisione di continuare ed espandere l’alleanza fu presa a soli 24 mesi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Per Clinton, l’impulso all’espansione proveniva dalla politica interna piuttosto che dalle esigenze di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Come ha recentemente osservato l’ambasciatore Jack Matlock:
“La vera ragione per la quale Clinton ha deciso di farlo [l’espansione della NATO] è stata la politica interna. Ho testimoniato al Congresso contro l’espansione della NATO, dicendo che sarebbe stato un grande ‘errore’; quando sono uscito da quella testimonianza, un paio di persone che stavano osservando mi hanno chiesto: ‘Jack, perché ti stai battendo contro questo?’ E io ho risposto: ‘Perché penso che sia una cattiva idea’. Hanno detto: ‘Senti, Clinton vuole essere rieletto. Ha bisogno della Pennsylvania, del Michigan, dell’Illinois’…”.
Come molti all’epoca sapevano, il progetto era pieno di rischi. Ma nella Washington di trent’anni fa, si poteva avere un vero dibattito sui meriti di una o dell’altra politica estera senza essere etichettati come “fantocci” [manovrati da] stranieri o “apologeti” russi. In quegli anni, molti membri dell’establishment di Washington, non ultimi i senatori Daniel Patrick Moynihan e John Warner, manifestarono le loro obiezioni al progetto espansionistico.
Un gruppo di obiettori era guidato dalla nipote del Presidente Dwight Eisenhower. Nel 1997, la stimabile Susan Eisenhower pubblicò una lettera aperta nel tentativo di convincere Clinton a riconsiderare la rotta scelta. Definendo l’espansione della NATO un “errore politico di proporzioni storiche“, i 50 firmatari della lettera, tra cui i falchi di lunga data Paul Nitze e Richard Pipes, gli importanti senatori democratici Bill Bradley e Sam Nunn, e intellettuali come David Calleo e Owen Harries, avvertivano:
“In Russia, l’espansione della NATO, che continua a essere osteggiata da tutto lo spettro politico, rafforzerà l’opposizione non democratica, indebolirà coloro che sono favorevoli alle riforme e alla cooperazione con l’Occidente e porterà i russi a mettere in discussione l’intero accordo post-Guerra Fredda.”
CONTINUA
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