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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
Angkar Padevat
Non possiamo sorvolare sullo spietato sfruttamento delle pmi solo perché al vertice della gerarchia vi sono i banchieri ed i grandi industriali.
Quello che scrivi è vero e l'ho anche vissuto sulla mia pelle. Però è innegabile che la PMI sia, da tempo immemore, l'ossatura economica del paese. Non puoi espropriare un negozio così, perché lo vuole l'ideale comunista. Certo è che andranno severamente redarguite le piccole imprese che sfruttano la mano d'opera e, al contempo, "premiate" quelle che trattano i dipendenti decentemente. Anche in Corea Del Nord esistono queste realtà.
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Re: Considerazioni
Poi, ripeto, il reato di omicidio sul lavoro andrà esteso a tutte le realtà. PMI comprese. La vita dei lavoratori prima di ogni altra cosa.
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
Hynkel
Sì capisco. Perché il rischio di esagerare c'è sempre
Ma il grande capitale tiene "per le palle" i governi del paese. E' un po' come la NATO.
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
LupoSciolto°
Ma il grande capitale tiene "per le palle" i governi del paese. E' un po' come la NATO.
Questo perché abbiamo dei politici osceni
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
Hynkel
Questo perché abbiamo dei politici osceni
In parte vero, ma non basta avere dei politici "in gamba" per limitare e infine eliminare il potere del grande capitale. Ci vuole una visione d'insieme che sia socialista e anticapitalista.
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Re: Considerazioni
Secondo me, di primo acchito, bisognerebbe: nazionalizzare grandi imprese e banche, impondendo un'unica banca centrale, e favorendo una 'cogestione' tra funzionari statali ed operai delle summenzionate aziende; socializzare le piccole-medie imprese; cooperativizzare il settore agricolo, favorendo la proprietà collettiva delle cooperative.
Ovviamente eliminare le estreme sperequazioni salariali.
Poi, si passerà col tempo alla soppressione totale della proprietà privata, del lavoro salariato e dello stesso danaro.
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Re: Considerazioni
Citazione:
Originariamente Scritto da
Angkar Padevat
Secondo me, di primo acchito, bisognerebbe: nazionalizzare grandi imprese e banche, impondendo un'unica banca centrale, e favorendo una 'cogestione' tra funzionari statali ed operai delle summenzionate aziende; socializzare le piccole-medie imprese; cooperativizzare il settore agricolo, favorendo la proprietà collettiva delle cooperative.
Ovviamente eliminare le estreme sperequazioni salariali.
Poi, si passerà col tempo alla soppressione totale della proprietà privata, del lavoro salariato e dello stesso danaro.
L'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, è l'obiettivo di tutti i sinceri socialisti e comunisti. Applicare misure che vadano in questa direzione, tuttavia, richiedono tempo e una certa cautela.
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
LupoSciolto°
L'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, è l'obiettivo di tutti i sinceri socialisti e comunisti. Applicare misure che vadano in questa direzione, tuttavia, richiedono tempo e una certa cautela.
Non vorrei però, che in nome della "cautela" si perda tempo dietro un riformismo d'accatto che faccia abbandonare i veri obbiettivi...
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
Angkar Padevat
Non vorrei però, che in nome della "cautela" si perda tempo dietro un riformismo d'accatto che faccia abbandonare i veri obbiettivi...
No, di certo.
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Re: Considerazioni
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Originariamente Scritto da
Angkar Padevat
Secondo me, di primo acchito, bisognerebbe: nazionalizzare grandi imprese e banche, impondendo un'unica banca centrale, e favorendo una 'cogestione' tra funzionari statali ed operai delle summenzionate aziende; socializzare le piccole-medie imprese; cooperativizzare il settore agricolo, favorendo la proprietà collettiva delle cooperative.
Ovviamente eliminare le estreme sperequazioni salariali.
Poi, si passerà col tempo alla soppressione totale della proprietà privata, del lavoro salariato e dello stesso danaro.
Per quel che mi riguarda la questione “ideologica” è il primo, grandissimo scoglio che blocca la creazione di un fronte italiano socialista.
L’approcio marxista e marxiano alla disamina sociale e politica è qualcosa di estremamente moderno, uno strumento che ha aiutato non solo i paesi socialisti ma anche quelli non propriamente socialisti. Ma rimane uno strumento, non un dogma.
Marx ed Engels (ed altri prima di loro, occorre dirlo) parlavano del loro contesto sociale. E la lotta al capitalismo che essi hanno intrapreso è figlia di quel tempo e di quel secolo.
Oggi siamo in una realtà completamente differente, almeno nel mondo sviluppato. Il capitalismo di allora non è più il capitalismo di adesso. Oggi penso sia opportuno parlare di neoproletariato, laddove il proletario non è più il padre di famiglia con 10 bocche da sfamare nella capanna che corre alla fabbrica per farsi assumere in giornata al mattino (anche se stiamo andando in questa direzione), ma diventa lo studente obbligato a pagare 800 Euro per una stanza, la coppia desiderosa di avere casa ma senza possibilità di aprire un mutuo, il figlio unico che non ha altri mezzi di sostentamento che non siano la pensione dei genitori e un misero stipendio senza garanzie contrattuali, il bar di famiglia chiuso per le tasse ed il carovita, l’imprenditore suicida...
Passare ad una società socialista richiede un impegno in termini di sviluppo economico, sociale, legislativo, strutturale e diciamocelo, spirituale e morale tale da dover impiegare tempi generazionali. Questo è dove hanno sostanzialmente fallito modelli come l’URSS e l’internazionalismo.
Con questa pippa cosa voglio dire? Che il fine ultimo deve essere chiaramente il superamento della società capitalistica, tuttavia il come è qualcosa di estremamente dinamico, l’errore di fondo è anteporre la teoria alla prassi. Le società umane locali sono troppo frammentate e troppo diverse tra loro per formulare un comune denominatore applicabile ovunque e allo stesso modo.
La socializzazione delle imprese ad esempio può andare benissimo per un determinato settore ma essere assolutamente impraticabile per un altro.
Direi che un programma socialista italiano dovrà principalmente puntare alle basi: riportare allo Stato ciò che è di competenza dello Stato ripristinando la sovranità nazionale ed economica di questo paese, prima di pensare ad altro.