Avrei potuto aprire l’argomento oltre due anni fa, considerando i primi approcci alla scadenza elettorale del prossimo 25 febbraio da parte di esponenti indipendentisti.
Tuttavia, nell’assistere alla deprimente evoluzione nelle trattative preelettorali delle formazioni che si richiamano all’indipendentismo, in questi ultimi mesi, ho preferito aspettare l’ultima scadenza relativa alla presentazione dei candidati alla presidenza della RAS e delle liste a sostegno con i rispettivi programmi, per valutare schieramenti e proposte.
Avevo già accennato, nella discussione “Non voto”, in occasione delle elezioni del Parlamento italiano nel settembre del 2022, alla responsabilità delle sigle indipendentiste per le contradditorie o discutibili prese di posizione su avvenimenti quali la pandemia e la guerra mossa dalla Russia all’Ucraina, passando per l’ostentazione della appartenenza religiosa; tanto da scoperchiare il “Vaso di Pandora” dell’indipendentismo sardo.
In ordine cronologico, mi riferisco ad esempio alle posizioni no vax di esponenti dai quali non mi sarei aspettato tale atteggiamento.
Dopodiché la giustificazione dell’aggressione militare mossa dalla Russia all’Ucraina e la denigrazione della resistenza di quest’ultima all’occupazione dei suoi territori, spesso tacendo gli attacchi alla popolazione civile.
Per finire con l’alzata di scudi, da parte di alcuni, quando si mettono in discussione argomenti attinenti la sfera religiosa.
Se aggiungiamo le differenze in merito alla tutela della lingua sarda, tra chi sostiene la famigerata LSC (Limba Sarda Comuna) e chi propone il doppio standard, nonché la contrapposizione nello schieramento politico classico, era chiara l’impossibilità di un qualche accordo in vista delle elezioni.
A questo punto, l’alternativa poteva essere quella di non partecipare alla competizione elettorale o scendere a compromessi con i partiti o movimenti italiani.
In tal senso ho provato a immaginare le motivazioni che hanno portato la maggior parte delle sigle indipendentiste a far parte di coalizioni con all’interno simboli “made in Italy”.
Sicuramente al primo posto c’è la vergognosa e antidemocratica legge elettorale che di fatto elimina o limita fortemente la rappresentanza delle minoranze politiche, l’opposto di una qualche forma di proporzionalità, considerata la soglia percentuale da raggiungere per singoli partiti o coalizioni.
Una seconda motivazione potrebbe essere la legittima aspirazione ad entrare “nel palazzo”, per cercare di portare in Consiglio regionale le proprie istanze politico-programmatiche sia in posizione di minoranza che a maggior ragione al governo.
In entrambe le circostanze, un eventuale accesso nei luoghi decisionali della più importante istituzione in Sardegna, consentirebbe di prendere “confidenza” con l’apparato amministrativo, in attesa di tempi migliori per certi obiettivi; ma temo si possa trasformare presto in una pia illusione.
Proverò, nei post successivi, a condividere qualche considerazione su come si è arrivati agli schieramenti che tra una settimana conosceranno il loro esito, e i Sardi il loro destino politico per i prossimi cinque anni.
Intanto, riporto un primo link sui candidati alla presidenza, le rispettive liste a sostegno e i candidati al Consiglio regionale.
Il sito è quello ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, che però non ha ancora pubblicato i programmi elettorali proposti dai quattro candidati, pur dovendo essere contestuali.
Questo il sito principale:
https://elezioni.regione.sardegna.it/regionali/2024/
Dalla pagina generale si accede alle specifiche informazioni.
Il successivo link invia alle candidature e liste:
https://elezioni.regione.sardegna.it...dature-e-liste




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, e una Giunta regionale in via di definizione.
