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    Question Yoga e pedofilia sacra nel sufismo persiano

    Ne riportiamo alcuni passi:


    “Fra certi sufi esiste, o è esistito, un tipo di yoga detto imaginal yoga; è una tecnica spirituale che implica la contemplazione di una forma o un oggetto e la trasformazione di esso attraverso il potere dell’Immaginazione, nel focus di un’esperienza metafisica. L’amore è importante, in un modo o nell’altro, per quasi tutti i sufi, che accettano che le qualità divine di amore e generosità superino per importanza quelle di giustizia e timore. […]

    Il sufismo dà un’interpretazione mistica generale dell’esperienza psicologica d’amore, per esempio, fra marito e moglie, insegnante e allievo, amante e amato. Il sufismo spesso esprime se stesso attraverso poemi d’amore, ed esiste un tipo di sufismo (soprattutto nella tradizione persiana) che si spiega solamente in questi termini, e che si chiama La Scuola dell’Amore. Ma lo yoga in questione è qualcosa di ancora più specifico; implica la deliberata e alchemica trasformazione dell’amore, e persino del desiderio sessuale, in realizzazione spirituale, attraverso una precisa pratica di meditazione.


    Il linguaggio figurato d’amore nella poesia sufi si riferisce spesso a una specifica pratica che, in linguaggio cifrato, è detta ill’al-murd, o «Contemplazione dell’Imberbe».


    Termini poetici quali amore, amante, amato possono riferirsi ad argomenti puramente spirituali, all’amore dell’uomo per la divinità; oppure a un amore puramente umano, o spesso ad entrambi.


    Ma nella terminologia di certi sufi, queste parole possono avere un riferimento più preciso alla «Contemplazione dell’Imberbe», o Shahed Bazi («il Gioco del Testimone») in Persiano.


    Testimone è il termine tecnico per l’amato, in questa particolare forma di meditazione, e Bazi, gioco, è un termine spregiativo che può anche essere tradotto con «approfittarsi di». Nello slang persiano odierno, pederastia è Bachchen Bazi, «approfittarsi di un bambino».


    L’oggetto della contemplazione è di solito un ragazzino, a volte di un’età che sta fra la fine della pubertà e la sua prima rasatura. La società islamica medievale considerava «il Gioco del Testimone» come qualcosa di sbagliato, un’eresia, un crimine. Non è così per i moderni sufi. […]


    Vediamo la teoria che ne è alla base. In parole povere. La realtà si manifesta nella forma, nelle forme, della Creazione. Dal momento che la Realtà è Una, tutte queste forme sono, oggettivamente parlando, classificate in quell’Una. Soggettivamente, tuttavia, le forme sono in realtà molte. Per raggiungere l’Uno, colui che medita deve meditare sulla forma, dal momento che l’Essenza è in sé inconoscibile. Attraverso la forma, il simbolo, uno viene a realizzare l’Essenza, che è l’Unicità dell’Essere. Ma realizzando l’Essenza, il Principio di Trascendenza è la sola parte conoscibile della divinità. Per Dio, in un senso molto reale, è forma. La Realtà è anche Immanente. Ogni forma o simbolo su cui uno medita è l’Amato. Samsara è Nirvana. L’oscillazione o l’armonia paradossale fra Essenza e forma fa parte del Gioco. Penetrare il simbolo, svelarlo, o riportarlo alla sua origine (ta’wil) è arrivare a Dio da Dio attraverso Dio. Il Gioco è una finzione: l’Amore gioca tutti i ruoli.


    La forma o il simbolo da svelare in questo modo è una teofania o ierofania (tajalli, letteralmente «brillare attraverso»). Dio «brilla attraverso» la forma. In relazione a questa forma, uno si comporta come un amante: uno la desidera, e può raggiungere da essa o l’Unione o la Separazione, secondo uno stadio spirituale. […]


    Infine, l’amato può anche essere un altro essere umano. La relazione amante/amato può essere sessuale o casta. In termini tantrici si potrebbe dire che la castità sviluppa un’energia psichica che può essere indirizzata verso fini spirituali, «sublimata» (in termini alchemici) e usata come transmutazione. […] Lo Shahed Bazi è casto, deve consistere prima di tutto nel guardare, contemplare il viso e la forma dell’amato. Questa fase è chiamata «l’Occhiata» (nazar). Oltre all’Occhiata, è anche permesso abbracciare e baciare. Musica e danza sono anche elementi essenziali nel Gioco, condannati invece da molti ortodossi e persino da alcuni sufi. Awhadodoliu Kermani e Fakhroddin Iraqui, due dei poeti favorevoli allo Shahed Bazi, quando giungevano all’estasi durante il sama (concerto spirituale) strappavano la camicia dell’imberbe e danzavano petto contro petto. Dall’Occhiata si passa quindi a baci ed abbracci e alla fine all’unione fra uomo e ragazzo.


    […] Va detto che la legge religiosa non ha nulla a che vedere con la legge naturale. Persino i moralisti islamici sembrano ammettere che il desiderio per i ragazzi è naturale. La pederastia, secondo il punto di vista tradizionale della società islamica, non è mai stata una grave frattura nei costumi, a differenza invece della società cristiana. In società dove le donne portano un sacco sulla testa, gli uomini tendono a dare aperta espressione delle naturali tendenze bisessuali. […] In sostanza, a parte ogni questione religiosa, la pederastia era molto più socializzata (per usare un
    termine del gergo della moderna sociologia) nella società islamica che nelle nostre. E nel pensare ai sufi Giocatori del Testimone non dovremmo essere accecati dai preconcetti e dai pregiudizi della nostra società. Il problema sollevato da moralisti e teologi non era legato infatti alla pederastia e alla pedofilia per se stesse; […] il vero pericolo insito nella «pedofilia sacra» consisteva nella pretesa che gli esseri umani possano realizzare se stessi nell’amore più perfettamente che attraverso le pratiche religiose.


    C’è qualcosa di folle nello Shahed Bazi E’ come un’irruzione di quella pazzia primordiale e purificata nel piano della mezza-vita ordinaria di tutti i giorni. Occorre creare una tromba d’aria, un vortice attraverso il quale ogni cosa presente, tutta la società, la Legge, il rito, la musica, la danza saranno risucchiati in un Altro Mondo. Serve a creare un punto, un lampo di pazzia metafisica sulla nera superficie della terra – la nostra addormentata coscienza”.


    http://www.cristinacampo.it/public/n...n%E2%80%A6.pdf

  2. #2
    Figlio di Kālī
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    Predefinito Rif: Yoga e pedofilia sacra nel sufismo persiano

    Ricordo questo stralcio anche nel vecchio forum....e se non erro lo inseristi proprio tu, dedelind.

    Comunque mi sembra opportuno anche spiegare qualcosa sull'autore dello scritto "The Witness Game: Imaginal Yoga and Sacred Pedophilia in persian sufism" (tratto da "Scandal: Essays in Islamic Heresy". New York: Autonomedia, 1991) che è stato preso in considerazione nell'articolo linkato.

    Si tratta dello scrittore newyorkese Peter Lamborn Wilson, meglio noto con lo pseudonimo di Hakim Bey, personaggio controverso: ex tradizionalista guenoniano (lo è stato in gioventù), cacciato dall'India per motivi di matrice politica e scappato dall'Iran con l'avvento di Khomeini, è poi diventato uno dei punti di riferimento della moderna cultura "anarco-cyberpunk". Ideologo delle TAZ, (acronimo di Temporary Autonomous Zone), del "terrorismo poetico" e del "sabotaggio artistico". Semplificando al massimo potremmo dire che così come Marcuse sta alla contestazione del '68, Hakim Bey sta agli attuali centri sociali occupati e alla cultura "squatter-raver".

    Senza entrare in dettagli che esulano da tale discussione e per restare in tema, non mi dilungo sul pensiero di tale scrittore, ad ogni modo vorrei sottolineare che l'autore in questione si ritiene un "sufi" pur non ritenendosi musulmano (oggi sono in molti a [non] ritenersi tali, vedi Battiato) e si ritiene anche "esperto di eresie islamiche" .....diciamo che rappresenta una sorta di "new age" dello pseudosufismo contemporaneo e non ritenendolo affatto un'autorità nel campo del tasawwuf (il cosiddetto sufismo) prendo "con le pinze" e con le dovute cautele, i suoi scritti in merito.
    Ultima modifica di Zed; 08-11-10 alle 19:29
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

 

 

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