Le parole pronunciate qui di seguito da Borrell sono effettivamente degne di riflessione. La stabilità del periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale è andata via via a sgretolarsi a partire dalla guerra in Iraq.
E gli Stati Uniti, che per certi versi, erano l'unica vera potenza di Dio tutti avevano paura e che tutti rispettavano hanno perso il ruolo di potenza egemone.
Israele fa ciò che vuole.
La Russia fa ciò che vuole.
La Cina, i paesi arabi, ognuno agisce per i propri interessi.
A parte l'Europa ovviamente, che da faro mondiale per i diritti è diventata una bandiera al vento.
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Nel mondo di oggi “vediamo più scontro e meno cooperazione. Più polarità e meno multilateralismo. Il sistema internazionale a cui eravamo abituati dopo la Guerra Fredda non esiste più. Nell’ultimo decennio, l’America ha perso il suo status di egemone indiscutibile. E l’ordine multilaterale post-1945 sta perdendo terreno”.
Non sono le parole del presidente cinese Xi Jinping, il primo ad auspicare la nascita di un nuovo ordine mondiale multipolare. Non sono nemmeno quelle di Vladimir Putin, suo “amico”, ma soprattutto colui che, invadendo l’Ucraina, si è esposto in prima persona proprio per togliere a Washington lo scettro di grande potenza mondiale.
A rilasciare queste dichiarazioni di fronte agli studenti di Oxford è invece il capo della diplomazia europea, colui che, insieme ai leader dei 27 Stati membri, detta la linea dell’Ue in politica estera: l’Alto rappresentante (Pesc) Josep Borrell.
“La Cina – ha spiegato Borrell – è assurta allo status di superpotenza, rivaleggiando con gli Stati Uniti e l’Europa non solo nel settore manifatturiero, ma anche nella potenza militare e nella costruzione delle tecnologie che modellano il nostro futuro. E ‘l’amicizia senza limiti’ con la Russia segnala un crescente allineamento dei regimi autoritari. Allo stesso tempo, le potenze medie come l’India, il Brasile, l’Arabia Saudita, il Sudafrica o la Turchia stanno emergendo come attori importanti sulla scena globale. Hanno poche caratteristiche in comune, a parte il desiderio di uno status maggiore e di una voce più forte nel mondo, oltre a maggiori benefici a favore del proprio sviluppo. Per raggiungere questo obiettivo, stanno massimizzando la loro autonomia, bilanciando le loro scommesse e non prendendo posizione”.
Un fattore, oltre all’ascesa economica di molti dei Paesi citati, è anche la perdita di credibilità internazionale del cosiddetto blocco Occidentale. Le numerose guerre, le promesse mancate e, sottolinea Borrell, il doppiopesismo nel rapportarsi ai grandi temi internazionali hanno creato sfiducia nei Paesi che, anni fa, guardavano agli Stati Uniti e all’Europa come a modelli da seguire. Per riuscire a riunire il mondo attorno ai “valori e principi” iscritti nella Carta delle Nazioni Unite, ha spiegato Borrell, “dobbiamo dimostrare che noi europei li rispettiamo sempre e ovunque. Lo stiamo facendo? Non nella misura in cui dovremmo. E per l’Europa questo è un problema. Ovunque vada, mi trovo a confrontarmi con l’accusa di usare due pesi e due misure. La gente non ha dimenticato la guerra in Iraq, anche se alcuni importanti Stati membri dell’Ue non vi hanno partecipato. Ma alcuni hanno partecipato con molto entusiasmo e altri si sono ritirati rapidamente. Quello che sta accadendo ora a Gaza ha dato un’immagine dell’Europa che molti semplicemente non capiscono. Hanno visto la nostra risolutezza in Ucraina e si interrogano sul modo in cui tratteremo la Palestina. La percezione è che diamo più valore alla vita dei civili in Ucraina che a Gaza, dove più di 34mila persone sono morte, la maggior parte delle altre sono sfollate e i bambini muoiono di fame. E la percezione è che ci importi meno se le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vengono violate da Israele, come accade ripetutamente quando vengono costruiti insediamenti e i palestinesi vengono costretti a lasciare le loro terre, con un livello di violenza crescente, rispetto a quando il diritto internazionale viene violato dalla Russia”
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