Ma all’estero ci vedono così?
di Claudio Barbaro
Un conoscente, tramite Facebook, mi ha mostrato un video in cui alcuni giornalisti televisivi stranieri (di lingua spagnola) commentavano le notizie dall’Italia, ed in particolare alcune delle ultime vicende del nostro premier.
Ovviamente il tono era di derisione, soprattutto in quei passaggi in cui si parlava delle battute, delle “discutibili frequentazioni”, dei cosiddetti “consigli ai giovani”.
Sul Secolo di ieri – poi – mi ha colpito l’intervista a quel giornalista italiano della BBC che ha rivelato come (almeno a suo dire) il premier britannico Cameron, nelle occasioni ufficiali, “cerca sempre di tenersi lontano da Berlusconi”.
Infine un’amica brasiliana, sempre ieri, mi confessava candidamente come certi atteggiamenti le sembrassero non tanto inopportuni o politicamente scorretti, ma molto più semplicemente “poco rispettosi degli stessi italiani”.
Insomma, una serie quotidianamente crescente di apprezzamenti non lusinghieri da parte di amici stranieri, che evidentemente rispettano il nostro Paese più di quanto non lo facciano alcune istituzioni.
Pensando all’ultima vicenda – in ordine di tempo – della ragazza marocchina spacciata per parente del presidente egiziano, tutto sommato non mi sorprende né indigna più di tanto il fatto che ci sia stata quella famosa telefonata alla Questura: la raccomandazione in politica è una pratica talmente quotidiana e diffusa da essere assurta a sistema. Il Parlamento, senza eccezione alcuna, dovrebbe essere chiuso immediatamente se questo sistema dovesse passare al vaglio di un serio giudizio.
Ma ciò non significa che possa essere legittimato. E su questo andrebbe aperto un discorso a parte che, però, al momento ci porterebbe fuori tema. Mi riprometto di tornarci su perché comunque quello della raccomandazione è un antico vizio tutto italiano. È un fenomeno culturale, anzi “subculturale” se vogliamo, di cui non andare fieri.
Ed in questo il Parlamento è lo specchio esatto di tutta la società italiana: credo che non ci siano settori della nostra società esenti da questo vizio.
Io ritengo comunque che un premier, pur non avendo commesso chissà quale crimine (anche questa mia minimizzazione fa parte comunque del retaggio culturale italico di cui anch’io sono un’espressione. In qualsiasi altro paese occidentale il metro di giudizio sarebbe completamente diverso), si sarebbe comunque dovuto astenere dall’esercitare quella forma di pressione. Soprattutto per motivi ben lontani dall’umana carità.
Il problema però è un altro e qui francamente entriamo in un contesto ben diverso. Lo so che sono ben 16 anni che siamo alleati del Cav e che o abbiamo fatto finta o forse non ci siamo soffermati con la dovuta attenzione su alcuni lati della sua personalità. O forse ancora negli ultimi anni lui stesso ha accentuato i suoi atteggiamenti portandoli a livelli mai raggiunti prima. E non mi riferisco solo alle sue vicende personali: anche nel dissidio interno al Pdl è emerso un Berlusconi illiberale come non si era mai visto nel corso degli anni passati.
Eppure – e lo dico con grande convinzione – uno dei più grandi meriti che attribuisco a Berlusconi è stato quello di aver sottratto il nostro Paese alla dominante cultura di sinistra che ci ha condizionati dal dopoguerra ad oggi. Cultura strisciante nelle sue varie forme ma spesso e volentieri dai tratti fortemente illiberali.
La “muscolarizzazione” del Pdl, poi peraltro persa con conseguenze che potrebbero rivelarsi devastanti per tutto il centrodestra, ci ha fatto conoscere invece un Berlusconi diverso.
Proprio perché provenienti da chi ha sempre avversato la cultura dell’illiberalità, mai e poi mai ci saremmo aspettati da lui comportamenti come quello che ha – di fatto – determinato l’ormai famosa “cacciata” di Fini e la conseguente nascita di Fli.
Tornando al tema di fondo, l’accentuarsi dei lati caratteriali di Berlusconi negli aspetti più deteriori (alcuni dicono più simpatici perché simili a quelli dell’italiano medio), stanno diventando macchiettistici.
E sono i modi attraverso i quali viene raffigurato all’estero e che di conseguenza si riflettono sull’immagine dell’intero Paese.
Era questo che volevo sottolineare condividendo quel filmato, o riportando i commenti di amici e conoscenti.
Ma è davvero questa l’immagine che vogliamo si abbia dell’Italia all’estero?
Come italiano, comunque orgoglioso di esserlo, rispondo semplicemente di no.
Mi vengono in mente al proposito gli ultimi istanti di vita di Fabrizio Quattrocchi: “Vi faccio vedere come muore un italiano”.
Negli ultimi attimi della sua esistenza terrena ha pensato a noi tutti. Ogni volta che ci penso mi viene la pelle d’oca.
Sono le persone come lui che mi rendono orgoglioso di essere italiano.
Ed è per le persone come lui che ogni volta che vediamo filmati del genere, o ascoltiamo i commenti degli stranieri, quantomeno dovremmo fermarci a riflettere.