Cosa scrivevano in questi giorni i giornali di destra?
L'Europa segue la meloni. La meloni cambiera' l'Europa. Ora l'Italia conta molto di piu' in Europa.
Ed altre balle simili. Ma spesso dopo le balle arriva la verita'.
Giovanni Trapattoni, mitico allenatore di calcio e commissario tecnico della nazionale, amava dire «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», un non-sense che era la trasposizione dell’antico detto sul non vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso. Questi riferimenti ben si attagliano all’«operazione Europa» lanciata e gestita da Giorgia Meloni in questi mesi di campagna elettorale, arrivando anche a dichiarazioni di sicura affermazione e di conseguenze epocali sul futuro dell’Unione.
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del consiglio e uomo di speciale fiducia della premier, ancora domenica sera è apparso su Rai1 confermando che l’Europa sarebbe cambiata secondo le intenzioni espresse da Giorgia Meloni, aprendosi una nuova era di rapporti per l’Italia finalmente tornata a contare.
Il che era sbagliato e controproducente sotto due profili: quello storico, giacché l’Italia in molte fasi della storia del continente ha contato e molto, condizionando le decisioni dell’Unione e facendo accettare soluzioni di avanzamento, quando la Francia pigiava il piede sul freno sino a far saltare la Costituzione europea.
La stessa nomina di Mario Draghi alla presidenza della Bce è correlata al peso esercitato dal governo italiano e, contemporaneamente, dalla qualità del candidato (una endiadi di cui Meloni deve tenere conto, quando farà il nome italiano per la Commissione).
Le elezioni hanno confermato la vittoria e la maggioranza del Ppe
E, in secondo luogo, Fazzolari, con piglio assertivo e risoluto, affermava una cosa sbagliata, visto che da tempo si sapeva (e alla direzione di ItaliaOggi attendibili sondaggi erano pervenuti in ampio anticipo) che la maggioranza parlamentare uscente sarebbe stata ampiamente confermata dal voto, rimanendo la crescita, soprattutto di AfD (tedesca) confinata nei propri margini neonazisti.
Quindi non era affatto sicuro che, andando a Bruxelles lunedì, Giorgia Meloni avrebbe trovato tappeti rossi e contrasti spianati (grave difetto di chi fa politica vantare risultati non ancora conquistati e nemmeno possibili: [B]il presupposto della stupidità del pubblico è sempre lì a dimostrare il proprio contrario. Mai abusarne).
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Infatti, Donald Tusk, premier polacco, personalità che conta anche per avere sconfitto Mateusz Morawiecki, il presidente della repubblica sovranista amico di Giorgia Meloni, ha gelidamente affermato, a margine dell’incontro dei rappresentanti del Partito popolare europeo: «Il mio compito non è convincere Meloni, visto che abbiamo già una maggioranza più che sufficiente con Ppe, Liberali e Socialisti e altri piccoli gruppi».
Questo significa che non ci sono ancora le condizioni per monetizzare in sede comunitaria il successo ottenuto in Italia da Giorgia Meloni e che il massimo risultato cui può aspirare è, nel caso non definito in cui Ursula von der Leyen torni a essere la presidente della Commissione, di riprendere le relazioni da tempo intessute con lei e, poi, nel tempo, di ritagliarsi uno spazio di stabilizzatrice di una maggioranza che, fatalmente, avrà le sue fibrillazioni rispetto ai gravi e drammatici dossier sui quali dovrà confrontarsi.
Meloni sarà costretta a stringere i rapporti con la Le Pen
C’è di certo un’alternativa: essa è di stringere i rapporti con Marine Le Pen e le altre forze estreme, sapendo però che nei loro confronti lei, Giorgia Meloni, non potrà esercitare alcuna leadership. Anzi, le proposizioni del Rassemblement National lepenista colpiscono decisamente gli interessi dell’Italia in molti dossier a partire da quello dell’immigrazione.
La melona dovra' tornare all'ovile fascita ed estremista.
Abbusare della stupidita' dei propri elettori non sempre porta vantaggi.




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