Ahad Ha'am, è un'importante figura del sionismo "culturale" era convinto che la Palestina dovesse diventare prima di tutto un centro cultuale ebraico.
E' molto interessante come in un suo testo descrive il carattere degli Arabi dal punto di vista ebraico:
"Dall'estero siamo abituati a credere che gli arabi siano tutti selvaggi del deserto, come gli asini, che non vedono né capiscono ciò che accade intorno a loro. Ma questo è un grosso errore. L'arabo, come tutti i figli di Shem, ha un intelletto acuto ed è molto astuto. Le città della Siria e di Eretz Israel sono piene di mercanti arabi che sanno anche sfruttare il pubblico e procedere di nascosto con tutti coloro con cui trattano, esattamente come in Europa, e soprattutto quelli in città, capiscono le nostre azioni e i nostri desideri in Eretz Israel, ma tacciono e fingono di non capire, poiché non vedono le nostre attività presenti come una minaccia per il loro futuro, quindi cercano di sfruttare anche noi, per trarne qualche vantaggio dai nuovi visitatori finché possono. Eppure in cuor loro ci prendono in giro. I contadini sono felici di avere una nuova colonia ebraica fondata in mezzo a loro poiché ricevono un buon salario per il loro lavoro e diventano più ricchi di anno in anno. l'esperienza lo dimostra; e anche i proprietari di grandi proprietà sono contenti di noi, poiché paghiamo loro un prezzo enorme, più di quanto immaginassero possibile, per terreni sassosi e sabbiosi. Tuttavia, se arriverà il momento in cui la vita del nostro popolo in Eretz Israel si svilupperà al punto da invadere la popolazione nativa, non cederà facilmente il suo posto..."
Descrive un carattere degli arabi di Palestina, dal punto di vista ebraico, che mi pare si possa definire come indolente ed opportunista, e che può essere considerata anche una concausa del problema palestinese.
Questo sionista della prima ora credeva che la soluzione fosse portare in Palestina gradualmente gli ebrei, trasformandola in un centro culturale. Allo stesso tempo, spettava al sionismo ispirare una rinascita della vita nazionale ebraica nella diaspora. Solo allora il popolo ebraico sarà abbastanza forte da assumersi il compito di costruire uno stato nazionale.
Doveva essere convinto, ovviamente, di una supremazia culturale ebraica sul mondo arabo ma riteneva che questa dovesse imporsi gradualmente attraverso le sue peculiarità. Aveva una visione ottimistica e "positivistica" nella capacità degli ebrei di essere un faro di civiltà che avrebbe convinto anche i palestinesi.
Ma poi che cosa è successo?
Quello che prefigurava in uno dei suoi articoli (molto criticati dai suoi colleghi sionisti) resoconti dei suoi viaggi in Palestina durante la prima ondata immigratoria (1882-1903) riferito dei primi coloni sionisti, scrive:
"Erano schiavi nella loro terra di esilio e all'improvviso si ritrovano con una libertà illimitata, quel tipo di libertà selvaggia che si può trovare solo in un paese come la Turchia. Questo cambiamento improvviso ha generato in loro un impulso al dispotismo, come sempre accade quando "uno schiavo diventa re", e vanno dagli arabi con ostilità e crudeltà, invadendoli ingiustamente, picchiandoli vergognosamente senza una buona ragione e persino vantandosi di quello che fanno, e non c'è nessuno che stia in mezzo fare breccia e porre fine a questo impulso pericoloso e spregevole."
Cristianamente, il peccato dell'orgoglio che rovina qualsiasi cosa, nata anche con le migliori intenzioni.
Citazioni tradotte da
https://en.wikipedia.org/wiki/Ahad_H...ite_note-:2-18




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