Il risveglio della bella addormentata.
Testo liberamente tratto dalla fiaba di Charles Perrault “La bella addormentata nel bosco”.
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C'era una volta, ma potrebbe essere anche ai giorni nostri, un re e una regina che desideravano con tutto il loro cuore un figlio ma non riuscivano ad averne. Tentarono di tutto, si recarono ai bagni termali, fecero pellegrinaggi e invocarono il potere delle fate.
All'improvviso la regina si accorse di aspettare un figlio e finalmente nacque una bellissima bambina.
Era ciò che desideravano e la loro felicità era grande al punto che organizzano una sontuosa festa per celebrare la nascita della piccola, alla quale invitarono anche le sette fate del bosco.
Il giorno dell'evento gli invitati iniziarono ad arrivare già dal mattino. Vennero accolti nel castello da una servitù elegantemente vestita e accompagnati nella sala dei ricevimenti. Il salone era grandissimo, i soffitti decorati da sontuosi affreschi raffiguranti scene di caccia; alle pareti antichi arazzi con i simboli della famiglia reale, alternati ai ritratti degli avi che per generazioni hanno abitato quel castello.
Le tavole erano apparecchiate con fini porcellane francesi su tovaglie bianche e le posate di argento brillavano, illuminate dal sole che entrava dalle alte finestre che si aprivano sulle due pareti più lunghe della sala.
Era tutto perfetto e un posto d'onore, alla tavola del re, fu riservato alle sette fate che arrivarono tutte insieme con i loro cavalli bianchi.
Erano vestite con tuniche bianche, portavano lunghi capelli neri e avevano grandi occhi verdi, del colore delle chiome degli alberi di cui erano custodi.
Il maggiordomo avvisò il re e la regina dell'arrivo delle fate e questi scesero rapidamente ad accogliere e accompagnarle direttamente nella sala dei ricevimenti.
La festa proseguiva tra una portata e l'altra, mentre gli invitati rendevano omaggio alla bambina, lasciandole regali di ogni genere, fino a quando venne il momento in cui le fate avrebbero portato i loro doni.
Si alzarono dalla tavola, si misero in cerchio intorno alla piccola e ognuna pose una mano sopra la bambina.
Con una sola voce dissero: “ti diamo il benvenuto in questo mondo, principessa Aurora.
I nostri doni diventeranno le tue virtù: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, ti accompagneranno per tutta la tua vita e ti permetteranno di vivere come tu desideri, per quello che sei veramente, una persona libera.”
Tutti applaudirono al sentire quelle parole, quando si sentì picchiare con forza alla porta della sala.
Tre colpi sordi, dati sicuramente con un bastone.
All'apertura entrò una fata vecchia, vestita di nero con un corvo appoggiato sulla spalla, il volto contorto in una smorfia di disprezzo.
Si avviò attraversando la sala e con la testa fece un movimento oscillante lanciando occhiate a destra e sinistra, intimorendo i presenti.
L'intera sala cadde in un silenzio surreale e l'unico rumore che si sentiva era il picchiare sul pavimento della punta del lungo bastone a cui la vecchia si appoggia camminando.
Si avvicinò alla bambina e le altre fate indietreggiano intimorite.
La vecchia fata guardò i genitori, poi la piccola Aurora e disse: “perché non mi avete invitata, sono una fata anch'io, come queste belle giovani che avete accolto nella vostra casa”.
Il re cercò di giustificarsi sostenendo che pensavano fosse morta, da decenni non si avevano più sue notizie.
La vecchia rise, rise forte.
“Morta io?” Disse con tono di disprezzo. “Io non posso morire, ma posso fare dono della morte. Oggi sono venuta qui a fare il mio dono a vostra figlia.”
Una delle fate, capendo cosa stava per accadere, si mise alle spalle della vecchia mentre lei allungò una mano verso la piccola.
La vecchia fata pronunciò queste parole “io oggi ti dono la morte. Nel momento in cui ti pungerai con un fuso morirai all'istante.”
Tutti iniziarono a piangere per la maledizione, quando il corvo si giro verso la fata che nel frattempo aveva appoggiato una mano sulla schiena, iniziando a gracchiare rumorosamente.
La fata vestita di nero si girò con gli occhi di fuoco e le chiese cosa avesse fatto.
La fata del bosco disse a tutti, senza nemmeno guardare la vecchia, “non ho potuto fermare il suo incantesimo ma sono riuscita ad indebolirlo. Se la bambina si pungerà non morirà, ma cadrà in un sonno profondo, dal quale potrà risvegliarsi solo se riceverà un bacio dato con vero amore.”
La vecchia se ne andò senza guardarsi indietro, con passo rabbioso. Da quel giorno nessuno ebbe più sue notizie.
Il re dichiarò che a palazzo sarebbero stati vietati tutti i fusi, chiunque ne avesse introdotto uno sarebbe stato messo a morte.
Passarono gli anni e la piccola Aurora cresceva, ormai aveva 16 anni e i genitori ritenevano che fosse il momento di farle conoscere un principe perché potesse sposarsi, come si conviene per una ragazza del suo rango.
Aurora era diventata una bellissima ragazza; capelli lunghi, elegante ed educata, ma anche molto vivace e con tanta voglia di esplorare il mondo.
Però non voleva saperne di sposarsi, amava fare lunghe passeggiate nel bosco e giocare.
I genitori non sapevano che spesso si recava al villaggio di nascosto e aveva fatto amicizia con una ragazza, figlia del locandiere, con cui passava molto tempo a parlare e confidarsi.
Spesso camminavano insieme e ogni tanto la portava di nascosto a palazzo, nelle proprie stanze.
Un giorno, mentre si trovava al villaggio, Aurora e la sua amica salirono nella stanza della nonna, dove l'anziana signora era solita filare la lana.
Aurora vide il fuso e chiese alla sua amica cosa fosse.
Non ne aveva mai visto uno in vita sua.
L'amica stupita glielo porse dicendo “è un fuso per filare la lana, non ne avete a palazzo?”
Quando Aurora allungò la mano per toccarlo si punse e all'istante cadde come se fosse morta, ma in realtà respirava ancora, stava dormendo.
L'amica cercò in ogni modo di svegliarla, le gettò dell'acqua sul volto, la scosse ma nulla, la principessa restava immobile imprigionata in un sonno profondo.
Chiamato il locandiere riportarono la principessa a palazzo e il re, furioso, minacciò di uccidere il locandiere e la figlia, quando una delle fate, quella che bloccò l'incantesimo che avrebbe ucciso la principessa, arrivò di corsa a palazzo, avvisata dell'accaduto da un messaggero.
“Si fermi sua maestà” disse “queste persone non sapevano.”
Ora dobbiamo occuparci di Aurora, dovete metterla su un letto e attendere che arrivi chi possa risvegliarla, con un bacio dato con amore autentico.
Il re presto si mosse e mandò messaggeri in tutti i regni circostanti, convocando i principi a palazzo per far sì che colui che riuscisse a risvegliarla potesse prenderla come sposa.
Aurora è sdraiata su un letto con lenzuola bianche, indossa un vestito azzurro lungo fino alle caviglie e i capelli biondi che le scendono sulle spalle, pettinati e morbidi.
Le braccia unite sul petto con in mano una rosa rossa.
È pallida ma viva, il petto si solleva e abbassa ritmicamente, segno che sta ancora respirando.
Passano i giorni e un principe arrivò a palazzo, accompagnato dal padre, il sovrano del regno confinante. Eleganti scesero dalla loro carrozza e vennero accolti con tutti gli onori.
Sarebbe un grande vantaggio se i loro figli si sposassero; nascerebbe un regno forte e duraturo dall'unione delle due famiglie.
Il principe è entusiasta perché il racconto della bellezza della principessa era già arrivato a lui e fremeva per poterla vedere.
Non si dovette aspettare molto e fu condotto dalla principessa, seguito dal re, dalla regina, da suo padre e dalla fata che 16 anni prima ostacolò i piani della vecchia vestita di nero.
Il ragazzo, appena diciottenne, esitò qualche secondo prima di avvicinarsi alla principessa. Poi fece qualche passo verso di lei e rimase a fissarla. È proprio bella, pensò, voglio che diventi la mia sposa.
Fece gli ultimi due passi verso la ragazza e le toccò una mano. Si ritrasse intimorito, quella mano era fredda e pallida. Si voltò verso suo padre che con un cenno del capo lo invitò a compiere il dovere per cui è stato convocato.
Baciare la principessa e farla risvegliare.
Tornò a prenderle la mano e si chinò, guardandola avvicinò lentamente le sue labbra a quelle della giovane e le diede un bacio delicato, sfiorando le sue labbra.
Fatto questo restò chinato sulla ragazza attendendo che aprisse gli occhi, desideroso di essere la prima persona che avesse visto al suo risveglio.
Passarono i secondi, quasi un interminabile minuto e non successe nulla. La principessa Aurora non aprì gli occhi, rimase immobile nel suo sonno profondo.
Lo sconcerto prese il posto della speranza sui volti di tutti, tranne che su quello della fata, che continuò ad osservare impassibile la scena.
Il re e la regina si guardavano e lei stava per piangere, il principe tornò verso il padre con fare confuso.
Nessuno capì cosa stesse succedendo e tutti guardarono la fata come se volessero una risposta da lei. Avevano bisogno di capire perché Aurora non si fosse risvegliata.
Ella scosse la testa e disse soltanto. “Devo andare per conferire con le mie sorelle.”
Si voltò e uscì dalla stanza senza aggiungere altro e senza preoccuparsi delle reazioni dei presenti.
Passarono alcuni giorni senza che nessuno fu più accolto a palazzo, il re e la regina passarono giornate intere senza parlare, affranti per il mancato risveglio della figlia adorata.
Intanto al villaggio, nella locanda, entrò la fata che pochi giorni prima era a palazzo, si avvicinò al locandiere e gli disse a bassa voce “ho bisogno vedere vostra figlia”.
Il locandiere osservò questa donna, alta, vestita con un semplice abito bianco, i capelli lunghi e neri e questi grandi occhi verdi e disse “mi ricordo di voi, eravate a palazzo quando riportammo al re la figlia, non ho avuto ancora occasione per ringraziarvi per averci protetto”.
La fata fece un cenno con il capo ”noi siamo le custodi del bosco ma anche della giustizia e della verità; non potevo permettere che degli innocenti pagassero per colpe che non avevano.”
Il locandiere non aggiunse altro e indicò una scala. “Salite quella scala, la porta che troverete di fronte conduce alla stanza di mia figlia. Ella è lì ora.”
La fata salì e bussò alla porta. Quando la ragazza aprì, riconobbe quella figura e rimase immobile di fronte a lei.
La fata chiese “qual è il tuo nome?” “Jasmine”, rispose la ragazza.
“Bene Jasmine, seguimi dobbiamo andare”.
Poche ore dopo, quando si stava avvicinando il tramonto, la fata arrivò a palazzo, accompagnata dalla figlia del locandiere e venne accolta dal re e dalla regina, che nel frattempo furono avvisati della visita.
“Portateci da vostra figlia” ordinò la fata.
Il re e la regina si guardarono dubbiosi ma fecero ciò che venne richiesto.
Entrati nella stanza Jasmine fissò la sua amica, era felice di rivederla e allo stesso tempo triste perché si sentiva in colpa per averla fatta cadere in quel sonno profondo.
I presenti non dissero nulla e guardarono la ragazza avvicinarsi ad Aurora.
Jasmine sfiorò la mano della principessa e come una leggera aura dorata si formò sulla pelle della ragazza addormentata e Jasmine si accorse che non era fredda. Le sussurrò che le dispiaceva di averle fatto del male e le diede un leggero bacio sulle labbra. Il re fece uno scatto come per voler fermare Jasmine ma fu bloccato da un gesto deciso della fata.
Nell'immenso stupore dei presenti, Aurora riaprì gli occhi e riprese il suo colore normale, guardò Jasmine e disse “sono così felice di rivederti”.
Il re e la regina erano confusi; contenti del risveglio della figlia ma preoccupati perché nessun principe era entrato nella vita della principessa ma una persona semplice del villaggio e per giunta una donna.
I sovrani uscirono dalla stanza e la fata li seguì, mentre Aurora e Jasmine resteranno nella stanza e parlarono.
Il re si rivolse alla fata con tono brusco “cosa avete fatto a mia figlia? Era destinata a sposare un principe ed ora è di là, risvegliata da una ragazza!”
La fata replicò con tono calmo “noi abbiamo donato delle virtù a vostra figlia e nello stesso tempo, quel giorno, ricevette anche una terribile maledizione, ma noi fate non abbiamo alcun potere di influenzare l'amore, quello nasce spontaneo in una persona e si manifesta in molti modi.”
“Rispettate cio che vostra figlia sceglie, perché è la manifestazione di ciò che è davvero. Se la rispetterete ne farete una persona felice, in caso contrario la condannerete a qualcosa di peggio della maledizione che 16 anni fa la colpì.
La condannerete ad una vita infelice dalla quale non ci sarà risveglio.”
Con queste parole la fata si congedò e non fece più ritorno al regno della principessa Aurora.
Sappiamo che dopo anni il legame tra Aurora e Jasmine rimase forte, perché quella era una delle forme dell'amore nella vita della principessa, che era ciò di cui aveva bisogno in quel momento per risvegliarsi.
Non era forse ciò che si aspettavano i loro genitori ma lo accettarono, perché anche loro amavano profondamente la figlia e se nella sua vita è entrata un'altra principessa e non un principe, è perché è così che doveva andare.
L’unica cosa veramente importante è che la loro unione fosse felice.




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