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L'ex Front National ottiene il 29,25% dei voti e si conferma primo partito di Francia. A questa cifra si deve sommare l'Union de l'extrême droite (3,9%), formata dal FN/RN, dal neo-gollista Eric Ciotti (presidente dei Républicains espulso dal partito e poi riammesso nel partito da una sentenza di tribunale) e dai dissidenti di Reconquete! (Marion Le Pen in testa). Ci sono poi alcune liste e candidature di destra e di estrema destra che, se sommate ai voti del FN/RN e degli alleati, portano la destra francese "non moderata" sopra il 34%. I liberal-progressisti ed i centristi di Macron si attestano al 20%, scavalcati nettamente dalla coalizione sinistra e di estrema sinistra formata dai socialisti, dagli ambientalisti, dai comunisti e da La France insoumise di Melenchon, che ottiene quasi il 28% dei voti. I neo/post-gollisti dei Républicains, sempre più divisi al loro interno, ottengono da soli il 6,57%. Sommati ai "Divers droite" (candidati di destra più moderata del FN/RN, solitamente riconducibili ai Républicains) ottengono il 10,23%. La coalizione di sinistra e di estrema sinistra (non a caso chiamatasi Nouveau Front Populaire, come la coalizione di sinistra capeggiata da Léon Blum) ha già detto che, al secondo turno, ritirerà i propri candidati per evitare la vittoria del FN/RN in quei collegi dove si sono 'piazzati' solamente terzi. "Ensemble!" di Macron ha detto che deciderà caso per caso ma al tempo stesso ha invocato la costituzione di un "blocco repubblicano" in funzione anti-lepenista (come già accaduto in precedenza, d'altronde).




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