Perché Lucrezia?
La vicenda di Lucrezia, la matrona romana il cui stupro secondo la tradizione innescò gli eventi che portarono alla caduta della monarchia a Roma, rappresenta uno di quei miti fondativi che erano ben conosciuti da ogni persona istruita in Occidente fino almeno ad una cinquantina di anni fa. Certamente se intendiamo con la parola “mito” quell’insieme di racconti di cui sono protagonisti dei ed esseri sovraumani, posti in un’epoca primordiale, o comunque in un tempo indeterminato, non possiamo considerare tale la storia di Lucrezia. I romani, infatti la collocavano in un ben preciso contesto temporale e con protagonisti del tutto umani, tuttavia se diamo alla parola “mito” una valenza più ampia, intendendo il racconto di quegli eventi fondativi, riconosciuti come tali da un determinato gruppo sociale, che spiegano la formazione di istituzioni, usanze e riti, è possibile considerare la storia di Lucrezia come un mito romano (tralasciamo la disputa se il concetto di mito possa essere esteso al di fuori della civiltà greca). Oggigiorno la considerazione della cultura classica che si aveva ancora un paio di generazioni fa è quasi scomparsa, rimanendo patrimonio di eruditi e di un pubblico colto sempre meno numeroso; però la curiosità per Roma antica rimane, veicolata dai media presso il vasto pubblico, per finalità commerciali e talvolta propagandistiche, i quali ne danno una visione superficiale, per non dire distorta. Eppure la vicenda di Lucrezia, appassionante in se stessa, ci permette non solo di immergerci nella Roma della fine del VI secolo prima della nostra era - o meglio di quello che a noi appare essere la Roma di quell’epoca - ma anche di affrontare diversi problemi, che una lettura attenta della sua storia ci propone. La vicenda venne elaborata precocemente, e non cessò di diffondersi, e presumibilmente di arricchirsi, sia nella letteratura che nel sapere diffuso (con sapere diffuso intendiamo quell’insieme di narrazioni condivise dai membri di una comunità, che a loro volta contribuiscono a crearle, fornendo ad esse un linguaggio e riferimenti comuni). Un successo di lungo periodo, in quanto con l’avvento del cristianesimo Lucrezia, che era stata per generazioni il modello proposto alle matrone dell’età repubblicana, divenne nell’ambito della rigida etica sessuale della nuova religione, un modello di fedeltà coniugale. Proviamo quindi a raccontare nuovamente Lucrezia, e cursoriamente a rileggere, nell’ottica dell’antropologia storica, i vari problemi che emergono dal racconto, non escludendo anche uno sguardo alla situazione geopolitica della nascente res publica romana. Al termine della nostra trattazione proporremo un’interpretazione diversa della storia di Lucrezia, forse meno nota, ma secondo noi decisamente intrigante. Naturalmente dobbiamo iniziare dalle fonti, quelle primarie per noi essenzialmente sono rappresentate da Livio, Dioniso di Alicarnasso e Cassio Dione. Questi autori si sono rifatti a storici precedenti per noi perduti, inoltre le loro opere oltre ad una finalità storica, spesso inquadrate in un’ottica che oggi chiameremmo teleologica, ne avevano sempre anche una letteraria; pertanto, anche se non possiamo fare a meno di loro, ciò che ci viene riportato va sempre valutato con prudenza. I fatti narrati nella nostra vicenda - ed in realtà questo vale per tutta la storia di Roma almeno fino al sacco gallico ed oltre - presentano incongruenze, e l’ipercritica può arrivare a considerare le figure di Lucrezia, e quella ad esempio di Bruto, come inventate. Noi tenteremo di seguire una via mediana, segnalando quello che ci appare poco credibile, e proponendo un’interpretazione che tenteremo di rendere coerente con il contesto.
Corinna




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