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    Predefinito Le relazioni pericolose

    https://www.repubblica.it/politica/2...acd20001288c86

    Eccoli, Giorgia Meloni e il "Barone nero" Roberto Jonghi Lavarini. "Grazie Roberto!" sorride la leader FdI, la mano sul braccio del neofascista milanese sostenitore della "razza tedesca" e del partito sudafricano pro-apartheid; già condannato a due anni per apologia del fascismo aggravata dall'odio razziale, bannato persino dal social russo VK e già citato su Stormfront, il forum neonazi chiuso in Italia. Lavarini è l'uomo al centro - insieme a Carlo Fidanza, sono entrambi indagati - dell'inchiesta della Procura di Milano sulla "lobby nera" che ha sostenuto i "patrioti" alle ultime elezioni amministrative. Ma torniamo all'incontro. Pasticceria San Gregorio, Milano. Il pasticcere offre una busta con dei dolci a Meloni: "Da parte di Roberto". Lei ringrazia. "Giorgia" e "Roberto" chiacchierano, sorridono: c'è appena stato il brindisi coi camerati.

    È una delle tante istantanee nelle quali, tra 2017 e 2018, la donna che si candida per Palazzo Chigi compare a fianco del noto esponente dell'estrema destra lombarda. Anche a eventi pubblici. Cresciuto all'ombra di Ignazio La Russa, Jonghi, nel 2018, è candidato alla Camera da FdI. Candidato perché, da anni, è uomo di raccordo tra la destra in doppiopetto e gli ambienti neri di Milano. Candidato nonostante, o forse proprio in virtù, del curriculum. Mussoliniano, paladino del saluto romano, tra le dichiarazioni si possono ricordare: "Mussolini è stato troppo morbido coi suoi oppositori"; "l'Olocausto? Tutto va riscritto e contestualizzato"; "l'olio di ricino è salutare"; "c'è una lobby ebraica"; "se mia figlia sposasse un ebreo interverrei..."

    Lei sarebbe contento se sua figlia sposasse un negro, un drogato o un ebreo?". Parole del 2014, seguirà condanna. Ma nel 2017, quando gira con Meloni, il "Barone nero" non ha abbassato i toni. Fa il saluto romano al campo X del cimitero Maggiore dove sono sepolti i caduti della Rsi; sostiene che le leggi razziali "sono state applicate all'acqua di rose". Frasi che, in teoria, dovrebbero confliggere con quel che Giorgia Meloni afferma a ottobre 2021, è appena scoppiata l'inchiesta "lobby nera": "In FdI non c'è spazio per atteggiamenti ambigui sull'antisemitismo e sul razzismo, e per il paranazismo da operetta". Già. Però la parola "fascismo", la presidente dei Conservatori e riformisti europei, non la pronuncia. Né lo ha mai condannato, Meloni, il fascismo. Ad ogni modo: il neonazifascista e razzista Jonghi perché non le sta alla larga? Perché nel 2021 raccoglie voti, insieme a Fidanza, per Chiara Valcepina, candidata al consiglio comunale di Milano?

    Le ambiguità del partito della fiamma. I gesti e le dichiarazioni nostalgiche di dirigenti, amministratori, deputati. Le interlocuzioni con partiti e movimenti di estrema destra. Una storia che, al netto delle smentite della leader, continua. Prendi le sponde con CasaPound. Sabato 7 settembre 2019, festa nazionale ("Direzione rivoluzione") delle tartarughe nere a Verona. Tra gli ospiti FdI mandati alla kermesse neofascista la star è il vicepresidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa. Eccolo accanto a Simone Di Stefano, Luca Marsella e all'assessora regionale Elena Donazzan, quella che canta "Faccetta nera" in radio. "Bisogna unire il fronte sovranista" dice La Russa. Su CasaPound è tenerissimo: "Un movimento che è stato emarginato dai Soloni di questa Repubblica". Emarginato? Le cronache giudiziarie dicono altro. CPI è sotto inchiesta per tentata ricostituzione del partito fascista e violenze.

    In una sua sede a Maccarese, l'anno scorso, la polizia ha sequestrato altarini dedicati ai nazisti Priebke e Himmler. Idoli? Ad applaudire La Russa a Verona c'è Andrea Bonazza, ex consigliere comunale a Bolzano, anche lui relatore. Uno che si presentava in aula indossando una felpa con la scritta "Charlemagne", la divisione francese delle SS naziste. Esponenti FdI sono sempre stati accolti calorosamente dai "fascisti del terzo millennio". All'edizione 2021 di "Direzione rivoluzione" c'era l'eurodeputato Vincenzo Sofo.

    Ma il colpaccio è stato il La Russa veronese. Dall'intervento del cofondatore: "Questo mondo deve parlarsi di più perché l'obiettivo è comune e si identifica in quello slogan "prima gli italiani", che è stato lanciato da Giorgio Almirante". Lo slogan, dunque. Alla vigilia del congresso nazionale del 2017 a Trieste, quando le chiedono di quel "Prima gli italiani", all'epoca spot di CasaPound, Meloni taglia corto: "Qui se ci mettiamo a fare la guerra a chi si copia non ne usciamo più". Sarà. Ma il problema, per FdI, è un altro: le ombre nere. Repubblica le ha raccontate domenica. I big del partito, a partire dai fondatori Meloni, La Russa e Crosetto, si sono irritati.

    Ieri, ospite di Metropolis, format online del Gruppo Gedi, il deputato FdI Giovanni Donzelli ha dichiarato: "Non abbiamo niente a che fare con il fascismo. Prendiamo le distanze da chiunque pensi di riportare il fascismo in Italia". Lo ha detto dopo avere negato l'evidenza anche plastica di alcuni degli episodi raccontati, sul tema, da questo giornale.

  2. #2
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    https://www.vice.com/it/article/93ak...egami-fascismo

    A sentire Giorgia Meloni e i suoi dirigenti, Fratelli d’Italia è lontano anni luce dal fascismo. D’accordo: è un partito che nasce dalle ceneri di Alleanza Nazionale, che a sua volta era l’erede del Movimento Sociale Italiano (Msi), fondato nel 1946 da reduci della Repubblica Sociale di Salò e da figure di rilievo del regime fascista.

    Ma l’immagine proposta al momento è molto diversa: in un recente videomessaggio rivolto alla stampa estera, ad esempio, Meloni ha detto che “la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni,” condannando “senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche.”

    La fiamma tricolore nel simbolo—un’immagine usata da tutti i partiti neofascisti e postfascisti dal dopoguerra in poi—“non ha nulla a che fare con il fascismo,” ha ribadito la leader di FdI, “ma è il riconoscimento del percorso fatto da una destra democratica nella nostra storia repubblicana.”

    E ancora: sempre per Meloni, in Fratelli d’Italia “non c’è spazio per le nostalgie, non c’è spazio per il razzismo, per l’antisemitismo, per il folklore, per le imbecillità.” Nessuna ambiguità neppure sui saluti romani: “Sono gesti antistorici, l'ho detto tante volte.”

    Il deputato Giovanni Donzelli ha poi detto, “non abbiamo niente a che fare con il fascismo. A chi pensa di riportare il fascismo in Fratelli d’Italia, oltre a prenderlo a calci nel sedere, diciamo che non capisce niente.”

    Il fatto è che di “calci nel sedere” dovrebbero volarne parecchi, visto che gli episodi di “nostalgia” e “folklore” all’interno del partito non si contano.

    Nonostante tutti gli sforzi per smarcarsi da certe accuse, infatti, dalle cronache locali o dai social spuntano di frequente foto e video di saluti fascisti, cene a base di vino del Duce e legami imbarazzanti con partiti apertamente neofascisti e neonazisti.

    È il caso poi di vecchi video tornati recentemente in auge, tipo quello del 1996 in cui la stessa Giorgia Meloni—all’epoca 19enne—spiega nella trasmissione Soir 3 della tv francese France 3 che “Mussolini è stato un buon politico” e che “non ci sono stati altri politici come lui negli ultimi 50 anni.”

    Qui di seguito, dunque, abbiamo raccolto un po’ di episodi significativi.

    Saluti romani

    Il saluto romano sarà “antistorico,” ma dentro Fratelli d’Italia sembra ancora molto attuale. Nel dicembre del 2021, circa trenta persone sono state immortalate a Napoli mentre facevano il saluto fascista in occasione della celebrazione del 40esimo anniversario del Movimento Sociale Italiano.

    Tra questi, in base a quanto ha riportato Repubblica, c’erano dirigenti, candidati e militanti di Fratelli d’Italia. Interpellato da Fanpage, il componente della direzione nazionale di FdI Luigi Rispoli si era giustificato dicendo che “quel saluto romano non aveva un significato politico pubblico e quella non era una manifestazione pubblica.”

    Nello stesso mese, il consigliere di FdI Ino Isnardi ha steso per due volte il braccio durante una seduta del consiglio comunale a Ventimiglia. Per rintuzzare le polemiche suscitate da quel gesto, Isnardi ha affermato che stava solo “chiedendo la parola.”

    Un altro caso di saluti romani dentro un’aula comunale si è verificato il 27 gennaio del 2021 (il Giorno della memoria) a Cogoleto, in provincia di Genova. In quell’occasione tre consiglieri di minoranza—Valeria Amadei di Fratelli di Italia, Francesco Biamonti della Lega e l’indipendente Mauro Siri—avevano fatto il saluto nel corso di una votazione.

    Anche in questo frangente, i tre avevano parlato di un “voto scomposto” e negato di aver fatto il saluto romano. Il sindaco di Cogoleto Paolo Bruzzone aveva però parlato di un “grave episodio” che “evoca valori politici di intolleranza, odio e discriminazione razziale.”

    Anche il pubblico ministero di Genova, Francesco Cardona Albini, non ha creduto alle giustificazioni dei tre e ha aperto un’inchiesta per violazione della legge Mancino; il processo dovrebbe iniziare nell’ottobre del 2023.

    Motti fascisti

    Anche i motti fascisti sono piuttosto gettonati.

    Lo scorso maggio—nell’ambito della presentazione della lista di Fratelli d’Italia per le amministrative a Rieti, poi vinte da Daniele Sinibaldi di FdI—l’ex sindaco Antonio Cicchetti (passato dall’Msi a Forza Italia) ha detto che “dobbiamo andare avanti al grido di battaglia, che è sempre il solito: boia chi molla,” ricevendo gli applausi della platea.

    L’espressione, usata dal regime e ripresa dal neofascismo negli anni Settanta, si è sentita anche durante una cena elettorale del 2021 a Milano, registrata dalle telecamere nascoste di Fanpage nell’inchiesta sulla “lobby nera”; e nel maggio del 2020 è apparsa sulla mascherina della vicesindaca di Cologno Monzese Gianfranca Tesauro, eletta in quota FdI.

    Gimmi Cangiano, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Campania, è stato altrettanto esplicito: per le regionali del 2020 ha messo sui suoi manifesti elettorali il motto mussoliniano “me ne frego,” descrivendolo addirittura come “la più alta espressione di libertà.”

    Divise “nostalgiche”

    A proposito di “nostalgia,” alcuni esponenti di FdI hanno indossato capi di abbigliamento che rimandano al Ventennio.

    Cultura

    Nel 2016, Repubblica ha pubblicato una foto che ritraeva il deputato di FdI Galeazzo Bignami (all’epoca consigliere regionale per Forza Italia) con una svastica al braccio. A suo dire, l’immagine era stata scattata durante il suo addio al celibato. In un’intervista al Corriere di Bologna, Bignami aveva detto che si trattava di “una goliardata tra amici” e che “questa roba qui compromette la mia vita politica” (in realtà non l’ha fatto).

    Qualche anno più tardi, nel luglio del 2020, un episodio simile ha coinvolto Gabrio Vaccarin, consigliere comunale di Nimis (provincia di Udine) eletto in una lista di Fratelli d’Italia. In alcune foto, pubblicate sui social e poi riprese dai quotidiani, lo si vede vestito di tutto punto da ufficiale delle SS naziste con un ritratto di Adolf Hitler alle sue spalle.

    In un post su Facebook Vaccarin aveva spiegato che quelle foto risalivano al carnevale del 2010, aggiungendo che “vi posso garantire che ci sono svariati testimoni al riguardo.” Il segretario regionale di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto aveva comunque ribadito che il consigliere non era iscritto a FdI, e parlato di “una situazione assolutamente inaccettabile.”

    Cene fasciste

    Una costante che emerge dalle cronache è la partecipazione di esponenti di Fratelli d’Italia a cene che, in un modo o nell’altro, hanno come tema di fondo il fascismo.

    Lo scorso maggio, nei giorni in cui si svolgeva il congresso nazionale di FdI a Milano, un gruppo di dirigenti napoletani del partito ha cenato “da Oscar”—un ristorante noto per le foto di Mussolini appese alle pareti, i busti del dittatore sugli scaffali, le effigi fasciste di vario tipo, le targhe con frasi del Ventennio e anche il “nero di Predappio” (un vino con la faccia del Duce sull’etichetta).

    Non appena i media hanno ripreso le foto, pubblicate da un commensale sui social, l’ex consigliere provinciale di Napoli Giovanni Bellerè (presente alla cena) è dovuto correre ai ripari dichiarando al Corriere del Mezzogiorno che i “riferimenti al fascismo e a Mussolini erano cose goliardiche.”

    Nel 2019 ha fatto discutere una cena svoltasi ad Acquasanta Terme (in provincia di Ascoli Piceno) per festeggiare la marcia su Roma. L’iniziativa era stata organizzata da Fratelli d’Italia, con tanto di locandina in cui comparivano il simbolo del partito, lo slogan “Dio, patria e famiglia,” un fascio littorio in bella vista, una citazione di Mussolini e la frase “il 28 ottobre 1922 è un giorno memorabile e indelebile.”

    Secondo il Partito Democratico delle Marche, alla cena avevano partecipato i vertici locali di Fratelli d’Italia, il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti (che si è scusato affermando di “non aver visto il menù”) e l’allora deputato Francesco Aquaroli (che nel 2020 diventerà presidente di regione); anche quest’ultimo ha detto di essere passato prima della cena, senza dunque aver avuto la possibilità di consultare il menù.

    I rapporti con partiti e movimenti neofascisti

    Infine, c’è il capitolo dei rapporti con partiti e movimenti estremisti.

    Nel 2018, alla Festa del Sole del movimento neofascista Lealtà e Azione—vicino anche a politici della Lega e di Forza Italia—hanno partecipato l’ex eurodeputato Carlo Fidanza (autosospesosi dopo la già citata inchiesta di Fanpage) e il consigliere comunale di Saronno Alfonso Indelicato, un indipendente eletto nelle liste di FdI.

    L’anno precedente, nelle liste di Fratelli d’Italia a Monza era stato eletto Andrea Arbizzoni, molto vicino a Lealtà e Azione (“è la mia comunità politica e umana,” aveva dichiarato dopo il primo turno). Arbizzoni è stato poi nominato assessore allo sport, e in quella veste istituzionale ha partecipato pubblicamente a iniziative del gruppo neofascista.

    Nell’ottobre del 2019, a Lodi era diventato segretario cittadino di Fratelli d’Italia Omar Lamparelli, che è anche un militante di Lealtà e Azione. Lamparelli è stato poi espulso per la doppia militanza, giudicata “incompatibile” dal partito, ma soltanto due anni dopo la nomina.

    Per quanto riguarda i legami con CasaPound, nel 2019 il cofondatore di FdI Ignazio La Russa ha partecipato alla festa nazionale a Verona dei sedicenti “fascisti del terzo millennio.” Dal palco, riporta Repubblica, ha detto che “bisogna unire il fronte sovranista” e che CasaPound “è stata emarginata dai Soloni di questa repubblica.” All'edizione 2021 della festa era presente l'eurodeputato Vincenzo Sofo, fondatore del blog di estrema destra Il Talebano, che ha lasciato la Lega per transitare in Fratelli d’Italia.

    Negli anni, inoltre, Fratelli d’Italia è diventato un porto sicuro per i militanti di movimenti giovanili locali (come il “centro sociale di destra” Casaggì a Firenze) e per i transfughi di vari partitini estremisti.

    In FdI, ricorda un’analisi del sito dell’Anpi Patria Indipendente, sono confluiti ex dirigenti del partito neofascista Movimento Sociale Fiamma Tricolore, tra cui l’ex segretario Luca Romagnoli (accusato nel 2006 di negazionismo dell’Olocausto, accuse che quest’ultimo ha sempre respinto), membri del gruppo Riva Destra (attivo soprattutto a Roma) e persino i naziskin di Progetto Nazionale (nel 2019 Pietro Puschiavo, fondatore del Veneto Fronte Skinheads, ha appoggiato i candidati di FdI alle elezioni europee).

    Come si può vedere, insomma, si tratta di legami tutt’altro che sporadici. La stessa Giorgia Meloni ha sempre rivendicato una continuità ideale ed emotiva con chi l’ha preceduta. La sua strategia politica, del resto, si è sempre mossa su due binari paralleli: da un lato conquistare l’elettorato “moderato”, presentandosi a capo di una forza politica ipermoderna e proiettata verso il futuro; dall’altro non scontentare quello che la politologa Sofia Ventura chiama il “nucleo originario”—ossia tutte quelle persone che vanno alle “cene fasciste,” oppure si esaltano quando vedono una bottiglia con la faccia del Duce.

  3. #3
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    https://ilmanifesto.it/casapound-fa-...-salvini-lo-sa

    “CasaPound è un’associazione fascista. Lo dicono loro stessi. E lo fanno”. Le parole di Gianfranco Pagliarulo sono forti e chiare. E non temono smentite. Il presidente nazionale dell’Anpi interviene nella sala consiliare del Comune di Grosseto, nel corso di una conferenza stampa alla vigilia della festa nazionale “Direzione rivoluzione” che i “fascisti del terzo millennio”, come amano autodefinirsi, organizzano da oggi a domenica a Principina a Mare.
    E’ la terza volta che CasaPound sceglie la località balneare maremmana, a un tiro di schioppo da Marina di Grosseto, per la sua kermesse. E anche in questa occasione, fra gli ospiti invitati per i dibattiti, non mancano esponenti di Fratelli d’Italia come l’europarlamentare Vincenzo Sofo, e leghisti come il grossetano Mario Lolini, deputato e commissario regionale toscano del Carroccio. Anche consigliere comunale, al pari del vero padrone di casa Gino Tornusciolo, volto storico di CasaPound a Grosseto, candidato ed eletto alle ultime elezioni cittadine proprio nelle file salviniane.
    Su questa evidente vicinanza politica, Pagliarulo affonda il colpo: “Matteo Salvini dice ‘nessuna nostalgia per il fascismo’, ma non è vero, i fatti lo smentiscono. Parlamentari del suo partito partecipano alla festa di Casapound, ed è poi emblematico il caso Durigon. Ma sono diverse le occasioni in cui i leghisti sostengono apertamente la memoria e le manifestazioni neofasciste”.
    Come a rendere il favore, CasaPound ha anticipato che alla festa ci saranno due banchetti per raccogliere firme: uno per il referendum sulla giustizia targato Lega-Radicali, e l’altro per “la libertà di scelta per i vaccini e contro il green pass”. Mentre ad animare i dibattiti sono stati chiamati Vittorio Feltri e il vicedirettore de “La Verità”, Francesco Borgonovo.
    “L’Anpi da tempo chiede lo scioglimento di queste organizzazioni – ricorda Pagliarulo – sono fascisti e se ne fanno vanto. Varie loro iniziative di natura squadristica e apologetica del regime sono lì ad attestarlo”. Ma visto che si continua a far finta di nulla, il presidente dell’associazione nazionale dei partigiani chiama a una presa di coscienza collettiva: “Occorre una controffensiva delle istituzioni e nelle istituzioni. Occorre un loro impegno permanente, non accidentale. Spesso infatti le istituzioni agiscono solo dopo l’impulso dell’associazionismo democratico, e in particolare dell’Anpi”. Dunque, conclude il presidente dell’associazione partigiani, “si mettano fuori legge i fascisti, una volta per tutte”.
    In risposta alla presenza di CasaPound, l’associazionismo democratico e le forze politiche e di movimento della città sono già mobilitate. E se il presidente locale dell’Anpi, Luciano G. Calì annuncia un intenso lavoro culturale di contrasto ai neofascismi, a partire dalle iniziative nel centenario della nascita della partigiana e Medaglia d’oro al valor militare Norma Parenti, realtà come Grosseto al Centro, la Rete delle Donne e Laboratorio Left, insieme a Prc, Pci, Si e Pcl, domenica saranno in piazza nel capoluogo: “Per noi sull’antifascismo non ci sono mezze misure o calcoli elettorali – spiegano – al raduno nazionale di CasaPound rispondiamo nell’unico modo possibile. Prendendo posizione contro questa vergogna nazionale”.

  4. #4
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    https://www.cesenatoday.it/politica/...mmistione.html

    "Diversi esponenti cittadini di Casapound distribuivano i volantini di Fratelli d'Italia": è la scena in cui si imbattuto in un banchetto in strada un cittadino, elettore di centro-destra, che critica quella che indica come un'eccessiva vicinanza tra il partito di Giorgia Meloni e le formazioni della destra estrema. Parte tutto dalla segnalazione di un "elettore moderato deluso" come si definisce Anselmo Arfellini. "Mi ero appassionato - spiega - a Giorgia Meloni e a Fratelli d'Italia anche perchè avevo visto in persone moderate come Stefano Spinelli e Marco Casali, una scelta utile per Cesena". Poi cosa è successo? "Qualche giorno fa avvicinandomi ad un banchetto in centro ho visto che c'erano diversi esponenti cittadini di Casapound che distribuivano i volantini di Fratelli d'Italia".

    "Mi sono meravigliato - spiega - che proprio loro che in questi anni hanno anche criticato Casapound, prendendone le distanze, ora tradiscano le loro battaglie e i loro valori. Pensavo che Fratelli d’Italia fosse un progetto moderato ma questo accostamento mi ha fatto capire che purtroppo non è cosi. Per quanto possa contare, Fratelli d’Italia ha perso il mio voto che avevo dato con fiducia alle ultime regionali".

  5. #5
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    imbraccia il fucile vladimir, coi fasci non si discute, si spara
    «che giova ne la fata dar di cozzo?»

    “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”

    Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti

  6. #6
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    maaa vladimir dove sono i vostri arsenali? avete smantellato tutto? allora significa che dovrete subire il fascismo in silenzio
    «che giova ne la fata dar di cozzo?»

    “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”

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  7. #7
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    https://www.fanpage.it/politica/cand...me-ai-nazisti/

    Andrea Mantovani, candidato di Fratelli d'Italia al Consiglio comunale di Tortona (Alessandria), è stato filmato mentre pochi mesi fa, a febbraio, partecipava a una cerimonia di commemorazione per un gruppo di volontari della Spagna franchista noto come División Azul, che durante la Seconda guerra mondiale combatté per la Germania nazista come vera e propria unità di fanteria dell'esercito tedesco. Il video, diffuso dallo storico e scrittore David Broder, mostra Mantovani che tiene una bandiera tricolore mentre attorno a lui  molti rispondono "per tutti i camerati caduti" urlando "presente" e facendo il saluto romano.

    Mantovani negli scorsi giorni è stato al centro di una polemica per un presunto saluto romano che avrebbe effettuato salendo sul palco a un evento elettorale, lo scorso sabato, per la presentazione dei candidati del centrodestra alle comunali. Le immagini hanno scatenato le polemiche delle opposizioni, e ha commentato anche la vicepresidente del Partito democratico – e deputata cuneese – Chiara Gribaudo: "Un gesto disgustoso, come disgustosi sono gli applausi delle persone. C’è un clima orrendo. Il partito di Meloni e il sindaco prendano subito le distanze".

    Nel caso del presunto saluto romano dal palco, Mantovani ha negato, dicendo che si trattasse solamente di un saluto ai presenti: "Il Pd non avendo argomenti strumentalizza un semplice saluto ai tanti cittadini che da anni supportano il mio operato e quello di FdI sul territorio tortonese. Ci tenevo a ringraziare il circolo cittadino piddino per la grande pubblicità ricevuta nei miei confronti", ha detto in un'intervista a Libero. Per quanto riguarda il video sulla commemorazione della División Azul, invece, al momento non ha commentato.

  8. #8
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    Jonghi? Vittorio Longhi!

  9. #9
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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    https://www.open.online/2019/05/02/m...o-cinque-anni/

    C'è un filo nero che unisce CasaPound alla Lega di Matteo Salvini da ormai cinque anni. Un rapporto fatto di alti e bassi, cene e palchi condivisi ma anche di strade che si incrociano e si separano senza mai una netta presa di distanza tra il vicepremier del Carroccio e i "fascisti del terzo millennio".

    Il primo abbraccio tra i due partiti risale alle elezioni europee del 2014 quando Mario Borghezio (Lega Nord) viene eletto nella circoscrizione del centro Italia grazie ai voti del partito di estrema destra. A seggio ottenuto, saranno sia lui (ora fuori dalle liste della Lega) sia loro, i ragazzi di Casapound, ad ammettere il patto.

    È il preludio a un'intesa organica e politica tra i due movimenti che si scagliano contro Bruxelles, predicano l'uscita dall'euro e urlano «tolleranza zero» contro i migranti, agitando lo spauracchio della sostituzione etnica.

    Non a caso, un anno più tardi, Matteo Salvini e Simone Di Stefano parleranno insieme dal palco di piazza del Popolo alla manifestazione organizzata dalla Lega Nord contro il governo Renzi. Sarannole tre spighedi Sovranità a unirli.

    L'esperimento si ripeterà poco dopo con un altro palco condiviso, questa volta in via Merulana, al teatro Brancaccio. Siamo all'Esquilino: a 500 metri c'è lo stabile occupato da CasaPound. Non solo dichiarazioni programmatiche ma anche brindisi a cena. Una foto ricordo di quella sera testimonia il legame del ministro dell'Interno con i «bravi ragazzi» di via Napoleone III.

    Poi stop. I rapporti si raffreddano. O così sembra da fuori. Negli anni a venire ci saranno sempre diversi particolari che richiamano quel legame agli occhi dell'osservatore accorto. La foto allo stadio Olimpico, per esempio, che immortala Salviniin tribuna – durante la finale di Coppa Italia Juventus-Milan del 10 maggio 2018 – con addosso un giubbotto diPivert, marchio di abbigliamento di un militante di CasaPound.

    Dopo una breve dichiarazione di supporto alla Lega – pronunciata il 9 febbraio 2018 alla Camera da Simone Di Stefano, durante la presentazione del programma elettorale di CasaPound: «Se uscisse fuori un governo di centrodestra conMatteo Salvini premierpotremmo dare il nostroappoggio esterno» – c'è un periododi silenzio rispetto ai rapporti tra il leader del Carroccio e gli esponenti del partito della tartaruga.

    Fino a quando non esplode la polemica sullo sgombero dell'immobile di via Napoleone III, occupazione sulla quale si riaccendono i riflettori dopo lo stupro e l'uccisione della piccola Desirée Mariottini, avvenuto in uno stabile occupato del quartiere San Lorenzo, a Roma. E poi il caso di Torre Maura – dalle proteste degli abitanti al confronto tra un militante di estrema destra e il giovane Simone -e quellodello stupro di Viterbo che ha portato all'arresto di due esponenti di Casapound: in tutte queste occasioni, il vicepremier leghista non prenderà mai posizione contro "i fascisti del terzo millennio".

    L'ultimo capitolo di questo rapporto è impresso nella recente pubblicazione del libro Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio, con una casa editrice legata all’organizzazione di ispirazione fascista. Si chiama Altaforte Edizioni ed è guidata da Francesco Polacchi che edita anche il Primato nazionale. Lo stesso Polacchi che è titolare del marchio di abbigliamento Pivert, indossato dal leader della Lega. ​

    All'indomani delle elezioni europee del 25 aprile 2014, in cui la Lega Nord riesce a ottenere 6 seggi, Mario Borghezio esprime apprezzamenti in chiaro nei confronti di CasaPound, grazie ai quali voti è stato eletto nella circoscrizione Centro Italia. Il presidente del movimento di ispirazione fascista, Gianluca Iannone, conferma il sostegno dei militanti della tartaruga nel momento di tracciare la croce sulla scheda di voto.

    Borghezio ringrazia per l'appoggio ricevuto. Un'elezione arrivata «grazie all’influsso benefico della porta magica di Roma (roccaforte di CasaPound, ndr) e all’ispirazione del pensiero di Ezra Pound».

    «Ho invitato gli iscritti a votare per la Lega Nord con preferenza a Borghezio – aveva chiarito Iannone – Siamo contenti che sia stato eletto, è una persona onesta, coraggiosa e merita il nostro rispetto».

    A essere decisivi, secondo il presidente di CasaPound, i temi usati nella narrazione politica: dalla difesa delle fasce più deboli e dei confini nazionali allo stop all’immigrazione, dal ritorno dei marò al protezionismo dei prodotti nazionali. «Un discorso nazionalista», lo definisce Iannone.

    Sarà la voce entusiastica di Matteo Salvini ad annunciare l'ingresso sul palco di piazza del Popolo di Simone di Stefano.È il 28 febbraio 2015, la manifestazione è organizzata dalla Lega Nord che ha invitato "Sovranità, prima gli italiani". In effetti, Sovranità si presenta come un'associazione fondataper «sostenere politicamente,culturalmente e organizzativamente le battaglie diMatteoSalvini». E sul quel palco Di Stefano inneggeràa Matteo Salvini: «unico leader possibile».

    Il supporto del vicepresidente di CasaPounda Salvini e viceversa è urlato a gran voce davanti a centinaia e centinaia di partecipanti. Urladal palco Di Stefano:

    Ci chiedono: ma perché state in piazza con Matteo Salvini e con la Lega? Perché noi condividiamo ogni singola parola del programma di Matteo Salvini.I nostri tre capisaldisono: no euro perché questo popolo deve essere padrone e sovrano della nostra moneta, stop all'immigrazione in una nazione in cui si vedono gli anziani rovistare nei cassonetti, i bambini morire negli ospedali per la malasanità. Non c'è posto per nessun altro. Terzo punto: prima gli italiani, in tutto.

    Slogan tutt'ora in uso dalla Lega di Matteo Salvini.

    "Il teatro è al completo. Il pubblico sventola le bandiere e il coro è quello da stadio: «Un capitano, c'è solo un capitano». Un saluto che poi sarà intonato costantemente, negli anni a venire, dai partecipanti di tutte le età aogni convention leghista, da Pontida a Milazzo.

    Al Brancaccio, quella sera del 12 maggio 2015 , il pubblico in visibilio decreta il successo dei perfomers: Matteo Salvini e Simone Di Stefano che di nuovo condividono lo stesso palco supportandosi a vicenda. A fare daspalla al futuro vicepremier è più il leader del partito della tartatuga, di casa qui all'Esquilino: la sede di CasaPound dista 500 metri in direzione della stazione Termini.

    L'intesa politica è chiara. Gli intenti comuni:«L'Unione europea è una associazione a delinquere. Nonl'Europa che può tornare ad essere un grande sogno. La burocrazia che hanno costruito è delinquenziale». I partecipanti sono convinti, sempre che fosse necessaria un'opera di persuasione: «Questo è l'unico Matteobono». Il riferimento è a Renzi e alla crociata che le due espressioni politiche di destra hanno intavolato contro il suo governo di centrosinistra.

    Dopo il successo registrato sul palco del teatro Brancaccio, Salvini e Di Stefano siedono in una trattoria della Capitale. La tavolata è lunga e i partecipanti riconoscibili vengono dalla galassia di CasaPound. Oltre ai già citati,a cena ci sono anche Gianluca Iannone – fondatore, presidente di CasaPounde frontman degli Zetazeroalfa -e Davide Di Stefano – fratello di Simone, dirigente nazionale diCasaPounde fondatore del Blocco studentesco.


    «Sapete perché abbiamo scelto un picchio come simbolo? Perché volevamo picchiare tutti»: twitta così il militante di CasaPound Francesco Polacchi qualche anno fa a proposito del marchio di abbigliamento Pivert di cui è titolare.

    I rapporti di Matteo Salvini con CasaPound nel frattempo sembrano essersi raffreddati, per lo meno quelli alla luce del sole. L'aspirante premier leghista deve rientrare nell'alleanza di centro destra e accantona – apparentemente – il legame con CasaPound.

    Fino a quando, alla finale di Coppa Italia tra Juventus e Milan il 10 maggio 2018, Salvini sfoggia un giubbotto diPivert, il brand prodotto appunto da Polacchi che è anche editore di Altaforte e Primato nazionale. La foto scattata dalla tribuna dello stadio Olimpico scatenerà molte polemiche e farà tornare a parlare del legame tra Salvini e CasaPound.


    Polacchi è stato responsabile nazionale delBlocco studentesco, costola di CasaPound,e nel 2013 è stato candidato per il partito della tartaruga come presidente del XIII municipio di Roma. Nel 2007 è stato condannato a 1anno e 4 mesi per gli scontri di piazza Navonadel 29 ottobre 2008 tra collettivi di destra e di sinistra.

    Le beghe con lo sgombero dello stabile occupato da CasaPound

    Gli ultimi fatti di cronaca che fanno tornare alla ribalta lo sgombero dell'immobile occupato da CasaPound rimettono Salvini davanti alle sue contraddizioni.Il primo caso è quello dell'omicidio di DesiréeMariottini, 16 anni, violentata e uccisa nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018, in uno stabile occupato del quartiere San Lorenzo a Roma.

    In questa circostanza, il ministro dell'Interno promette «tolleranza zero» rispetto allsgombero di tutti gli immobili occupati della Capitale, «quasi tutti occupati da migranti o antagonisti di sinistra». A questo esatto punto della storia risulta evidente la contraddizione di Matteo Salvini,specie agli occhi degli altri soggetti politici.


    Siapre la tensione con il M5s. Il campidoglio di Virginia Raggi lo mette di fronte all'incongruenza e lo invitaa disporre lo sgombero dello stabile di via Napoleone III, occupato dai fascisti del terzo millennio sin dal 2004 . Sgombero che può essere ordinato solo dal prefetto (allora, Paola Basilone) alle dirette dipendenze del ministero dell'Interno.

    A questo punto, Matteo Salvini definisce la questione non prioritaria in quanto l'edificio, di proprietà del Demanio,«non risulta essere pericolante enessuno ne ha mai denunciato l'occupazione». Una situazione che si perde in anni di lungaggini burocratiche e rimpalli di responsabilità. Fatto sta che lo stabile dell'Esquilino non finisce nella lista di quelli da sgomberare con urgenza perché il titolare del Viminale non lo ritiene un intervento prioritario: «A Roma ci sono 27 edifici che devono essere sgomberati prima».

    Comincia un braccio di ferro politico. Il M5Slo attacca. Compreso Luigi Di Maio che supportaVirginia Raggi in quella che pare essere per lei una partita ancora più grande da quando le mani di Salvini sembrano volersi allungare anche sul Campidoglio. La linea del leader del Carroccionon si scalfisce. Da qui le accuse e il continuo rumore di fondo: «Il ministro dell'Interno protegge i camerati romani».

    Lo stupro di Viterbo: il rilancio della castrazione e il silenzio su CasaPound

    Non una parola sui due esponentidi CasaPound (espulsi dopo i fatti), autori delle violenzeai danni di una 36ennedi Viterbo lo scorso 29 aprile. Sono Francesco Chiricozzie Riccardo Licci, 19 e 21anni, ora accusati di violenza sessuale.Salvini rilanciacon una forte dichiarazione su Twitteril tema della castrazione chimica, ma non fa alcun riferimento all'appartenenza politica dei due arrestati. CasaPound non viene menzionata.

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    Predefinito Re: Le relazioni pericolose

    Direi che materiale fattuale ce n’è a iosa. Adesso sbizzarritevi a trollare che “FdI e Lega non sono partiti neofascisti”

 

 
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