"Le dichiarazioni della presidente della Repubblica di Moldova, Maia Sandu, secondo le quali lei voterebbe “sì” se si dovesse tenere un referendum sull’unione con la Romania, hanno riacceso un dibattito che va oltre i confini nazionali.
Anche il primo ministro della Moldavia, Alexandru Munteanu, ha dichiarato che, a titolo personale, voterebbe a favore dell’unificazione del Paese con la Romania, qualora venisse indetto un referendum sulla questione.
L’idea dell’unificazione con la Romania è sostenuta da decenni da diversi partiti politici moldavi. I cosiddetti “unionisti” commemorano ogni anno gli eventi del 1918, quando la Romania dispiegò le proprie truppe nel territorio dell’attuale Moldavia e lo Sfatul Țării, il Consiglio Nazionale moldavo, votò per l’unione con Bucarest. Questa situazione cambiò nel 1940, quando, a seguito di un ultimatum, la Romania cedette il territorio all’Unione Sovietica.
Oggi, i territori della storica Bessarabia sono divisi tra la Repubblica di Moldavia e le regioni ucraine di Odessa e Černovcy. L’interpretazione di quegli eventi storici rimane fortemente divisiva nella società moldava: per alcuni si trattò di un’occupazione sovietica, per altri di un’occupazione rumena.
Attualmente, mentre la maggioranza dei cittadini rumeni si dichiara favorevole all’unificazione, circa due terzi della popolazione moldava si oppongono a questa prospettiva. Per questo motivo, il governo di Chișinău continua a privilegiare il percorso di integrazione europea, evitando di porre l’unificazione con la Romania al centro dell’agenda politica.
Come leggere allora le dichiarazioni? In un articolo pubblicato dal Center for European Policy Analysis, il fellow del think thank Denis Cenusa offre una lettura interessante. In primo luogo, nota l’esperto, le osservazioni sull’unificazione non sono state il risultato di pressioni esterne. il commento è stato anzi fatto durante un’intervista con giornalisti britannici, ed era destinato al pubblico internazionale, in particolare europeo. Oltre all’audience, anche la tempistica deve essere tenuta in considerazione. Le parole della Sandu arrivano infatti in un momento in cui si assiste al coordinamento tra Stati Uniti e Russia sui colloqui di pace in Ucraina, e al crescente interesse di vari leader dell’Ue a riprendere il dialogo con la Russia per controbilanciare la pressione degli Stati Uniti. Qualsiasi riavvicinamento tra l’Ue e la Russia potrebbe minare la politica estera di Chișinău, che si basava quasi interamente sulla minaccia russa alla Moldavia e agli interessi europei nel Paese.
Più che una vera e propria dichiarazione d’intenti, le parole della presidente moldava possono essere interpretate come un messaggio ai partner occidentali, in cui l’esponente politica ribadisce la totale vicinanza di Chisinau all’occidente, e chiede che esso non lo abbandoni alla Russia. La stessa Russia che, tramite il suo ministro degli esteri Sergei Lavrov, ha già condannato l’eventuale decisione moldava di riunirsi con Bucarest, affermando che esso “sarebbe distruttivo” per l’esistenza dello stato moldavo. Parole che possono esser elette in molteplici modi."
https://www.balcanicaucaso.org/cp_ar...e-che-ritorna/




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