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Discussione: Il CUT Bonelli.

  1. #171
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    Predefinito Re: Il quaquaraqua Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Per me il dittatore italiano è stato l'unico statista che l'Italia abbia avuto, almeno da cent'anni a questa parte.
    L'"errore" della guerra non fu un errore .
    Il Duce non poteva fare altrimenti.
    Ci mancherebbe che non potessi avere una tua opinione.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  2. #172
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Se per te l'unico statista era lui significa che sei incapace di riconoscere la qualità in qualsiasi cosa.

    Lui non poteva fare altrimenti semplicemente perché non possedeva le qualità politiche, morali ed intellettuali per valutare la situazione con competenza.

    Era un farabutto, per giunta incapace.

    La teoria di Cipolla dice che gli stupidi fanno più danni dei farabutti. Mussolini era sia stupido che un farabutto e il disastro è stato totale.
    Una nullità come te che giudica uno statista che ha governato l'Italia per vent'anni, e poi benissimo, tutte le opere più importanti , i maggiori diritti del wellfare son stati studiati e portati a termine allora, e ancora ne usufruiamo.
    Questi sono le assurdità e le idiozie dei social, oggi.
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  3. #173
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Una nullità come te che giudica uno statista che ha governato l'Italia per vent'anni, e poi benissimo, tutte le opere più importanti , i maggiori diritti del wellfare son stati studiati e portati a termine allora, e ancora ne usufruiamo.
    Questi sono le assurdità e le idiozie dei social, oggi.
    Beh; qui Boscarello* (non un Sangiuliano qualsiasi) la "ragiona" e la SPIEGA in maniera diversa dalla tua. ...

    (*Samuel Boscarello si occupa di storia del movimento cooperativo. È dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa e collabora con il programma televisivo di Rai Storia Passato e Presente.)

  4. #174
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Beh; qui Boscarello* (non un Sangiuliano qualsiasi) la "ragiona" e la SPIEGA in maniera diversa dalla tua. ...

    (*Samuel Boscarello si occupa di storia del movimento cooperativo. È dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa e collabora con il programma televisivo di Rai Storia Passato e Presente.)
    A parte le storture ideologiche del personaggio che posti e i suoi giudizi di parte, ( e come potrebbe? Se parlasse bene del fascismo non mangerebbe più...lo capisco povero disgraziato)ciò che conta è che il fascismo trasformò in legge tutto un wellfare che la democrazia liberale prefascista non aveva fatto.
    La pensione divenne legge nel 23, l'inail , gli assegni famigliari, le 40 ore, la magistratura del lavoro, il dopolavoro, la pensione di reversibilità e altre mille cose.
    Tutto ciò in un consenso crescente e tenendo i conti in ordine.
    Senza poi parlare delle innumerevoli opere civili in Italia e nell'impero.
    I compagnucci universitari che distruggono e occupano sono ospitati in università costruite proprio nel ventennio.
    I problemi sono oggi, dove gli italiani hanno pensioni e stipendi ridicoli.
    Ma voi continuate a guardare indietro senza capire l'enorme differenza tra l'Italia di oggi e quella di ieri.
    Quella di domani sarà ancora peggio.
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  5. #175
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    A parte le storture ideologiche del personaggio che posti e i suoi giudizi di parte, ( e come potrebbe? Se parlasse bene del fascismo non mangerebbe più...lo capisco povero disgraziato)ciò che conta è che il fascismo trasformò in legge tutto un wellfare che la democrazia liberale prefascista non aveva fatto.
    La pensione divenne legge nel 23, l'inail , gli assegni famigliari, le 40 ore, la magistratura del lavoro, il dopolavoro, la pensione di reversibilità e altre mille cose.
    Tutto ciò in un consenso crescente e tenendo i conti in ordine.
    Senza poi parlare delle innumerevoli opere civili in Italia e nell'impero.
    I compagnucci universitari che distruggono e occupano sono ospitati in università costruite proprio nel ventennio.
    I problemi sono oggi, dove gli italiani hanno pensioni e stipendi ridicoli.
    Ma voi continuate a guardare indietro senza capire l'enorme differenza tra l'Italia di oggi e quella di ieri.
    Quella di domani sarà ancora peggio.
    Non credo che, comunque, cambieresti "idea" (si fa per dire) ANCHE SE avessi letto il testo.
    Ma da come replichi (uguale a SEMPRE) evidentemente non hai letto IL TESTO (come sempre).

    Prova a leggere questo:

    Infps, l’unica riforma del fascismo fu il nome (e la f non è un refuso)

    In effetti il ministro Salvini aveva ragione: la previdenza sociale in Italia non l’hanno portata i marziani. Ma nemmeno Mussolini e il fascismo. Come ricostruisce Filippi nel libro, il primo sistema di garanzie pensionistiche – destinato ai soli impiegati del pubblico e ai militari – è del 1895, governo Crispi. Tre anni dopo il governo Pelloux estenderà le coperture a una serie di categorie lavorative e fonderà il primo istituto antenato dell’Inps. Infine nel 1919, governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando, il sistema viene “imposto a tutte le aziende come obbligatorio: da quel momento tutti i lavoratori italiani ebbero per diritto la pensione”.

    E il fascismo? Quando prende il potere si preoccupa – abolito il ministero del Lavoro – di concentrare tutte le funzioni che hanno a che fare con il welfare sotto la Cassa Nazionale col risultato di provocare “l’appesantimento del sistema e la sua progressiva inefficienza”, sottolinea Filippi. E poi, nel 1933, una riforma imponente: cambia il nome all’istituto, che diventa Infps, con la effe che deve fare da neon da insegna. “Un tentativo propagandistico – spiega Filippi – di impossessarsi di quello che nei fatti era stato il frutto di decenni di contrattazioni e lotte sindacali, di riforme attuate dai governi liberali e di iniziative delle associazioni di categoria dei lavoratori”. Nel frattempo quel che fa davvero il fascismo per i lavoratori è, nel 1926, stabilire che potevano esistere solo sindacati fascisti e vietare lo sciopero e la serrata, mettendo sotto giogo in un colpo solo i lavoratori e gli imprenditori. L’Infps negli anni diventerà una macchina da stipendi, uno sfogatoio per le clientele e quindi un produttore di consenso.

    Le bonifiche, una scomoda verità

    Littoria, il simbolo del miracolo, la città fondata sulle terre strappate all’acqua, l’orgoglio della potenza fascista che nel 1933 dichiara la propria vittoria: la missione impossibile delle bonifiche, perfino nell’Agro Pontino, è compiuta. Lì dove sono caduti tutti, il fascismo è riuscito. Ma è un racconto possibile solo grazie a una “grande operazione pubblicitaria”, obietta lo storico Francesco Filippi nel libro. La realtà la dicono i numeri che danno conto piuttosto di una serie di fallimenti, a dispetto delle convinzioni falsificate. Il fascismo, rimarca Filippi, aveva promesso di restituire all’agricoltura 8 milioni di ettari di terreni riqualificati: un’enormità. Dopo dieci anni di lavori più tentati che andati a segno e fiumi di denaro pubblico finiti come accade sempre con il fascismo a amici degli amici e collettori di consenso del regime (come l’Opera nazionale combattenti), il governo annuncia il successo del recupero di 4 milioni di ettari. E’ comunque tanto, qua la mano: medaglia. Ma Filippi indaga sui particolari e scopre che i lavori “completi o a buon punto” arrivano a poco più di 2 milioni di ettari. E – bluff nel bluff – “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922”. Insomma, non dal fascismo. “In pratica – conclude Filippi – era stato portato a termine poco più del 6 per cento del lavoro”. E’ De Felice, uno dei più autorevoli storici del fascismo, a certificare – ricorda Filippi – che i risultati, nel complesso, furono inferiori “alle aspettative suscitate nel Paese dal battage propagandistico messo in atto e finirono per non corrispondere all’entità dello sforzo economico sostenuto”. A riuscirci saranno poi i governi del Dopoguerra, grazie ai fondi del Piano Marshall e della Cassa del Mezzogiorno.

    https://youtu.be/QZhk9wpDDss

    Il fascismo immobiliare

    Le case agli italiani!, gridano oggi i fascisti nelle periferie di Roma. Ma se aspettavano Mussolini, stavano freschi. La prima legge sulle case popolari infatti è del 1903, per iniziativa di Luigi Luzzatti, deputato liberale che poi sarà presidente del Consiglio. I maggiori progetti di sviluppo urbano nelle grandi città con fame di abitazioni nascono tutti nei primi 15-20 anni del Novecento: Roma (la Garbatella per esempio), Torino, Napoli, Milano. L’unico tocco “decisivo” del fascismo, nel 1935, è quello di gestire il sistema a livello provinciale. Annota ancora Filippi: “Come in altri campi della cosa pubblica, anche nell’edilizia popolare il fascismo si limitò a porre sotto il proprio controllo e ribattezzare strutture amministrative nate nell’Italia liberale”. Viceversa, a fronte di grandi progetti colossali come l’Eur, “la situazione abitativa” rimase “emergenziale anche negli anni più tardi del fascismo”. E la carenza di alloggi fu aggravata dalla decisione di Mussolini di portare l’Italia in una guerra mondiale, il che provocò com’è evidente la rinuncia alle case che invece c’erano: due milioni di vani andarono distrutti e un altro milione fu danneggiato, sintetizza Filippi.

    L’oro alla patria. E agli italiani niente

    Ma era meglio quando si stava peggio. E invece no. Come spiega Filippi, durante il Ventennio fascista, il divario della ricchezza media tra un italiano e un cittadino degli altri Paesi sviluppati si allargò. Un po’ per colpa della congiuntura internazionale (la crisi del ’29), un po’ per i problemi strutturali, ma anche perché “tutte le iniziative prese” dai governi di Mussolini “contribuirono a peggiorare la situazione”. Un effetto fu la divaricazione delle disuguaglianze: i ricconi, quasi tutti aderenti al regime, da una parte e la massa della popolazione dall’altra. Unica via d’uscita: l’emigrazione. E’ meglio ora, che si sta meglio di quando si stava peggio, e scusate l’ovvietà: oggi, ricorda ancora Filippi, il reddito medio italiano è circa il 90 per cento di un Paese europeo avanzato come la Francia. Negli anni Trenta era il 33.


    ...

  6. #176
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Una nullità come te che giudica uno statista che ha governato l'Italia per vent'anni, e poi benissimo, tutte le opere più importanti , i maggiori diritti del wellfare son stati studiati e portati a termine allora, e ancora ne usufruiamo.
    Questi sono le assurdità e le idiozie dei social, oggi.
    Questa "nullità" ha preso informazioni da praticamente tutti i più importanti storici ed intellettuali mondiali, che non verranno mai qui a confutare le mie parole, perché sono le medesime usate da loro.

    Tu non puoi affermare lo stesso.

    Poi ancora non sai la differenza tra governare e comandare. Infatti usi "governato" per Mussolini e "comandare" per l'attuale governo (come hai fatto in più di un thread).

    Basterebbe questo per capire chi tra noi due è solito scrivere idiozie.

    P.S. dare della nullità è un insulto, ma tu non sei quello che non insulta mai per primo?

  7. #177
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    Predefinito Re: Il quaquaraqua Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    e io che voto Leu ....
    Non c'erano dubbi.
    Tessera nr. 5 del club Ma il PD ?

  8. #178
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Non credo che, comunque, cambieresti "idea" (si fa per dire) ANCHE SE avessi letto il testo.
    Ma da come replichi (uguale a SEMPRE) evidentemente non hai letto IL TESTO (come sempre).

    Prova a leggere questo:

    Infps, l’unica riforma del fascismo fu il nome (e la f non è un refuso)

    In effetti il ministro Salvini aveva ragione: la previdenza sociale in Italia non l’hanno portata i marziani. Ma nemmeno Mussolini e il fascismo. Come ricostruisce Filippi nel libro, il primo sistema di garanzie pensionistiche – destinato ai soli impiegati del pubblico e ai militari – è del 1895, governo Crispi. Tre anni dopo il governo Pelloux estenderà le coperture a una serie di categorie lavorative e fonderà il primo istituto antenato dell’Inps. Infine nel 1919, governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando, il sistema viene “imposto a tutte le aziende come obbligatorio: da quel momento tutti i lavoratori italiani ebbero per diritto la pensione”.

    E il fascismo? Quando prende il potere si preoccupa – abolito il ministero del Lavoro – di concentrare tutte le funzioni che hanno a che fare con il welfare sotto la Cassa Nazionale col risultato di provocare “l’appesantimento del sistema e la sua progressiva inefficienza”, sottolinea Filippi. E poi, nel 1933, una riforma imponente: cambia il nome all’istituto, che diventa Infps, con la effe che deve fare da neon da insegna. “Un tentativo propagandistico – spiega Filippi – di impossessarsi di quello che nei fatti era stato il frutto di decenni di contrattazioni e lotte sindacali, di riforme attuate dai governi liberali e di iniziative delle associazioni di categoria dei lavoratori”. Nel frattempo quel che fa davvero il fascismo per i lavoratori è, nel 1926, stabilire che potevano esistere solo sindacati fascisti e vietare lo sciopero e la serrata, mettendo sotto giogo in un colpo solo i lavoratori e gli imprenditori. L’Infps negli anni diventerà una macchina da stipendi, uno sfogatoio per le clientele e quindi un produttore di consenso.

    Le bonifiche, una scomoda verità

    Littoria, il simbolo del miracolo, la città fondata sulle terre strappate all’acqua, l’orgoglio della potenza fascista che nel 1933 dichiara la propria vittoria: la missione impossibile delle bonifiche, perfino nell’Agro Pontino, è compiuta. Lì dove sono caduti tutti, il fascismo è riuscito. Ma è un racconto possibile solo grazie a una “grande operazione pubblicitaria”, obietta lo storico Francesco Filippi nel libro. La realtà la dicono i numeri che danno conto piuttosto di una serie di fallimenti, a dispetto delle convinzioni falsificate. Il fascismo, rimarca Filippi, aveva promesso di restituire all’agricoltura 8 milioni di ettari di terreni riqualificati: un’enormità. Dopo dieci anni di lavori più tentati che andati a segno e fiumi di denaro pubblico finiti come accade sempre con il fascismo a amici degli amici e collettori di consenso del regime (come l’Opera nazionale combattenti), il governo annuncia il successo del recupero di 4 milioni di ettari. E’ comunque tanto, qua la mano: medaglia. Ma Filippi indaga sui particolari e scopre che i lavori “completi o a buon punto” arrivano a poco più di 2 milioni di ettari. E – bluff nel bluff – “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922”. Insomma, non dal fascismo. “In pratica – conclude Filippi – era stato portato a termine poco più del 6 per cento del lavoro”. E’ De Felice, uno dei più autorevoli storici del fascismo, a certificare – ricorda Filippi – che i risultati, nel complesso, furono inferiori “alle aspettative suscitate nel Paese dal battage propagandistico messo in atto e finirono per non corrispondere all’entità dello sforzo economico sostenuto”. A riuscirci saranno poi i governi del Dopoguerra, grazie ai fondi del Piano Marshall e della Cassa del Mezzogiorno.

    https://youtu.be/QZhk9wpDDss

    Il fascismo immobiliare

    Le case agli italiani!, gridano oggi i fascisti nelle periferie di Roma. Ma se aspettavano Mussolini, stavano freschi. La prima legge sulle case popolari infatti è del 1903, per iniziativa di Luigi Luzzatti, deputato liberale che poi sarà presidente del Consiglio. I maggiori progetti di sviluppo urbano nelle grandi città con fame di abitazioni nascono tutti nei primi 15-20 anni del Novecento: Roma (la Garbatella per esempio), Torino, Napoli, Milano. L’unico tocco “decisivo” del fascismo, nel 1935, è quello di gestire il sistema a livello provinciale. Annota ancora Filippi: “Come in altri campi della cosa pubblica, anche nell’edilizia popolare il fascismo si limitò a porre sotto il proprio controllo e ribattezzare strutture amministrative nate nell’Italia liberale”. Viceversa, a fronte di grandi progetti colossali come l’Eur, “la situazione abitativa” rimase “emergenziale anche negli anni più tardi del fascismo”. E la carenza di alloggi fu aggravata dalla decisione di Mussolini di portare l’Italia in una guerra mondiale, il che provocò com’è evidente la rinuncia alle case che invece c’erano: due milioni di vani andarono distrutti e un altro milione fu danneggiato, sintetizza Filippi.

    L’oro alla patria. E agli italiani niente

    Ma era meglio quando si stava peggio. E invece no. Come spiega Filippi, durante il Ventennio fascista, il divario della ricchezza media tra un italiano e un cittadino degli altri Paesi sviluppati si allargò. Un po’ per colpa della congiuntura internazionale (la crisi del ’29), un po’ per i problemi strutturali, ma anche perché “tutte le iniziative prese” dai governi di Mussolini “contribuirono a peggiorare la situazione”. Un effetto fu la divaricazione delle disuguaglianze: i ricconi, quasi tutti aderenti al regime, da una parte e la massa della popolazione dall’altra. Unica via d’uscita: l’emigrazione. E’ meglio ora, che si sta meglio di quando si stava peggio, e scusate l’ovvietà: oggi, ricorda ancora Filippi, il reddito medio italiano è circa il 90 per cento di un Paese europeo avanzato come la Francia. Negli anni Trenta era il 33.


    ...
    Minchionate.
    La riforma divenne legge nel 23 e poi raccolse tutti il lavoratori italiani,, donando loro i diritti che ancora noi abbiamo.

    Le bonifiche furono un grande risultato .
    Dove molti avevano fallito loro ci sono riusciti , fondando intere città

    Le case degli italiani ancora oggi sono bellissime , fatte con cortile interno bagno in casa, modernissime per quei tempi.
    Oggi abbiamo le vele di napoli e il sacco di Palermo

    E la gente viveva bene, sicura e con benessere .

    L'italia fu l'unica dopo la crisi del 29 ad uscire indenne o quasi.
    Filippi vada a farsi un giro.
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  9. #179
    Ex ore tuo te judico
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    Predefinito Re: Il CUT Bonelli.

    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  10. #180
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: Il quaquaraqua Bonelli.

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Il paradosso, che come al solito non hai capito, è che Bonelli grida contro Salvini per la proposta di immunità nei confronti dei presidenti di regione ostaggio dei PM , ma... allo stesso tempo, ha candidato la Salis per salvarla dalla giusta galera attraverso l'immunità.
    Questa si chiama ipocrisia spiccia.
    Mi meraviglio come qualche italiano possa votare un partito disgustoso come LEU.
    Va beh che il target dei suoi elettori è formato da gente che ha da tempo il cervello distrutto dalle droghe...
    come si fa a capire..... un paradosso???....

 

 
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