Fortunato Verducci: ha un nome l'indagato per il cosiddetto delitto del trapano ovvero il caso di Maria Luigia Borrelli, uccisa nei vicoli di Genova il 5 settembre 1995, la procura sarebbe arrivata a lui grazie al DNA ritrovato nelle macchie di sangue sulla scena del crimine. Si è seguito il modello dell'inchiesta per la morte di Yara Gambirasio: la comparazione genetica a Roma ha portato prima a un lontano parente detenuto in carcere a Brescia, poi a un altro consanguineo più stretto e infine al 65enne, dipendente di una carrozzeria di Staglieno. L'uomo avrebbe problemi di dipendenza dal gioco e nel tempo avrebbe contratto debiti importanti. Questo, secondo le indagini, farebbe propendere per l'ipotesi di una rapina finita male, un omicidio per sottrarre alla vittima l'incasso della giornata.
La donna venne trovata senza vita nel basso di vico Indoratori: massacrata prima a colpi di sgabello, poi con un trapano, 15 i fori sul collo e sul torace. La 42enne lì lavorava, di giorno infermiera, di notte prostituta con il nome di Antonella. Un caso rimasto irrisolto che ora potrebbe essere arrivato a una svolta. La squadra mobile e la guardia di finanza hanno perquisito l'abitazione di Verducci, alla ricerca di tracce, oltre alla prova scientifica. Accusato di omicidio aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà ma anche di rapina, la procura ne aveva chiesto l'arresto. Il gip però ha detto no: troppi gli anni passati. Pur confermando il quadro indiziario, per il giudice Alberto Lippini non sussistono le esigenze cautelari. Contro la decisione la pm Patrizia Petruzziello ha presentato appello al tribunale del Riesame. L'udienza il prossimo 23 settembre. La figlia di Maria Luigia Borrelli, Francesca Andreini, spera sia fatta finalmente giustizia. 29 anni dopo.
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