Circa un anno e mezzo fa a mia figlia è stato diagnosticato un disturbo che non può essere curato con i farmaci, gli specialisti sono inesistenti o pochissimi e le loro parcelle sono esorbitanti.
E la loro preparazione è da valutare.
Mia figlia soffre di depressione, aveva anche prima episodi altalenanti di depressione di origine sconosciuta, ma forse dipende da questo disturbo. Forse. O forse no, o forse ci sono più fattori.
In questo periodo ha di nuovo uan crisi: tristezza acuta, pensieri cupi, vede il mondo in grigio scuro, non prova gioia per niente, va avanti per inerzia.
Fare qualunque cosa è molto difficile per lei.
Le ho offerto mio aiuto incondizionato, ma lei non lo vuole, dice che deve gestire da sola questa situazione, anche perché il mio aiuto prevederebbe la convivenza.
Dice che la casa è troppo piccola per due persone, ma questo anche io lo so.
Ha ragione anche perché i depressi hanno bisogno dei loro spazi, di loro cose e hanno bisogno di seguire i loro orari, ritmi, umori.
Non so che fare. Quando i figli stanno male, i genitori forse stanno peggio. È terribile a non poter aiutare ai propri figli.
Più penso più mi cadono le braccia. Mi sento impotente. Il mio cuore e la mente sono sempre con lei, ma il corpo vaga qui.
Non trovo pace. Non so cosa fare, come agire, non trovo nessuna soluzione valida.
Nemmeno mia figlia sa cosa fare. Sta male da troppo tempo e non sa cosa fare. Le chiedo cosa vorrebbe fare, mi dice: spero che passerà.
Le avevo proposto mollare tutto e tornare a casa, forse stare in compagnia le farebbe bene.
Da sola non può stare secondo me. Ma lei non vuole tornare a casa, dice che dopo anni vissuti da sola per lei sarebbe difficile vivere di nuovo con i genitori. E non le piace questa casa.
E poi anche il paese le mette tristezza, è bello, ma non è adatto per chi ha vissuto in una grande città per anni.
Quindi il discorso sul ristorno a casa è chiuso.
Ma anche restare dove sta non è buona soluzione.
Vive per inerzia, va al lavoro perché deve.
Il suo lavoro lo fa bene, non può fare altrimenti, ma si tratta di un lavoro difficile, molto impegnativo, è troppo faticoso psicologicamente, lei ha tanti compiti, responsabilità ecc. Non è lavoro adatto a lei.
Non può licenziarsi perché non potrebbe stare senza stipendio.
Da molto tempo sto pensando a cosa potrei fare, ma più penso, più capisco che non ci sono soluzioni: o resta dove sta e non dovrebbe stare da sola, o torna a casa, ma lei non vuole per i motivi che ho spiegato sopra, ma anche perché per lei sarebbe una specie di sconfitta.
Lei è amore della mia vita, farei di tutto per lei, per farla stare bene, questa impossibilità di agire mi rende molto triste.
A volte lei è allegra, scherza, esce, fa sport, va a vedere le vetrine, si incontra con le amiche, vorrebbe amare ed essere amata, è piena di progetti, sogna di iscriversi all’università, viaggiare, continuare con suo hobby che le dà molte soddisfazioni, è molto brava secondo me, anche se ha dovuto smettere per via dei costi, ma continua a casa, però non è la stessa cosa.
Mia dolce bambina….Quando lei è allegra, solare e piena di sogni io sto bene, la speranza mi pervade e penso che forse tutto sia passato e che forse si può fare qualcosa, ma poi di nuovo arriva la fase depressiva e io di nuovo divento triste e pensierosa. E di nuovo mi scervello su cosa potrei fare.
E di nuovo non trovo risposte e non so cosa fare.
Ho aperto questa discussione solo per sfogarmi perché non so con chi parlare.
Parlo con mio marito, ma lui ha carattere opposto al mio, è più razionale, sembra che abbia accettato tutto ciò.
Io no, non l’accetterò mai. Nel senso che ho accettato, ma non senza lottare, vorrei agire, fare qualcosa, ma non so cosa. Non so nemmeno da dove cominciare.
Non chiedo consigli, perché non ci sono, mi piacerebbe solo sapere se qualcuno di voi si è trovato in una situazione simile e come l’avete risolta.




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