Tutti sanno che il grande condottiero liberale noto a tutti come Robert Owen ha a molto a cuore i bambini, quindi oggi ci occuperemo dei loro diritti.
Abbiamo già detto, nelle puntate precedenti, che la scuola pubblica è una pratica monopolistica: lo stato tassa i cittadini, mette i loro soldi in strutture scolastiche di sua proprietà e se vuoi avere il servizio gratuito sei costretto ad andare dove ti dice lo stato, mentre se vai dalla concorrenza paghi di tasca tua.
Alcune persone, tra cui @Iohannes68, propongono di rompere questo monopolio con delle borse di studio statali. Ovvero, il concetto è che lo stato, anziché sostenere le strutture scolastiche statali con il finanziamento diretto, metta invece in tasca alle persone soldi per studiare, e loro li spendono dove preferiscono. Le scuole statali, proprio come quelle private, dovranno quindi finanziarsi semplicemente persuadendo le persone che valga la pena spendere da loro quei soldi che lo stato gli ha messo in tasca.
Fin qui ci siamo?
Ok, questa è una buona idea, tuttavia se a quel punto si dovesse permettere comunque allo stato di decidere il programma scolastico dall'alto, sarà solo una finta concorrenza, perché una vera concorrenza prevede che ognuno possa fornire il suo prodotto/servizio.
In questa discussione passiamo al passo successivo di queste liberalizzazioni: la decentralizzazione del programma scolastico.
La mia idea è che ci potrebbero essere soltanto tre materie obbligatorie, ovvero matematica, italiano e inglese, e che lo stato lasci libertà nel definire il resto del programma.
Facciamo un esempio pratico. In svariati sistemi scolastici vengono date lezioni di musica, ma non di altre cose. Chi lo dice che la musica sia più importante, ad esempio, rispetto a imparare le basi su come coltivare la terra? Ecco quindi che una scuola elementare, privata o statale che sia, può decidere di dare lezioni di musica mentre un'altra lezioni di giardinaggio.
A questo punto però qualcuno osserverà giustamente che c'è il rischio che qualcuno approfitti di questa libertà per creare una scuola elementare che forma chiromanti (o sciocchezze varie del genere). Ho pensato a lungo su come fare a evitare questo, e sono giunto alla conclusione che benché lo stato non debba imporre un programma scolastico centralizzato, deve comunque approvare il programma scolastico di ciascuna scuola.
Il criterio da adottare è molto semplice: tutte le materie basate su nozioni scientificamente fondate si possono ammettere, tutte quelle che si basano su credenze personali infondate invece no.
Quindi, giardinaggio, cucina e programmazione come materie vanno bene perché sono materie che si fondano su un know-how oggettivo, con risultati tangibili, mentre astrologia e chiromanzia invece no perché sono sciocchezze.
Naturalmente vanno benissimo anche le materie artistiche se insegnano il know-how fondamentale per diventare artisti in determinati settori.
Il vantaggio di un sistema scolastico decentralizzato e che c'è maggiore libertà di scelta e competizione, ed è possibile capire quale programma scolastico si rivela più utile alla prova dei fatti nel mondo contemporaneo.
Inoltre ci sarebbe anche la possibilità di fare una selezione degli allievi. Ad esempio, una scuola privata potrebbe offrire la garanzia che la loro scuola sia "bullism free", cioè che tutti coloro che molestano gli altri allievi vengono sbattuti fuori.
Magari il ruolo della scuola statale potrebbe diventare in parte anche quello di prendersi a carico gli allievi problematici che nessuna scuola privata vuole.
Questo è quanto. Sparo la palla in tribuna e assumo la forma di una sacca da boxe per prepararmi a prendere botte.




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