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Sì avevo letto dell'Algeria. Quindi, il famoso gas da rigassificare, in che percentuale aariva?
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Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.




Aggiornato il 3 Giugno 2024
A fine 2024 scadrà l’accordo di transito del gas tra la Russia e l’Ucraina che permette al gas di arrivare agli Stati Membri dell’Unione Europea, Italia compresa. Il punto:
Il 31 dicembre 2024 scadrà l’accordo di transito del gas stipulato nel 2019 tra Kiev e Mosca;
L’Unione Europea non ha interesse a promuovere il rinnovo dell’accordo, ma chiede ai Paesi membri di portare avanti l’impegno di diversificare le forniture;
L’Italia, in questi ultimi anni, ha messo in atto diverse strategie per rendersi sempre più indipendente dalla Russia.
Se questo inverno possiamo dire di essere ormai salvi da eventuali aumenti dei prezzi e scarsità delle forniture, nulla è ancora detto per il prossimo anno. Se vuoi risparmiare sul gas, ti aiutiamo noi di Switcho: tramite il nostro servizio 100% digitale e gratuito puoi trovare l’offerta migliore e lasciare a noi la burocrazia del cambio fornitore.
Fine accordo Russia e Ucraina per transito gas in UE: quali sono le conseguenze
Stop gas russo in UE: il punto sulla situazione
Fine accordo Russia e Ucraina per il gas: la situazione in Italia
Fine accordo Russia e Ucraina per transito gas in UE: quali sono le conseguenze
Nel 2019 Russia e Ucraina avevano firmato l’accordo sul transito di gas verso i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa.
L’accordo scadrà a fine 2024 e l’Unione Europea non sembra avere alcuna intenzione di promuoverne il rinnovo.
Come affermato a marzo 2024 dalla commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, l’UE “non ha alcun interesse nel prolungare l’accordo”. Ciò significa che, dopo dicembre 2024, il transito di gas naturale negli Stati membri e, dunque, in Italia, verrebbe interrotto.
E se questo non sembra preoccupare oggi, considerando anche che le scorte di gas, per il momento, non mancano, alcune preoccupazioni possono sorgere per l’inverno 2024-2025.
➡️ Proprio per questo verrà istituito un gruppo politico di alto livello promosso da Germania e Repubblica Ceca volto a capire come portare a zero i circa 14 miliardi di metri cubi di gas russo che l’UE ancora riceve attraverso la rotta ucraina (che, secondo il ministro ceco dell’industria e del commercio, Jozef Síkela, corrispondono a 37 miliardi di euro consegnati dall’UE alla Russia). Il tema è stato oggetto di discussione durante il Consiglio Energia tenutosi il 30 maggio 2024, raccogliendo ampio consenso tra i Paesi membri.
Stop gas russo in UE: il punto sulla situazione
In questi cinque anni, comunque, l’Unione Europea ha portato avanti diverse strategie per diminuire la dipendenza dal gas russo. La Commissione europea ha, infatti, chiesto di azzerare del tutto le importazioni dalla Russia entro il 2027.
E i primi risultati si sono già visti. Basti pensare che le importazioni UE dalla Russia si sono ridotte del 71% dal 2021, e hanno rappresentato solo il 15% del totale delle importazioni nel 2023.
I diversi Stati, infatti, hanno sostituito la Russia con nuovi fornitori tra cui Norvegia, Stati Uniti e Qatar.
Al momento, a essere maggiormente esposti al mancato rinnovo dell’accordo Kiev-Mosca sono l’Austria, l’Ungheria e la Slovenia. Paesi che potrebbero cercare di sostituire queste forniture di gas con flussi provenienti da altri paesi, come l’Italia, la Germania o la Turchia.
Fine accordo Russia e Ucraina per il gas: la situazione in Italia
L’approvvigionamento del gas naturale e la fine dell’accordo tra Russia e Ucraina non sembrano spaventare particolarmente l’Italia.
A rassicurare sul tema è stato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il quale, nel corso di un’audizione al Parlamento, ha parlato di una quasi totale emancipazione del nostro Paese dal gas russo raggiunta nel giro di due anni “passando dal 38% del 2021 al 18% del 2022 fino al 4% del totale importato del 2023”.
Oltre a diminuire la nostra dipendenza dal gas russo, abbiamo anche diversificato le forniture. L’importazione del gas dall’Algeria, per esempio, è cresciuta dal 28% al 36%, mentre quella di GNL (gas naturale liquefatto) è cresciuta dal 13% al 26% rispetto al totale del gas importato.
Anche un altro fattore contribuisce a rasserenare: la percentuale di capacità degli stoccaggi di gas naturale che è stata utilizzata o riempita fino a questo momento che, secondo gli ultimi dati, è pari al 54% in Italia, il che dovrebbe indicare una buona preparazione per affrontare periodi di alta domanda o emergenze nel sistema energetico.
Nonostante ciò, va detto che a destare preoccupazione per l’inverno 2024-2025 potrebbero essere proprio le condizioni climatiche: quest’anno, l’inverno mite ha aiutato a diminuire la domanda di gas per il riscaldamento, ma non sappiamo cosa accadrà il prossimo anno.
Non solo, perché esiste il rischio di un aumento delle tensioni sui prezzi del gas naturale, dovuto proprio alla domanda proveniente da quei paesi che non hanno accesso a un numero sufficiente di rotte di approvvigionamento o a fonti di gas naturale liquefatto in quantità adeguata.
Churchill: gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra.
L’ignorante sa molto. L’intelligente sa poco. Il saggio non sa niente, ma l’imbecille sa sempre tutto.


Questa sembra che dica il contrario della precedente, non le ho lette attentamente per questioni di tempo.
Secondo il Monthly Gas Market Report, pubblicato il 18 settembre dal Gas Exporting Countries Forum (GEFC), nei primi 9 mesi del 2024, le importazioni UE di gas naturale russo via tubo sono aumentate di 3 Gm3 (+11% rispetto allo stesso periodo del 2023), a fronte di un incremento della corrispettiva domanda di 4,3 Gm3, (+4% rispetto allo stesso periodo del 2023), per complessivi 106 Gm3.
Secondo i dati del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, nei primi 7 mesi del 2024, le importazioni italiane di gas naturale russo sono state quasi 3,5 Gm3 (oltre 35,2 Gm3 il totale importato nel periodo), +50,7% rispetto allo stesso periodo del 2023 (potere calorifico pari a 39 MJ/m3).
L’approvvigionamento russo via tubo è stato possibile, sia grazie al maggior utilizzo del gasdotto Turkish Stream (+35%, anno su anno), sia del transito ucraino (+22%, anno su anno).
Grafico 1. Approvvigionamento gasifero (via tubo) agosto 2020-24 – UE
Fonte: Segretariato GECF su dati Refinitiv
Per quanto attiene il gas naturale liquefatto (LNG), “nonostante l’UE abbia accettato di vietare il trasbordo di GNL russo entro marzo 2025, nel primo semestre del 2024, l’import [UE] dal terminal russo Yamal è aumentato del 15% [anno su anno]”, ha dichiarato Ana Maria Jaller-Makarewicz, capo analista energetico dell’Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), il 12 settembre scorso.
Più precisamente, durante la prima metà del 2024, le importazioni UE di GNL russo sono cresciute dell’11% (anno su anno) e la Federazione Russa, superato il Qatar, è tornata ad essere il secondo fornitore del blocco, dietro solo agli Stati Uniti d’America.
Nel contempo, la major russa Gazprom, esportatrice via tubo in UE, ha più che triplicato il proprio utile netto, che ha raggiunto i 1.043 miliardi di rubli (11,3 miliardi di dollari).
Nonostante le importazioni UE di gas naturale russo via tubo siano crollate di circa due terzi rispetto al periodo precedente l’intervento militare di Mosca in Ucraina (24 febbraio 2022), l’obiettivo del loro azzeramento entro il 2027, stabilito dalla Commissione europea, pare stia subendo una battuta d’arresto, mentre una nuova stagione fredda è alle porte. Per quali ragioni?
Secondo Aura Sabadus, analista dell’Independent Commodity Intelligence Services (ICIS), si tratterebbe in primo luogo di una motivazione di prezzo dal momento che la Gazprom starebbe offrendo sconti del 10% (lo scorso 22 settembre, il vice direttore generale del Fondo per la Sicurezza Energetica russa, Alexey Grivach, ha indicato il prezzo del gas russo venduto in UE attorno ai 400 dollari per 1.000 m3).
Nonostante le importazioni di gas naturale russo in UE non siano al momento bandite, a differenza delle importazioni di greggio e prodotti raffinati russi, rispettivamente posti sotto embargo a partire dal 5 dicembre 2022 e dal 5 febbraio 2023, tale spiegazione, seppur condivisibile, non appare del tutto soddisfacente da un punto di vista politico.
A prescindere dalle preoccupazioni concernenti il possibile rifiuto della parte ucraina di rinegoziare un nuovo contratto per il transito del gas russo verso l’UE, diversi paesi membri nutrono dubbi rispetto all’affidabilità dei fornitori che hanno sostituito o che dovrebbero sostituire la Federazione Russa. A partire da Austria, Ungheria e Slovacchia, paesi che non hanno sbocchi sul mare e che sono quindi privi della possibilità di implementare terminali off-shore onde importare direttamente GNL, ma non solo.
Il 29 agosto, il Ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha dichiarato che “all’Ungheria non importa se il transito del gas attraverso l’Ucraina si ferma o meno: il paese si rifornisce dalla Russia attraverso il Turkish Stream.
Nel 2023, il 47% delle importazioni di gas naturale dell’Ungheria proveniva da Mosca, così come il 69% per la Slovacchia. A gennaio 2024, addirittura il 98% del gas importato dall’Austria era russo
Nello specifico, in base a quanto sostenuto il 17 settembre trascorso dall’Oxford Institute of Energy Studies (OIES), non esiste nell’immediato la possibilità di trasportare il gas naturale presente nella regione del Mediterraneo orientale verso il mercato europeo. Da un punto di vista tecnico, si dovrebbe distinguere tra le risorse, che sono le quantità di greggio/gas naturale in teoria presenti in un giacimento, le riserve, che sono le risorse estraibili in base alle possibilità tecnologiche attuali e le riserve provate, cioè le risorse estraibili anche immediatamente.
L’Egitto, infatti, non solo ha momentaneamente accantonato un paio di progetti riguardanti l’export di gas naturale liquefatto, ma deve – suo malgrado – fare affidamento sull’import di gas naturale israeliano al fine di soddisfare la propria crescente domanda interna (con tutte le ricadute politiche del caso, a partire dalla “questione palestinese”), visto che le risorse del giacimento di Zhor, scoperto da ENI nel 2015, non hanno sino ad ora confermato le forti aspettative iniziali.
In secondo luogo, l’Algeria che, a differenza dell’Egitto, esporta annualmente circa 30 Gm3 via gasdotto e quasi 12-15 Gm3 via GNL in UE (fondamentalmente a Italia e Spagna), deve nel contempo bilanciare la crescente domanda interna con un generoso stato sociale, a sua volta finanziato dall’export di materie prime, i cui investimenti esteri nell’upstream gasiero sono tuttavia in calo.
Per di più, precisa l’OIES, il principale fornitore di gas naturale dell’UE nel 2023, la Norvegia, con 87,8 Gm3, pari al 30,3% delle importazioni totali, si prevede che raggiungerà il picco estrattivo entro la fine del decennio corrente.
Il 6 settembre scorso, inoltre, il ministro dell’Energia ceco, Jozef Sikela, ha dichiarato a Bloomberg che “dobbiamo evitare di trovarci in una situazione in cui acquistiamo gas formalmente non russo, ma che potrebbe essere scambiato con gas russo durante il tragitto, minando i nostri sforzi per ridurre la dipendenza dalle forniture russe”.
Di fatto, senza mai citarlo, Sikela non fa altro che certificare le difficoltà dell’Azerbaijan nel mantenere fede alla promessa di raddoppiare le proprie esportazioni di gas naturale verso l’Unione europea entro il 2027. Tale situazione potrebbe di fatto favorire l’ulteriore afflusso di gas russo in UE, vuoi direttamente attraverso le infrastrutture di Bakù, vuoi indirettamente grazie ai cosiddetti contratti swap.
Nel 2023, gli Stati Uniti d’America hanno rifornito l’UE con 56,2 Gm3 di gas naturale liquefatto, pari al 19,4% delle importazioni totali dell’Unione, contribuendo in maniera determinante alla parziale sostituzione delle forniture russe, a sua volta favorita da condizioni climatiche particolarmente miti in Europa, nonché dal calo della produzione industriale in UE, a partire da Germania e Italia.
Nei primi sette mesi del 2024, invece, gli Usa hanno ridotto le forniture di GNL all’UE di un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre la quota verso l’Asia è aumentata al 36% in ragione di prezzi più alti rispetto a quelli europei. Nel contempo, la quota di GNL russo nel volume totale delle forniture all’UE è aumentata dal 13,3% al 18,6%.
Oltre a ciò, è altresì importante evidenziare che durante il Gastech forum, tenutosi a Houston il 17-20 settembre, i FID (Financial Identity Investment) di alcuni dei più importanti impianti di LNG in Nord America e Golfo del Massico sono slittati dal 2024 al 2025-26. Ufficialmente, a causa dell’imminente “rischio elezioni”.
Tuttavia, non si può escludere una seconda motivazione, concernente i dubbi relativi alle risorse effettivamente disponibili in Nord America, le quali potrebbero essere insufficienti per tutti gli impianti. Quand’anche le stime attinenti la crescita della produzione Usa da fracking (shale gas) risultassero corrette (+150 Gm3 entro il 2030, secondo GEFC), essa verrà quasi interamente assorbita dal corrispondente aumento della domanda (130-140 Gm3 entro il 2032, secondo Yakov & Partners) volta a garantire il funzionamento dei nuovi data center riconducibili all’intelligenza artificiale (AI), la cui alta intensità energetica era stata precedentemente sottostimata.
Nonostante il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, abbia dichiarato a luglio scorso che non intende estendere il contratto del gas naturale con la Federazione Russa dopo la scadenza del 31 dicembre 2024, al momento, non si può nemmeno escludere che un accordo preveda in cambio la consegna a Kiev (da parte della Nato) di armamenti potenzialmente capaci di colpire il territorio russo più in profondità.
A prescindere da ciò, l’obiettivo dell’Unione europea – e dell’Italia – di eliminare gradualmente ogni tipo di importazione di gas naturale russo entro il 2027 potrebbe rivelarsi non raggiungibile.
Focus Usa
In conformità con le cifre dell’Oil Market Report, pubblicato dall’International Energy Agency il 12 settembre 2024, la domanda globale di petrolio è stimata in aumento di quasi 900.000 b/g nel 2024 (anno su anno, -100.000 b/g rispetto al Report del mese precedente), per complessivi 103.000.000 b/g. Nel 2025, la domanda globale è altresì prevista in crescita di circa 950.000 b/g (leggermente al di sotto rispetto al Report del mese precedente).
A luglio, le scorte industriali dell’OCSE sono diminuite di 12.300.000 barili, per complessivi 2.811.000.000 barili circa. Ad agosto, la produzione petrolifera globale è aumentata di 80.000 b/g (anno su anno), per complessivi 103.500.000 b/g.
L’output di greggio statunitense (convenzionale e non), dopo il precedente picco di 9.627.000 b/g raggiunto ad aprile 2015, è decresciuto fino al minimo di 8.428.000 b/g toccato il 1° luglio 2016. Dopodiché, ad esclusione della parentesi Covid-19, esso ha ripreso ad aumentare fino al record di 13.400.000 b/g toccato il 2 agosto 2024. Dal 13 settembre 2024, l’output è di 13.200.000 b/g (stime settimanali).
In base alle proiezioni divulgate da Baker Hughes il 20 settembre 2024, le 588 trivelle attualmente attive negli Stati Uniti, di cui 488 (83%) sono petrolifere, 96 gasiere (16,3%), più 4 miste (0,7%), risultano essere 3 in più rispetto a quelle rilevate il 23 agosto 2024, ma in calo di 42 unità rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.
A giugno 2024, le importazioni di greggio degli Stati Uniti d’America sono state 6.664.000 b/g, in calo di 391.000 b/g rispetto ad aprile. Nella prima metà dell’anno in corso, la media delle importazioni statunitensi è stata di 6.610.000 b/g, in lieve aumento rispetto ai 6.478.000 b/g nel 2023, ai 6.281.000 b/g nel 2022, ai 6.114.000 b/g nel 2021 e ai 5.875.000 b/g nel 2020.
https://www.analisidifesa.it/2024/10/aumentano-le-importazioni-di-gas-russo-in-europa/
Churchill: gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra.
L’ignorante sa molto. L’intelligente sa poco. Il saggio non sa niente, ma l’imbecille sa sempre tutto.


Ok, adesso arriva il punto: ho visto una vignetta in cui era scritto che paghiamo tanto il gas liquefatto che arriva dagli USA a scapito di quello russo che costa ancora poco. Che ne pensate?
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Come il solito c'è da sperare in un inverno tiepido.
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