
Originariamente Scritto da
Robert Owen
Diverse persone in questo forum, come ad esempio @
Guy Fawkes, @
novis e @
Conte Oliver, sostengono che lo stato possa obbligarti ad andare in guerra, e quindi essenzialmente che l'importanza dello stato sia superiore a quella della vita e della self-ownership di un individuo.
L'idea implicita sottostante a questa idea folle è che lo stato abbia il DIRITTO di esistere e che quindi noi abbiamo il DOVERE di difenderlo, anche a costo della nostra vita.
Ebbene, oggi diremo le cose come stanno: lo stato italiano (come qualsiasi altro stato) non ha più diritto di esistere di quanto ne abbia un'azienda, come ad esempio la Nestlé. Infatti lo stato è sostanzialmente un'azienda, e nessuna azienda ha il diritto di esistere. Esiste fintanto che esiste un numero sufficiente di stakeholders disposti a metterci capitali/sacrifici. Quando a nessuno interessa più tenerla in piedi, viene giustamente smantellata.
Ovviamente lo stato è un'azienda di gerarchia superiore rispetto alle altre aziende: è un'azienda a cui è stato dato un mandato pubblico per gestire il territorio e su cui ha un potere monopolistico. Che sia di gerarchia superiore tuttavia non significa che abbia più diritto di esistere rispetto a tutte le altre aziende.
Onde evitare fraintendimenti, dirò che quello che sto dicendo non è che lo stato di per sé non sia necessario: ritengo che sia una cosa naturale e inevitabile che ci sia un qualche tipo di organizzazione che gestisce un territorio, ma quale tra le tante organizzazioni immaginabili debba gestire un territorio determinato è del tutto soggettivo e nessuna di queste ha più diritto rispetto alle altre.
Non metto quindi ad esempio in discussione che ci sarà sempre un qualche potere pubblico che gestisce la città di Roma, ma semplicemente che quella particolare azienda pubblica chiamata "Italia", con la bandiera tricolore, un inno nazionale brutto (John Williams farebbe di meglio in 5 minuti), un capitale pari a X, un debito pubblico pari a XY (poca roba) e dei confini che iniziano lì e finiscono là, non ha più diritto di esistere di quanto ne abbiano le tante altre aziende immaginabili che potrebbero teoricamente gestire i territori attualmente controllati da lei.
È chiaro il discorso?
Così come la Nestlé chiude baracca se i proprietari si rompono i coglioni, ritenendo che non valga più la pena perché i costi superano i benefici, allo stesso modo può chiudere quell'azienda la cui ragione sociale è "Italia" se i suoi soci non vogliono sacrificarsi per lei.
Ed ecco il punto, la conclusione di tutto il mio discorso: se i soci di un'azienda pubblica (o stato) ritengono che valga la pena sacrificare la loro vita per salvarla, allora molti si presteranno come soldati senza che vengano obbligati. Se invece molti soci ritengono che la loro vita abbia un valore superiore all'azienda pubblica, allora non combatteranno e questa giustamente soccomberà.
E allora? Dove sta il problema? Tutte le aziende chiudono baracca quando gli azionisti non sono disposti ai sacrifici necessari per tenerle in piedi... perché mai per un'azienda pubblica dovrebbe funzionare diversamente? Evidentemente perché alcune persone sono malate di nazionalismo e vedono lo stato come una divinità. Lo stato italiano non ha niente di divino: è solo un'azienda come la Nestlé. Punto!