Salva una donna dalle coltellate dall'ex: «Ho pensato a Giulia Cecchettin e sono intervenuto. In troppi non si sono fermati»
di Giampaolo Chavan
Alen Halilovic, camionista 21enne veronese di origini bosniache, si trovava per lavoro a Guastalla: «Ha preso la donna dalle gambe per farla salire in auto, a quel punto l’ho trascinato via»
«Quando commentavo da solo la vicenda di Giulia Cecchettin, mi dicevo sempre se fossi stato lì, avrei fatto di tutto per salvarla. Due giorni fa ero lì e ho fatto ciò che si doveva fare per difendere quella donna dall’aggressione dell’ex. Poi, però, penso a quelle venti, trenta, cinquanta auto transitate sul luogo della violenza che hanno continuato il loro viaggio come se nulla stesse succedendo e ci resto male». Il veronese di origine bosniaca Alen Halilovic ha solo 21 anni ma ha la saggezza di un uomo molto più anziano di lui. Fa l’autista, guida un furgone frigo e consegna latticini, carne e altri prodotti freschi nei vari esercizi commerciali. Lunedì alle 11 era a Guastalla vicino a Reggio Emilia e ha salvato una donna di Mantova dall’aggressione feroce e mortale del suo ex di 41 anni dopo che le aveva procurato una ferita al collo fino all’orecchio con un coltello da cucina. L'uomo è stato poi arrestato nella serata di lunedì con l’accusa di tentato omicidio nel Modenese dopo una fuga durata una decina di ore. La quarantacinquenne è stata ricoverata in ospedale, è grave ma non è in pericolo di vita. È viva grazie proprio al giovane veronese. Ma lui si schermisce: «Non sono un eroe», dice Allen, «e non voglio prendermi meriti particolari, ho fatto ciò che dovrebbe essere fatto sempre da qualsiasi persona».
L'auto ferma con le porte aperte
Eppure ha dimostrato fin da subito un coraggio e una lucidità da far invidia: «Quando sono arrivato all’incrocio di Guastalla in direzione di Dosolo nel Mantovano», attacca il giovane, «mi sono accorto subito che c’era qualcosa che non andava. Sulla careggiata opposta alla mia, ho visto una Bmw ferma all’incrocio con le porte aperte e con la coda dell’occhio, ho visto due ombre dimenarsi davanti al cofano dell’auto. Ho abbassato il finestrino e ho sentito le urla della donna. Ho fatto l’inversione a U per capire cosa stava succedendo. Sono sceso dal furgone che ho posteggiato dietro ad un camion mentre l’autista era ed è rimasto in cabina». La scena presentatasi davanti ad Alen è da film: «Ho visto l’uomo, alto almeno un metro e novanta, a cavalcioni sulla donna. Mi sembrava che la stesse strangolando ma non è facile ricordare, sono scene scioccanti, ero molto scosso. Non l’ho visto mentre usava il coltello».
L'intervento del ragazzo
Il ventunenne vince, però, ogni paura: «Quando mi sono reso conto di cosa stava succedendo, ho iniziato a urlargli: ma cosa stai facendo? Lasciala andare». L’aggressore si è girato subito verso il giovane bosniaco e si è alzato in piedi: «Aveva il coltello da cucina in mano con una lama di 8, 10 centimetri e tutti i vestiti sporchi di sangue. Lì ho veramente temuto che si avvicinasse anche se ero ad una distanza di una ventina di metri». L’autista veronese, però, non molla la presa neanche di fronte al pericolo di perdere la vita: «Mentre mi avvicinavo ai due, l’aggressore si è liberato del coltello, buttandolo ad un paio di metri dalla vittima». La sua furia, però, è continuata imperterrita: «Ha ripreso a scagliarsi contro la donna. Ha preso la vittima dalle gambe e ha tentato di farla salire in auto». Proprio com’è successo a Giulia Cecchettin: «Quando mi sono accorto che non aveva armi, l’ho raggiunto e gli ho dato uno spintone. Ma lui non si è arreso senza rivolgermi la parola, ha ripreso a prendersela con la vittima, voleva in tutti i modi caricarla in auto mentre lei con i vestiti imbrattati dal sangue continuava a urlare. A quel punto, ho preso l’aggressore dalle braccia e l’ho trascinato fino in fondo all’auto».
L'arrivo dell'ambulanza
Alen ha tentato di calmare l’aggressore in tutti i modi: «Ho sentito che la donna lo chiamava per nome e allora ho cercato un dialogo. Ho provato a dirgli «stai fermo, non fare cavolate, hai già rovinato tutto» mentre mi frapponevo tra lui e la vittima». Parole volate via con il vento: «Tentava in tutti i modi di riavvicinarsi ancora alla donna mentre lo spingevo via e gli dicevo di lasciarla in pace. Ma sembrava drogato, non ascoltava nulla di quello che gli dicevo». Il ventunenne ha agito sempre da solo: «Ho visto un altro automobilista scendere dall’auto ma poi non è intervenuto. C’ero solo io che tenevo l’aggressore lontano dalla donna». La svolta si è materializzata con l’arrivo di un’ambulanza transitata a quell’incrocio che si è subito fermata a cinque minuti dall’inizio del salvataggio: «A quel punto, lui si è sentito perso, ha mollato la sua ex, è risalito sulla sua Bmw ed è scappato. E ho fatto il video anche della sua fuga oltre che dell’aggressione appena arrivato sul luogo della violenza, già consegnati ai carabinieri. Poi ho soccorso la donna, sia io che lei tentavamo di tamponare la ferita da taglio che le aveva provocato l’aggressore. Mi continuava a implorare di aiutarla e mi diceva: «Sto morendo, mi voleva ammazzare, non si fermava più, è impazzito». Poi ho chiamato la madre dopo che le avevo chiesto chi dovevo avvisare. Mi ha richiamato per ringraziarmi». Poi non c’è più tempo per parlare di quel gesto encomiabile: «Mi scusi, adesso, la devo lasciare, devo fare una consegna ad un cliente».
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