
Originariamente Scritto da
FrancoAntonio
Il più bravo, per gli estimatori. Il più furbo, per i detrattori. Luigi Di Maio è stato riconfermato per un altro biennio nel ruolo di rappresentante speciale dell’Unione europea nel Golfo Persico. L’ennesima vittoria per l’enfant prodige del M5S che fu, il partito immaginato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, quello che sognava di aprire il Parlamento «come una scatoletta di tonno» e cavalcava l’«uno vale uno» come slogan e filosofia di vita. Come anticipato dal Foglio, non solo l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha comunicato il bis dell’incarico per l’«eccellente prestazione» e il «grande contributo» fornito da Di Maio e il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni non si è opposto.
Un politico “puro” nel movimento anti-politica
Chi conosce il 38enne Di Maio, nato il 6 luglio 1986, non si stupisce. Perché, nel movimento antisistema delle origini, che ha costruito la sua fortuna sulla guerra alla politica di professione, il ragazzo di Pomigliano d’Arco era già la spia di una contraddizione che poi sarebbe deflagrata. Perché Di Maio è sempre stato un politico “puro”. Nessun altro mestiere ha esercitato, se non il lavoretto di steward allo stadio San Paolo di Napoli che ancora lo perseguita come se fosse un’onta e quello di webmaster. Cresciuto a pane e politica - il padre Antonio, imprenditore edile con la Ardima Srl, è stato dirigente del Movimento sociale e di Alleanza nazionale; la madre Paola è un’insegnante di italiano e latino - già al liceo classico Vittorio Imbriani di Pomigliano, dove si diploma nel 2004, scalda i motori come rappresentante d’istituto. E dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia si impegna per la ricostruzione della struttura pericolante della scuola del paese.
Kaja Kallas, ha comunicato il bis dell’incarico per l’«eccellente prestazione» e il «grande contributo» fornito da Di Maio e il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni non si è opposto.
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