Dopo le macchine elettriche cinesi, che sono molto meglio delle tesla, e costano molto meno, è il turno della a.i. cinese, che costa moltissimo di meno, e fa le stesse cose, se non di più. Bye bye musk.
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Il debutto di DeepSeek
Per ironia della sorte, o forse per una scelta volta a destare clamore, il precedente giorno 20 Liang Wenfeng – capo di un hedge-fund e promotore della piccola startup DeepSeek – aveva presentato al premier cinese e numero due del Paese Li Qiang R1, un “reasoning model” di AI messo a punto da DeepSeek, immediatamente diventato oggetto di stupore nel mondo (come si può vedere nella Tab. 1 che riporta in sequenza i titoli di alcuni degli articoli su DeepSeek e R1 apparsi nei giorni successivi) per almeno tre ragioni:
il livello delle prestazioni del modello, giudicato da Marc Andreessen (uno dei più noti “venture capitalist” della Silicon Valley) come “one of the most amazing and impressive breakthroughs I’ve ever seen” ed entrato in un ranking molto popolare fra i “global top 10 in performance”, alle spalle (ma non molto distaccato) di OpenAI e Google DeepMind;
la disponibilità estremamente limitata di chip di Nvidia, a causa del veto posto da Biden all’export in Cina dei chip più avanzati di concezione statunitense: gli ingegneri di DeepSeek, secondo quanto riportato da The New York Times, hanno dichiarato di aver utilizzato 2mila chip di Nvidia, mentre i concorrenti statunitensi dichiarano che ne sono indispensabili per il training di un modello “reasoning” almeno 16mila;
il costo estremamente limitato per il training dei suoi ultimi modelli dichiarato da DeepSeek: 5,6 milioni di dollari, che possono essere messi a confronto con il costo fra 100 milioni e 1 miliardo di $ di cui ha parlato lo scorso anno (come ricorda The Wall Street Journal) il CEO di Anthropic Dario Amodei.
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