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    Predefinito A proposito di un nord vittima del sud

    Sono nuovo del forum e sono certo che già ne avrete parlato, anche con più cognizione di causa e dovizia di dati.
    Ma, nel mio piccolo, cerco di tenerne viva la memoria.

    da: http://sikeloi.wordpress.com/ … blog sulla memoria siciliana …


    Si fa un gran parlare di un nord vittima del sud; di un nord che, se si liberasse dal sud, avrebbe solo da guadagnarci.
    Siccome è bene non dimenticare l’origine, anche lontana nel tempo, di uno stato di profonda sperequazione, ho ritenuto opportuno stralciare, sintetizzare e riportare frammenti dell’interessante ed istruttivo Il Sud e l’unità d’Italia di Giuseppe Ressa (recensione).
    Le conseguenze dell’annessione
    Passata la tornata dei plebisciti farsa, il 27 gennaio 1861, ci fu l’elezione politica indetta per eleggere il primo parlamento italiano. La legge elettorale piemontese, risalente al 1848 ed estesa per regio decreto del 10 dicembre 1860 ai territori annessi, riservava i diritti politici ai soli uomini di 25 anni che pagassero imposte dirette di almeno 40 lire l’anno e che sapessero leggere e scrivere.
    Nelle Due Sicilie ebbero diritto al voto 200 mila persone su circa due milioni di potenziali elettori, dei quali meno della metà si presentarono a votare.
    Vittorio Emanuele II, il 17 marzo 1861, assunse il titolo di Re d’Italia in aperta violazione del trattato di Zurigo del 10 novembre 1859, in cui all’art. 3 veniva stabilito che “il re di Sardegna non cambierà affatto di titolo, oppure, se tiene a modificarlo, egli non prenderà che quello di Re del reame cisalpino” (cioè dell’Italia settentrionale).
    La questione agraria: Il demanio e gli usi civici
    Gli usi civici, codificati da apposite leggi, consentivano a chiunque di usufruire delle terre demaniali per seminare, raccogliere, pascolare gli armenti, per far legna. Il diritto napoletano chiamò “demanio” la terra libera; terreni feudali, invece, erano quelli dati in proprietà dai sovrani ai feudatari (i cosiddetti baroni) in base ai titoli di infeudazione. Nelle terre infeudate i proprietari potevano esigere tutta una serie di gabelle che vessavano i contadini e i pastori che vi abitavano. Bisogna dire che la estensione dei terreni demaniali era stata spesso “ristretta” dai baroni con le cosiddette “usurpazioni”, effetto delle falsificazioni dei titoli di infeudazione.
    Con l’arrivo dei piemontesi la situazione dei contadini precipitò: la conquista sabauda fu infatti apertamente favorita dai baroni. I piemontesi, in cambio dell’appoggio ricevuto all’invasione del Sud e alla caduta dei Borbone, misero in vendita le proprietà demaniali favorendo l’acquisizione di terre, boschi, pascoli e frutteti da parte dei ricchi borghesi. A peggiorare la situazione, fu la confisca dei beni demaniali della Chiesa, un terzo delle terre del Sud, che era stata il “padrone migliore” dei contadini, perché di regola si accontentava del giusto.
    Riserve auree e sistema bancario
    Al momento dell’unità vennero confermati 5 istituti di emissione: Banca Nazionale (ex Banca Nazionale Sarda), la Banca Toscana, il Credito Toscano, il Banco di Sicilia ed il Banco di Napoli, ai quali fu riconosciuto il diritto di battere moneta per conto dello Stato.
    Si partì con il disavanzo del 1860 di 39 milioni di lire (saldo negativo tra i bilanci in attivo di Lombardia, Emilia, Marche, Umbria, Regno delle Due Sicilie, e quelli in passivo, capitanati dal Regno di Sardegna e seguito dalla Toscana).
    Per quanto riguarda il Tesoro, il contributo più alto lo pagò il Sud. Il capitale circolante delle Due Sicilie era più del doppio di quello di tutti gli altri stati della penisola messi insieme.
    Le riserve auree, in milioni di lire, degli antichi Stati italiani al momento delle annessioni eranoue Sicilie 445,2
    Lombardia 8,1
    Ducato di Modena 0,4
    Parma e Piacenza 1,2
    Roma (1870) 35,3
    Romagna, Marche e Umbria 55,3
    Piemonte 27
    Toscana 85,2
    Venezia (1866) 12,7


    La politica fiscale
    Nelle Due Sicilie, la tassazione complessiva raddoppiò in soli sei anni dall’annessione (da 14 lire pro-capite del 1859, alle 28 del 1866).
    Imposizioni fiscali furono imposte al Sud subito dopo la conquista piemontese:
    Imposta personale
    Tassa sulle successioni
    Tassa sulle donazioni, mutui e doti; sull’emancipazione ed adozione
    Tassa sulle pensioni
    Tassa sanitaria
    Tassa sulle fabbriche
    Tassa sull’industria
    Tassa sulle società industriali
    Tassa per pesi e misure
    Diritto d’insinuazione
    Diritto di esportazione sulla paglia, fieno, ed avena
    Sul consumo delle carni, pelli, acquavite e birra
    Tassa sulle mani morte
    Tassa per la caccia
    Tassa sulle vetture

    La politica fiscale perseguita dallo Stato unitario fu, poi, un caso di vero e proprio drenaggio di capitali dal Sud verso il Nord; infatti, la pressione fiscale in agricoltura crebbe nel regno d’Italia in maniera sperequata, così, mentre nelle Due Sicilie si pagano 40 milioni d’imposta fondiaria, nel 1866 se ne pagheranno 70, contro i 52 del Nord. Lo stesso avveniva per le tasse sugli affari.
    Il 18 febbraio 1861 fu abrogato il Concordato in vigore tra le Due Sicilie e lo Stato della Chiesa. I beni ecclesiastici furono espropriati e venduti, fruttando allo Stato unitario oltre 600 milioni. Gli acquirenti furono i borghesi liberali che se ne impossessano a prezzi irrisori; i capitali del Sud furono così rastrellati e resi disponibili per l’imprenditoria del nord, mentre al sud si ebbe un incremento dei latifondi, sottraendo ai contadini gli “usi civici”.
    La Spesa Pubblica
    La spesa pubblica appare prevalentemente concentrata al Nord tanto che lo Stato spendeva mediamente 50 lire per ogni cittadino del Nord e 15 per quello del Sud. Vi era poi una grossa sperequazione nella distribuzione della spesa tra Nord e Sud; per le opere idrauliche in agricoltura, ad esempio, che era la principale attività economica italiana, troviamo questi dati:Lombardia 92.165.574
    Veneto 174.066.407
    Emilia 130.980.520
    Sicilia 1.333.296
    Campania 465.533


    L’unica spesa di un certo rilievo per il Meridione fu l’acquedotto pugliese (peraltro realizzato dopo il 1902); la media pro-capite per queste spese fu di lire 0,39 nel Mezzogiorno (0,37 in Sicilia) contro la media nazionale di lire 19,71. I prestiti di favore per costruire gli edifici scolastici raggiunsero nel Sud la punta massima in Puglia di lire 5.777 per ogni 100.000 abitanti (Campania 641, Calabria 80); nel Nord le punte sono lire 13.345 in Piemonte e 15.625 in Lombardia; al Nord le scuole tecniche sono distribuite in ragione di una ogni 141 mila abitanti, al Centro una ogni 161 mila abitanti, al Sud una ogni 400 mila abitanti, analoga la situazione delle Università. Gli appalti vennero concessi quasi esclusivamente alle ditte del Centro-Nord e cosi pure le società dei Monopoli.
    Trasporti
    Anche per i trasporti il Sud è svantaggiato: mandare una merce via mare da Genova a Napoli costa 0,85 lire/quintale; in senso inverso costa 1,50. Le spese per spiagge, fari e fanali ammontano per il Nord a 278 mila lire/km di costa, a 83 mila al Centro, a 43 mila per il Sud e 31 mila in Sicilia; nella stessa epoca il Parlamento respinge i progetti di leggi speciali per i porti del Sud ed approva quelli per il Centro-Nord. Un gran parlare si è fatto sulle spese ferroviarie che lo Stato unitario ha fatto al Sud: lire 863 milioni per la parte continentale, 479 milioni per la Sicilia. Il tutto va però commisurato al totale di 4.076 milioni di lire spese nello stesso periodo per l’Italia intera: il Sud ebbe meno di un terzo dello stanziamento complessivo. In tal modo il Nord ottenne, a scapito del Sud, il progressivo miglioramento dei collegamenti ai mercati. Il 15 Ottobre del 1860 fu promulgato dal governo prodittatoriale di Garibaldi il decreto di concessione per la costruzione di strade ferrate in favore della Società Adami e Lemmi di Livorno, assicurando per contratto un utile netto del 7%; le precedenti convenzioni con ditte meridionali furono annullate anche se i lavori erano a buon punto tanto che tutte le gallerie e i ponti erano già stati costruiti.
    L’attacco dello Stato all’industria meridionale
    Si sostiene che fu la concorrenza dei prodotti del Nord ed esteri a mettere in ginocchio l’industria meridionale dopo l’unità, tesi tuttavia poco credibile poiché l’industria settentrionale copriva a stento il fabbisogno del suo mercato. Perché allora l’industria meridionale scomparve, malgrado fosse globalmente considerata ad un livello superiore a quella del Nord? La concorrenza estera c’era sia al Nord sia al Sud, eppure il primo sopravvisse e si sviluppò, mentre il Sud perse terreno anche nei settori in cui, al momento dell’unità, era alla pari o ad un livello più avanzato. La spiegazione va ricercata in quel preciso disegno politico che prevedeva uno sviluppo accelerato del Nord, finanziato proprio dalle risorse rastrellate al Sud. Gli strumenti di questa politica furono: la fiscalità, il rastrellamento di capitali e del risparmio, la strozzatura del credito, gli investimenti pubblici preferenziali per il Nord e la diminuzione delle commesse alle imprese del Sud. Non deve quindi destare meraviglia che la frattura economica Nord-Sud cominciasse a delinearsi già dopo 20 anni d’unità, e che dopo 40 era già netta.
    I fiori all’occhiello dell’economia meridionale come Pietrarsa, che era la più grande industria metalmeccanica d’Italia, i cantieri navali, gli stabilimenti siderurgici come Mongiana o Ferdinandea, l’industria tessile e le cartiere caddero in rovina o furono immediatamente chiusi. Contemporaneamente al Nord sorsero quasi dal nulla analoghi stabilimenti come l’Arsenale di La Spezia o colossi come l’Orlando. La costruzione della ferriera di Atina (al momento dell’unità due altoforni erano già pronti), venne subito sospesa, mentre contemporaneamente si registrò un incremento di analoghi complessi nell’area ligure-piemontese (l’Ansaldo, che prima del 1860 contava soltanto 500 dipendenti, li raddoppiò in due anni). Paradigmatico, poi, è l’esempio della marina mercantile meridionale: prima dell’unità era tra le più grandi del mondo, dopo il 1860 il governo di Torino preferì stanziare anticipi di capitale e sovvenzioni per le società di navigazioni genovesi, negandoli a quelle meridionali che furono così costrette a ridurre e sospendere le attività.
    Anche il settore tessile fu danneggiato dalla mancanza di commesse.
    Per quanto riguarda la fiorente industria della carta, lo Stato preferì acquistare il prodotto all’estero mandando sul lastrico migliaia di operai meridionali.

  2. #2
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    Predefinito Rif: A proposito di un nord vittima del sud

    bel 3D, bravo.
    esplicativo ma non eccessivamente lungo, continua così!
    legittimista si ma critico
    "il futuro d'italia è tutto nel mezzogiorno" G. Fortunato 1879

  3. #3
    Anti-terronismo militante
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    Predefinito Rif: A proposito di un nord vittima del sud

    Bravo. Dati espliciti all'occorrenza da sbattere in faccia alle merde verdognole e all'amico Penebianco.

  4. #4
    Сардиния
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    Predefinito Rif: A proposito di un nord vittima del sud

    Complimenti. Bravo davvero e ottimo il materiale postato.

    Ps. La verità non ha bandiere ne parti, il giusto al giusto.
    Ultima modifica di Dogma; 06-11-10 alle 14:58

  5. #5
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    Predefinito Rif: A proposito di un nord vittima del sud

    giopizzetto, southern, Dogma,

    grazie!

    Non avrei immaginato che sembrasse così interessante, del resto proprio questo pezzo non è "farina del mio sacco"!

    Io Vi invito sempre a visitare il mio blog:

    http://sikeloi.wordpress.com/ … blog sulla memoria siciliana …

    Ribadisco sempre: non ho alcun fine di lucro o di altra natura, lo giuro.

    A quasi 48 anni, del resto, certe cose si fanno solo per il piacere di farle e perchè si ritengono giuste.

    Posso solo garantire che continuerò ad impegnarmi, nel mio piccolissimo, affinchè la "vera" storia e la memoria del Sud venga conosciuta da quanta più gente (soprattutto proprio del Sud) e non più cancellata.

    Come diceva l'altro giorno un carissimo amico, maestro di arti marziali emigrato alle isole Cayman, "cosa vogliono da noi questi settentrionali? Sono sempre convinti di avere ragione e noi torto. Non hanno capito un c.zz.! Noi non abbiamo capito un c.zz.!!!"

    Grazie ancora e ciao
    Ultima modifica di io_sono_nessuno; 07-11-10 alle 16:10

 

 

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