Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    01 Aug 2019
    Località
    Thailandia
    Messaggi
    11,733
     Likes dati
    1,723
     Like avuti
    2,623
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    2

    Predefinito Multinazionali e sanzioni alla Russia. Come dire "Non me ne frega una cippa".

    Da Coca Cola e Nestlé, da Barilla a Ferrero: i grandi gruppi sono rimasti in Russia. E con le loro tasse finanziano un terzo delle spese militari di Mosca

    Sono oltre 2mila le aziende occidentali che non hanno mai smesso di fare affari in Russia. Nutrita la pattuglia italiana, che comprende pure Perfetti, Campari, Marcegaglia, Smeg, Mapei, De Longhi, Safilo, 19 FEBBRAIO 2025

    Centinaia di migliaia di morti, palate di miliardi buttati in armi, sanzioni, proclami, accostamenti al terzo Reich nazista. Eppure le imprese occidentali, statunitensi ed europee, in Russia non hanno mai smesso del tutto di fare affari. Non c’è solo il gas russo, che ha smesso di arrivare in Europa attraverso i gasdotti per prendere la via del mare ed esserci recapitato in forma del più costoso gas liquefatto. Ci sono anche 2.245 aziende occidentali, di cui un terzo sono multinazionali, che sono sempre rimaste attive in Russia. Lo scorso gennaio le imprese internazionali presenti nei confini russi sono anzi aumentate di 7 unità.
    Dall’inizio della guerra, quelle che hanno cessato completamente la loro attività sono state meno di 500, poco più di una su dieci. Altre 1.360 l’hanno soltanto ridotta, la maggioranza non ha cambiato nulla. I dati sono contenuti nell’ultima rilevazione del Kyiv School of Economics Institute (KSE), in cui si sottolinea pure come i profitti realizzati in Russia ammontino a “decine di miliardi di dollari”, rimasti per lo più in Russia.

    Mosca distingue infatti tra paesi amici e ostili. Le aziende di Stati Uniti, Regno Unito e Ue rientrano nella seconda categoria e possono quindi rimpatriare solo fino alla metà dei loro profitti. Le aziende di paesi amici, come Cina, India e Turchia, possono teoricamente mandare in patria tutti i loro guadagni, ma in pratica sono spinte a reinvestire i soldi in Russia. La decisione finale sul rimpatrio degli utili viene comunque presa da Mosca che così può esercitare un controllo su capitali in entrata e in uscita e gestire gli impatti sulla valuta nazionale.

    Qualche cifra, solo nel 2023, le multinazionali presenti in Russia hanno incassato 197 miliardi di dollari (188 miliardi di euro) con profitti per poco meno di 17 miliardi. Hanno pagato a Mosca tasse per 21,6 miliardi di dollari, che diventano 41,6 miliardi se si considera pure il 2022. Una cifra che equivale a un terzo del bilancio delle spese militari russe previste nel 2025. I soli gruppi europei hanno registrato ricavi, nel 2023, per 81 miliardi, versando imposte per 3 miliardi. Sarebbe forse il caso di ricordarsi queste cifre quando si suggerisce di inviare nuove truppe occidentali sul terreno di guerra, mettendo in conto la morte di migliaia e migliaia di giovani individui.
    ⁠ 
     ⁠I maggiori contributori del bilancio russo sono i colossi dei beni di consumo Mars, Nestlé, and Procter & Gamble, che, da sole, hanno versato in un anno 1,5 miliardi di tasse a Mosca. Ci sono poi colossi come Coca-Cola, Pepsi, Philip Morris, Metro, L’Oreal, aziende farmaceutiche come la francese Sanofi, la svizzera Novartis e le inglesi AstraZeneca e GSK, oppure banche come l’austriaca Raiffeisen.
    Nutrita la pattuglia italiana, che conta in tutto 142 gruppi. Tra i nomi spiccano quelli di Ferrero, Barilla, De Cecco, Perfetti, Parmalat (proprietà francese), Campari, Recordati, Marcegaglia, Smeg, Mapei, De Longhi, Safilo, Benetton, Boggi, Twinset, Brunello Cucinelli, Geox e Calzedonia.

    Sono ancora nel paese ma hanno sospeso gli investimenti Saipem (controllata al 13% dal Tesoro), Pirelli, Enel Green Power (controllato al 24% dal Tesoro), Tenaris, Lavazza e Menarini. Tra chi se n’è andato si annoverano Unicredit, Buzzi Unicem, Luxottica, Prada, Leonardo, Illy, Intesa Sanpaolo, Autogrill, Eni, Enel, Moncler.

    Dalle armi alla gas, dalla green economy all’automotive: così gli Stati Uniti hanno approfittato della guerra per saccheggiare l’industria Ue
    Il gruppo dolciario Ferrero fattura in Russia oltre 740 milioni di dollari, Perfetti si ferma a 270 milioni. Barilla mette a bilancio ricavi da 170 milioni. La filiale di Benetton incassa 121 milioni e ha un organico di quasi 500 dipendenti. Per Calzedonia la Russia vale quasi 400 milioni l’anno, e lo staff supera le 2mila persone. Campari ha ricavi per 110 milioni, Geox per 77 milioni. Il gruppo Marcegaglia, che ha acquistato un sito di Severstal, fattura 58 milioni. Mapei ha in Russia 225 addetti che generano ricavi per una trentina di milioni. I 60 dipendenti di Smeg alimentano un fatturato poco inferiore ai 40 milioni.
    L’Italia è comunque solo ottava nella classifica delle aziende rimaste in Russia. A svettare sono gli Stati Uniti con 795 imprese, seguiti dalla Germania (495) e della Gran Bretagna (292). Londra si è distinta in questi anni per essere un accanita propugnatrice di azioni militari più imponenti contro Mosca. Chissà cosa avrebbe detto Winston Churchill, tirato spesso in causa in questi tre anni come esempio di chi seppe assumere, seppure in un secondo momento, una posizione intransigente contro Hitler. Vengono poi la Cina (260 aziende),la Francia (185), il Giappone (181), la Svizzera (168). Dopo l’Italia si piazzano l’Olanda (112 imprese) e, al decimo posto, la Finlandia che, nonostante l’adesione alla Nato in funzione anti-Russia, conta ancora 102 società che operano e fatturano in Russia.


    Adesso che sembra che la guerra stia per terminare, saltano fuori tutte le storie nascoste. Ricordo che un imprenditore italiano fu sanzionato perche' continuava ad esportare in ancora in Russia e tutti a dire e scriver che gli stsva ben.

    Mentre le multinazionali americani, inglesi, italianem francesi pagavano alla Russia una cifra pari ad 1/3 delle spese militari del 2025. Avete mai letto che siano state multate ?

    Se ne fregano delle sanzioni e dei governi, l'importante e' avere un utile a fine anno e che i dividendi siano maggiori dell'anno precedente.
    Churchill: gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra.

    L’ignorante sa molto. L’intelligente sa poco. Il saggio non sa niente, ma l’imbecille sa sempre tutto.

  2. #2
    Date e vi sarà chiesto.
    Data Registrazione
    22 Sep 2014
    Messaggi
    24,182
     Likes dati
    1,586
     Like avuti
    9,643
    Mentioned
    196 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Multinazionali e sanzioni alla Russia. Come dire "Non me ne frega una cippa".

    Citazione Originariamente Scritto da Gigi Landi Visualizza Messaggio
    Da Coca Cola e Nestlé, da Barilla a Ferrero: i grandi gruppi sono rimasti in Russia. E con le loro tasse finanziano un terzo delle spese militari di Mosca

    Sono oltre 2mila le aziende occidentali che non hanno mai smesso di fare affari in Russia. Nutrita la pattuglia italiana, che comprende pure Perfetti, Campari, Marcegaglia, Smeg, Mapei, De Longhi, Safilo, 19 FEBBRAIO 2025

    Centinaia di migliaia di morti, palate di miliardi buttati in armi, sanzioni, proclami, accostamenti al terzo Reich nazista. Eppure le imprese occidentali, statunitensi ed europee, in Russia non hanno mai smesso del tutto di fare affari. Non c’è solo il gas russo, che ha smesso di arrivare in Europa attraverso i gasdotti per prendere la via del mare ed esserci recapitato in forma del più costoso gas liquefatto. Ci sono anche 2.245 aziende occidentali, di cui un terzo sono multinazionali, che sono sempre rimaste attive in Russia. Lo scorso gennaio le imprese internazionali presenti nei confini russi sono anzi aumentate di 7 unità.
    Dall’inizio della guerra, quelle che hanno cessato completamente la loro attività sono state meno di 500, poco più di una su dieci. Altre 1.360 l’hanno soltanto ridotta, la maggioranza non ha cambiato nulla. I dati sono contenuti nell’ultima rilevazione del Kyiv School of Economics Institute (KSE), in cui si sottolinea pure come i profitti realizzati in Russia ammontino a “decine di miliardi di dollari”, rimasti per lo più in Russia.

    Mosca distingue infatti tra paesi amici e ostili. Le aziende di Stati Uniti, Regno Unito e Ue rientrano nella seconda categoria e possono quindi rimpatriare solo fino alla metà dei loro profitti. Le aziende di paesi amici, come Cina, India e Turchia, possono teoricamente mandare in patria tutti i loro guadagni, ma in pratica sono spinte a reinvestire i soldi in Russia. La decisione finale sul rimpatrio degli utili viene comunque presa da Mosca che così può esercitare un controllo su capitali in entrata e in uscita e gestire gli impatti sulla valuta nazionale.

    Qualche cifra, solo nel 2023, le multinazionali presenti in Russia hanno incassato 197 miliardi di dollari (188 miliardi di euro) con profitti per poco meno di 17 miliardi. Hanno pagato a Mosca tasse per 21,6 miliardi di dollari, che diventano 41,6 miliardi se si considera pure il 2022. Una cifra che equivale a un terzo del bilancio delle spese militari russe previste nel 2025. I soli gruppi europei hanno registrato ricavi, nel 2023, per 81 miliardi, versando imposte per 3 miliardi. Sarebbe forse il caso di ricordarsi queste cifre quando si suggerisce di inviare nuove truppe occidentali sul terreno di guerra, mettendo in conto la morte di migliaia e migliaia di giovani individui.
    ⁠ 
     ⁠I maggiori contributori del bilancio russo sono i colossi dei beni di consumo Mars, Nestlé, and Procter & Gamble, che, da sole, hanno versato in un anno 1,5 miliardi di tasse a Mosca. Ci sono poi colossi come Coca-Cola, Pepsi, Philip Morris, Metro, L’Oreal, aziende farmaceutiche come la francese Sanofi, la svizzera Novartis e le inglesi AstraZeneca e GSK, oppure banche come l’austriaca Raiffeisen.
    Nutrita la pattuglia italiana, che conta in tutto 142 gruppi. Tra i nomi spiccano quelli di Ferrero, Barilla, De Cecco, Perfetti, Parmalat (proprietà francese), Campari, Recordati, Marcegaglia, Smeg, Mapei, De Longhi, Safilo, Benetton, Boggi, Twinset, Brunello Cucinelli, Geox e Calzedonia.

    Sono ancora nel paese ma hanno sospeso gli investimenti Saipem (controllata al 13% dal Tesoro), Pirelli, Enel Green Power (controllato al 24% dal Tesoro), Tenaris, Lavazza e Menarini. Tra chi se n’è andato si annoverano Unicredit, Buzzi Unicem, Luxottica, Prada, Leonardo, Illy, Intesa Sanpaolo, Autogrill, Eni, Enel, Moncler.

    Dalle armi alla gas, dalla green economy all’automotive: così gli Stati Uniti hanno approfittato della guerra per saccheggiare l’industria Ue
    Il gruppo dolciario Ferrero fattura in Russia oltre 740 milioni di dollari, Perfetti si ferma a 270 milioni. Barilla mette a bilancio ricavi da 170 milioni. La filiale di Benetton incassa 121 milioni e ha un organico di quasi 500 dipendenti. Per Calzedonia la Russia vale quasi 400 milioni l’anno, e lo staff supera le 2mila persone. Campari ha ricavi per 110 milioni, Geox per 77 milioni. Il gruppo Marcegaglia, che ha acquistato un sito di Severstal, fattura 58 milioni. Mapei ha in Russia 225 addetti che generano ricavi per una trentina di milioni. I 60 dipendenti di Smeg alimentano un fatturato poco inferiore ai 40 milioni.
    L’Italia è comunque solo ottava nella classifica delle aziende rimaste in Russia. A svettare sono gli Stati Uniti con 795 imprese, seguiti dalla Germania (495) e della Gran Bretagna (292). Londra si è distinta in questi anni per essere un accanita propugnatrice di azioni militari più imponenti contro Mosca. Chissà cosa avrebbe detto Winston Churchill, tirato spesso in causa in questi tre anni come esempio di chi seppe assumere, seppure in un secondo momento, una posizione intransigente contro Hitler. Vengono poi la Cina (260 aziende),la Francia (185), il Giappone (181), la Svizzera (168). Dopo l’Italia si piazzano l’Olanda (112 imprese) e, al decimo posto, la Finlandia che, nonostante l’adesione alla Nato in funzione anti-Russia, conta ancora 102 società che operano e fatturano in Russia.


    Adesso che sembra che la guerra stia per terminare, saltano fuori tutte le storie nascoste. Ricordo che un imprenditore italiano fu sanzionato perche' continuava ad esportare in ancora in Russia e tutti a dire e scriver che gli stsva ben.

    Mentre le multinazionali americani, inglesi, italianem francesi pagavano alla Russia una cifra pari ad 1/3 delle spese militari del 2025. Avete mai letto che siano state multate ?

    Se ne fregano delle sanzioni e dei governi, l'importante e' avere un utile a fine anno e che i dividendi siano maggiori dell'anno precedente.

    Per fortuna! altrimenti ci toccava mantenere pure quelli...
    Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
    Michel de Montaigne

  3. #3
    Forumista senior
    Data Registrazione
    04 Oct 2021
    Messaggi
    4,363
     Likes dati
    20
     Like avuti
    436
    Mentioned
    93 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Multinazionali e sanzioni alla Russia. Come dire "Non me ne frega una cippa".

    Se volete informazioni vere e affidabili sullo stato delle aziende occidentali in Russia c'è questo sito:

    https://leave-russia.org/

    Se volete fare polemica ci sono gli articoli italiani.

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    01 Aug 2019
    Località
    Thailandia
    Messaggi
    11,733
     Likes dati
    1,723
     Like avuti
    2,623
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    2

    Predefinito Re: Multinazionali e sanzioni alla Russia. Come dire "Non me ne frega una cippa".

    Citazione Originariamente Scritto da Elendil1 Visualizza Messaggio
    Se volete informazioni vere e affidabili sullo stato delle aziende occidentali in Russia c'è questo sito:

    https://leave-russia.org/

    Se volete fare polemica ci sono gli articoli italiani.
    Ho guardato il sito che hai indicato.

    1.776 ditte hanno continuato a fare operazioni con la Russia. Americane, inglesi, tedesche, italiane, francesi ecc.

    Ho letto qualche specifica su alcune compagnie. O cambiano nome, o aprano un altra sede, o hanno chiuso alcuni mesi poi riaperto.

    Quelle piu' ligie sono state 475.

    Quindi direi che l'articolo che ho postato non mente affatto e non fa polemica.
    Churchill: gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra.

    L’ignorante sa molto. L’intelligente sa poco. Il saggio non sa niente, ma l’imbecille sa sempre tutto.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 163
    Ultimo Messaggio: 05-08-22, 22:36
  2. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 09-03-22, 07:18
  3. Gramsci: "Referendum in Italia sulle sanzioni alla Russia"
    Di Ashur nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-03-18, 19:39
  4. Trump: "Le sanzioni alla Russia sono incostituzionali"
    Di Ashur nel forum Politica Estera
    Risposte: 62
    Ultimo Messaggio: 07-08-17, 18:35
  5. Russia, Berlusconi alla Nato: "Sanzioni da irresponsabili"
    Di FrancoAntonio nel forum Politica Europea
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 07-09-14, 23:16

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito