Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    La fuga di cervelli costa cara all'Italia
    "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"


    Ogni ricercatore 'top' vale in media 148 milioni di euro in brevetti. E i pochi che rimangono in Italia, nonostante le difficoltà, hanno un indice di produttività inferiore solo a britannici e canadesi

    dI ROSARIA AMATO



    ROMA - La fuga dei ricercatori italiani all'estero ha un costo, un costo molto alto. Ha provato a calcolarlo l'Icom, Istituto per la Competitività, in un'indagine commissionata dalla Fondazione Lilly, che promuove la ricerca medica, e dalla Fondazione Cariplo: negli ultimi 20 anni l'Italia ha perso quasi 4 miliardi di euro. La cifra corrisponde a quanto ricavato dal deposito di 155 domande di brevetto, dei quali "l'inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all'estero" e di altri 301 brevetti ai quali diversi ricercatori italiani emigrati hanno contribuito come membri del team di ricerca. Questi brevetti in 20 anni sono arrivati a un valore di 3,9 miliardi di euro, "cifra che può essere paragonata all'ultima manovrina correttiva dei conti pubblici annuncaita dal governo qualche mese fa", osservano gli autori della ricerca.

    Certo, si potrebbe obiettare, questi brevetti sono frutto, oltre che del genio italico, di équipe ben strutturate, ben finanziate, sostenute da università o centri di ricerca di valore. Probabilmente se questi preziosi cervelli, perfino i 'top 20' considerati dalla ricerca, fossero rimasti in Italia, non avrebbero brevettato un bel niente. E però se invece in Italia fossero stati adeguatamente sostenuti, il nostro Paese sarebbe stato più ricco. Secondo l'Icom, che ha presentato la ricerca oggi al Senato, in media ogni cervello in fuga può valere fino a 148 milioni di euro (nel caso in cui arrivi ai livelli degli scienziati più produttivi della Top 20 elaborata dall'associazione Via-Academy, costituita da un gruppo di ricercatori italiani che vivono e lavorano all'estero). Un calcolo che nello specifico può essere contestato, ma è indubbio che i tanti brevetti depositati dagli scienziati italiani all'estero si traducano in danaro.

    "Guardando alla classifica elaborata da Via-Academy 1 - spiega il coordinatore della ricerca, Stefano da Empoli - si vede come man mano che si arriva in cima alla graduatoria, la Top Italian Scientists, diminuisca il numero dei residenti in Italia e aumenti quello dei residenti all'estero". Insomma, il cervello quando fugge è più produttivo, probabilmente perché viene messo nelle condizioni migliori.

    "La ricerca non è solo in teoria uno dei motori dello sviluppo di ogni sistema Paese, ma è anche in pratica un grande investimento", afferma il presidente del Consiglio Universitario Nazionale Andrea Lenzi. Che non manca di sottolineare come anche la riforma attualmente in via di approvazione, fortemente constestata dagli studenti, non migliori assolutamente nulla dal punto di vista della ricerca: "Il difetto vero è che mancano le risorse per i ricercatori - spiega - questo non va bene perchè sono la categoria più debole. Si devono trovare le risorse, non si parla di cifre astronomiche ma serve un miliardo di euro, che corrisponderebbe a un viadotto sull'autostrada Bologna-Firenze".

    Per arrivare ai quattro miliardi di perdite calcolate, spiegano gli autori della ricerca, si fa riferimento al database dell'Organizzazione Mondiale per la proprietà Intellettuale, che associa ad ogni scienziato il numero di domande internazionali presentate in base all'anno di pubblicazione. Se il 'top scientist' l'autore principale, è italiano, emergono 11 brevetti nel settore chimico, 5 nell'ITC, e 139 nel settore farmaceutico, che comprende anche la medicina.

    La Fondazione ha poi calcolato il rendimento del brevetto: per esempio, un famaco anticancerogeno introdotto recentemente nel mercato ha generato un fatturato annuo di poco meno di due miliardi di euro. Il valore medio di 148 milioni viene calcolato sulla base del rendimento medio di un brevetto (che è diverso a seconda del settore: maggiore nel settore chimico, segue quello farmaceutico e infine l'ITC).

    Secondo lo studio, il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca ha abbandonato il Paese. Ma se si considerano i primi 100, ad essersene andato è addirittura la metà. Quelli che rimangono fanno quello che possono, che è comunque molto, sottolinea Lenzi: "In rapporto alla scarsità di stanziamenti e al fatto che in Italia il numero dei ricercatori sia più basso rispetto agli altri principali Paesi del G7 (da noi sono complessivamente 70.000, in Francia 155.000, in Regno Unito 147.000, in Germania 240.000, negli USA 1.150.00, in Canada 90.000 e in Giappone 640.00), i nostri ricercatori possiedono un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28 % di pubblicazioni scientifiche. La ricerca scientifica italiana risulta così essere superiore alla media dei principali Paesi europei, nonostante il più basso numero di ricercatori: l'Italia infatti si posiziona al terzo posto (2,28%), dopo l'Inghilterra (3,27%) ed il Canada (2,44%). Dopo di noi ci sono, in ordine, gli Stati Uniti (2,06%), la Francia (1,67%) la Germania (1,62%) e il Giappone (0,41%)".

    Insomma, si fa di necessità virtù. Ma si perde anche tanto: alla presentazione della ricerca oggi a Roma c'era anche Napoleone Ferrara, catanese, via dall'Italia dal 1988. Ferrara ha recentemente ottenuto il prestigioso premio internazionale Lasker Award per i suoi studi, che si sono svolti negli Stati Uniti, su un farmaco che blocca la perdita della vista nei pazienti "con degenerazione maculare senile umida, patologia che in passato conduceva alla cecità totale". Concetto Vasta, della Fondazione Lilly, lo ha presentato come "il secondo miglior ricercatore italiano in termini di pubblicazioni e di impatto scientifico", e ha osservato: "Se Ferrara fosse rimasto in Italia, con il frutto delle sue ricerche e dei suoi brevetti avrebbe potuto ricostruire da zero la sua università".

    Ma forse, se fosse rimasto in Italia, i suoi brevetti non avrebbero mai visto la luce. "Negli Usa - ha ammesso Ferrara - c'è un investimento enorme nella ricerca, miliardi di dollari, e da anni il governo americano investe molto nella lotta al cancro o alle altre principali malattie. C'è un'organizzazione che permette e facilita la ricerca, penso che il resto del mondo dovrebbe prendere esempio da questo modello".

    Proprio per promuovere la ricerca, la Fondazione Lilly oggi ha assegnato una borsa di studio di 360.000 euro a una giovane ricercatrice italiana, l'oncologa Tiziana Vavalà: la somma servirà a finanziare le ricerche della studiosa per i prossimi quattro anni.

    (30 novembre 2010)
    La fuga di cervelli costa cara all'Italia "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi" - Repubblica.it


    "Con la Cultura non si mangia".
    A tuo modo sei assai romantico, Nic - PiccolaIena

  2. #2
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    che paese di merda

  3. #3
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    Il problema non sono i fondi all'istruzione, non garantisci un milione di posti di lavoro come ricercatori dentro le uni. La questione è il nostro sistema produttivo, orientato a lavori di basso valore tecnologico (e basso valore aggiunto) dove serve più manodopera che menti. L'italia ha scelto (generalizziamo ora) di rimanere sul mercato non con la tecnologia ma con prezzi competitivi, un tempo lo faceva svalutando la lira, ora l'ha fatto svalutando il fattore produttivo "lavoro", quindi importando immigrati piuttosto che precarizzando italiani.
    Ultima modifica di giacomo; 01-12-10 alle 13:47

  4. #4
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    Citazione Originariamente Scritto da nicolaj198vi Visualizza Messaggio
    Sarebbe ora di mandare via a calci nel sedere tutti quei ricercatori e quant'altro che sono riusciti a far carriera accademica perchè figli/amici/parenti di altri ricercatori o docenti o comunque personaggi influenti, defraudando il posto a tutti coloro che, più competenti, si sono visti passare davanti persone di poco valore ai concorsi truccati, e sono stati alla fine costretti ad andare all'estero.
    Dare soldi all'ammasso di nepotisti che invadono attualmente i ruoli nelle università è veramente come dare perle ai porci.
    Qualcuno ha detto che con questa riforma si combatte il nepotismo, ma i meccanismi messi in opera mi sono oscuri :mmm:
    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

  5. #5
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Sarebbe ora di mandare via a calci nel sedere tutti quei ricercatori e quant'altro che sono riusciti a far carriera accademica perchè figli/amici/parenti di altri ricercatori o docenti o comunque personaggi influenti, defraudando il posto a tutti coloro che, più competenti, si sono visti passare davanti persone di poco valore ai concorsi truccati, e sono stati alla fine costretti ad andare all'estero.
    Dare soldi all'ammasso di nepotisti che invadono attualmente i ruoli nelle università è veramente come dare perle ai porci.
    Qualcuno ha detto che con questa riforma si combatte il nepotismo, ma i meccanismi messi in opera mi sono oscuri :mmm:
    mi è oscuro anche a me come si combatta il nepotismo....
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  6. #6
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    non c'è problema , con questa riforma rivoluzionaria e intelligentissima i ricercatori non esisteranno più :giagia: quindi niente più fuga di cervelli all'estero :giagia: tanto noi c'abbiamo i nuovi professorini a contratto interinale che dopo 6 anni si tolgono dalle palle :giagia:

  7. #7
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Sarebbe ora di mandare via a calci nel sedere tutti quei ricercatori e quant'altro che sono riusciti a far carriera accademica perchè figli/amici/parenti di altri ricercatori o docenti o comunque personaggi influenti, defraudando il posto a tutti coloro che, più competenti, si sono visti passare davanti persone di poco valore ai concorsi truccati, e sono stati alla fine costretti ad andare all'estero.
    Dare soldi all'ammasso di nepotisti che invadono attualmente i ruoli nelle università è veramente come dare perle ai porci.
    Qualcuno ha detto che con questa riforma si combatte il nepotismo, ma i meccanismi messi in opera mi sono oscuri :mmm:

    IDV c'aveva provato...
    "Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo"
    www.forumviola.it

  8. #8
    Super Troll
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    Predefinito Rif: La fuga di cervelli costa cara all'Italia: "In 20 anni abbiamo perso 4 miliardi"

    Non vi ha insegnato nulla la vicenda Glaxo?

    Sbavate per la globallizzazione solo quando miete il posto di lavoro di operai tessili, tornitori e "spazzolini"?


    Guagliò, la guerra è guerra...

    si diceva.

    E pure la globallizzazione è globallizzazione!
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

 

 

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