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    Predefinito L’ “Olocausto” fra Storia e Politica

    L’ “Olocausto” fra Storia e Politica



    1967, “nasce” l’industria dell’Olocausto
    Prima di tutto vi ringrazio per avermi invitato, questo è il mio primo viaggio in Italia e fra le
    tante città che ho visitato, Roma è stata la prima nella quale ho provato la sensazione di voler
    restare e vivere, perché è una città davvero speciale. E penso che mi piacerebbe anche ritirarmi a
    Teramo.
    L’argomento di cui vorrei parlare oggi è l’industria dell’olocausto, un termine col quale
    intendo quelle organizzazioni, istituzioni o singole persone ebree americane, che hanno sfruttato la
    terribile sofferenza degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale per scopi politici ed economici.
    La mia esposizione è divisa in due o forse tre parti: vorrei parlare delle origini dell’industria
    dell’olocausto, dell’ideologia dell’industria dell’olocausto, e dell’uso dell’industria dell’olocausto
    per sottrarre denaro all’Europa.
    La prima cosa da ricordare è che negli Stati Uniti non c’è mai stata alcuna discussione
    sull’olocausto nazista tra il 1948 e il 1967, nessun contributo originale nella vita intellettuale e
    politica americana. Ad esempio, fino agli anni Settanta non era mai stato tradotto Primo Levi, e a
    fino a quel momento erano stati pubblicati in inglese, sull’argomento, solo uno o due libri di
    carattere storico. L’olocausto è diventato oggetto di discussione nella vita pubblica negli Stati Uniti
    solo dopo la guerra arabo-israeliana del giugno 1967.
    La prima e ovvia questione da porsi è quale sia stato il motivo dell’assenza di un dibattito
    prima della fine degli anni Sessanta. La risposta, altrettanto ovvia, è che subito dopo la fine della
    seconda guerra mondiale gli Stati Uniti avevano instaurato un’alleanza politica con la Germania
    occidentale, e la Germania occidentale mal avrebbe sopportato una simile discussione. D’altro
    canto, in quel periodo le élites degli ebrei americani si attestavano in genere sulle linee delle élites
    della società americana, e dunque anch’esse non parlavano dell’olocausto, perché se lo avessero
    fatto, questo sarebbe sembrato un tentativo di minare l’alleanza tra gli Stati Uniti e la Germania
    occidentale. Nei fatti, in quel periodo gli unici a parlare dell’olocausto nazista erano di sinistra,
    perché allineati all’Unione Sovietica, e l’Unione Sovietica era contraria all’alleanza tra la Germania
    occidentale e gli Stati Uniti: cosicché, parlando dell’olocausto nazista, la sinistra avrebbe raggiunto
    l’obiettivo di minare l‘alleanza tra la Germania occidentale e gli Stati Uniti, così come voleva
    l’Urss.
    Questa era più o meno la fotografia della situazione prima del giugno del ’67. In seguito, dopo
    la guerra del giugno 67, accaddero due cose importanti nella società americana. Il primo
    cambiamento rilevante fu che Israele divenne il più importante alleato americano in Medio Oriente.
    Il secondo, visto che Israele era diventato il più importante alleato degli USA in Medio Oriente, che
    gli ebrei americani diventarono proisraeliani. Prima della guerra del giugno del 1967 l’olocausto era
    stato raramente menzionato nella vita americana, così come Israele, e in entrambe i casi
    essenzialmente per la stessa ragione: gli ebrei americani erano preoccupati che se fossero stati
    troppo pro Israele avrebbero potuto urtare la posizione dominante nella società americana. Dopo il
    giugno del ’67, essendo ormai Israele il principale alleato degli americani nel Medio Oriente,
    diventava possibile essere filoisraeliani, perché se a questo punto eri pro Israele eri anche pro Stati
    Uniti, dal momento che Israele stava combattendo per difendere gli interessi americani in Medio
    Oriente. Ecco dunque che dopo il 1967 gli ebrei americani diventano fortemente proisraeliani e
    2
    scoprono e usano l’olocausto nazista come arma per difendere Israele da qualsiasi atteggiamento
    critico.
    La questione diventava a questo punto come utilizzare l’olocausto come scudo protettivo di
    Israele, in un momento in cui le lezioni che si potevano trarre dall’olocausto potevano diventare
    armi critiche nei confronti dello stesso Israele. Questa è una domanda cruciale, e posso spiegarla
    con un esempio personale: entrambi i miei genitori erano sopravvissuti all’olocausto nazista, ed
    erano rimasti segnati così profondamente da questa loro esperienza durante la seconda guerra
    mondiale, da provare un profondo senso di identificazione con la sofferenza dei palestinesi. E
    allora, come poteva l’olocausto diventare un’arma per difendere Israele?
    Il dogma dell’ “unicità” e “incomparabilità” dell’olocausto
    La risposta a questo interrogativo sta a mio avviso nei due dogmi basilari che stavano
    diventando all’epoca parte dell’industria dell’olocausto: il primo dogma, che credo tutti voi in
    questa sala conosciate, è che l’olocausto è stato un evento unico nella storia. L’argomento con cui
    qui vi state confrontando recita che voi non potete comparare l’olocausto nazista a nessun altro
    orrore nella storia. Ora, questo dogma dell’incomparabilità è un controsenso per uno storico.
    Chiunque abbia frequentato dei corsi di storia delle scuole superiori sa che l’abc del fare storia è il
    comparare e confrontare. Per esempio un assunto tipico nelle classi di storia delle scuole è
    comparare e confrontare la rivoluzione francese con quella russa, o comparare e confrontare la
    monarchia francese con quella inglese. Qualsiasi persona razionale deve perciò concludere che se si
    assume la non comparabilità come dogma, diventa impossibile parlare di storia. Inoltre, la pretesa di
    non comparare è anche un abominio morale, perché fondamentalmente sta a significare che nessuno
    nella storia del mondo ha sofferto come gli ebrei.
    Quindi la domanda è: se questa dottrina del non comparare è priva di valore dal punto di vista
    storico e un abominio dal punto di vista morale, perché persiste? La risposta ovvia è che essa è
    fondamentalmente un’arma ideologica. Perché se tu affermi che qualcuno ha sofferto e soffre
    terribilmente, e in modo irripetibile, allora ciò vuol dire che questo qualcuno ha uno speciale diritto
    morale che gli deriva proprio dalla sua sofferenza. Ecco dunque che uno storico americano ha
    potuto scrivere che l’unicità della sofferenza degli ebrei dà forza morale ed emotiva alle
    rivendicazioni di Israele nei confronti delle altre nazioni. Questo a mio modo di vedere è il vero
    obbiettivo della dottrina dell’unicità: preservare Israele dalle critiche nei confronti dei suoi crimini,
    per i quali, se non vi fosse stato l’olocausto, sarebbe chiamato a difendersi.
    Il secondo dogma fondamentale dell’industria dell’olocausto è la convinzione che l’olocausto
    sia stato il culmine, il risultato finale di un eterno e irrazionale odio contro gli ebrei. Questo
    particolare dogma era l’essenza del libro di Daniel Goldhagen - I volenterosi carnefici di Hitler -
    che pretende di provare che l’olocausto nazista era il risultato di questo eterno e irrazionale odio
    tedesco contro gli ebrei. Come il primo dogma, anche questo è privo di fondamento dal punto di
    vista storico, in quanto non c’è nessuna prova che tutti i tedeschi dall’inizio dei tempi abbiano
    cercato di sterminare gli ebrei. Ma come il primo, anche questo dogma è politicamente molto utile
    dal punto di vista politico, nella misura in cui afferma che tutto il mondo cerca di assassinare gli
    ebrei senza che questo abbia nulla a che vedere con ciò che gli Ebrei hanno fatto. E quindi diventa
    possibile concludere che l’odio e il risentimento diretto contro gli Ebrei o contro Israele non hanno
    nulla a che fare con ciò che realmente gli Ebrei e Israele fanno.
    L’argomentazione va dritta all’obbiettivo più o meno in questo modo: uno, l’olocausto nazista
    fu il risultato dell’azione comune dei cattivi gentili che odiavano gli Ebrei; due, l’olocausto nazista,
    l’uccisione degli ebrei fu un evento irrazionale. Dunque, l’odio contro gli Ebrei è irrazionale.
    Dunque, tutto l’odio riversato contro Israele non ha nulla a che fare con ciò che gli Ebrei hanno
    sempre fatto.
    Vi faccio due esempi al proposito, tratti dagli scritti di Weizmann, la voce più autorevole per
    l’industria dell’olocausto. Un suo argomento tipico è che per circa duemila anni il popolo ebraico ha
    vissuto sull’orlo dell’estinzione, che gli Ebrei siano stati sempre sotto minaccia, col rischio di essere
    uccisi: per cosa? Per nessuna ragione. E’ questo un argomento chiave che viene usato per difendere
    Israele: esso pretende che il motivo che spinge gli arabi e i non arabi ad attaccare Israele è
    semplicemente il fatto che essi odiano gli ebrei. Ecco quel che scrive Weizmann:
    “a causa di ciò che siamo e di ciò che la nostra patria Israele rappresenta, il cuore delle
    nostre vite, il sogno dei nostri giorni, quando i nostri nemici cercheranno di distruggerci, lo
    faranno cercando di distruggere Israele; ed essi cercheranno di distruggere Israele distruggendo
    noi. Possiamo mai garantire che anche se rinunciamo ai nostri territori staremo al sicuro? No,
    non lo possiamo garantire. Possiamo garantire che se siamo moralmente nel giusto, non ci
    saranno più nazisti nel mondo? No, non lo possiamo garantire. Ciò che siamo, ciò che abbiamo
    rappresentato nei secoli, è stato un deterrente per i nostri nemici: infatti quanto più abbiamo amato
    la vita e quanto più abbiamo amato la giustizia e la dignità umana, tanto più siamo stati
    perseguitati”.
    L’ultima frase è, credo, la più importante. Weizmann sostiene che più siamo buoni, più ci
    odiano. Così se oggi i Palestinesi o gli Arabi provano odio contro Israele, l’unica spiegazione
    possibile è che Israele si è comportata in modo meraviglioso.
    Dovrei aggiungere che questa dottrina, se è molto distruttiva per i Palestinesi, può diventarla
    anche per gli Ebrei: essa infatti predica la totale irresponsabilità morale. Essa sostiene che non si è
    responsabili per l’ostilità che si provoca con le proprie azioni. Il che significa che se la gente prova
    odio o risentimento contro qualcuno, questo fatto non può in nessun modo essere messo in relazione
    con ciò che questo qualcuno ha compiuto. Il risultato è l’assenza di limiti e l’irresponsabilità delle
    proprie azioni.
    Eccoci dunque all’ultima parte di questa mia conferenza, che riguarda il modo in cui questa
    assenza di limiti e irresponsabilità abbia condotto l‘olocausto nazista nel racket dei ricatti. Il
    martellamento continuo nei confronti dell’Europa da parte dell’industria dell’olocausto, per quello
    che viene chiamato risarcimento, ha avuto come effetto la diffusione dell’antisemitismo e la
    negazione dell’olocausto. Vorrei farvi brevemente due esempi, utili per la discussione che mi
    piacerebbe poi sviluppare con voi.
    Chi provoca l’antisemitismo
    Il primo esempio riguarda ciò che è successo alle banche svizzere. All’inizio, alla metà degli
    anni 90, l’industria dell’olocausto lanciò tre accuse contro le banche svizzere. La prima era che
    dopo la seconda guerra mondiale i banchieri svizzeri avrebbero negato ai sopravvissuti e ai loro
    eredi l’accesso ai conti bancari; la seconda era che i banchieri svizzeri avrebbero distrutto i registri
    dei conti egli Ebrei; la terza che i banchieri svizzeri avrebbero sottratto miliardi e miliardi di dollari
    appartenenti agli Ebrei, e da questi depositati in Svizzera durante la seconda guerra mondiale.
    Nel maggio del 1996 venne quindi istituito un Comitato di Ebrei e Svizzeri con il compito di
    investigare su queste accuse. Ma ancor prima che esso potesse redigere un proprio rapporto sui
    risultati delle proprie indagini, l’industria dell’olocausto avanzò la pretesa che le banche svizzere
    pagassero il denaro rivendicato e, nel 1998, attraverso vari tipi di ricatto, costrinse la Svizzera a
    pagare 1,25 miliardi di dollari. Alcuni mesi dopo, anzi un anno dopo, il Comitato rese pubbliche i
    risultati della propria indagine, grazie alla quale – si deve peraltro ricordare che a suo interno
    c’erano Ebrei provenienti dagli Stati Uniti e Israele – si poteva concludere che: punto 1, non c’era
    alcuna prova che dopo la seconda guerra mondiale i banchieri svizzeri avessero negato ai
    sopravvissuti ebrei e ai loro eredi l’accesso ai conti; punto 2 – con riferimento alla seconda accusa –
    non c’era alcuna prova che i banchieri svizzeri avessero distrutto sistematicamente i registri dei
    conti degli ebrei; punto 3, c’erano le prove che la pretesa esistenza di miliardi di dollari nei conti
    ebrei in Svizzera era completamente infondata.
    La più grande autorità vivente sull’olocausto nazista è, senza eccezioni, è lo storico Raul
    Hilberg. E Hilberg, già nel ‘97, usava le parole “ricatto” ed “estorsione” per descrivere quello che le
    organizzazioni ebraico-americane stavano facendo. Egli affermò che tutte le pretese di miliardi di
    dollari degli ebrei nei conti delle banche svizzere erano pura follia. Ricordò fra l’altro: “Io ero un
    membro della classe media austriaca prima della seconda guerra mondiale, e mio padre non ha mai
    avuto un conto bancario in Austria, figuriamoci un conto corrente in Svizzera!” Evidentemente si
    ritiene che ci si possa far credere che tutti gli ebrei dei piccoli villaggi dell’Europa orientale, tutti,
    avessero un conto corrente svizzero e una Mercedes!
    Il caso delle banche svizzere provocò un’ondata di antisemitismo in Svizzera. Ma quando le
    fu chiesta ragione di questo fatto, l’industria dell’olocausto rispose che non poteva essere stata lei la
    causa dell’antisemitismo, e che invece erano gli antisemiti a causare l’antisemitismo!
    Questo è un esempio di quello di cui parlavo poco fa, e cioè il fatto che l’irresponsabilità
    morale alla fine può essere molto distruttiva - credo - anche per gli ebrei.
    Il “negazionismo” e l’infinita avidità dell’industria dell’olocausto
    Passiamo ora al secondo esempio, e cioè al caso degli industriali tedeschi. Anche in questo
    caso, l’industria dell’olocausto prima ha fabbricato pretese, e poi è ricorsa al ricatto per estorcere
    denaro.
    L’industria dell’olocausto ha cominciato a pretendere che ci fossero centinaia e centinaia di
    migliaia di sopravvissuti dell’olocausto nazista, che non ricevettero il risarcimento dalla Germania.
    Ricordo che mia madre era solita dire che se tutti quelli che avevano dichiarato di essere dei
    sopravvissuti all’olocausto fossero stati effettivamente tali, i nazisti non avrebbero ucciso nessuno.
    Questo vuol dire che siamo di fronte a un terribile esempio di negazione dell’olocausto. Perché se tu
    pretendi di aumentare il numero dei sopravvissuti, alla fine diminuisci il numero delle vittime:
    questo fa l’industria dell’olocausto, quando pretende che ci siano centinaia e centinaia di migliaia di
    sopravvissuti dei campi di concentramento e dei campi di lavori forzati dopo la seconda guerra
    mondiale.
    Ora, alcuni mi accusano di essere un negazionista dell’olocausto, o un visionario, ma io dico
    esattamente quello che credo: e cioè che la vecchia convenzionale tesi circa quello che è successo
    sia quella veritiera. La vecchia convenzionale tesi sosteneva che l’olocausto nazista era stato una
    sistematica industria della morte degli ebrei, efficiente come una catena di montaggio. E che solo
    poche persone al maggio 1945 erano sopravvissute ad essa: circa centomila, come dicono i migliori
    storici. Il che vuol dire che oggi i sopravvissuti ebrei ancora viventi sono circa dieci o ventimila.
    Ora, senza esagerazioni, la pretesa corrente dell’industria dell’olocausto è che ci sono circa un
    milione di sopravvissuti oggi ancora viventi, e che al 2035 ne saranno ancora vivi circa diecimila.
    A questo punto capite bene cosa vuol dire tutto questo: i miei genitori erano sopravvissuti
    all’olocausto nazista ed io già li ho persi entrambi. Se guardate alle tabelle delle assicurazioni, io
    non sarò più vivo nel 2035. Ma l’industria dell’olocausto, nella sua infinita avidità e
    irresponsabilità, afferma che 10.000 ebrei sopravvissuti ai lager saranno ancora vivi nel 2035.
    Il doppio furto dell’industria dell’olocausto
    L’ironia finale di tutto ciò è che l’industria dell’olocausto pretende che tutto il denaro così da
    essa raccolto sia destinato alle vittime dell’olocausto. Ma come voi potrete leggere nella prefazione
    all’edizione tedesca del mio libro, i sopravvissuti dell’olocausto hanno intentato causa contro
    l’industria dell’olocausto, perché non hanno mai avuto un centesimo di quel denaro. Così c’è un
    doppio ladrocinio: un furto contro i governi europei, e un furto contro le vittime viventi
    dell’olocausto nazista.
    Vorrei a questo punto finire con una nota personale. La Germania ha pagato per il
    risarcimento, dalla fine della guerra fino ad ora, 60 miliardi di dollari agli Ebrei. Adesso ricordate
    quello che ho detto prima: tutti gli storici più seri dicono che i sopravvissuti ebrei ai lager sono in
    realtà pochi: quindi, se la Germania ha pagato 60 miliardi di dollari e se i sopravvissuti sono pochi,
    se ne dovrebbe dedurre che ciascun sopravvissuto sia stato generosamente compensato per le sue
    sofferenze. In realtà, per fare un esempio che conosco da vicino, mia madre, che è stata nel campo
    di concentramento di Maidenek e poi in due campi di lavoro forzato dal settembre del ‘39 fino a
    maggio del ‘45, per tutto questo periodo di sofferenza ha ricevuto complessivamente 3500 dollari.
    E’ difficile che voi possiate incontrare un sopravvissuto che non avversi l’industria dell’olocausto
    per lo sfruttamento che essa fa dell’olocausto nazista. In effetti, sono convinto che l’olocausto
    nazista è usato a livello politico per perseguitare i palestinesi, a livello morale per sminuire la
    sofferenza degli altri popoli, e sul piano economico per alimentare il racket del ricatto.
    Per tutte queste ragioni, è ora di chiudere l’industria dell’olocausto.
    *Conferenza di Norman Finkelstein all’Università di Teramo



    L’ “Olocausto” fra Storia e Politica, Norman Finkelstein*
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  2. #2
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    Predefinito Rif: L’ “Olocausto” fra Storia e Politica

    Un mito sapientemente utilizzato da una minoranza odiosa e vendicativa.






    Quando un giorno la verità storica sarà ripristinata probabilmente ricorderemo questi ultimi 60 anni come un'epoca di stupidità generalizzata.
    Ultima modifica di stanis ruinas; 27-11-10 alle 09:24
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

  3. #3
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    Predefinito Rif: L’ “Olocausto” fra Storia e Politica

    Citazione Originariamente Scritto da stanis ruinas Visualizza Messaggio
    Un mito sapientemente utilizzato da una minoranza odiosa e vendicativa.






    Quando un giorno la verità storica sarà ripristinata probabilmente ricorderemo questi ultimi 60 anni come un'epoca di stupidità generalizzata.



    Assolutamente d'accordo con te Stanis. Un mito falso e grossolano che , presto o tardi, dovrà cadere per sempre: allora gli europei si potranno liberare delle catene che continuano a portare in nome di una indotta serie di "sensi di colpa" intollerabili.



  4. #4
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    Predefinito Rif: L’ “Olocausto” fra Storia e Politica

    Citazione Originariamente Scritto da Avamposto Visualizza Messaggio
    Assolutamente d'accordo con te Stanis. Un mito falso e grossolano che , presto o tardi, dovrà cadere per sempre: allora gli europei si potranno liberare delle catene che continuano a portare in nome di una indotta serie di "sensi di colpa" intollerabili.


    C'è senz'altro da augurarselo soprattutto perchè esiste uno stato che pratica impunemente del terrorismo che su questo mito ha costruito le sue fortune e ha creato da sessantacinque anni una situazione di tensione in una delle aree geostrategiche più importanti del pianeta.
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

 

 

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