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    Predefinito La pasta Voiello è svizzera

    La storia della presenza svizzera a Napoli raccontata in un numero monografico della rivista ticinese "Arte & Storia" - swissinfo
    Napoletana? Quando mai? La pasta Voiello è svizzera

    Che la pizza rimandi a Napoli, è ormai tradizione consolidata. Ma che in una della marche di pasta più note e apprezzate, e non solo a Napoli, ci fossero antenati elvetici, pochi lo sapevano.

    La presenza degli svizzeri a Napoli va ben oltre, tuttavia, il dato aneddotico: è una storia di fitte ed intense relazioni che si snodano dal Quattrocento fino ai nostri giorni.

    Partire dalla pasta, così strettamente legata alla cultura mediterranea e alle abitudini alimentari della latinità, è in fondo come prendere posto sul treno del presente per un viaggio a ritroso nel tempo. Un viaggio che ci fa scoprire l'aria antica di Berna nella più napoletana delle paste.

    Lasciato il canton Berna alla volta di Napoli, il tecnico ferroviario Theodor von Wittel sposa la figlia di un pastaio, Rosetta Inzerillo. Theodor entra nell'azienda pieno di intrapendenza e la orienta in modo marcato nella produzione dei maccheroni. Naturalizzando il suo nome in Voiello nel 1879, non si rese probabilmente conto della felice intuizione di marketing.

    C'è da scommettere, infatti, che i maccheroni von Wittel non avrebbero conosciuto, con grande probabilità, un futuro prospero e longevo. La pasta Voiello, invece, oltre ad essere uno dei simboli della cucina napoletana, è una marca apprezzata oltre i confini del Bel Paese.


    Dalle grandi città svizzere verso Sud

    Se agli inizi degli anni Sessanta tanti cittadini dell'Italia del sud lasciano la propria terra spinti in Svizzera dalla speranza di una vita economicamente migliore, nel secolo precedente il Meridione d'Italia, e in particolare Napoli, rappresenta un vero e proprio Eden per tanti svizzeri.

    Sono le città svizzere più importanti, come Ginevra, Neuchâtel, Zurigo e Friborgo ad alimentare il flusso migratorio verso il Mezzogiorno, dimostrando peraltro la grande capacità attrattiva della capitale borbonica tanto nei confronti dei germanofoni, quanto dei francofoni.

    Gli svizzeri emigrano con diversi obiettivi personali, ma tutti mossi dalle prospettive di lavoro offerte dalla dinamica realtà partenopea. E emigrano numerosi, a tal punto che, verso la metà dell'Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità straniere presenti a Napoli.

    La prima ondata migratoria dalla Svizzera verso Napoli avviene tra la seconda metà del Settecento e gli inizi dell'Ottocento ed è di estrazione sociale piuttosto variegata.

    Molti partono con le famiglie e si trasferiscono nel Regno delle Due Sicilie come imprenditori, banchieri, ma anche come forza lavoro, dando forte impulso ad interi comparti economici delle aree maggiormente produttive, dalle industrie (soprattutto tessili e cotonfici) alle banche, dagli alberghi al commercio.

    Il mare di Napoli, come scrive il ricercatore Nicola Forte, si ingrossa con gocce di storie di famiglie che si possono definire storiche per avere svolto attività per più generazioni: Meuricoffre, Egg, Caflish, Schlaepfer, Vonwiller, Meyer, Corradini, Zollinger, Wenner, von Arx, tanto per citare le più rappresentative.

    Delle famiglie svizzere rimane vivo il ricordo in città dei banchieri Meuricoffre: la loro discendenza, vissuta a Napoli per duecento anni, si è ormai estinta. Di fede evangelica e di spirito cosmopolita, il loro straordinario merito è di aver rivestito un importante ruolo nella storia napoletana anche per le autorevoli funzioni diplomatiche svolte per generazioni.

    Cotone e cioccolato

    Un'impronta importante e durevole anche da parte della famiglia Wenner, originaria di San Gallo e la più celebre nel settore tessile svizzero-napoletano. Nei primi decenni dell'Ottocento, infatti, la famiglia Wenner avvia nel Salernitano l'industria cotoniera. Un'attività che conoscerà uno sviluppo incessante dando lavoro a moltissime persone.

    Che dire, inoltre del dolce segno lasciato dal grigionese Durisch Caflish, originario della parte romancia del cantone, che a Napoli crea l'omonima e davvero mitica pasticcieria e cioccolateria, una tappa piacevolmente obbligatoria per i golosi del mondo intero da quasi due secoli. E' anche opera di uno svizzero - Aurelio Item, figlio di un albergatore - uno dei più importanti ritrovamenti negli scavi di Pompei, ossia la Villa dei Misteri, famosa per i suoi affreschi.

    L'altra componente significativa della comunità elvetica, almeno fino al 1861, è rappresentata dai reggimenti svizzeri al servizio dei Borboni, che vanno a costituire le milizie scelte dei sovrani del Regno, a loro fedeli fino alla fine.


    Ticinese un "pezzo" del Maschio Angioino

    A Napoli è fra i monumenti più amati, importanti e visitati: il Maschio Angioino, noto come il Castel Nuovo, porta anche una piccola firma ticinese, quella di Domenico Gagini da Bissone, giunto nella capitale partenopea nel 1457. Lo scultore dà il suo contributo artistico nella realizzazione dell'Arco di Trionfo scolpendo, in particolare, la statua della Temperanza.

    Ticinese anche il maggiore ingegnere del Regno. Se Napoli ha il Palazzo reale inserito in uno splendido contesto urbanistico, è grazie all'architetto ticinese Domenico Fontana, nato a Melide nel 1543. A Napoli nel 1593, riceve dal vicerè il compito "di cambiare il volto di Napoli". Mano ticinese, da parte dell'architetto Pietro Bianchi, anche per la chiesa di San Francesco di Paola.

    Oggi la colonia svizzera presente a Napoli è costituita soprattutto da discendenti delle famiglie che decisero di restare. Molti hanno studiato in Svizzera ma, contrariamente ai loro antenati, i giovani sono perfettamente inseriti nella realtà napoletana. E svolgono lavori "normali": impiegati statali, bancari, liberi professionisti. E le donne bionde non sono più identificate come "le svizzere".

    swissinfo, Françoise Gehring, Lugano
    Ultima modifica di x_alfo_x; 19-01-10 alle 03:18

  2. #2
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli




    Solo due busti marmorei nascosti dalla vegetazione della splendida Villa Fiorita (oggi Villa Domi) allo Scudillo di Capodimonte, a Napoli, rivelano che quella magnifica residenza napoletana appartenne alla famiglia svizzera dei Meuricoffre, cognome mutato dal tedesco Moerikhofer.

    Un libro ripercorre la storia di questa famiglia originaria di Frauenfeld, nel Canton Turgovia.

    Il libro di Elio Capriati, “Ritratto di famiglia. I Meuricoffre”, appena pubblicato, ritraccia la storia di questa famiglia, dapprima emigrata a Lione per poi approdare a Napoli.


    Imprenditori nel Regno delle due Sicilie

    Il capostipite, Frederic-Robert si trasferì, nel 1760, nella città partenopea. Dinastia di imprenditori, i Meuricoffre andarono a ingrossare quella folta schiera di industriali, ingegneri, commercianti, militari e banchieri svizzeri che fra ‘700 e ‘800, scesero nel Regno delle due Sicilie per cercare fortuna o semplicemente per ampliare le loro attività commerciali.

    L’autore del libro, Elio Capriati, dirigente per 30 anni al Banco di Napoli, arriva per caso alla famiglia Meuricoffre. Appassionato di storia, 5 anni fa, durante le sue ricerche nell’archivio dell’ antico istituto bancario, si imbatte nel nome di Tell Meuricoffre, nipote di Friedrich-Robert.

    Tell sedette per diversi anni nel consiglio di amministrazione dell’antica banca partenopea, ma di lui e di tutta la famiglia -ormai estinta- non c’era quasi più memoria a Napoli.

    Capriati comincia così a scavare nella storia di questa dinastia. Una vera saga che parte da Frauenfeld, dove Capriati comincia a svolgere minuziose ricerche negli arichivi cittadini, passando per Lione, per concludersi nelle biblioteche e negli archivi napoletani.

    “Frederic-Robert Meuricoffre, il capostipite” -dice a swissinfo Elio Capriati- “fu inviato dalla famiglia, residente a Lione (da qui la francesizzazione del nome) a Napoli, per procurarsi la seta grezza da inviare in Francia alla casa madre, dove veniva lavorata e commercializzata”.

    La carriera del giovane Frederic-Robert, è rapidissima. In pochi anni si inserisce nel contesto economico ma anche politico e culturale della capitale del regno. Fonda addirittura una banca che diventerà uno degli snodi fondamentali per economia del regno.


    Stranieri e calvinisti

    “I Meuricoffre, segnarono profondamente la vita di Napoli fra ‘700 e ‘800” ci dice ancora l’autore del libro. “Pur essondo una famiglia straniera e oltretutto calvinista, i cattolicissimi Borbone, si appoggiarono spesso e volentieri alla loro competenza e soprattutto al loro cosmopolitismo, nel tentativo di modernizzare il regno.

    I Meuricoffre, avevano contatti in tutta Europa, Frederic-Robert sposò Henriette, figlia del medico di Federico di Prussia. Durante il suo soggiorno in Italia la Banca Meuricoffre curò addirittura gli interessi finanziari del poeta tedesco Goethe.

    Con Frederic-Robert e il nipote Jean-George che lo seguì qualche anno dopo a Napoli, la famiglia allargò via via le sue attività, dalla seta al settore finanziario ma poi anche a quello industriale-siderurgico, alla costruzione delle ferrovie, alla modernizzazione dell’agricoltura.

    I Meuricoffre si inserirono al pari e forse meglio di molte altre famiglie straniere (parecchie svizzere) come i Willer, i Wenner, gli Schoepfer, i ticinesi Corradini. Per loro Napoli divenne veramente una seconda patria.

    “Furono anche filantropi, costruirono l’ospedale internazionale molto apprezzato ancora oggi” ci dice Capriati. “La loro attività si sviluppò anche in campo artistico. Furono grandi mecenati, fecero costruire ville stupende, accolsero nei loro salotti anche personaggi che hanno fatto la storia”.

    Leggendaria, nel 1770, l’ esibizione del giovane W.A. Mozart.


    Consoli svizzeri

    I Meuricoffre, ricoprirono per 150 anni, anche il ruolo di Consoli svizzeri presso il regno di Napoli. Un compito tutt’altro che simbolico. Tutto l’800 fu segnato da grandi crisi politiche e economiche.

    Presso l’esercito reale erano impiegati cira 8.000 mercenari svizzeri. Furono proprio loro che durante i moti liberali del 1848 colpirono duramente i manifestanti in piazza tanto da costringere Berna a intervenire per far richiamare in patria i 4 reggimenti contro la volontà dei Borbone. Solo l’intervento diplomatico dei Meuricoffre, riuscì a salvare una situazione che si stava deteriorando fra il Regno e la capitale federale.


    Il declino

    La saga dei Meuricoffre comincia a scricchiolare agli inizi del 1900. La crisi economica mondiale, alcune malversazioni che costringono la famiglia a cedere la banca al Credito Italiano, un clima sempre più ostile verso gli stranieri conseguente probabilmente alla fine della monarchia e all’avvento dello stato unitario, segnano il declino di questa grande famiglia.

    La dinastia dei Meuricoffre si chiude con la morte di Jhon, nel 1931, senza eredi maschi. L’ultimo discendente, Piero Gruber, si spegne a Ponte Capriasca (TI) nel 1998.

    swissinfo, Paolo Bertossa, Roma
    Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli - swissinfo

  3. #3
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli




    Solo due busti marmorei nascosti dalla vegetazione della splendida Villa Fiorita (oggi Villa Domi) allo Scudillo di Capodimonte, a Napoli, rivelano che quella magnifica residenza napoletana appartenne alla famiglia svizzera dei Meuricoffre, cognome mutato dal tedesco Moerikhofer.

    Un libro ripercorre la storia di questa famiglia originaria di Frauenfeld, nel Canton Turgovia.

    Il libro di Elio Capriati, “Ritratto di famiglia. I Meuricoffre”, appena pubblicato, ritraccia la storia di questa famiglia, dapprima emigrata a Lione per poi approdare a Napoli.


    Imprenditori nel Regno delle due Sicilie

    Il capostipite, Frederic-Robert si trasferì, nel 1760, nella città partenopea. Dinastia di imprenditori, i Meuricoffre andarono a ingrossare quella folta schiera di industriali, ingegneri, commercianti, militari e banchieri svizzeri che fra ‘700 e ‘800, scesero nel Regno delle due Sicilie per cercare fortuna o semplicemente per ampliare le loro attività commerciali.

    L’autore del libro, Elio Capriati, dirigente per 30 anni al Banco di Napoli, arriva per caso alla famiglia Meuricoffre. Appassionato di storia, 5 anni fa, durante le sue ricerche nell’archivio dell’ antico istituto bancario, si imbatte nel nome di Tell Meuricoffre, nipote di Friedrich-Robert.

    Tell sedette per diversi anni nel consiglio di amministrazione dell’antica banca partenopea, ma di lui e di tutta la famiglia -ormai estinta- non c’era quasi più memoria a Napoli.

    Capriati comincia così a scavare nella storia di questa dinastia. Una vera saga che parte da Frauenfeld, dove Capriati comincia a svolgere minuziose ricerche negli arichivi cittadini, passando per Lione, per concludersi nelle biblioteche e negli archivi napoletani.

    “Frederic-Robert Meuricoffre, il capostipite” -dice a swissinfo Elio Capriati- “fu inviato dalla famiglia, residente a Lione (da qui la francesizzazione del nome) a Napoli, per procurarsi la seta grezza da inviare in Francia alla casa madre, dove veniva lavorata e commercializzata”.

    La carriera del giovane Frederic-Robert, è rapidissima. In pochi anni si inserisce nel contesto economico ma anche politico e culturale della capitale del regno. Fonda addirittura una banca che diventerà uno degli snodi fondamentali per economia del regno.


    Stranieri e calvinisti

    “I Meuricoffre, segnarono profondamente la vita di Napoli fra ‘700 e ‘800” ci dice ancora l’autore del libro. “Pur essondo una famiglia straniera e oltretutto calvinista, i cattolicissimi Borbone, si appoggiarono spesso e volentieri alla loro competenza e soprattutto al loro cosmopolitismo, nel tentativo di modernizzare il regno.

    I Meuricoffre, avevano contatti in tutta Europa, Frederic-Robert sposò Henriette, figlia del medico di Federico di Prussia. Durante il suo soggiorno in Italia la Banca Meuricoffre curò addirittura gli interessi finanziari del poeta tedesco Goethe.

    Con Frederic-Robert e il nipote Jean-George che lo seguì qualche anno dopo a Napoli, la famiglia allargò via via le sue attività, dalla seta al settore finanziario ma poi anche a quello industriale-siderurgico, alla costruzione delle ferrovie, alla modernizzazione dell’agricoltura.

    I Meuricoffre si inserirono al pari e forse meglio di molte altre famiglie straniere (parecchie svizzere) come i Willer, i Wenner, gli Schoepfer, i ticinesi Corradini. Per loro Napoli divenne veramente una seconda patria.

    “Furono anche filantropi, costruirono l’ospedale internazionale molto apprezzato ancora oggi” ci dice Capriati. “La loro attività si sviluppò anche in campo artistico. Furono grandi mecenati, fecero costruire ville stupende, accolsero nei loro salotti anche personaggi che hanno fatto la storia”.

    Leggendaria, nel 1770, l’ esibizione del giovane W.A. Mozart.


    Consoli svizzeri

    I Meuricoffre, ricoprirono per 150 anni, anche il ruolo di Consoli svizzeri presso il regno di Napoli. Un compito tutt’altro che simbolico. Tutto l’800 fu segnato da grandi crisi politiche e economiche.

    Presso l’esercito reale erano impiegati cira 8.000 mercenari svizzeri. Furono proprio loro che durante i moti liberali del 1848 colpirono duramente i manifestanti in piazza tanto da costringere Berna a intervenire per far richiamare in patria i 4 reggimenti contro la volontà dei Borbone. Solo l’intervento diplomatico dei Meuricoffre, riuscì a salvare una situazione che si stava deteriorando fra il Regno e la capitale federale.


    Il declino

    La saga dei Meuricoffre comincia a scricchiolare agli inizi del 1900. La crisi economica mondiale, alcune malversazioni che costringono la famiglia a cedere la banca al Credito Italiano, un clima sempre più ostile verso gli stranieri conseguente probabilmente alla fine della monarchia e all’avvento dello stato unitario, segnano il declino di questa grande famiglia.

    La dinastia dei Meuricoffre si chiude con la morte di Jhon, nel 1931, senza eredi maschi. L’ultimo discendente, Piero Gruber, si spegne a Ponte Capriasca (TI) nel 1998.

    swissinfo, Paolo Bertossa, Roma
    Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli - swissinfo
    addirittura corre la voce (non so fino a che punto attendibile) che persino la sfogliatella (dolce caratteristico dei napoletani) sia una invenzione di un immigrato svizzero

  4. #4
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    La pasta notoriamente conosciuta come originaria di Napoli in effetti già dal 1400 si ha notizia di antiche lavorazioni nei paesini della costiera amalfitana, dove, data l'abbondanza d'acqua e la conseguente facile disponibilità di mulini per la lavorazione delle farine ci fu uno sviluppo abbastanza sostenuto di questo alimento. Allora la costiera la si poteva raggiungere solo via mare o da antiche mulattiere che però conoscevano solo pochi locali. I produttori di pasta ebbero la necessità di ampliare le proprie attività ed il territorio cosi scosceso del posto non lo permetteva e pertanto ebbero la necessità di attraversare i Monti Lattari e giungere in zone pianeggianti dalle parti di Gragnano e Torre Annunziata e, con i vicini porti, poterono far viaggiare il loro prodotto in tutto il mediterraneo. Nei secoli successivi e specialmente nel periodo borbonico, nel meridione d'Italia, specialmente nella zona di Napoli, non si emigrava anzi c'era una forte immigrazione e la comunità svizzera era una di quelle più numerose. Il Wittel era un bravo meccanico che cercò e trovò lavoro nei cantieri di Castellamare, conobbe la figlia del pastaio che sposò ed entrò cosi a lavorare nell'azienda di famiglia. Alla morte del suocero ne divenne il proprietario insieme alla consorte. Felice fù l'intuizione del nome che in un primo momento doveva essere Vitiello, un nome molto diffuso nel vesuviano e molto simile al suo col quale veniva appellato da chi lo conosceva, ma non potè utilizzarlo poichè in zona già esisteva un'altro pastificio Vitiello se non ricordo male dalle parti di Torre del Greco. Pertanto affermare che la pasta Voiello è svizzera è una di quelle affermazioni che può ingannare solo qualche boccalone dando adito a discussioni che possono generare discussioni antimeridionali. Un saluto



    Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli




    Solo due busti marmorei nascosti dalla vegetazione della splendida Villa Fiorita (oggi Villa Domi) allo Scudillo di Capodimonte, a Napoli, rivelano che quella magnifica residenza napoletana appartenne alla famiglia svizzera dei Meuricoffre, cognome mutato dal tedesco Moerikhofer.

    Un libro ripercorre la storia di questa famiglia originaria di Frauenfeld, nel Canton Turgovia.

    Il libro di Elio Capriati, “Ritratto di famiglia. I Meuricoffre”, appena pubblicato, ritraccia la storia di questa famiglia, dapprima emigrata a Lione per poi approdare a Napoli.


    Imprenditori nel Regno delle due Sicilie

    Il capostipite, Frederic-Robert si trasferì, nel 1760, nella città partenopea. Dinastia di imprenditori, i Meuricoffre andarono a ingrossare quella folta schiera di industriali, ingegneri, commercianti, militari e banchieri svizzeri che fra ‘700 e ‘800, scesero nel Regno delle due Sicilie per cercare fortuna o semplicemente per ampliare le loro attività commerciali.

    L’autore del libro, Elio Capriati, dirigente per 30 anni al Banco di Napoli, arriva per caso alla famiglia Meuricoffre. Appassionato di storia, 5 anni fa, durante le sue ricerche nell’archivio dell’ antico istituto bancario, si imbatte nel nome di Tell Meuricoffre, nipote di Friedrich-Robert.

    Tell sedette per diversi anni nel consiglio di amministrazione dell’antica banca partenopea, ma di lui e di tutta la famiglia -ormai estinta- non c’era quasi più memoria a Napoli.

    Capriati comincia così a scavare nella storia di questa dinastia. Una vera saga che parte da Frauenfeld, dove Capriati comincia a svolgere minuziose ricerche negli arichivi cittadini, passando per Lione, per concludersi nelle biblioteche e negli archivi napoletani.

    “Frederic-Robert Meuricoffre, il capostipite” -dice a swissinfo Elio Capriati- “fu inviato dalla famiglia, residente a Lione (da qui la francesizzazione del nome) a Napoli, per procurarsi la seta grezza da inviare in Francia alla casa madre, dove veniva lavorata e commercializzata”.

    La carriera del giovane Frederic-Robert, è rapidissima. In pochi anni si inserisce nel contesto economico ma anche politico e culturale della capitale del regno. Fonda addirittura una banca che diventerà uno degli snodi fondamentali per economia del regno.


    Stranieri e calvinisti

    “I Meuricoffre, segnarono profondamente la vita di Napoli fra ‘700 e ‘800” ci dice ancora l’autore del libro. “Pur essondo una famiglia straniera e oltretutto calvinista, i cattolicissimi Borbone, si appoggiarono spesso e volentieri alla loro competenza e soprattutto al loro cosmopolitismo, nel tentativo di modernizzare il regno.

    I Meuricoffre, avevano contatti in tutta Europa, Frederic-Robert sposò Henriette, figlia del medico di Federico di Prussia. Durante il suo soggiorno in Italia la Banca Meuricoffre curò addirittura gli interessi finanziari del poeta tedesco Goethe.

    Con Frederic-Robert e il nipote Jean-George che lo seguì qualche anno dopo a Napoli, la famiglia allargò via via le sue attività, dalla seta al settore finanziario ma poi anche a quello industriale-siderurgico, alla costruzione delle ferrovie, alla modernizzazione dell’agricoltura.

    I Meuricoffre si inserirono al pari e forse meglio di molte altre famiglie straniere (parecchie svizzere) come i Willer, i Wenner, gli Schoepfer, i ticinesi Corradini. Per loro Napoli divenne veramente una seconda patria.

    “Furono anche filantropi, costruirono l’ospedale internazionale molto apprezzato ancora oggi” ci dice Capriati. “La loro attività si sviluppò anche in campo artistico. Furono grandi mecenati, fecero costruire ville stupende, accolsero nei loro salotti anche personaggi che hanno fatto la storia”.

    Leggendaria, nel 1770, l’ esibizione del giovane W.A. Mozart.


    Consoli svizzeri

    I Meuricoffre, ricoprirono per 150 anni, anche il ruolo di Consoli svizzeri presso il regno di Napoli. Un compito tutt’altro che simbolico. Tutto l’800 fu segnato da grandi crisi politiche e economiche.

    Presso l’esercito reale erano impiegati cira 8.000 mercenari svizzeri. Furono proprio loro che durante i moti liberali del 1848 colpirono duramente i manifestanti in piazza tanto da costringere Berna a intervenire per far richiamare in patria i 4 reggimenti contro la volontà dei Borbone. Solo l’intervento diplomatico dei Meuricoffre, riuscì a salvare una situazione che si stava deteriorando fra il Regno e la capitale federale.


    Il declino

    La saga dei Meuricoffre comincia a scricchiolare agli inizi del 1900. La crisi economica mondiale, alcune malversazioni che costringono la famiglia a cedere la banca al Credito Italiano, un clima sempre più ostile verso gli stranieri conseguente probabilmente alla fine della monarchia e all’avvento dello stato unitario, segnano il declino di questa grande famiglia.

    La dinastia dei Meuricoffre si chiude con la morte di Jhon, nel 1931, senza eredi maschi. L’ultimo discendente, Piero Gruber, si spegne a Ponte Capriasca (TI) nel 1998.

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  5. #5
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Ma come? Che ci fanno gli svizzeri nel magrebino repapelle: e arretrato Regno delle Due Sicilie???

  6. #6
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    Arrow Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Purtroppo la Pasta Voiello non è più "napoletana" nel senso stretto del termine.

    Benchè la produzione sia rimasta a Marcianise, la Voiello è stata inglobata della Barilla (società con sede a Parma) nel 1973.

    Barilla - Voiello






    P.S.
    Cercando notizie su Marcianise su Wikipedia ho trovato la seguente notizia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Marcianise

    "Nel 1860 due monarchici sono stati condannati a morte perché avevano partecipato al movimento contro Garibaldi. I due erano insorti per difendere i medaglioni della famiglia reale borbonica che erano appesi a pochi metri dalla fontana municipale e che dovevano essere distrutti per legge."


    Si conosce il nome di questi due personaggi ?
    Grazie.














    _

  7. #7
    Anti-terronismo militante
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Citazione Originariamente Scritto da Napoli Capitale Visualizza Messaggio
    Purtroppo la Pasta Voiello non è più "napoletana" nel senso stretto del termine.

    Benchè la produzione sia rimasta a Marcianise, la Voiello è stata inglobata della Barilla (società con sede a Parma) nel 1973.

    Barilla - Voiello






    P.S.
    Cercando notizie su Marcianise su Wikipedia ho trovato la seguente notizia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Marcianise

    "Nel 1860 due monarchici sono stati condannati a morte perché avevano partecipato al movimento contro Garibaldi. I due erano insorti per difendere i medaglioni della famiglia reale borbonica che erano appesi a pochi metri dalla fontana municipale e che dovevano essere distrutti per legge."


    Si conosce il nome di questi due personaggi ?
    Grazie.


    _
    Ah perfetto... altro "sacco del nodde" :see:

  8. #8
    nodo in gola
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    Per Catania è uguale. Furono pasticcieri sguizzeri a dar vita alla rinomata tradizione dolciaria etnea. Caviezel, Caflish, Greuter, Gretter, Brodbeck sono nomi piuttosto conosciuti in città.
    Del resto, chi glielo doveva insegnare ai siciliani l'uso del cioccolato, gli arabi?




  9. #9
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    Predefinito Rif: La pasta Voiello è svizzera

    come si fa a ricevere la rivista?

  10. #10
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