
Originariamente Scritto da
Pestis nigra
In Italia 1 persona su 6 soffre di disturbi mentali, situazione che si aggrava tra la popolazione in età lavorativa (quasi 1 su 5). L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi diagnosticati.
Nonostante i dati allarmanti, investiamo solo il solo il 3,4% del totale della spesa sanitaria in salute mentale, ben lontani dalla media europea del 5,7% e ancor di più da paesi virtuosi come Francia (15%), Germania (11,3%) e Regno Unito (10,3%).
Non considerarla una priorità ha un prezzo altissimo: i disturbi mentali, infatti, costano all’Italia €63 miliardi l’anno tra costi diretti (sistemi sanitari) e indiretti (perdita di produttività sul lavoro), pari al 3,3% del PIL nazionale.
Investire in salute mentale non solo migliora il benessere, ma è economicamente vantaggioso. I benefici includono riduzione dei ricoveri ospedalieri, migliore trattamento dei disturbi, maggiore partecipazione lavorativa e riduzione di assenteismo. Per ogni € investito in salute mentale si potrebbe generare un ritorno fino a 4,7 € di beneficio economico per il sistema paese!
Raggiungere il 5% della spesa sanitaria in salute mentale genererebbe 10,4 miliardi € di benefici economici, mentre arrivare al 10% (come raccomandato dalla Lancet Commission) produrrebbe benefici per 43,3 miliardi!
Ma ci sono buone notizie: il Governo italiano ha annunciato un nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale (che ancora non è stato pubblicato). È previsto un cambiamento nei modelli di cura per i disturbi mentali, collegando meglio ospedali e territorio. Il piano sottolinea l’importanza della prevenzione, con 10 milioni € stanziati per il supporto psicologico nelle scuole e fondi per campagne contro i disturbi alimentari tra i giovani.
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