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Discussione: Figure spirituali

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    Predefinito Figure spirituali

    venerdì 8 ottobre 2010
    Figure Spirituali
    di Lucio Coco




    In brevi capitoli, in questo libro, vengono presentati 15 personaggi nati dalla creazione letteraria, poi alcuni transitati anche al cinema e in tv:
    1. Suor Bianca dell'Agonia di Gesù (rif. bibliografico - G. Bernanos, "Dialoghi delle Carmelitane")
    Padre Brown (rif. bibliografico - G.K. Chesterton, "I racconti di padre Brown")
    Il curato di campagna (rif. bibliografico - G. Bernanos, "Diario di un curato di campagna")
    Il padre Ericsson (rif. filmografico - regia di Ingmar Bergman, "Luci d'inverno")
    Il cardinale Federico Borromeo (rif. bibliografico - A. Manzoni, "Promessi sposi")
    Dodici frati francescani (rif. bibliografico - J.M. Sánchez Silva, "Marcellino pane e vino"; rif. filmografico - regia di Ladislao Vajda, "Marcellino pane e vino")
    Il monaco Narciso (rif. bibliografico - H. Hesse, "Narciso e Boccadoro")
    Padre Paneloux (rif. bibliografico - A. Camus, "La peste")
    Padre Pirrone (rif. bibliografico - G. Tomasi di Lampedusa, "Il Gatopardo")
    Padre Sergij (rif. bibliografico - L. Tolstoj, "Padre Sergij" da "La sonata a Kreutzer e altri racconti")
    Il prete-spugna (rif bibliografico - G. Greene, "Il potere e la gloria")
    Il vescovo Tichon (rif. bibliografico - F. Dostoevskij, "I demoni")
    Lo starets Zosima (rif. bibliografico - F. Dostoevskij, "I fratelli Karamazov")
    L'abate Cénabre (rif. bibliografico - G. Bernanos, "L'impostura")
    Preti nella Marsica (rif. bibliografico - I. Silone, "Vino e pane")

    con le loro domande su fede, Dio, perdono, morte, sofferenza, grazia. Sono piccoli studi che, forse, hanno l'unico merito di indurci a prendere in mano quei libri da cui quelle figure sono tratte.
    Chi non ricorda Renato Rascel nelle vesti di padre Brown, il sacerdote investigatore creato da Chesterton che ebbe un grande successo nello sceneggiato televisivo andato in onda negli anni Settanta? O il pastore Ericsson protagonista del film di Ingmar Bergman Luci d’inverno? e ancora i frati francescani che allevarono il piccolo Marcellino nella omonima serie di film per il cinema Marcellino pane e vino? E il padre Pirrone nel film Il Gattopardo? A don Abbondio e il cardinal Federico dei Promessi Sposi di Manzoni; dal Curato di campagna di Georges Bernanos, al Padre Sergeij di Tolstoj, il vescovo Tichon dei Demoni di Dostoevskij.
    Sono tutti questi preti, non sempre vestiti di nero, figure spesso difficili, attraversate e talvolta consumate da vissuti nettamente in contrasto con quelli della nostra attualità. Il loro essere, però, conserva in sé quasi un’eco delle nostre stesse domande sulla fede. E in noi – come scrive l’Autore nell’introduzione – rimane come una lontana eco dei loro quesiti, in un’epoca che ha dimenticato oppure che sembra volere dimenticare tali questioni.
    ------------------------------------------------------------------
    FIGURE SPIRITUALI
    di Lucio Coco
    Edizioni Messaggero Padova (2010), p.112, euro 9,00
    ------------------------------------------------------------------

    SPECCHI E RIFLESSI: Figure Spirituali (di Lucio Coco)

    Suore in nero e in bianco

    Rassegna ragionata di facili e ricorrenti strumentalizzazioni
    Di monache e religiose nel cinema. E le eccezioni.
    di Gianfranco Ravasi
    in “ Domenica, Il Sole 24 Ore” del 14 novembre 2010

    A venirci incontro per prima è Bianca de la Force, in religione Suor Bianca dell'Agonia di Gesù, il
    personaggio centrale di quei Dialoghi delle Carmelitane che Georges Bernanos compose tra il 1947
    e il 1948 alle soglie della sua morte, che Francis Poulenc elaborò in una sorta di moderno oratorio
    musicale tra il 1953 e il 1956 e che Philippe Agostini trasformerà in un film austero nel 1960. Lucio
    Coco ha, infatti, allestito una galleria di figure forti di religiosi, nati dalla penna di autori diversi
    dell'Otto e Novecento, con l'eccezione dell'impressionante vicenda interiore del pastore Ericsson,
    protagonista del film Luci d'inverno (1962) di Ingmar Bergman, storia paradigmatica del silenzio di
    Dio, sperimentato anche da Cristo sulla vetta del Golgota («Dio mio, Dio mio, perché mi hai
    abbandonato?»).
    Questa sequenza ha ovviamente volti e scene differenti. Si va dal popolare Padre Brown di
    Chesterton, "prete metafisico" attraverso l'indagine poliziesca, ai sacerdoti dal profilo scavato nella
    pietra del male e della crisi, ma aperti al cielo della grazia, tratteggiati dallo stesso Bernanos (chi
    non ricorda il curato di campagna del celebre Diario o lo sconcertante abbé Cénabre dell'Impostura,
    incredulo per deficit di amore?) fino al sacerdote "notturno" del Potere e la gloria (1940) di Graham
    Greene, miserabile ma capace di un'estrema redenzione. Ci si imbatte nello statuario Cardinale
    Federigo Borromeo di Manzoni, epifania stessa di Dio per il peccatore, e ci si accompagna con una
    teoria di mistici ortodossi, dall'indimenticabile "starets" Zosima dei Fratelli Karamazov, al vescovo
    Tichon, unjurodivyj, un folle in Cristo, a confronto con Stavrogin, posseduto da uno dei Demoni,
    sempre di Dostoevskij, fino al meno noto Padre Sergij dell'omonimo racconto di Tolstoj, i cui dubbi
    di fede sono un po' quelli di tutti i credenti.
    Si inseguono poi anche i religiosi usciti dalla creatività di scrittori agnostici: il padre Paneloux della
    Peste di Camus, travolto dallo scandalo opprimente del dolore innocente; il rassegnato e distaccato
    padre Pirrone del Gattopardo , che Tomasi di Lampedusa colloca su una frontiera popolata di
    persone scettiche, deluse, indifferenti o escluse; i preti della Marsica che affiorano in due capitoli
    del romanzo Vino e pane (1937) di Silone; il monaco Narciso votato a "servire lo spirito"
    conducendo gli altri nel paesaggio frastagliato della loro coscienza, protagonista del Narciso e
    Boccadoro di Hesse (1930). Infine, un sorriso che sfuma in un fioretto francescano, i dodici frati di
    Marcellino pane e vino, protagonisti con questo trovatello di un romanzo non memorabile dello
    spagnolo J. M. Sànchez Silva (1953) e del relativo popolarissimo film di Ladislao Vaida (1955).
    L'elencazione già fa comprendere come Coco abbia voluto - attraverso questo "arcobaleno"
    letterario - far trascorrere davanti al lettore i temi "ultimi" che s'annodano attorno alla figura del
    sacerdote o del religioso, in questi tempi in cui essa è stata sottoposta a uno stress mediatico che ne
    ha svelato, invece, lineamenti innominabili. I ritratti sono, quindi, "teologici" e non solo narrativi e
    avranno il merito di spingere i lettori a risalire alle straordinarie matrici originarie. Noi vorremmo
    ora, in appendice, non allungare la lista - cosa piuttosto facile, essendo il prete un soggetto amato e
    odiato in un'infinità di testi, a partire dai vertici come Dante - ma fare solo un cenno a un genere
    particolare che nel libro di Coco è appena toccato. Intendo riferirmi alle suore e alla loro presenza
    nel cinema. Tempo fa avevamo recensito in queste pagine Il prete di celluloide di Dario Vigano
    (Cittadella), un autore che aveva già nel 1995 presentato, con Ezio Alberione, un saggio suiPre t i
    del cinema (ed. Ipl). Si potrebbe ugualmente raccogliere una vera e propria valanga di film ove alle
    religiose viene fatto di tutto, nel bene e nel male.
    Basterebbe solo cercare il titolo Monaca di Monza nel Dizionario Farinotti per identificare subito
    almeno quattro modesti prodotti cinematografici (ci ha provato anche il nipote di Luchino Visconti,
    Eriprando, nel 1969, e non è mancato neanche Totò a cimentarsi in un Monaco di Monza del solito
    Corbucci). C'è anche la deviazione erotica con Suor Emanuelle di Joseph Warren (1977) o con la
    truculenta Suor omicidi di Giulio Berruti (1979), oppure la reiterazione del tema facile della
    claustrazione forzata, a partire dalla nota Storia di una capinera, film di Zeffirelli (1994)
    sull'omonimo testo di Verga, vicenda catanese dai contorni drammatici ma edificanti. Ci si inoltra,
    così, anche nel terreno tenebroso dei conventi invalicabili o dei collegi gestiti con pugno di ferro da
    religiose, con gli esiti emersi anche nelle cronache recenti. Esemplare in questo senso è il
    Madgalene Sisters di Peter Mullan (2002), ambientato in un convento irlandese degli anni 60 con le
    vicissitudini di quattro giovani donne con storie amare alle spalle, costrette a una "redenzione"
    cruda e crudele da parte di queste tutt'altro che misericordiose Sorelle della Misericordia di Maria
    Maddalena. Analoga è Meryl Streep, nel ruolo della rigida suor Aloysius Beauvier del Dubbio di
    John P. Shanley (2008).
    C'è, però, anche quell'orizzonte straordinario di donne consacrate a Dio e votate al prossimo con un
    amore e una tenerezza unica, delle quali tutti potrebbero dare una loro testimonianza. Pensiamo
    all'umanità appassionata di Anna Magnani e al suo dramma interiore "materno" nella Suor Letizia di
    Mario Camerini (1956), parallela alla crisi (e al suo sbocco) di Audrey Hepburn nella Storia di una
    monaca (1959) di Fred Zinnemann, che dal convento passa alla missione in Congo. O anche al
    tormento interiore di Margherita Buy in Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni (1999), ove istinto
    materno e fremiti d'amore s'incrociano, lasciando un varco aperto e irrisolto. Certo, c'è anche il
    sorriso contagioso della vulcanica Whoopi Goldberg nella popolare Sister Act (1992) e di Catherine
    Spaak nelle Monachine (1963) di Luciano Salce e così via.
    Rara è, però, la capacità di penetrare nel segreto mistico dell'anima di una religiosa: non lo fanno,
    certo, i film edificanti, pieni di buone intenzioni e di altrettanta retorica. Una figura imponente ed
    emozionante come Edith Stein, ebrea divenuta carmelitana, eliminata ad Auschwitz e canonizzata
    come S. Teresa Benedetta della Croce, meritava qualcosa di più del pur accurato ed ardente film di
    Marta Mészàros La settima stanza (1995). Suggestivo, a mio avviso, rimane la Thérèse di Alain
    Cavalier (1986) che conquistò persino il festival di Cannes con la splendida umanità e spiritualità di
    S. Teresa di Lisieux, un'altra carmelitana capace di affascinare anche l'ebreo Joseph Roth che la
    volle "dipingere" idealmente nella sua Leggenda del santo bevitore (1939), divenuta a sua volta
    film nel 1988 con Ermanno Olmi.
    Francesco Guccini cantava: «Vecchie suore nere / con che fede in quelle sere / avete dato a noi / il
    senso del peccato e dell'espiazione». In verità, le suore non hanno fatto solo questo, ci sono state
    anche le "suore bianche" degli ospedali (e di almeno tre film omonimi americani) e delle missioni.
    Tuttavia, avessero anche solo «dato a noi il senso del peccato e dell'espiazione», sarebbero state pur
    sempre una spina necessaria nel fianco di una società senza canoni morali com'è quella in cui ci
    troviamo, ormai priva di "suore nere"...

    Lucio Coco, «Figure spirituali», Messaggero, Padova (Edizioni Messaggero Padova) pagg. 112, € 9,00

    Suore in nero e in bianco
    Ultima modifica di vanni fucci; 17-12-10 alle 15:37

 

 

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