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    Predefinito Dimissioni? Che spudorato!

    È Gianfry che deve lasciare!

    Con la kermesse di Bastia Umbra sono emerse le caratteristiche di fondo di Futuro e libertà, il nuovo partito di Gianfranco Fini.
    Innanzitutto, il culto per la poesia espresso con la lettura «artistica» del Manifesto del Fli da parte di Luca Barbareschi che si è pure commosso al suono della propria voce.
    Inoltre, una spiccata tendenza al plagio poetico da parte di Fini che per galvanizzare la platea non solo ha preso in prestito un brano di Antoine de Saint-Exupery, ma addirittura lo stesso brano già usato tre anni fa da Walter Veltroni nel discorso fondativo del Pd al Lingotto:
    «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna e non impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito».

    Un’altra peculiarità è l’impostazione cesaristica del nuovo partito che fa impallidire il modello berlusconiano.
    Mentre Gianfry saliva sul palco, il fedelissimo, Adolfo Urso, ha urlato fuori di sé: «Il leader che l’Italia aspetta! Il presidente!».
    Ha poi dovuto aspettare due ore che Fini terminasse la sua arringa di dimensioni fidelcastriste prima di correre da lui e rimettere nelle sue mani il mandato di sottosegretario.
    Altrettanto hanno fatto, con eguale entusiasmo, gli altri componenti finiani del governo, Menia, Buonfiglio e Ronchi.
    «Basta una tua parola e noi ci dimettiamo», gli hanno detto piegando il capo e le ginocchia.
    Per cui, alla faccia della Costituzione, anziché vedersela loro col capo del governo di cui fanno parte sarà il ras del partito a decidere le sorti del gabinetto.

    Questa plateale sceneggiata di tipo medievale, con cui i valvassini si inchinano al dominio del principe, è inedita nella storia repubblicana.
    Come è senza precedenti che sia il presidente della Camera - potere neutrale per eccellenza - a tenere lui in mano il boccino sul futuro del governo.
    Di questo però parliamo dopo.

    Altra tipicità del neopartito, già evidente in passato ma ingigantita a Bastia Umbra, è la petulanza con cui i pappagalletti finiani chiedono, a turno o in coro, le dimissioni di questo e di quello.

    Fini ha ingiunto al Cav di togliere il fastidio e di farlo alla svelta.
    Nei mesi scorsi, aveva fatto altrettanto con Verdini, Cosentino, Bertolaso. Fabio Granata ha chiesto le dimissioni di Sandro Bondi, ministro della Cultura, per il crollo del monumento pompeiano.
    In precedenza, aveva preteso l’allontanamento dal governo e dal Pdl di chiunque avesse ricevuto un avviso di garanzia.
    Carmelo Briguglio ha chiesto le dimissioni di tutti i finiani dal governo.
    Italo Bocchino, ripetendo le ingiunzioni già fatte dal capo, ha nuovamente invitato il Berlusca a uscire di scena, ferme restando le richieste di fare fagotto, già avanzate tra luglio e settembre, per Matteoli, Fitto, Bertolaso, Cosentino e altri malcapitati di cui si è perso il conto.

    Ora, in questa orgia di ipotetiche cacciate, brilla per insuperata capacità di fare lo gnorri il solo che dovrebbe sparire per reale incompatibilità, ossia Fini. Ma lui, con straordinaria faccia di bronzo, continua a sedere sul seggio di presidente di Montecitorio che da mesi non gli spetta più.
    Per due precise ragioni.
    La prima è la decenza.
    Dopo la vicenda della casa di Montecarlo, Gianfry non ha più la statura morale per occupare una carica istituzionale.
    Oggi abbiamo un presidente della Camera che, tradendo la fiducia di una signora in punto di morte, ha lasciato incamerare al cognato un bene che gli era stato affidato a maggior gloria del partito.
    Un atto di destrezza come il gioco delle tre carte nei baracconi in fiera.
    È peggio di un reato perché viola i sentimenti e la civile convivenza.
    Come far sparire il portafoglio dato in custodia.
    Di fronte a questo gesto diventano veniali - ma non vanno dimenticate perché completano il quadro - le raccomandazioni in Rai per la suocera casalinga che si improvvisa produttrice tv.
    Il tutto appesantito dalla spocchia con cui Fini si intestardisce a non riconoscere la gravità della situazione in cui si è cacciato. Anzi, più sprofonda e più si riempie la bocca - lo ha fatto anche a Bastia - con appelli alla «legalità, al rispetto delle istituzioni, al senso dello Stato».
    O non capisce, e sarebbe grave, o ci prende per i fondelli.
    Questo getta su di lui - e sulle truppe che gli tengono bordone - una luce sinistra sull’apporto che insieme si accingono a dare alla già tanto scombiccherata politica.
    Ce n’è, comunque, quanto basta a ritenere Fini inidoneo al ruolo che ricopre.

    A questa ragione etica se ne aggiunge, adesso che è diventato formalmente capo partito, una di ordine costituzionale.
    È inevitabile, a breve, una crisi di governo.
    Ci saranno le consultazioni al Quirinale.
    E allora, sentite a quale paradosso andremo incontro.
    Fini sarà ricevuto da Napolitano una prima volta come presidente della Camera. Ci andrà in pompa magna con la limousine e la scorta dovuti al rango.
    Nel colloquio dovrebbe esprimere il suo punto di vista volando alto come si conviene a un’autorità super partes.
    Diamo però per scontato che non lo faccia e che - visto il tipo - tiri l’acqua al suo mulino a piene mani.
    Si alza e se ne va, ma torna qualche ora dopo in veste di neo capo del Fli.

    Non come tutti gli altri, con l’auto di partito, ma con la solita limousine tirata a lucido di Montecitorio.
    Napolitano, rosso in viso per la vergogna di dovere stare al gioco, ascolta per la seconda volta lo stesso discorso di qualche ora prima.
    Un’insopportabile manfrina che calpesta ogni regola, dalla Costituzione alla logica.
    Umilia la Camera e il Quirinale.
    Fa di Fini un privilegiato figlio dell’oca bianca che - a differenza degli altri capi partito - può raddoppiare la sua interferenza nella soluzione della crisi martellando allo sfinimento il povero Napolitano con le sue rabbie e i suoi rancori.
    Questo avremo se non si dimette: uno spudorato Fregoli che recita tutte le parti in commedia.
    Con buona pace delle virtù repubblicane di cui straparla con la stessa improntitudine dell’evasore che inneggia alle tasse.

    Giancarlo Perna alla pg,1 e pg.5 de ilgiornale.it 9 11 2010

    saluti

  2. #2
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    L'uomo del Colle dice no

    La manovra è un tassello fondamentale della politica di stabilità. Una crisi di governo oggi rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi finanziaria di cui non possiamo prevedere gli esiti. Le parole di Napolitano dovrebbero riportare i marziani di Futuro e Libertà sulla terra.

    Mentre Italo Bocchino affermava che «la crisi ci sarà», dal Quirinale giungevano parole che dovrebbero riportare i marziani di Futuro e Libertà sulla terra. Giorgio Napolitano chiede che la Finanziaria sia approvata senza incertezze, che il ciclo virtuoso che ha tenuto saldi i conti pubblici italiani prosegua e la stabilità di governo in un momento di grande fibrillazione dell’economia mondiale sia garantita. Napolitano frena Fini. Niente crisi, please. Proprio ieri su Il Tempo Francesco Damato e Marlowe hanno spiegato le ragioni per cui un intervento del capo dello Stato era auspicabile e la linea del controllo della spesa della finanza pubblica non è una variabile a disposizione dei finiani, ma un impegno continuo preso dall’Italia nei confronti delle istituzioni internazionali. Pochi giorni fa due agenzie di rating - Standard & Poors e Fitch - hanno confermato la loro valutazione positiva per i conti pubblici dell’Italia, ma entrambe hanno anche lanciato un avvertimento: serve stabilità e una crisi di governo può essere letale per il Paese. Sono certo che l’Ufficio per gli Affari Finanziari della Presidenza della Repubblica ha letto con molta attenzione i documenti delle agenzie di rating. E sono altrettanto certo che Napolitano ha tirato un sospiro di sollievo. L’Italia emette titoli di debito che servono a finanziare l’attività dello Stato, sono il nostro ossigeno quotidiano. E la credibilità delle istituzioni è fondamentale per il collocamento di questi titoli.


    Come abbiamo ampiamente documentato con i nostri articoli in tutti questi mesi, l’Italia non ha fatto la fine della Grecia e - per ora - non corre i rischi di altri Paesi del Club Med (Portogallo e Spagna in particolare) e in queste ore dell’Irlanda, grazie alla saggia gestione del debito e della spesa da parte del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il nostro Paese è sottoposto a una vigilanza costante dei mercati e in ogni momento possiamo essere il bersaglio di un attacco speculativo. Basta mostrarsi deboli, far trasparire incertezza. Nelle operazioni finanziarie la dimensione psicologica è dominante e la paura un elemento decisivo per pigiare o no il pulsante della vendita o dell'acquisto. Qualche mese fa più di un tentativo è stato fatto per darci una spallata e farci cadere nel baratro del caos finanziario. Queste azioni sono andate a vuoto perché il governo ha risposto bene, il sistema bancario è ancora solido e il risparmio delle famiglie italiane una certezza che in molti ci invidiano. La manovra economica che in queste ore è in discussione alla Camera è un tassello fondamentale di questa politica di stabilità. Una crisi di governo oggi rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi finanziaria di cui non possiamo prevedere gli esiti. Ma per i falchi finiani tutto questo sembra essere un aspetto marginale del quadro politico, un particolare trascurabile e per niente decisivo. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile e viene proprio da quella fazione che vuol presentarsi agli occhi degli italiani come forza di cambiamento. Basta rileggere l'intervento di Fini dell'altro ieri per rendersi conto che l'economia e le tasche degli italiani non sono il primo pensiero di Futuro e Libertà. La motivazione profonda dell'azione degli scissionisti del Pdl non è animata da nobili ideali politici. I finiani hanno in mente solo e soltanto il logoramento costante del governo e del presidente del Consiglio e la sua sostituzione previa lenta e inesorabile consunzione. Il regime change , il cambio di Cavaliere e cavallo sono l'unico vero obiettivo per cui Fini e i suoi alleati hanno aperto la ditta di demolizioni che ha come ragione sociale Futuro e Libertà.


    Il Quirinale esprime una giusta preoccupazione e invita le forze politiche alla responsabilità, ma se il buongiorno si vede dal mattino - e dalle parole che i finiani pronunciano in queste ore - non c'è da avere molta fiducia. Sono quasi certo che l'appello di Napolitano cadrà nel vuoto, che le sue parole saranno poco più di una testimonianza. Non viviamo tempi in cui la correttezza istituzionale abita a Palazzo. Napolitano indica una priorità precisa, fissa il suo faro su un punto dell'agenda politica, ma il cono di luce di Fini illumina ben altri soggetti e rivela scenari inquietanti per chiunque abbia a cuore le sorti del Paese. Futuro e Libertà ha attaccato il cuore della politica tremontiana, cioè uno dei capisaldi del governo, e demolendo l'opera del ministro dell'Economia ha innalzato la bandiera della spesa facile e suonato la carica dell'assalto alla diligenza. Come ricordavamo ancora ieri con Marlowe, appena qualche settimana fa l'Italia ha collocato sul mercato 60 miliardi di titoli di Stato, mentre la Spagna era obbligata ad alzare i suoi rendimenti a causa degli scoperti creatisi nelle sue aste. A dicembre per l'Italia scadrà una tranche di titoli di Stato per altri 36,7 miliardi di euro. Tutto questo conta qualcosa per Fini? La sua voglia famelica di crisi, crisi strisciante, crisi latente, crisi mai conclamata, crisi letale come una inguaribile febbriciattola tropicale, crisi senza freni e paletti istituzionali, quella crisi la pagheranno gli italiani. Tutto questo sarebbe ampiamente sufficiente per dire che siamo di fronte a un'operazione che fa impallidire qualsiasi sfasciacarrozze, ma in realtà siamo di fronte a una situazione paradossale in cui l'interesse pubblico è dimenticato, allontanato come un fastidio in nome di un antiberlusconismo di regime che non ha alcuna remora a buttare tutto all'aria per un piccolo calcolo di potere. È un triste Paese il luogo dove pochi giornali hanno l'onestà di ricordare la vera posta in gioco, è un Paese irrimediabilmente malato quello che abbandona l'interesse nazionale e mette a repentaglio la sua stabilità economica. Mentre gli americani stampano moneta senza freni, l'Euro è sottoposto a tensioni fortissime, la Cina e le tigri asiatiche stanno organizzando la contromossa valutaria, il debito sovrano continua ad essere l'oggetto della speculazione degli gnomi finanziari, l'Italia si gratta la testa di fronte a una crisi di governo surreale.


    È una corsa folle verso il caos, Napolitano se ne è reso conto e prova a tirare il freno a mano, ma temo che la sua mossa non riuscirà a fermare un'auto impazzita che finirà per carambolare sulla testa dei cittadini ignari di tutto questo. Soprattutto per queste ragioni Berlusconi deve andare in Parlamento e chiedere subito il voto di fiducia. Chi grida alla tirannia del Cavaliere, abbia il coraggio di far cadere il governo e poi spiegare agli italiani che saranno loro a pagare la salatissima bolletta dello scontro finale. Il partito finiano ha addosso le ragnatele di una politica vecchia, sa di anni Ottanta, di spesa galoppante, regime partitocratico e irresponsabilità di fronte al popolo sovrano. Quando tutto questo pasticciaccio brutto sarà compiuto, qualcuno si incaricherà di tirare le somme. Se vince il partito della restaurazione, presto o tardi la storia dipingerà impietosamente il vero scenario e vedremo con orrore quale opera mostruosa sono riusciti a compiere gli sfascisti che guardano al futuro minando la nostra libertà.

    Mario Sechi


    Il Tempo - Politica - L'uomo del Colle dice no

    :giagia:
    Ultima modifica di acquazzurra; 09-11-10 alle 14:59

  3. #3
    ex unalei
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Citazione Originariamente Scritto da acquazzurra Visualizza Messaggio
    L'uomo del Colle dice no

    La manovra è un tassello fondamentale della politica di stabilità. Una crisi di governo oggi rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi finanziaria di cui non possiamo prevedere gli esiti. Le parole di Napolitano dovrebbero riportare i marziani di Futuro e Libertà sulla terra.

    ...È una corsa folle verso il caos, Napolitano se ne è reso conto e prova a tirare il freno a mano, ma temo che la sua mossa non riuscirà a fermare un'auto impazzita che finirà per carambolare sulla testa dei cittadini ignari di tutto questo. Soprattutto per queste ragioni Berlusconi deve andare in Parlamento e chiedere subito il voto di fiducia. Chi grida alla tirannia del Cavaliere, abbia il coraggio di far cadere il governo e poi spiegare agli italiani che saranno loro a pagare la salatissima bolletta dello scontro finale. Il partito finiano ha addosso le ragnatele di una politica vecchia, sa di anni Ottanta, di spesa galoppante, regime partitocratico e irresponsabilità di fronte al popolo sovrano. Quando tutto questo pasticciaccio brutto sarà compiuto, qualcuno si incaricherà di tirare le somme. Se vince il partito della restaurazione, presto o tardi la storia dipingerà impietosamente il vero scenario e vedremo con orrore quale opera mostruosa sono riusciti a compiere gli sfascisti che guardano al futuro minando la nostra libertà.




    Il Tempo - Politica - L'uomo del Colle dice no

    :giagia:
    Quei poveri infelici ormai sono in preda a delirio di onnipotenza .

    Basta guardarli nelle numerosissime apparizioni in tv ( giusto perche' stampa e tv sono totalmente asservite al governo )

    Speriamo rimanga in loro un barlume di ragionevolezza che li costringa a rendersi conto di dove , soprattutto di COSA SONO e cosa stanno facendo alla nazione .
    :1034:
    Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo

  4. #4
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Citazione Originariamente Scritto da acquazzurra Visualizza Messaggio
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    La manovra è un tassello fondamentale della politica di stabilità. Una crisi di governo oggi rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi finanziaria di cui non possiamo prevedere gli esiti. Le parole di Napolitano dovrebbero riportare i marziani di Futuro e Libertà sulla terra.

    Mentre Italo Bocchino affermava che «la crisi ci sarà», dal Quirinale giungevano parole che dovrebbero riportare i marziani di Futuro e Libertà sulla terra. Giorgio Napolitano chiede che la Finanziaria sia approvata senza incertezze, che il ciclo virtuoso che ha tenuto saldi i conti pubblici italiani prosegua e la stabilità di governo in un momento di grande fibrillazione dell’economia mondiale sia garantita. Napolitano frena Fini. Niente crisi, please. Proprio ieri su Il Tempo Francesco Damato e Marlowe hanno spiegato le ragioni per cui un intervento del capo dello Stato era auspicabile e la linea del controllo della spesa della finanza pubblica non è una variabile a disposizione dei finiani, ma un impegno continuo preso dall’Italia nei confronti delle istituzioni internazionali. Pochi giorni fa due agenzie di rating - Standard & Poors e Fitch - hanno confermato la loro valutazione positiva per i conti pubblici dell’Italia, ma entrambe hanno anche lanciato un avvertimento: serve stabilità e una crisi di governo può essere letale per il Paese. Sono certo che l’Ufficio per gli Affari Finanziari della Presidenza della Repubblica ha letto con molta attenzione i documenti delle agenzie di rating. E sono altrettanto certo che Napolitano ha tirato un sospiro di sollievo. L’Italia emette titoli di debito che servono a finanziare l’attività dello Stato, sono il nostro ossigeno quotidiano. E la credibilità delle istituzioni è fondamentale per il collocamento di questi titoli.


    Come abbiamo ampiamente documentato con i nostri articoli in tutti questi mesi, l’Italia non ha fatto la fine della Grecia e - per ora - non corre i rischi di altri Paesi del Club Med (Portogallo e Spagna in particolare) e in queste ore dell’Irlanda, grazie alla saggia gestione del debito e della spesa da parte del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il nostro Paese è sottoposto a una vigilanza costante dei mercati e in ogni momento possiamo essere il bersaglio di un attacco speculativo. Basta mostrarsi deboli, far trasparire incertezza. Nelle operazioni finanziarie la dimensione psicologica è dominante e la paura un elemento decisivo per pigiare o no il pulsante della vendita o dell'acquisto. Qualche mese fa più di un tentativo è stato fatto per darci una spallata e farci cadere nel baratro del caos finanziario. Queste azioni sono andate a vuoto perché il governo ha risposto bene, il sistema bancario è ancora solido e il risparmio delle famiglie italiane una certezza che in molti ci invidiano. La manovra economica che in queste ore è in discussione alla Camera è un tassello fondamentale di questa politica di stabilità. Una crisi di governo oggi rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi finanziaria di cui non possiamo prevedere gli esiti. Ma per i falchi finiani tutto questo sembra essere un aspetto marginale del quadro politico, un particolare trascurabile e per niente decisivo. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile e viene proprio da quella fazione che vuol presentarsi agli occhi degli italiani come forza di cambiamento. Basta rileggere l'intervento di Fini dell'altro ieri per rendersi conto che l'economia e le tasche degli italiani non sono il primo pensiero di Futuro e Libertà. La motivazione profonda dell'azione degli scissionisti del Pdl non è animata da nobili ideali politici. I finiani hanno in mente solo e soltanto il logoramento costante del governo e del presidente del Consiglio e la sua sostituzione previa lenta e inesorabile consunzione. Il regime change , il cambio di Cavaliere e cavallo sono l'unico vero obiettivo per cui Fini e i suoi alleati hanno aperto la ditta di demolizioni che ha come ragione sociale Futuro e Libertà.


    Il Quirinale esprime una giusta preoccupazione e invita le forze politiche alla responsabilità, ma se il buongiorno si vede dal mattino - e dalle parole che i finiani pronunciano in queste ore - non c'è da avere molta fiducia. Sono quasi certo che l'appello di Napolitano cadrà nel vuoto, che le sue parole saranno poco più di una testimonianza. Non viviamo tempi in cui la correttezza istituzionale abita a Palazzo. Napolitano indica una priorità precisa, fissa il suo faro su un punto dell'agenda politica, ma il cono di luce di Fini illumina ben altri soggetti e rivela scenari inquietanti per chiunque abbia a cuore le sorti del Paese. Futuro e Libertà ha attaccato il cuore della politica tremontiana, cioè uno dei capisaldi del governo, e demolendo l'opera del ministro dell'Economia ha innalzato la bandiera della spesa facile e suonato la carica dell'assalto alla diligenza. Come ricordavamo ancora ieri con Marlowe, appena qualche settimana fa l'Italia ha collocato sul mercato 60 miliardi di titoli di Stato, mentre la Spagna era obbligata ad alzare i suoi rendimenti a causa degli scoperti creatisi nelle sue aste. A dicembre per l'Italia scadrà una tranche di titoli di Stato per altri 36,7 miliardi di euro. Tutto questo conta qualcosa per Fini? La sua voglia famelica di crisi, crisi strisciante, crisi latente, crisi mai conclamata, crisi letale come una inguaribile febbriciattola tropicale, crisi senza freni e paletti istituzionali, quella crisi la pagheranno gli italiani. Tutto questo sarebbe ampiamente sufficiente per dire che siamo di fronte a un'operazione che fa impallidire qualsiasi sfasciacarrozze, ma in realtà siamo di fronte a una situazione paradossale in cui l'interesse pubblico è dimenticato, allontanato come un fastidio in nome di un antiberlusconismo di regime che non ha alcuna remora a buttare tutto all'aria per un piccolo calcolo di potere. È un triste Paese il luogo dove pochi giornali hanno l'onestà di ricordare la vera posta in gioco, è un Paese irrimediabilmente malato quello che abbandona l'interesse nazionale e mette a repentaglio la sua stabilità economica. Mentre gli americani stampano moneta senza freni, l'Euro è sottoposto a tensioni fortissime, la Cina e le tigri asiatiche stanno organizzando la contromossa valutaria, il debito sovrano continua ad essere l'oggetto della speculazione degli gnomi finanziari, l'Italia si gratta la testa di fronte a una crisi di governo surreale.


    È una corsa folle verso il caos, Napolitano se ne è reso conto e prova a tirare il freno a mano, ma temo che la sua mossa non riuscirà a fermare un'auto impazzita che finirà per carambolare sulla testa dei cittadini ignari di tutto questo. Soprattutto per queste ragioni Berlusconi deve andare in Parlamento e chiedere subito il voto di fiducia. Chi grida alla tirannia del Cavaliere, abbia il coraggio di far cadere il governo e poi spiegare agli italiani che saranno loro a pagare la salatissima bolletta dello scontro finale. Il partito finiano ha addosso le ragnatele di una politica vecchia, sa di anni Ottanta, di spesa galoppante, regime partitocratico e irresponsabilità di fronte al popolo sovrano. Quando tutto questo pasticciaccio brutto sarà compiuto, qualcuno si incaricherà di tirare le somme. Se vince il partito della restaurazione, presto o tardi la storia dipingerà impietosamente il vero scenario e vedremo con orrore quale opera mostruosa sono riusciti a compiere gli sfascisti che guardano al futuro minando la nostra libertà.

    Mario Sechi


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  5. #5
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Già.
    Milu, nel frattempo ho fatto EDIT e postato l'articolo intero.

  6. #6
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    ADAAAAAAAAAAAAA!
    Ciao! Ma che mi combini? Mi diventi TROLL? hefico:
    Ultima modifica di acquazzurra; 09-11-10 alle 15:04

  7. #7
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Citazione Originariamente Scritto da miluna Visualizza Messaggio
    Quei poveri infelici ormai sono in preda a delirio di onnipotenza .
    che ragionamento, anch'io se sapessi che schiacciando un solo bottone posso mandare a casa Berlusconi quando voglio mi sentirei onnipotente.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    che ragionamento, anch'io se sapessi che schiacciando un solo bottone posso mandare a casa Berlusconi quando voglio mi sentirei onnipotente.
    Ma leggi l'articolo prima di postare!

  9. #9
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    comunque se il problema è che non si puo' far cadere il governo perchè va approvata la finanziaria, per risolverlo il modo è semplice: basta approvare subito la finanziaria. poi dimettersi-.

    Mi pare che l'anno scorso ci avessero messo sei minuti a fare la finanziaria, possono falro anche quest'anno.

  10. #10
    Sospeso/a
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    Predefinito Rif: Dimissioni? Che spudorato!

    Citazione Originariamente Scritto da acquazzurra Visualizza Messaggio
    Ma leggi l'articolo prima di postare!
    figurati se ho tempo da perdere , a malapena riesco a leggere i titoli del Giornale, tanto son tutti uiguali: chi sta con Berlusconi è bravo e buono, gli altri sono tutti scemi e cattivi

    Io leggo i vostri commenti.
    Ultima modifica di brunik; 09-11-10 alle 15:10

 

 
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