Rapporto Istat 2025: l’Italia è un (brutto) Paese per vecchi.
-- Disoccupazione giovanile, povertà diffusa, crisi sanitaria e demografica: il Rapporto Istat 2025 fotografa un’Italia sempre più fragile.
I soldi piovuti dal cielo dopo la pandemia si sono esauriti, o non sono mai stati utilizzati, e l’Italia è tornata a mostrare tutti i limiti strutturali del suo sistema sociale, economico e produttivo.
L’Italia è un Paese dove si produce sempre di meno, in una situazione ambientale e sanitaria sempre più disastrosa.
Dove si vive più a lungo, ma sempre peggio e con sempre meno soldi.
Dove non nasce più nessuno e da cui i giovani partono appena possono.
E dove sono le donne e i giovani le categorie deboli a essere più sfruttate.
L’Italia è un (brutto) Paese per vecchi.
Nel 2024 la produzione industriale si è contratta del 4% rispetto al 2023, quando già era calata del 2%.
Per rimanere agli anni del governo Meloni, che di questi dati drammatici è responsabile tanto quanto i governi che l’hanno preceduta.
Nel 2024 la crescita del Pil italiano è stata dello 0,7.
I salari reali non hanno tenuto conto dell’inflazione, che pure è stata bassa per molti anni, e tra il 2019 e il 2024 hanno perso il 10,5% del potere d’acquisto.
Quasi la metà delle donne in Italia lavorano per lo più con contratti part-time o con altre tipologie di contratti intermittenti.
Siamo al 42,4%, oltre 13 punti sopra alla media europea.
A destare preoccupazione è soprattutto l’aumento dell’espatrio tra i giovani tra i 25 e i 34 anni con una laurea: 21mila nel 2023, un record storico.
I laureati che negli ultimi 10 anni hanno lasciato il Paese sono circa 97mila.
Mentre in assoluto nel 2024 sono state 191mila le persone ad andarsene dall’Italia in cerca di migliori fortune.
Nel 2024 un italiano su dieci ha rinunciato a visite o a esami specialistici, a causa delle lunghe liste di attesa o per la difficoltà a pagare le prestazioni sanitarie.




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