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  1. #1
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    Predefinito Ma che c’entra il ministro se crolla...

    ...un muro antico?

    Dunque, cade la torre del castello di Macchiagodena (in Molise), e Bondi si deve dimettere.
    Chi si è dimesso quando è caduta la Torre di Pavia?
    E chi si è dimesso quando le frane hanno travolto una casa a Massa e sono morte una madre e la figlia?
    Arriva il maltempo, tutto il Veneto è allagato, sono stati danneggiati duemila case e capannoni, annegati 300mila capi di bestiame.
    Si è dimesso qualcuno?
    Non il ministro per lo Sviluppo economico nominato sotto la pioggia, non Galan che già aveva minacciato di andarsene per le quote latte.
    Ognuno sta al suo posto.
    La politica, anche cattiva, non può rispondere della violenza della natura.
    Ma, invece, crolla la Casa dei Gladiatori a Pompei e le opposizioni chiedono le dimissioni di Bondi.

    A me non pare strano che una rovina vada in rovina.
    È accaduto anche alla Domus Aurea, dopo fortissime piogge.
    Ma nessuno si è dimesso.
    Ieri mattina, in diretta radiofonica dalla Falcetti, una indignata presidente di Italia Nostra ha chiesto le dimissioni di Bondi, sostenuta da altre anime belle insistenti nel richiamare l’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica... tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione.
    Belle parole.
    E forse proprio pensando a quell’articolo Napolitano ha dichiarato, dopo il crollo di Pompei:
    «Una vergogna per l’Italia. Subito spiegazioni senza ipocrisie».

    D’accordo, ma Bondi cosa c’entra?
    Non mi sembra che possa essere attribuito a un ministro un danno al patrimonio alla tutela del quale è preposto un sopraintendente che ha responsabilità esclusiva indicata nelle sue funzioni e nel suo ruolo, e che, nel caso di una intervenuta e prevista o prevedibile difficoltà, non ha segnalato l’emergenza, neanche con l’allarme del cattivo tempo.
    Mi chiedo: se un magistrato sbaglia una sentenza, si dimette il ministro?
    O il sopraintendente è un irresponsabile?
    Nominato per inaugurare mostre e andare in giro per il mondo?
    Ma in questo caso neanche il sopraintendente è colpevole, in una situazione in cui lo stesso grande archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, dichiara l’inadeguatezza dello studioso a una realtà complessa come quella di Pompei e invoca una sorta di sindaco al di là delle competenze di un uomo di cultura (tanto che oltre al sopraintendente Pompei ha avuto due commissari, un prefetto e un dirigente della Protezione civile).

    Le cause del crollo sono da far risalire a eventi naturali che possono determinare situazioni come quella di Pompei in edifici storici come in edifici moderni.
    Il ministro può essere responsabile di errori a lui riconducibili, non di calamità naturali.
    E allora, accogliendo, dopo le straordinarie prese di posizione dell’allora presidente Carlo Ripa di Meana, l’appello dell’attuale presidente di Italia Nostra per la tutela di un sito non meno importante di Pompei come Altilia, nel comune di Sepino, occorre chiedere non le dimissioni, ma l’intervento del ministro.
    Il quale, diversamente da competenze non sue sul piano tecnico, può, in questo caso deve, avere l’autorità e la volontà politica di impedire un irreparabile scempio non determinato da maltempo, abbandono o incuria, ma dagli interessi locali dalla deriva criminale della politica locale e dalla insensibilità culturale che hanno consentito con l’incredibile avallo formale del Consiglio di Stato l’installazione di un parco eolico con torri alte 150 metri in prossimità dell’inviolato sito archeologico molisano.
    Si sono mobilitate con Italia Nostra associazioni e migliaia di cittadini per impedire l’incredibile saccheggio di un’area incontaminata.

    Il caso di Sepino è molto più drammatico del caso di Pompei perché dipende soltanto dalla volontà degli uomini.
    Ed oggi dunque occorre invocare l’intervento diretto del ministro dei Beni culturali che, a garanzia dell’articolo 9 della Costituzione, deve dare un segnale chiaro di contrasto all’inaudito sfregio per stimolare la reazione delle autorità locali, anche in contrasto con l’incomprensibile decisione del Consiglio di Stato che limita le potestà del ministero dei Beni culturali, vanificando il vincolo del direttore regionale.

    Questa volta il ministro deve intervenire per rivendicare la propria esclusiva competenza e per sollecitare il presidente della Regione a una concorde soluzione legislativa rispettosa dei principi costituzionali.

    Ma a Pompei come a Sepino stupisce il silenzio del sindacato rispetto alle competenze di custodi e funzionari, mentre si attende che coerentemente, come ha fatto per Pompei, il presidente della Repubblica si pronunci in difesa di Sepino richiamando i principi della Costituzione.
    O essi valgono soltanto per i luoghi noti come Pompei, di cui parla tutto il mondo; e, invece, i luoghi «minori» o meno noti devono essere violati, stuprati, sfregiati in nome della legge?

    Vittorio Sgarbi a pg.1 e pg.16
    de ilgiornale.it del 9 11 2010

    saluti

  2. #2
    ex unalei
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    Predefinito Rif: Ma che c’entra il ministro se crolla...

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ...un muro antico?

    Dunque, cade la torre del castello di Macchiagodena (in Molise), e Bondi si deve dimettere.
    Chi si è dimesso quando è caduta la Torre di Pavia?
    E chi si è dimesso quando le frane hanno travolto una casa a Massa e sono morte una madre e la figlia?
    Arriva il maltempo, tutto il Veneto è allagato, sono stati danneggiati duemila case e capannoni, annegati 300mila capi di bestiame.
    Si è dimesso qualcuno?
    Non il ministro per lo Sviluppo economico nominato sotto la pioggia, non Galan che già aveva minacciato di andarsene per le quote latte.
    Ognuno sta al suo posto.
    La politica, anche cattiva, non può rispondere della violenza della natura.
    Ma, invece, crolla la Casa dei Gladiatori a Pompei e le opposizioni chiedono le dimissioni di Bondi.

    A me non pare strano che una rovina vada in rovina.
    È accaduto anche alla Domus Aurea, dopo fortissime piogge.
    Ma nessuno si è dimesso.
    Ieri mattina, in diretta radiofonica dalla Falcetti, una indignata presidente di Italia Nostra ha chiesto le dimissioni di Bondi, sostenuta da altre anime belle insistenti nel richiamare l’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica... tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione.
    Belle parole.
    E forse proprio pensando a quell’articolo Napolitano ha dichiarato, dopo il crollo di Pompei:
    «Una vergogna per l’Italia. Subito spiegazioni senza ipocrisie».

    D’accordo, ma Bondi cosa c’entra?
    Non mi sembra che possa essere attribuito a un ministro un danno al patrimonio alla tutela del quale è preposto un sopraintendente che ha responsabilità esclusiva indicata nelle sue funzioni e nel suo ruolo, e che, nel caso di una intervenuta e prevista o prevedibile difficoltà, non ha segnalato l’emergenza, neanche con l’allarme del cattivo tempo.
    Mi chiedo: se un magistrato sbaglia una sentenza, si dimette il ministro?
    O il sopraintendente è un irresponsabile?
    Nominato per inaugurare mostre e andare in giro per il mondo?
    Ma in questo caso neanche il sopraintendente è colpevole, in una situazione in cui lo stesso grande archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, dichiara l’inadeguatezza dello studioso a una realtà complessa come quella di Pompei e invoca una sorta di sindaco al di là delle competenze di un uomo di cultura (tanto che oltre al sopraintendente Pompei ha avuto due commissari, un prefetto e un dirigente della Protezione civile).

    Le cause del crollo sono da far risalire a eventi naturali che possono determinare situazioni come quella di Pompei in edifici storici come in edifici moderni.
    Il ministro può essere responsabile di errori a lui riconducibili, non di calamità naturali.
    E allora, accogliendo, dopo le straordinarie prese di posizione dell’allora presidente Carlo Ripa di Meana, l’appello dell’attuale presidente di Italia Nostra per la tutela di un sito non meno importante di Pompei come Altilia, nel comune di Sepino, occorre chiedere non le dimissioni, ma l’intervento del ministro.
    Il quale, diversamente da competenze non sue sul piano tecnico, può, in questo caso deve, avere l’autorità e la volontà politica di impedire un irreparabile scempio non determinato da maltempo, abbandono o incuria, ma dagli interessi locali dalla deriva criminale della politica locale e dalla insensibilità culturale che hanno consentito con l’incredibile avallo formale del Consiglio di Stato l’installazione di un parco eolico con torri alte 150 metri in prossimità dell’inviolato sito archeologico molisano.
    Si sono mobilitate con Italia Nostra associazioni e migliaia di cittadini per impedire l’incredibile saccheggio di un’area incontaminata.

    Il caso di Sepino è molto più drammatico del caso di Pompei perché dipende soltanto dalla volontà degli uomini.
    Ed oggi dunque occorre invocare l’intervento diretto del ministro dei Beni culturali che, a garanzia dell’articolo 9 della Costituzione, deve dare un segnale chiaro di contrasto all’inaudito sfregio per stimolare la reazione delle autorità locali, anche in contrasto con l’incomprensibile decisione del Consiglio di Stato che limita le potestà del ministero dei Beni culturali, vanificando il vincolo del direttore regionale.

    Questa volta il ministro deve intervenire per rivendicare la propria esclusiva competenza e per sollecitare il presidente della Regione a una concorde soluzione legislativa rispettosa dei principi costituzionali.

    Ma a Pompei come a Sepino stupisce il silenzio del sindacato rispetto alle competenze di custodi e funzionari, mentre si attende che coerentemente, come ha fatto per Pompei, il presidente della Repubblica si pronunci in difesa di Sepino richiamando i principi della Costituzione.
    O essi valgono soltanto per i luoghi noti come Pompei, di cui parla tutto il mondo; e, invece, i luoghi «minori» o meno noti devono essere violati, stuprati, sfregiati in nome della legge?

    Vittorio Sgarbi a pg.1 e pg.16
    de ilgiornale.it del 9 11 2010

    saluti
    L'italica ipocrisia che colpisce maggiormente quelli che blaterando di piu' e a voce piu' altra mostrandosi indignatissimi di ogni cosa basta che serva alla propria personalissima causa .

    Basta ..non ne possiamo piu' ...

    Ci somministrate quintalate giornaliere di ipocrisia ... ci abituare al peggio cosi' che noi, alla fine , ci si abitui a voi ???
    Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ma che c’entra il ministro se crolla...

    quello che scrive sgarbi e' ovvio ...I responsabili del crollo sono solo i responsabili del sito archeologico che avevano il dovere di VEDERE , INTERVENIRE , o quando non fossero possibilitati a farlo almeno SEGNALARE per tempo

    Ma la colpa di bondi esiste ed e ' POLITICA , un ministro all' altezza del compito avrebbe immediatmente proceduto con la rimozione degli incapaci ( se non peggio ) invece di farfugliare le sue solite litanie pretesche


    quindi ben venga la sua " sfiducia" perche bondi ha dimostrato di non essere un ministro POLITICAMENTE ed amministrativamente all'altezza del compito , e quindi non un valido aiuto al suo PdC ...

    .. anche perche', adesso che il " gioco si fa duro " , ci vogliono "le palle " e quindi " le palle" bisogna averle e saperle esibire.
    vulgus vult decipi

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ma che c’entra il ministro se crolla...

    ha ragione Sgarbi, in Italia crolla tutto ma mica si dimette nessuno.


    Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell'Europa siamo noi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ma che c’entra il ministro se crolla...

    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    quello che scrive sgarbi e' ovvio ...I responsabili del crollo sono solo i responsabili del sito archeologico che avevano il dovere di VEDERE , INTERVENIRE , o quando non fossero possibilitati a farlo almeno SEGNALARE per tempo

    Ma la colpa di bondi esiste ed e ' POLITICA , un ministro all' altezza del compito avrebbe immediatmente proceduto con la rimozione degli incapaci ( se non peggio ) invece di farfugliare le sue solite litanie pretesche

    ************************************************** ********
    Avresti ragione di sostenere quello che proponi ma dimentichi che un minuto dopo che Bondi avesse avuto la dabbenaggine d'intervenire d'imperio ,subito avrebbe dovuto vedersela con i sindacati e magistrati del lavoro e del TAR riuniti per minacciarlo ed irriderlo.
    L'italia non è una Repubblica è un feudo dei più intraprendenti sotto la protezione dei magistrati che hanno messo in catene la libertà dei cittadini ma anche la libertà DI MANDARLI AL DIAVOLO SE NON FANNO IL LORO DOVERE.
    Riguardo alle palle ,di cui fai cenno qui sotto, mettici le tue.

    .. anche perche', adesso che il " gioco si fa duro " , ci vogliono "le palle " e quindi " le palle" bisogna averle e saperle esibire.
    Ultima modifica di joseph; 09-11-10 alle 18:56
    GLF

 

 

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