Risultati da 1 a 1 di 1
  1. #1
    Tradizional-Socialista
    Data Registrazione
    15 Dec 2010
    Messaggi
    571
     Likes dati
    235
     Like avuti
    14
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Un socialista antimarxista – La Rochelle

    Un'interessante scritto di Drieu la Rochelle

    Un socialista antimarxista – La Rochelle
    8 marzo 2010 | Autore: Federico

    Pierre Drieu Le Rochelle è stato uno dei maggiori filosofi e critici politici della Francia di inizio ‘900. La sua figura controversa e complessa è sempre stata oggetta di studi poco fecondi. Molti lo hanno semplicemente definito un fascista, altri lo hanno chiamato socialista confuso, altri ancora lo hanno solo denigrato vista la sua dinamica avventura politica – che lo ha visto partecipare a partiti di estrema sinistra, estrema destra, monarchici e radicali.
    Al contrario, chi ha apprezzato le sue opere, ha anche sempre cercato di limitare il pensiero filosofico del francese all’interno di sterili barriere ideologiche. I fascisti più convinti lo vogliono integrare all’interno del calderone dei “fascisti rossi”, i socialisti più convinti lo vogliono accumunare a frange “eretiche” del socialismo.

    Pierre Le Rochelle è stato l’uno e l’altro indistintamente. Ha saputo scrollarsi di dosso qualsiasi etichetta per poter analizzare sempre più a fondo i problemi politici del suo tempo. Seguiranno quindi due articoli che chiariranno queste posizioni poco attente. Il primo, questo appunto, sarà un’esposizione delle critiche che Le Rochelle opera nei confronti del marxismo. Successivamente ci promettiamo verrà pubblicato un secondo articolo sulle critiche che il filosofo francese muove nei confronti dei nazionalismi.

    La Critica al Marxismo

    Le Rochelle parte dal presupposto fondamentale che dopo la stesura del “Manifesto del Partito Comunista”, seppur seguito da altre opere assai più complesse, la dottrina marxista sia rimasta sostanzialmente invariata. Il fatto risulta essere fondamentale perchè, secondo Drieu, la teoria comunista rimase sostanzialmente banale e semplicista. Questa si può ridurre a due semplici capisaldi:

    1. “Come la borgesia ha rovesciato la nobiltà, così il proletariato rovescerà la borgeshia”
    2. “La rivoluzione che libererà le classi del sistema capitalista sarà fatta dal proletariato, e solo da esso”
    Le Rochelle si accanisce contro questi due postulati partendo da analisi di tipo storico. Il primo punto pone la tesi della lotta di classe, il secondo che la rivoluzione sarà unicamente proletaria. Direttamente dal “manifesto del partito comunista”:
    “La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi. [...]Ceto oppresso sotto il dominio dei signori feudali, insieme di associazioni armate ed autonome nel Comune, talvolta sotto la forma di repubblica municipale indipendente, talvolta di terzo stato tributario della monarchia, poi all’epoca dell’industria manifatturiera, nella monarchia controllata dagli stati come in quella assoluta, contrappeso alla nobiltà, e fondamento principale delle grandi monarchie in genere, la borghesia, infine, dopo la creazione della grande industria e del mercato mondiale, si è conquistata il dominio politico esclusivo dello Stato rappresentativo moderno. Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese. [...]A Questo punto le armi che sono servite alla borghesia per atterrare il feudalesimo si rivolgono contro la borghesia stessa. [...] Ma la borghesia non ha fabbricato solo le armi che le porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari” – Karl Marx

    Per Marx vi è quindi una sorta di legge matematica, una sorta di proprietà transitiva. Quello che è accaduto tra A e B (borghesia e nobiltà) deve succedere anche tra B e C. Supponiamo quindi che tra A e B e B e C vi sia lo stesso rapporto; supponiamo quindi che tra borghesia e nobiltà e borghesia e proletariato vi sia lo stesso rapporto.

    Prima di analizzare a fondo questo parallelismo però, Le Rochelle analizza dei capisaldi fondamentali del marxismo che hanno permesso diarrivare alla formula precedentemente espressa. Si spinge quindi in una critica serrata al sistema della lotta di classe.

    I tre miti marxisti

    1-a. Mito della classe governante. Una classe può esercitare effettivamente, in quanto classe, il dominio politico esclusivo; essa può essere quindi sostituita in questo dominio da un altra classe.

    Secondo La Rochelle questa premessa può essere categoricamente negata. Infatti le classi sociali sono formate da una moltitudine di individui mentre il potere, l’amministrazione politica ed economica, è sempre stata in mano a pochi, ad una minoranza ristretta ed elitaria. E’ dunque falso il postulato di Marx che una classe detenga il potere politico esclusivo.

    Detenere un potere non significa infatti avere accesso alla maggior parte delle cariche politiche ed amministrative, al contrario significa avere nelle mani la possibilità del comando. A tale merito Le Rochelle fa un esempio.

    “Il diritto di priorità che la nobiltà possedeva in Francia al tempo dell’Antico Regime sulle cariche della chiesa, dell’esercito e, entro certi limiti, dell’amministrazione, era solo un privilegio sociale e nonun potere politico.”

    Nello stesso modo della nobiltà, oggi la borghesia, detiene questa funzione di comando controllando gli accessi alla diplomazia, ad alcune cariche amministrative private e pubblice, ma non detiene il potere politico in senso stretto. La ristretta cerchia che governa sia appoggia ad una o più classi, un complesso di classi. Questa minoranza è formata da uomini di ventura che sono più delle cariche di potere. Questi, imponendosi individualmente, cercano di raggiungere il potere politico; alcuni vi rimangono per sempre, altri solo temporaneamente. Questa minoranza così tenace ed eterogenea è aprta ad elementi che non sempre derivano dalla classe di appoggio. Questa situazione sociale assai più confusa di quella descritta da Marx, esige questa varietà nella composizione delle minoranze. Alcuni esempi riportati dal Le Rochelle ci ricordano come Mazzarino, Fleury vecero parte dell’amministrazione nobiliare nonostante fossero dei borghesi di bassa leva, esattamente come Richelieu era un aristocratico che si poneva contro la nobiltà.

    “L’ambizione ed il genio sono rari ma inevitabili ritorni che trascendono le fasi transitorie del mutamento sociale, le lotte ed i cambiamenti di classe”

    Una classe quindi non ha le potenzialità di governare, se proprio sostiene e supporta un governo. La teoria marxista secondo cui una classe domina sull’altra è scaturita da un errore; quella di confondere il potere politico con i privilegi sociali. “L’alta borghesia ha tenuto il potere politico nelle sue mani solo in alcuni momenti; ma nell’insieme ha goduto, nell’ombra del potere, di privilegi sociali di cui si contentava, di cui bisognava si contentasse, fra numerosi classi -com per esempio la libertà, e persino l’arbitrio, di dirigere le masse industriali.”

    La classe sociale, presa nella sua complessità e nella sua totalità non governa. Ne consegue quindi che, nel momento storico di rivoluzioni sociali ed economiche, non avviene una sostituzione di una classe con un’altra, ma bensì un cambio di governo con una nuova minoranza organizzata, mossa da altri obbiettivi, da un nuovo spirito e da un nuovo metodo. A dimostrazione di ciò Le Rochelle ricorda come molte delle figure più importanti della rivoluzione francese, a danno del sistema monarchico e aristocratico, furono in realtà proprio dei nobili. Basta ricordare Mirabeau, Robespierre, Bonaparte, Barras, Fouchè e tanti altri. Le Rochelle afferma inoltre che ad un cambio di governo, la classe favorita da un punto di vista sociale, si subordina al nascente ordine per trarne vantaggi economici piuttosto che prestigio e potere politico. In linea di massima questi stravolgimenti politici sono cause di evoluzioni economiche che, ad un determinato momento, esigono una nuova tecnica di governo e nuove leggi sociali.

    Possiamo quindi affermare, tornando allo schema di A e B, che tra borghesia e nobiltà non è avvenuto nessun cambio di classe al potere politico. Possiamo invece affermare, ed è una storia totalmente diversa, che il potere politico è passato da una minoranza organizzata secondo determinate leggi e sistemi economici, estreanea ad una qualsiasi classe, ad un altra ugualmente estranea e diversamente organizzata. Al di sotto di questa nascente elitè, nuovi privilegi hanno fatto sorgere una nuova classe privilegiata. E’ quindi chiaro che nessun cambiamento avviene nel rapporto della quantità. Le Rochelle, dopo essersi posto sul terreno scelto da Marx, che travea da un analisi storica una costante per prevedere matematicamente il futuro, può invertire il paradigma. Come non vi è stato un cambio di classe tra nobiltà e borghesia, così non avverrà tra borghesia e proletariato. La sostituzione di una classe dominante con un’altra risulta essere un impossibilità nel futuro di fronte ad un irrealtà nel passato.

    1-b. Il Mito della lotta tra due classi. La lotta di classe che si combatte per la conquista di questo dominio esclusivo si riduce in ultima analisi alla lotta tra due classi.

    Le Rochelle giunge così a contestare un altro postulato della lotta di classe marxista: la riduzione delle classi sociali a due, i dominatori e i dominati. Secondo il filosofo francese non c’è solo un’impossibilità psicologica per una classe anche numericamente ristretta di esercitare una funzione che è prerogativa delle minoranze, ma anche l’impossibilità che il potere politico appartenga alla rappresentanza di una sola classe poichè esistono più di due classi.

    Egli dimostra, come ad esempio nel Medioevo aristocratico, vi fossero molte classi sociali. Esisteva infatti la nascente borghesia, l’aristocrazia sovrana, la nobiltà di toga e la nobiltà di spada, un clero eterogeneo e due o tre categorie di contadini, dai servi della gleba ai liberi professionisti. Le Rochelle si chiede se sia possibile confondere nobiltà di spada e di toga, alto e basso clero, clero secolare e regolare, borghesia delle città e contadini liberi o servi, antichi artigiani e nuovi manufattieri. Se da un lato viene screditata l’analisi di Marx del mondo contadino, assai più complessa e riccha di diversità, dall’altra, dall’altra viene contestata la svalutazione di Marx nei confronti delle classi medie. Marx si rese perfettamente conto della complessità della società, che così infinitamente suddivisa tanto da dare un’apparenza di intermittenza, veniva scambiata per elementarietà. Tuttavia, nonostate gli sforzi che Marx stesso dimostra negli scritti della vecchiaia, egli non riuscirà più a superare il sistema proletario da lui stesso teorizzato, diventando così schiavo del suo stesso motodo così ben decantato in queste due frasi del Manifesto:

    “L’intera società si va scindendo sempre più in due grandi campi nemici, in due
    grandi classi direttamente contrapposte l’una all’altra: borghesia e proletariato. [...]Quelli che fino a questo momento erano i piccoli ordini medi, cioè i piccoli industriali, i piccoli commercianti e coloro che vivevano di piccole rendite, gli artigiani e i contadini, tutte queste classi precipitano nel proletariato“


    Dunque non solo non può esistere un governo di classe diretto per la ragione psicologica precedentemente esposta, ma non può esistere nemmeno un governo di classe indiretto per una ragione di carattere sociale. Un governo infatti, posto davanti ad una moltitudine di classi, non può sopravvivere senza accettarle tutte, non negando cioè la complessità della struttura dei rapporti a profitto di una o dell’altra classe. I governi hanno dovuto sempre preoccuparsi dell’equilibrio tra i rapporti delle varie classi, tra la piccola, la media e la ricca borghesia, tra i contadini e i proletari, tra l’industria e il commercio, l’agricoltura e le libere professioni.

    1-c. Mito della sostituzione di una classe con un’altra. Avviene una vera e propria sostituzione, nel godimento dei privilegi materiali e morali e non soltanto politici, da parte di una classe più numerosa, più giovane, meglio adattata nei confronti di una classe meno numerosa, stanca, superata.

    C’è infatti da ricordare che quando Marx analizza il rapporto tra A e B egli non suppone solamente che una classe sostituisca l’altra nella sfera del potere politico ma che questa ne prenda il posto anche nel godimento di nuovi privilegi. Tutto ciò avviene tramite una sorta di traslazione materiale, fisica e quantitativa. Li dove prima sedeva un nobile, ora siede un borghese. Secondo Marx infatti, la classe che conquista la superiorità politica possiede già, a priori, una superiorità intellettuale. Prima della rivoluzione Marx descrive quindi un proletariato debole politicamente ma ma superiore interiormente, moralmente; sembra quasi descrivere la realtà forte del presente di contro all’illusione del passato. Marx capisce che l’unica molla della rivoluzione è la necessità di cambiare tecnica di governo, ma rimane impantanato all’interno del sistema di lotta di classe. Secondo Le Rochelle non è infatti avvenuta una detronizzazione di una classe culturalmente disadattata con una all’avanguardia. Egli descrive infatti una società dinamica e complessa dove questo cambio di tecnica avviene per un mutamento progressivo dei costumi e dello spirito dell’intera società. Questo divenire ha portato una massa formata da elementi confusi provenienti da più classi a formare una nuova classe. Contrariamente a ciò che afferma Marx egli è convinto che una classe non si formi mai di fronte ad una preesistente. A tal proposito ricorda come la borghesia non si sia formata di contro all’aristocrazia successivamente alla rivoluzione industriale ma anche nel Medioevola la borghesia sia sempre esistita come erede di quella Gallo-Romana. Ecco cosa afferma Drieu in merito:

    “Le classi non sono mai statiche: avanzano e regrediscono continuamente. Il reclutamento continuo che avviene partendo dal basso, si orienta in ogni epoca verso una nuova direzione in base alle esigenze della tecnica. Inoltre, secondo questa necessità cambiano gli ideali e gli obbiettivi delle classi alte“

    Possiamo quindi affermare che uno suguardo più critico e attento della realtà ci permette di capire più a fondo la società di quanto invece abbia fatto Marx che ha preteso di ridurre un complesso legame sociale all’interno di schemi semplicistici. Analizzando le dottrine marxiste ci si rende conto che le classi sociali abbiano un contenuto che, una volta venutosi a formare, rimane inalterato e immutabile. D’altro canto, per comprendere le teorie sulla lotta di classe non si possono che considerare statici e poco mutevoli i legami sociali: dando quindi poca attenzione alla fluttuazione sociale. Dobbiamo quindi concludere in antitesi a Marx che le classi non rappresentano degli insiemi omogenei e duraturi.

    Dopo aver analizzato i tre postulati che erano al principio dell’affermazione 1. possiamo ora concentrarci sulla seconda affermazione iniziale 2.

    2.La Rivoluzione è solo opera del proletariato

    Dopo aver riflettuto sul rapporto tra A e B, del tutto inesistente nei termini marxisti, è bene capire cosa avviene nei gruppi di classi che non vengono favoreggiati dalla minoranza a governo. Alla base di tale ragionamento vi è la necessità della divisione del lavoro. Il perno su cui ruota questo ragionamento è la divisione tra lavori manuali e lavori intellettuali. Tale distinzione va però assottigliandosi di pari passo con l’evoluzione economica. Tale affermazione ci permette di spostarci in un terreno di ragionamento assai diverso da quello adottato sino ad ora. Nel passaggio dal feudalesimo alla borghesia abbiamo rilevato una semplice sostituzione di un aristocrazia di privilegi con un’altra, senza però prendere atto di alcun mutamento o innovazione nella struttura della società. Ma il passaggio da borghesia a proletariato non può che avvenire con un rovesciamento totale delle leggi storiche. Non sarebbe quindi una continuazione della storia, come pretende Marx, ma un’alternativa alla storia. Marx ha si colto il legame tra divisione del lavoro e divisioni delle classi ma, ma ha creduto da razionalista e meccaniscista, che la divisione delle classi fosse la causa della divisione del lavoro, dopo esserne stata l’effetto, e che, distruggendo la causa, si sarebbe disgregato anche l’effetto.

    C’è innanzitutto da prendere atto che la persistente fatalità del lavoro manuale costituisce un’insormontabile difficoltà per il proletariato che gli impedisce di fare una rivoluzione. Come potrebbe infatti un proletariato, dedito unicamente al lavoro manuale, ad organizzare un nuovo governo? E’ curioso notare che la ragione stessa che lo spinge a fare una rivoluzione, ovvero la necessità di cambiare una situazione ingiusta e miserabile, gli impedisce di compiere una rivoluzione stessa. Dove può un operaio conquistare le capacità intellettuali e morali che necessita per formare un nuovo governo proletario? Si potrebbe presupporre che contenga già queste facoltà come dei “germi” insiti nella sua coscienza; tuttavia non basta per poter approdare ad una rivoluzione e alla successiva creazione di un nuovo ordine. Serve infatti esperienza e capacità. Il proletariato rimarrebbe quindi in un circolo vizioso se non fosse per l’intervento di alcuni borghesi come Marx, o Lenin stesso. Possiamo affermare quindi che tali facoltà risiedono effettivamente nel proletariato sotto la forma di germi ma che non possono essere sviluppati come carattere collettivo. Serve altresì una o più figure, che comunque rimangono una minoranza, che siano capaci di prendere le redini della situazione. Diventano quindi dei capi o degli intellettuali, una nuova elitè che dirige il partito o, nei migliori dei casi, un popolo intero. C’è però da ricordare che queste figure diventano dei capi, e, quindi, a tutti gli effetti una minoranza che trascende le classi, distaccandosi quindi dalla classe che li ha generati pur rimanendone dei capi. Tale distacco li avvicina di più al vivere tipico dei governanti; i capi perdono così il senso di classe e la loro volontà rivoluzionaria. Le Rochelle avverma inoltre che i casi di proletari, figli di proletari che hanno saputo tenere unita e vincente la massa rivoluzionaria e proletaria sono assai rari. Sono invece molti di più i borghesi che hanno lottato per il proletariato come Marx, Engels, Bakunin, Jaurès, Lenin e Trotzkij. Di origini più umili furono invece i dittatori come Mussolini, Hitler e Stalin.

    Lo stesso Marx, ormai vecchio e ritiratosi dal furore rivoluzionario dell’inizio, dovette constatare questa amara verità senza però renderla pubblica. La sua amarezza fu generata da quanto affermava il suo amico Engels riguardo alla situazione inglese. A più di 50 anni dall’uscita del “manifesto…” , i proletari inglesi si erano imbastarditi, avevano scordato il meglio di se e la loro origine contadina. Contrariamente a quanto aveva teorizzato Marx, il proletariato si mostrava incapace di compiere una rivoluzione, lasciandosi piuttosto a spasmodiche rivolte. La sensazione di ingiustizia diventava appena sentimento, ma non si trasformava in concetto e azione. Il proletariato dava vita solo ad un’oscura differenzazione interna. Da un lato la bassa manovalanza, schiacciata e irrispettata, dall’altra l’operaio qualificato che, salendo lentamente la graduatoria, si confondeva con i piccoli borghesi. Gli uni sembravano troppo in basso, gli altri troppo in alto per una rivoluzione.

    Il proletariato sembra quindi passare da un secondo stato ad un terzo, completamente diverso da quello teorizzato da Marx. La condizione di isolamento e decadenza sta per essere sostituita da un’altra dove le posizione rivoluzionarie sono sempre meno chiare e nette, annullate dalla sempre più evidente molteplicità del lavoro manuale e, di conseguenza, dell’indeterminazione delle classi. Nelle grandi metropoli vi è ancora una massa vagamente intellettuale che domina e accompagna una massa vagamente manuale. Ma tra esse non vi è un baratro, ma, bensì, una zona di interpenetrazione diffusa dappertutto, ineguale, sottile e fluttuante.

    “Ad esempio, quand’è che un operaio diventa piccolo borghese? Come operaio qualificato o come capo-reparto, come artigiano più o meno indipendente oppure come impiegato, o infine come piccolo commerciante? In quale momento di questa metamorfosi il piccolo borghese perde la sua pelle di operaio? E quante sono le persone che subiscono questa metamorfosi?”

    Inoltre sulla parola “borghesia” è stato commesso un malinteso. Marx infatti scambia il concetto di borghesia con quello di capitalismo. Ma il termine capitalismo non riesce nel tentativo di spiegare e analizzare questa massa fluttuante ed eterogenea. D’altro canto in che modo si può definire oggi il proletariato? Per Le Rochelle esso ha conservato solo alcuni dei costumi e pensieri dei contadini e degli artigiani, anche se svuotati di contenuto e privi di ogni forza attiva e rivoluzionaria. Egli vive su questa “eredità impoverita” esattamente come il borghese vive sulla sua, e la mescola con gli usi e costumi nati in città e uguali a quelli della borghesia. Il termine borghese sembra quindi diventare un termine generale che indica un modo di vivere tranquillo basato sul commercio e sull’industria.

    Si potrebbe quindi obbiettare che la vita in fabbrica è assai diversa da quella di un’imprenditore. Le Roschelle risponde in questo modo:

    “L’operaio va in fabbrica e ne ritorna, così come il borghese va al suo ufficio e ne ritorna. Va al caffè e al cinema come il borghese; ha una famiglia e vive in una casa curata da una donna. Vita regolare, senza scosse. Quegli elementi della vita operaia che vengono gabellati come scuola di coraggio, osservati più attentamente non risultano determinati. L’operaio ha una vita economica più instabile? Ha una vita fisica più dura? Ma quanti sono in definitiva i borghesi che hanno una vita economica veramente stabile? Le comodità di cui vive la borghesia sono costantemente minacciate dal crollo economico.Quanto alla fatica del lavoro, bisogna tener presente che essa varia secondo i compiti del singolo operaio. L’automatismo intanto porta sempre più l’operaio a trasformarsi in un uomo seduto ed inerte come il borghese”

    Termina così l’analisi della lotta di classe marxista operata da Pierre Drieu Le Rochelle. Il filosofo francese sottolinea quindi i tre punti focali della sua critica in questo modo:

    1.Una classe non può esercitare potere politico che appartiene sempre ad una minoranza indipendente dalle classi. Quindi non c’è stato prima un potere della nobiltà e poi uno della borghesia, come non ci sarà un potere del proletariato. La lotta di classe marxista per la conquista del potere è quindi senza scopo;

    2.D’altra parte ci troviamo sempre dinnanzi as un complesso di classi che mutano e si rinnovano incessantemente. Se c’è lotta all’interno di esso, è una lotta diffusa e senza termine che non può ridursi, alla fine, contrariamente a quello che dice Marx, ad un duello che terminerebbe con il trionfo netto e totale di una di esse;

    3. Se sostituiamo il presupposto di due classi che lottano per conservare o conquistare il potere politico con quello di più classi che si agitano intorno a privilegi sociali ed a vantaggi materiali, vediamo che non c’è affatto uno sostituzione di una classe con un’altra, ma fusione di vecchi elementi in una nuova formazione che corrisponde a nuovi bisogni e che agisce sotto il segno di una nuova tecnica. Non c’è sostituzione di una classe meno numerosa, stanca, virtualmente inferiore, con una più numerosa, fresca, destinata a divenire dominante. Semplicemente gli stati superiori della società, continuamente rinnovati dalle perdite e dai reclutamenti, si orientano in una diversa direzione attraverso contrasti violenti più o meno caratterizzati.

    fede89
    http://www.centrostudilarcoelaclava..../?p=56#more-56
    Ultima modifica di Johann von Leers; 17-12-10 alle 21:26
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

 

 

Discussioni Simili

  1. La Rochelle e la generazione del dopoguerra
    Di Malaparte nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-07-10, 21:42
  2. Risposte: 51
    Ultimo Messaggio: 09-10-07, 10:25
  3. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 22-11-05, 16:47
  4. UNA CASA LIBERAL-SOCIALISTA(o socialista riformista)?
    Di Enrico1987 nel forum Repubblicani
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 30-10-04, 12:20
  5. Drieu La Rochelle
    Di enrique lister nel forum Destra Radicale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 31-08-04, 01:07

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito