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    Predefinito Trenitalia abbandona la Sicilia

    Ufficialmente il piano non è ancora effettivo, ma Trenitalia ha di fatto già soppresso i treni a lunga percorrenza che dalla Sicilia raggiungono il Nord. Perché l'unica certezza, al momento, è che a partire dal 12 dicembre non si può prenotare un treno che colleghi il Sud con il resto d'Italia. Se fino all'11 dicembre le prenotazioni dei collegamenti sono regolari, dal 12, vigilia dell'attivazione del nuovo orario annunciato da Trenitalia, è black-out. Un incubo soprattutto in vista delle vacanze di Natale. Come faranno i pendolari che a Natale vogliono tornare a casa? Prenotare al momento è impossibile.

    Ha fatto la prova anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e leader di Forza del sud Gianfranco Micciché: "Ho cercato di prenotare un treno da Milano a Siracusa per il 5 gennaio 2011 e mi è stato detto che il treno è stato soppresso. E che i treni dal Nord Italia si fermano a Villa San Giovanni. Ho chiesto lumi a Trenitalia e mi è stato riferito che, poiché sono state tagliate le risorse per le ferrovie, essendo Trenitalia una Spa, si tagliano le tratte improduttive. Che sia questa il primo effetto del federalismo?".

    Sul caso è intervenuto anche il governatore Raffaele Lombardo che ha scritto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli: "Questi provvedimenti, ove confermati, mortificherebbero ulteriormente la Sicilia e i siciliani". La rivoluzione di Trenitalia, se con l'entrata in vigore dell'orario invernale verrà confermata la scure sui treni a lunga percorrenza siciliani, trasformerà in una odissea i viaggi verso il Nord: in pullman fino a Messina, attraversando mezza Sicilia. Poi in traghetto, magari di sera, fino a Villa san Giovanni. Infine in attesa alla stazione, fino all'alba, sperando di trovare ancora un posto su un treno diretto al Nord.

    Da Trenitalia non arriva nessuna conferma ma nemmeno una smentita, a due giorni dalla denuncia della Fit Cisl che ha lanciato l'allarme. Secondo le indiscrezioni sul piano, che scatterà il 13 dicembre con l'entrata in vigore dell'orario invernale, i posti passeggeri precipiteranno da quattromila a meno di tremila. Da Siracusa, Catania e Agrigento non partiranno più i treni diretti a Milano, Torino e Venezia. E saranno tagliati anche i collegamenti con Roma Termini. Ma cosa dovrà fare allora un passeggero? Chi da Agrigento deve raggiungere per esempio Milano oggi conta su cinque convogli: se la rivoluzione diventerà effettiva, non ce ne sarà più nessuno. Un agrigentino, dunque, dovrà raggiungere Messina in pullman (si dice infatti che verranno istituiti dei bus per le tratte più importanti) oppure con i propri mezzi percorrendo 288 chilometri di strada.

    Arrivato a Messina dovrà imbarcarsi per Villa San Giovanni: parte un traghetto ogni 40 minuti. L'ultimo alle 22 e 40. Poi, una volta superato lo Stretto, dovrà cercare un treno sperando di trovare posto. Da Catania verso Messina i chilometri da percorrere sono 96, 154 da Siracusa: oggi da Catania e Siracusa partono cinque treni al giorno per Milano.

    Il taglio dei convogli si tradurrà in un taglio di posti: e in un conseguente sovraffollamento delle tratte rimaste in vigore. Ci sarà dunque il rischio che dopo oltre mezza giornata di viaggio, un agrigentino sia costretto ad attendere ore prima di trovare un posto? O che trovi posto ma sia costretto a fare in piedi oltre dodici ore di viaggio?

    Le Ferrovie smobilitano dalla Sicilia su Internet treni gi
    Ultima modifica di Italianista; 10-11-10 alle 12:11
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e l'assessore regionale alla Mobilità, Pier Carmelo Russo, hanno chiesto al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli di intervenire nei confronti di Trenitalia per sospendere il piano che prevede, a partire da dicembre, la soppressione di alcuni treni a lunga percorrenza, tra cui quelli che collegano Agrigento e Siracusa con Roma. Nella lettera inviata al ministro, Lombardo e Russo sollecitano "l'immediata apertura di un tavolo di confronto con la partecipazione degli enti locali interessati, in cui potere affrontare, in ottica globale, l'intera questione ferroviaria siciliana per individuare soluzioni che abbiano a cura l'interesse primario dei siciliani e nel contempo, tengano conto delle esigenze di razionalizzazione". A lanciare l'allarme è stata ieri la Fit-Cisl: dai 56 treni a lunga percorrenza che collegavano la Sicilia al Paese nel 2005 si passerà, secondo i programmi aziendali, a 14 treni dall'entrata in vigore dell'orario invernale, previsto a dicembre 2010.



    La riduzione del numero di treni a lunga percorrenza e il nuovo orario, per Lombardo e Russo, "sancirebbe, di fatto, l'eliminazione delle relazioni dirette Siracusa-Catania con Milano, Torino, Roma, Venezia, nonché la soppressione della coppia di treni Agrigento-Roma Termini determinando pesanti ricadute sociali ed economiche". "Questi provvedimenti, ove confermati - scrivono Lombardo e Russo - mortificherebbero ulteriormente la Sicilia e i siciliani tutti", Il governatore e l'assessore ricordano inoltre che "la specifica normativa di riferimento prevede la compartecipazione dell'amministrazione regionale alla formazione delle scelte a livello centrale che prevedono l'istituzicne o la modifica dei servizi di collegamento nazionali terrestri, marittimi ed aerei che interessano la Sicilia".



    I parlamentari nazionali del Pdl-Forza del Sud Pippo Fallica, Giacomo Terranova, Ugo Grimaldi, Francesco Stagno D'Alcontres hanno presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro dei Trasporti sulla drastica diminuzione dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia decisa da Trenitalia. "E' impensabile che Trenitalia - dicono i parlamentari siciliani - non tenga conto o marginalizzi nelle sue valutazioni sull'economicità di alcuni servizi il principio della continuità territoriale". "L'antieconomicità non può essere applicata alle tratte sociali, non può rappresentare - concludono - la linea di demarcazione per collegamenti fondamentali".



    "Non potevo credere alle mie orecchie quando me lo hanno raccontato e allora ho voluto provare di persona. Ho cercato di prenotare un treno da Milano a Siracusa per il 5 di gennaio prossimo, e mi e' stato detto che il treno e' stato soppresso. E che i treni dal nord si fermano a Villa San Giovanni. E' una cosa inverosimile. Ho chiesto lumi a Trenitalia e mi e' stato riferito che, poiché sono state tagliate le risorse per le ferrovie, essendo Trenitalia una spa, si tagliano le tratte improduttive. Che sia questa il primo effetto del federalismo?". Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud, Gianfranco Miccichè. "Siccome in Sicilia ci sono linee vecchie e prive di doppi binari - aggiunge Miccichè -, su cui viaggiano treni lenti e malandati che in pochi ovviamente prendono, Trenitalia che fa? Invece di aggiornare e modernizzare la rete, invece di programmare investimenti, mettere in pista carrozze moderne e rendere il servizio competitivo e produttivo, taglia tutto e noi siciliani scopriamo per caso che l'Italia finisce a Reggio Calabria. La cosa assurda - continua - è che dobbiamo fare una battaglia per mantenere il pessimo servizio che abbiamo e se la vincessimo dovremmo pure cantare vittoria. Non è possibile. Siamo stanchi di avere in Sicilia Ferrovie d'anteguerra mentre fra Roma e Milano sfrecciano i treni superveloci ogni quarto d'ora. Queste decisioni - aggiunge Miccichè - non si possono addebitare alle 'solite' incapacità della classe dirigente del sud. E' in queste circostanze che una classe dirigente del sud non piagnona, che rivendica pari opportunità e non elargizioni a pioggia, deve fare sentire la sua voce e la sua rabbia. Chiediamo pertanto - sottolinea il leader di Forza del Sud - che si faccia immediata chiarezza sui programmi di Trenitalia. Intervenga il ministro Matteoli, che sono certo non potrà mai avallare una scelta così scellerata, e che il Presidente Berlusconi - conclude - si assicuri che nel piano per il Sud vi siano adeguati investimenti per tutte le infrastrutture, anche quelle ferroviarie".



    “Suggerisco all’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, di sfogliare con attenzione uno dei tanti opuscoli stampati in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: si accorgerà che c’è anche la Sicilia”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, in merito al piano di Trenitalia che prevede fra l’altro, a partire da dicembre, la soppressione di alcuni treni a lunga percorrenza, tra cui quelli che collegano Agrigento e Siracusa con Roma.

    “Invece di potenziare un servizio che in Sicilia in certe aree è addirittura fatiscente – aggiunge Cracolici – Trenitalia sceglie una strategia inaccettabile: ci auguriamo che il ministero delle Infrastrutture sia al fianco della Sicilia in questa vicenda e non mostri nei confronti della nostra regione lo stesso disinteresse, o peggio ostruzionismo, visto in altre occasioni legate al settore dei trasporti come nel caso della Tirrenia, del Consorzio autostrade o dell’aeroporto di Comiso”.



    “Altro che ponte! Il governo Berlusconi avalla l'irresponsabile scelta secessionista delle ferrovie di isolare la Sicilia tagliando treni e traghetti come ha denunciato la Fit Cisl. E' la conferma della volontà dell'esecutivo nazionale, ormai guidato da Bossi, di abbandonare la nostra isola”. Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo. “I parlamentari siciliani del centrodestra -aggiunge- sono complici delle scelte antimeridionali del governo nazionale e delle ferrovie che considerano la Sicilia la palla al piede del paese. Il governo regionale ha il dovere di contrastare con ogni mezzo queste scelte e costringere le ferrovie a sedere al tavolo col governo nazionale per firmare il contratto di servizio. Il Pd – conclude Lupo- è a fianco dei lavoratori delle ferrovie che difendono il loro futuro ma soprattutto il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale dei siciliani”.

    ItaliaInformazioni | La Regione contro Trenitalia: "Il ministero blocchi il piano di soppressione delle tratte siciliane"
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    Carmelo Lo Monte, capogruppo del Mpa alla Camera, ha chiesto le dimissioni dell'ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, o la revoca del suo incarico da parte del ministro del Tesoro, visto che ''la drastica diminuzione dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia rende di fatto palese la scelta di abbandonare la Regione da parte di Trenitalia e Rfi e di smantellare il servizio di traghettamento''.

    Per Lo Monte questa scelta ''risponde a interessi precisi che puntano a concentrare sul Nord ogni ipotesi di sviluppo e a marginalizzare il Mezzogiorno'' e ''il rappresentante di questi interessi, e' l'amministratore delegato, che persegue in modo radicale un progetto di eliminazione delle ferrovie dalla Sicilia''.

    ''Non si tratta ormai piu' - prosegue il capogruppo del Mpa alla Camera - solo di una questione di sottovalutazione delle potenzialita' del trasporto ferroviario nel Sud, ci troviamo di fronte a un atteggiamento irresponsabile, nordista e di fatto secessionista. Di fronte a queste scelte - conclude Lo Monte - la posizione del Movimento per le Autonomie sara' intransigente e all'altezza della reale posta in gioco, a cominciare dalla richiesta immediata di dimissioni di Mauro Moretti o dalla richiesta di revoca dello stesso al ministro del Tesoro''.

    Fs: Lo Monte (Mpa), Moretti si dimetta - Libero-news.it
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    "E' inaccettabile che mentre in Italia le Ferrovie investono nell'Alta velocita' e nell'ammodernamento dei trasporti su ferro, in Sicilia decidano di far morire il trasporto ferroviario. Il taglio dei treni a lunga percorrenza svelato dalla Fit-Cisl si somma ad una situazione del trasporto regionale lontana anni luce da quella di altre parti d'Italia". E' quanto afferma in una nota il senatore del Pd Enzo Bianco che annuncia la presentazione di "una interrogazione al ministro delle Infrastrutture per chiedere se c'e' e qual e' il piano del governo per lo sviluppo del trasporto su ferro in Sicilia. Il governo intervenga per bloccare lo smantellamento del trasporto ferroviario nell'Isola".

    Palermo la Repubblica.it | Ferrovie: Bianco (Pd), governo blocchi i tagli in Sicilia
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    PALERMO – Treni in Sicilia? Addio. Il trasporto ferroviario dell’isola sta per essere definitivamente “smantellato”: tratte soppresse, personale ridotto, tagli di posti/passeggero testimonierebbero una precisa volontà di disimpegno di Trenitalia: è questa la denuncia della Fit Cisl. Secondo i dati forniti dal sindacato i treni a lunga percorrenza in servizio erano 56 nel 2005, cinque anni dopo una drastica sforbiciata li ha ridotti a 24 e adesso, con il nuovo orario che entrerà in vigore il prossimo 13 dicembre, scenderanno ad appena 14. Un taglio evidente anche considerando i posti passeggero: dai circa 9.000 del 2005 si è passati ai 4.004 del 2010 che, con il nuovo orario invernale, saranno ulteriormente ridotti a 2.760.

    TAGLI ALLE CORSE SULLO STRETTO - Prima di Natale, poi, è prevista la soppressione delle tratte Agrigento-Roma e Siracusa –Roma. Questo significa che i passeggeri provenienti dalla città dei templi e da quella aretusea dovranno servirsi di autobus fino a Messina e solo lì potranno prendere il treno. Mentre i convogli che resteranno in servizio con destinazione Venezia, Milano e Torino saranno soltanto due. Ma non è tutto. L’organizzazione di categoria lancia anche un ulteriore allarme sulla possibilità che si arrivi anche al totale smantellamento del sistema di traghettamento sullo stretto di Messina gestito da Rfi. Anche in questo caso la Fit Cisl fa parlare i numeri: in pochi anni, le navi traghetto sono passate da 6 a 2. Dal 2006 al 2009 5.445 carrozze in meno hanno attraversato lo Stretto. Il sindacato teme che si possa arrivare al paradosso che i passeggeri in futuro siano costretti a traghettare a piedi per poi prendere un altro treno una volta giunti in continente e viceversa, con enormi disagi e consistenti allungamenti dei tempi di percorrenza.

    ORGANICO DIMEZZATO - «Le scelte di Trenitalia – afferma Amedeo Benigno, segretario Fit Cisl Sicilia - rischiano di “ghettizzare” il trasporto ferroviario in Sicilia isolando la regione dal resto del Paese, colpendo in maniera grave i passeggeri e i livelli occupazionali oltre alla stessa qualità, già precaria, del servizio reso». Anche sul fronte occupazionale, infatti, i numeri sono impietosi: nell’arco di sette anni Trenitalia ha dimezzato il proprio organico in Sicilia, da 142 macchinisti si è passati a 64, da 115 capitreno a 63 e da 257 operatori della manutenzione agli attuali 151, senza tener conto della perdita dei posti di lavoro dell’indotto ferroviario, ovvero ex wagon lits e pulizie treni.

    UN VIDEO SU DISAGI E DEGRADO - Per sottolineare lo stato di degrado del servizio ferroviario la Fit Cisl ha anche realizzato un video denuncia. Due passeggeri del sindacato seguiti dalle telecamere hanno effettuato il viaggio da Palermo a Villa San Giovanni mostrando carenze infrastrutturali, tempi di percorrenza con o senza traghettamento e disagi conseguenti. Il video mostra le enormi difficoltà affrontate dal passeggero costretto a scendere dal treno a Messina, percorrere a piedi con tanto di valigie la strada che distanzia la stazione ferroviaria all’area di imbarco della Metromare, con una sala d’attesa fatiscente composta da una pensilina senza una panchina, soggetta alle intemperie invernali e alla calura d’estate. «“Il governo regionale e quello nazionale – ha tuonato Maurizio Bernava segretario generale della Cisl – non possono restare indifferenti: si siedano attorno ad un tavolo con Trenitalia per impedire che ai siciliani vengano tolti servizi di trasporto essenziali».

    Addio treni: convogli dimezzati in 5 anni A rischio il traghettamento sullo Stretto - Corriere del Mezzogiorno
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    Siracusa - Tra i mezzi per viaggiare, il treno è uno dei più antichi, non per questo però la sua utilità nel tempo è diminuita. Negli ultimi anni le tratte ferroviarie che insistevano sul territorio siciliano sono state notevolmente ridotte. Dapprima sono stati eliminati i collegamenti interni tra le città siciliane, poi quelli verso le altre regioni.

    Il risultato è evidentemente a svantaggio dei cittadini, chi in treno da Siracusa deve andare a Palermo ci impiegherà dalle cinque alle sette ore, con diversi cambi da effettuare, senza considerare i ritardi che ormai sono quasi la prassi. Questo stato di cose ha avvantaggiato il trasporto su gomma con guadagni d'oro per le aziende private di trasporto, dagli autobus alle automobili. La soppressione delle tratte dirette, con la conseguente diminuzione del traffico ferroviario ed una minore fruizione da parte dell'utenza, ha portato anche alla trasformazione delle stazioni. Se prima erano piccoli centri economici dotati di servizi quali bar, edicole, biglietterie, ristoranti, ecc... adesso le stazioni, soprattutto nelle piccole città, sembrano degli edifici fantasma e sono vittime dei vandali e dell'incuria.

    Di questi giorni è la notizia che a breve verrà soppressa la tratta ferroviaria diretta tra Siracusa e Roma. Una penalizzazione ulteriore per i siciliani dopo la decisione dell'anno scorso di non far accedere i treni sui traghetti nei collegamenti con la Calabria. Per questo fenomeno c'è grande preoccupazione anche se si sta cercando di trasfomare stazioni e vecchie linee ferroviarie in luoghi di attrazione turistica. Un esempio chiaro di questo cambiamento è stata la famosa iniziativa del "Treno barocco" che questa estate ha attraversato le province di Ragusa e Siracusa, con tanto di degustazioni enogastronomiche e fermate in luoghi ricchi di storia e cultura.

    Ciò però non deve spostare l'attenzione sul grande divario infrastrutturale che c'è tra la Sicilia ed in resto d'Italia. Per le ferrovie siciliane urgono veloci e massici interventi per fare in modo che il mezzo treno sia competitivo con tutti gli altri mezzi da viaggio. Se al nord e al centro dello stivale italico si apprestano ad accogliere compagnie private che permetteranno ai viaggiatori di spostarsi a prezzi vantaggiosi, il sud e la Sicilia, soprattutto, faranno fatica a fornire i servizi basilari all'utenza.

    Il sindaco di Noto, Corrado Valvo, ha espresso tutta la sua preoccupazione dulla vicenda: "Non si può non sottolineare come la rete ferroviaria sia strategica per il collegamento da e per la Sicilia e oggi assistere non solo al mancato potenziamento della rete ferroviaria, potenziamento che avviene nelle altre parti d’Italia e d’Europa, ma addirittura alla soppressione di un’importante tratta è preoccupante e deprimente. Si è infatti sottolineato il grandissimo successo avutosi con il “Treno del Barocco” che, attraversando le due province di Siracusa e di Ragusa nei luoghi di eccellenza, ha fatto registrare, in circa due mesi con l’appuntamento della domenica, quasi 1600 viaggiatori. Ci si augura - continua Valvo - che tale gap infrastrutturale sia colmato nel più breve tempo possibile e che possa essere bloccata tale paventata soppressione della tratta ferroviaria Siracusa-Roma. Anzi ci si augura che possano essere ripristinate tante tratte dismesse e utilizzare in tal modo il treno quale importante mezzo di collegamento che peraltro ha un fascino particolare in quanto fa attraversare i territori in una maniera differente, dando al viaggiatore una prospettiva diversa dei luoghi e del paesaggio siciliani".

    Soppressione tratte ferroviarieEliminata anche la Siracusa-Roma - Giornale di Siracusa
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    PALERMO – Fino a qualche tempo fa era solo un allarme molto serio, ma è diventato qualcosa di grave. Le ferrovie siciliane sono sotto il mirino di sindacati e comitati dei pendolari, che denunciano una fase di dismissione con conseguenze gravissime per tutti.
    I dati sono abbastanza eloquenti e fotografano una realtà che sembra ormai privilegiare in assoluto il traffico su gomma (solo il 6% delle merci nazionali ormai viaggia su ferro) e di conseguenza un maggiore tasso di emissioni inquinanti.
    Inoltre il progressivo calo degli investimenti nelle infrastrutture ferrate ha evidentemente bloccato anche le potenzialità di inserimento occupazionale.
    Insomma, per un settore all’abbandono è l’intero indotto che ne patisce le conseguenze.

    Viaggiare in treno è sempre più difficile. Nelle settimane scorse i sindacati e i comitati dei pendolari hanno lanciato l’allarme sulla condizione delle ferrovie in Sicilia. Nel grande calderone del trasporto pubblico i treni isolani continuano a patire una situazione di severa crisi per una serie di fattori strategici: assenza del contratto di servizio pubblico, predominanza del binario unico (89% del totale e metà rete non elettrificata), durata delle tratte. Nonostante l’ingresso di nuovi attori nel mercato del trasporto ferroviario, che ha smesso i panni del settore monopolistico, la Sicilia resta comunque indietro rispetto alle altre regioni italiane e i mancati investimenti sulle linee ferrate si riflettono inevitabilmente nel fallito incremento dell’occupazione e nell’aumento del traffico su strada con conseguente crescita delle emissioni inquinanti, dei costi di trasporto e la diminuzione della sicurezza lungo le strade
    Una situazione che non è mai stata particolarmente florida rischia adesso di diventare addirittura drammatica: la Regione non ha ancora sottoscritto il contratto di servizio con Trenitalia. Nelle settimane passate Antonio Riolo, Cgil Sicilia, e Franco Spanò, Filt Regionale, hanno denunciato come le ferrovie siano “in disarmo”, a causa delle inadempienze della Regione e dei tagli di Tremonti. Fattori che assieme mettono a rischio il diritto alla mobilità, la continuità territoriale, migliaia di posti di lavoro, in quanto senza rinnovo del contratto di servizio sarà inevitabile assistere ad una “forte riduzione dei servizi nel trasporto ferroviario regionale”.

    Secondo una raccolta dati realizzata dal comitato pendolari ogni giorno Trenitalia taglia 1.000 chilometri. Una situazione tragica per i tantissimi pendolari dell’Isola – sono circa 50 mila i viaggiatori quotidianamente trasportati da mezzi Trenitalia - che devono inoltre far fronte alle interminabili tratte. Esiste la celebre Catania-Palermo che dura oltre 5 ore, sebbene esistano già due corse che riducono fino a poco più di 3 ore, ma nell’album dei record c’è anche la Ragusa-Palermo, segnalata anche nel rapporto Pendolaria 2009 di Legambiente, che dura 5 h e 20 minuti per 250 chilometri. Il contratto di servizio, le cui linee guida sono state stilate già nel giugno del 2010 non ha poi avuto seguito concreto a differenza delle altre regioni che l’hanno già sottoscritto, come ha confermato Giosuè Malaponti del Comitato Pendolari.

    Tuttavia l’analisi della crisi del settore ferroviario nell’Isola va ricercata in una gestione complessiva che non può ridursi a quest’ultima porzione di attività. Un dato su tutti riguarda gli investimenti che negli ultimi anni la Regione ha pensato di destinare al settore.
    Secondo il dossier Pendolaria 2009 di Legambiente la Regione Siciliana tra il 2003 e il 2009 ha speso in infrastrutture ferroviarie 0,13 milioni (0,73%) di euro a fronte di 17,72 milioni (94,48%) per i cantieri stradali. Dati di fatto cui si collega, secondo un documento del comitato pendolari dal loro blog I pendolari e le infrastrutture in Sicilia, il silenzio “da parte di tutta la classe politica regionale e nazionale, sulla scomparsa dei 1.970 milioni di euro, tra l’altro interamente finanziati dal 2005, per il completamento del raddoppio Fiumefreddo-Giampilieri ed inserito dal Governo Nazionale nel programma delle opere strategiche”. Si capisce bene come investimenti minori in opere infrastrutturali comportino un mancato input di occupazione e persino l’attuale fase di stallo, secondo i sindacati, pone a rischio migliaia di posti di lavoro.

    Da non sottovalutare neanche il tema dei trasporti su strada come alternativa alla ferrovia: secondo il rapporto Enea 2010 sulle emissioni di anidride carbonica, aggiornato al 2006, il settore dei trasporti ha inciso in Sicilia per il 29% del totale, producendo una quota di 8.788 kt. Invece le ferrovie, specialmente quelle elettrificate, hanno un’incidenza assai minore sulle emissioni. Secondo una nota di Trenitalia ogni passeggero che sceglie il treno inquina il 66% in meno rispetto al trasporto su strada. In tal senso le ferrovie italiane, nel luglio del 2009, hanno sottoscritto un accordo con il ministero dell’Ambiente per contenere, dal 2012, le emissioni d’anidride carbonica di 600 tonnellate ogni anno.

    http://www.qds.it/index.php?id=5675
    Ultima modifica di Italianista; 10-11-10 alle 12:50
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    PALERMO - Che sia questa il primo effetto del federalismo?”

    “Siccome in Sicilia ci sono linee vecchie e prive di doppi binari - osserva Miccichè - sulle quali viaggiano treni lenti e malandati che in pochi ovviamente prendono, che fa Trenitalia? Invece di aggiornare e modernizzare la rete, invece di programmare investimenti, mettere in pista carrozze moderne e rendere il servizio competitivo e produttivo, taglia tutto e noi siciliani scopriamo per caso che l’Italia finisce a Reggio Calabria”. “La cosa assurda - continua - è che dobbiamo fare una battaglia per mantenere il pessimo servizio che abbiamo e, se la vincessimo, dovremmo pure cantare vittoria. Non è possibile. Siamo stanchi di avere in Sicilia le ferrovie d’anteguerra, mentre fra Roma e Milano sfrecciano i treni superveloci ogni quarto d’ora”. “Chiediamo, pertanto - conclude - che si faccia immediata chiarezza sui programmi di Trenitalia. Intervenga il ministro Matteoli, che sono certo non potrà mai avallare una scelta così scellerata e che il presidente Berlusconi si assicuri che nel Piano per il Sud vi siano adeguati investimenti per tutte le infrastrutture, anche quelle ferroviari”.

    Sull’argomento interveiene anche Gaetano Tafuri, commissario governativo della Ferrovia Circumetnea. “Ferrovie dello Stato - dice - si disimpegna progressivamente dalla Sicilia, lo avevamo da anni avvertito e rappresentato. Adesso la situazione tende a farsi drammatica in quanto, piuttosto che investire, migliorando le infrastrutture e il servizio ferroviario pessimo attualmente esistente, Fs punta addirittura ad allontanarsi dai nostri territori”.

    “È giunto il momento quindi - osserva Tafuri - di organizzare il trasporto ferroviario interno alla Regione e di collegamento con la Penisola, con un sistema alternativo e concorrenziale sul modello sperimentato da altre realtà locali, che si basi sul principio di autorganizzazione gestionale esternalizzato ed in alternativa, anche operativo”.

    “Il trasporto costituisce, infatti, un elemento di sviluppo dei territori - conclude il commissario della Fce - ma, mentre si pensa sempre da Milano a Napoli, prima con l’autostrada del Sole e poi con l’alta velocità, si chiudono gli occhi, volutamente, sul Meridione d’Italia”.

    Rete ferroviaria vecchia e improduttiva. “Per Trenitalia la Sicilia non è in Italia” - QdS - Regionale di Economia Istituzioni Ambiente No Profit e Consumo
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    L’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, lo ha confermato al sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Giuseppe Maria Reina: le linee a lunga percorrenza, da e verso la Sicilia, che avrebbero dovuto subire soppressioni saranno mantenute.
    Il positivo esito è stato ottenuto al termine di un incontro programmato dal ministero dei trasporti e sollecitato dalle forti proteste sollevate da cittadini e forze sindacali sulla paventata riduzione dei collegamenti ferroviari verso l‘isola, che vedevano Siracusa tagliata fuori dalla rete dei collegamenti nazionali. Il sito di prenotazioni on line del sito di Rfi, già da qualche giorno, non offre più disponibilità di treni sulla tratta Siracusa-Roma per prenotazioni successive al 12 dicembre, data nella quale sarebbe dovuto partire l’ultimo convoglio per la capitale.


    Trenitalia torna sui suoi passi, dunque. E lo fa guardando al potenziamento del trasporto ferroviario in Sicilia con gli sviluppi attesi dalla costruzione del ponte sullo stretto. Ma a convincere di più sarebbero stati i quattrini che il ministero avrebbe promesso con un’integrazione economica che dirotterà risorse da altre fonti.
    Nessun disagio per gli utenti siciliani, è stato annunciato, ma la reazione di Filt Cgil Sicilia rimane tiepida in attesa di conoscere i dettagli della decisione di Trenitalia e verificare fino a dove la società sarà disposta a tornare indietro, e con quali implicazioni per gli occupati nel settore.


    Trenitalia ci ripensa: niente tagli ai treni Il cambio di rotta in previsione del Ponte - Giornale di Siracusa


    Almeno qualcuno dimostra un pò di lucidità... :giagia:
    Ultima modifica di Italianista; 10-11-10 alle 23:15
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Trenitalia abbandona la Sicilia

    Si vede che a certe latitudini hanno la brutta abitudine di non farsi il biglietto. Ben gli sta. :giagia:

 

 
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