a strage di Bologna, dopo 45 anni la verità della giustizia - Lo speciale
'Ideata e organizzata dalla P2 ed eseguita dai fascisti'
Belllini nel 2021 torna quindi nelle aule giudiziarie come "il quinto" esecutore della strage, insieme a lui l'ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, per depistaggio (condannato in via definitiva a 6 anni), e l'ex amministratore di condomini a Roma, in via Gradoli, Domenico Catracchia, per false informazioni ai pm (condannato in via defintiva a 4 anni). Ad inchiodare Bellini un video amatoriale che lo ritrae in stazione poco prima della strage e poi l'ex moglie, che lo riconosce nelle immagini ("È Paolo", le sue parole davanti alla Corte, tra le lacrime) e cambiando versione, dopo 40 anni, fa crollare il suo alibi. L'ex di Avanguardia però non è l'unico protagonista, in aula, dove i parenti delle vittime non mancano mai, ci sono anche Licio Gelli (già condannato in via definitiva nel 1995 a 10 anni per i depistaggi), Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti morti e non più imputabili, ma ritenuti dai pg i mandanti, finanziatori e organizzatori della strage, come riconosceranno anche i giudici. "Possiamo ritenere fondata l'idea - scrive la Corte d'Assise - e la figura di Bellini ne è al contempo conferma ed elemento costitutivo, che all'attuazione della strage contribuirono in modi non definiti, ma di cui vi è precisa ed eclatante prova nel documento Bologna, Gelli e il vertice di una sorta di servizio segreto occulto che vede in D'Amato la figura di riferimento in ambito atlantico ed europeo".
Per arrivare ai mandanti, al cosiddetto "secondo livello" la Procura generale ha seguito i soldi che servirono a finanziare l'attentato alla stazione, quelli distratti dal fallimento del Banco Ambrosiano da parte di Gelli e Ortolani. "È stata ritenuta plausibile - scrive sempre la Corte d'Assise - una componente di natura retributiva, nel senso che coloro che parteciparono alla strage di Bologna percepirono un compenso in denaro".
Il messaggio del manifesto dei parenti delle vittime per il prossimo anniversario recita così: "45 anni di trame e depistaggi per nascondere la verità. La determinazione dell'associazione dei familiari lo ha impedito". Si è chiuso un cerchio.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cro...a3c2c30cf.html
https://www.firstonline.info/strage-...to-1980-bomba/
primi tentativi puntarono a derubricare la strage a incidente tecnico, ma emerse presto l’origine terroristica di estrema destra. Tuttavia, si attivò immediatamente una complessa macchina di depistaggi: piste false, documenti artefatti, testimonianze manipolate e agenti infedeli. I servizi segreti deviati – in particolare il cosiddetto “Super-Sismi” – cercarono in ogni modo di nascondere la verità.
Solo anni dopo, grazie a processi e inchieste, vennero alla luce i tentativi sistematici di occultare i mandanti reali, delineando connivenze istituzionali e legami con la “strategia della tensione”, avviata il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana a Milano: un legame sempre negato in passato, ma oggi considerato storicamente accertato.
Decisive nel corso dei processi le testimonianze di Massimo Sparti e Luigi Vettore Presilio, ex militanti di Ordine Nuovo, che hanno rivelato dettagli sui preparativi e sui contatti tra neofascisti, apparati deviati dello Stato e criminalità organizzata.
I processi: più di 40 anni per arrivare alla verità
La prima svolta arriva il 23 novembre 1995, quando la Corte di Cassazione condanna all’ergastolo i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro come esecutori materiali dell’attentato, nonostante si siano sempre dichiarati innocenti. Nella stessa sentenza vengono condannati per depistaggio anche Licio Gelli, ex capo della loggia P2, Francesco Pazienza, ex agente del Sismi, e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Ulteriori condanne per depistaggio saranno emesse nel giugno 2000.
Nel gennaio 2020 si apre un nuovo filone d’indagine. Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar, viene condannato in primo grado per concorso nella strage: condanna confermata definitivamente nel gennaio 2025. È accusato di aver ospitato i complici, falsificato documenti e fornito un’auto per raggiungere Bologna.
Parallelamente, prende il via il “processo ai mandanti”, concluso in primo grado il 6 aprile 2022 con la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale e legato alla ‘Ndrangheta, riconosciuto come esecutore materiale in concorso. La condanna è stata confermata in appello nel luglio 2024 e resa definitiva dalla Cassazione nel luglio 2025. A incrinare l’alibi di Bellini ha contribuito un video amatoriale che lo ritrae in stazione poco prima dell’esplosione e, soprattutto, la testimonianza toccante della sua ex moglie, che tra le lacrime lo ha riconosciuto ritrattando le versioni precedenti.
Accanto a Bellini – recentemente aggredito nel carcere di Cagliari con ferite non gravi – vengono processati anche Piergiorgio Segatel, ex capitano dei carabinieri, condannato a sei anni per depistaggio, e Domenico Catracchia, ex amministratore degli immobili di via Gradoli a Roma, condannato a quattro anni per false informazioni al pm.
La verità nelle sentenze: “Non schegge impazzite”
La giustizia ha ormai chiarito che la strage del 2 agosto 1980 non fu opera di “schegge impazzite”, ma l’esecuzione di un disegno eversivo premeditato, sostenuto da finanziamenti illeciti, coperture istituzionali e una precisa regia politica. Le sentenze hanno fatto emergere un livello superiore di responsabilità: mandanti, finanziatori e organizzatori oggi identificati con nomi precisi.
I giudici indicano tra i principali artefici Licio Gelli e Umberto Ortolani, entrambi vertici della loggia massonica P2, il funzionario del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato, e il senatore missino Mario Tedeschi. Tutti deceduti prima di poter essere processati, ma le loro responsabilità sono state comunque riconosciute dai giudici.
“Possiamo ritenere fondata l’idea – scrive la Corte d’Assise – e la figura di Bellini ne è conferma ed elemento costitutivo, che all’attuazione della strage contribuirono, in modi non completamente definiti ma comprovati, soggetti legati a un servizio segreto occulto, il cui vertice faceva capo a Gelli e a D’Amato, figura di riferimento in ambito atlantico ed europeo”.
Per risalire al cosiddetto “secondo livello”, la Procura generale ha ricostruito i flussi di denaro utilizzati per finanziare l’attentato: fondi provenienti dal crac del Banco Ambrosiano, gestiti proprio da Gelli e Ortolani. “È stata ritenuta plausibile – si legge ancora nella sentenza – una componente retributiva: i partecipanti alla strage ricevettero un compenso in denaro”.
Eppure, non tutti sono pronti ad accettare ciò che oggi è ormai certificato nelle sentenze: c’è ancora chi fa fatica a digerire la verità sulla matrice neofascista della strage.





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