A giugno gli investitori esteri hanno fatto incetta di BTP italiani: 34 miliardi in un solo mese, il massimo da 6 anni. Da inizio 2025 il saldo netto è di +84 miliardi. I giornali esultano, le banche brindano, i politici sorridono: *"Il mondo ci ama, il debito italiano è solido!"*.
Ma la verità è molto meno entusiasmante.
Perché non è una buona notizia
1. Perdita di sovranità
Più debito in mani straniere significa meno autonomia. Quando i mercati internazionali dettano legge, l’Italia diventa ostaggio degli umori di fondi speculativi e banche d’investimento. Basta un’ondata di vendite dall’estero per scatenare una crisi dello spread, con il governo costretto a piegarsi a diktat non scritti.
2. Ricchezza che esce dal Paese
Gli interessi pagati su questo debito non vanno a famiglie o istituzioni italiane, ma ingrassano fondi pensione americani, banche francesi, hedge fund londinesi. Ogni cedola spedita all’estero è ricchezza sottratta agli italiani.
Il paradosso
Mentre Germania, Francia e Spagna pianificano emissioni con una quota crescente di sostegno domestico, l’Italia continua a spingere sulla domanda estera. È il contrario di quello che servirebbe: un Paese con 2.900 miliardi di debito dovrebbe costruire una base di finanziamento interna solida, non dipendere dagli umori di investitori stranieri. Ma la base solida di "BOT people" la crei solo con salari decenti. E ovviamente il governo della malavita e degli schiavisti preferirà mille volte il fallimento che pagare decentemente i lavoratori.
La verità dietro i titoli
Non è una vittoria, è una dipendenza mascherata da successo. I BTP “a ruba” sono in realtà un cappio al collo: più salgono gli acquisti esteri, più cala la nostra capacità di decidere indipendentemente la politica economica.
Il messaggio è semplice:
meno BTP all’estero, più BTP agli italiani.
Solo così si difende davvero la ricchezza nazionale.




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