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  1. #1
    Signore di Trieste
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    Predefinito "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste

    Roma, 10 dic. – (Ign) – “Abbiamo quasi 12mila mail per chiedere di non trasferire i colibrì. E continuano ad arrivarne al ritmo di una al minuto dall'Italia, ma anche da tutto il mondo. Portarli via dal nostro centro vuol dire ucciderli”. A lanciare l’allarme a Ign, testata online dell’Adnkronos, è il direttore del Centro di Trieste, Stefano Rimoli. Il Centro colibrì è nato nel 1999 come associazione no profit. Nel 2005 l'allora ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, riferiscono gli studiosi del Centro, appoggiò un accordo di cooperazione internazionale, avviato dal Governo del Perù. "Poco dopo l'avvio del progetto di cooperazione internazionale e l'importazione in Italia dei volatili - spiega Rivoli -, cadde il governo Berlusconi e non venne più ratificata la convenzione amministrativa per suggellare l'accordo di cooperazione. Non si tratta quindi di un problema economico, ma burocratico perché le volontà dell’allora ministro dell’Ambiente Matteoli non sono mai state tradotte in una Convenzione o in una legge dello Stato”.

    “Sembra che si stia pensando di trasferire i colibrì - dice -, ma non esiste in Italia e nel mondo una struttura in grado di mantenere una popolazione stabile in Europa”. “Da noi vengono nutriti con un nettare artificiale, preparato sulla base della loro cartella clinica. Un computer con simulazioni d'alba, tramonto ed effetto luna perché se il colibrì con 1260 pulsazioni al minuto si sveglia di notte, deve mangiare entro 20 minuti, altrimenti muore. Più della metà in caso di un trasferimento non riuscirebbero a farcela. E ai restanti non resterebbero sei mesi di vita. Sono animali molto territoriali, delicatissimi e di certo non riuscirebbero a sopravvivere”.
    “Il controsenso – si chiede il direttore - è ’perché trasferirli?’. E dove? Visto che non esiste al mondo un centro con strutture idonee come da noi. Mi preoccupano soprattutto i piccoli nel nido, le femmine che stanno covando e quelli che sono ancora in fase di svezzamento. Da noi ci sono strutture tecnologiche, realizzate ad hoc, usate nelle sale chirurgiche e ospedaliere, per consentirne la sopravvivenza”.
    Contrario all'ipotesi di un trasferimento anche il professor Giacomo Rossi, docente dell’Università di Camerino, consulente scientifico del WWF Italia. “L’istituzione triestina è l’unica al mondo che ha strutture idonee per assicurare il benessere di questi colibrì – ha detto il docente - . Ma anche ipotizzando di realizzare nuove strutture, cosa per altro non facile oltre che estremamente costosa, gli animali non si possono trasferire. Sono uccelli territoriali, adulti e in riproduzione, separarli ora dal loro ambiente vuol dire creare una condizione di immunodepressione e stress letale”.
    Appelli sono arrivati dal governo della Colombia, oltre che dalla presidenza della Repubblica dell’Ecuador, le Università di Bonn, Camerino, Udine, Boyaca, Loja e Guayaquil:“Senza questo studio - scrivono - l’Amazzonia si trasformerà a breve in un deserto”. Dai colibrì triestini infatti dipende lo studio per preservare e reintrodurre i colibrì sudamericani che sono i responsabili impollinatori dell’85% dell’Amazzonia.
    "Visto che il problema non è economico, ma solo burocratico e politico – conclude Rivoli, il direttore del Centro - , sono disponibile che il Centro colibrì sia commissariato o gestito da altri, anche in una diversa forma giuridica, sono disponibile a rassegnare le dimissioni mantenendo unicamente una responsabilità scientifica, ma l'unica cosa essenziale è che i colibrì devono rimanere a Trieste, altrimenti moriranno".
    "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste - Adnkronos Cronaca

    si lo so non è la solita cosa che siete abituati ma è estremamente importante

  2. #2
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    Predefinito Rif: "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste

    Più della metà in caso di un trasferimento non riuscirebbero a farcela. E ai restanti non resterebbero sei mesi di vita. Sono animali molto territoriali, delicatissimi e di certo non riuscirebbero a sopravvivere”.
    quindi è accaduta la medesima cosa quando hanno importato i colibrì dal Perù ? :mmm:

  3. #3
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    Predefinito Rif: "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste

    Citazione Originariamente Scritto da Gauss Visualizza Messaggio
    quindi è accaduta la medesima cosa quando hanno importato i colibrì dal Perù ? :mmm:
    possibile li abbiano trasportati sotto forma di uova poi messe in incubatrice?

    Difficile ma più probabile, a quanto immagino.
    Anche se l'impresa mi sembra ciclopica (se avete idea di quanto sono grosse le uova di questo tipo di uccelli)
    Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste

    Questa volta sono completamente in disaccordo con il centro di ricerca.

    Al di là dei toni allarmistici che mi sembrano completamente inappropriati (ma secondo voi è realistico che il destino dell'Amazzonia e del pianeta sia nelle mani di uno squattrinato centro di Trieste e non allo studio di decine delle più prestigiose università nel mondo?), mi sembra che peraltro il centro sia completamente inutile per l'Italia. Altrimenti perchè non sovvenzioniamo anche un centro per la salvaguardia del canguro e dell'ornitorinco?

    Qui staimo parlando di un centro NATO COME NO-PROFIT, che qualcuno, evidentemente, ha fatto diventare un peso che grava sulle spalle della comunità per PAGARE STIPENDI, AFFITTI, etc. con TASSE DEI CONTRIBUENTI... e quindi tutta questa filantropia del no profit si perde nei meandri degli INTERESSI PERSONALI DI QUALCUNO che adesso batte i piedi perchè lo Stato ha deciso di non rifinanziargli il suo giocattolino completamente inutile.

  5. #5
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    Predefinito Rif: "Se li trasferiscono moriranno". Allarme per i colibrì di Trieste

    un po' come tutte le associazioni no profit

 

 

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