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La più grande crisi idrica del secolo si abbatte, nel silenzio totale dei media, sulla Repubblica islamica. E la subsidenza dei terreni fa sprofondare di trenta centimetri la capitale
L’orrendo braccio destro di Hitler, Joseph Goebbels, era un profeta della comunicazione di massa; ma oggi i proseliti nella cultura del politically correct sono forse in grado di superare il maestro della propaganda nazista. Ormai i titoli sui media reggono se sono coerenti con il volere di lobbies e potentati economici, politici e culturali. Oppure spariscono, diventano notizie in breve, vengono rimossi dall’informazione main stream e poi dall’immaginario collettivo. E’ accaduto con gli accoltellatori sul treno inglese, organizzati come terroristi, competenti nell’utilizzo di armi da taglio come terroristi, prima circondati da una cortina fumogena sulle loro identità e ancor più sulle motivazioni del loro gesto che ai poveri mortali sembrava seguire un rituale già ampiamente sperimentato di terrorismo di stampo jihadista. Ma non si poteva dire, e non si è detto, in un Paese che ha come ministro degli interni una islamica radicale e per di più alla vigilia di un voto che, al di là dell’oceano avrebbe portato un islamico a occupare la poltrona di Sindaco della città più importante del mondo, New York.
Una premessa fuorviante? Forse; ma utile per spiegare come mai la più grande crisi idrica del mondo, quella che si è abbattuta sulla Repubblica islamica dell’Iran, passi ormai da mesi sotto silenzio o sia oggetto solo di saltuarie e occasionali notizie in breve. Al punto da far restare sotto traccia anche quando pubblicamente il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato annunciando che se nelle prossime due o tre settimane forti piogge non flagelleranno il Paese, Teheran dovrà essere evacuata.
Si. Avete capito bene: 10 milioni di persone che abitano la capitale e che ormai da settimane subiscono, specie nella notte, improvvisi black out idrici ed elettrici, dovranno essere trasferiti in altre aree del Paese dove possano aver accesso all’acqua potabile.
Qualcuno potrebbe forse chiedersi se, forse più che dei siti nucleari, dell’arricchimento dell’uranio, o delle basi militari, il governo iraniano non avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi dei bacini idrici. A causa della drastica riduzione delle precipitazioni e del ridotto afflusso di acqua nelle dighe intorno a Teheran, le autorità iraniane hanno avvertito solo ora che uno dei principali bacini idrici ha acqua sufficiente ad approvvigionare la città per meno di due settimane. ll governo iraniano, dopo averlo fatto per quasi due mesi senza avvertire ufficialmente la popolazione e nelle ultime settimane senza alcun preavviso, prevede ora di interrompere periodicamente le forniture idriche a Teheran, metropoli di oltre 10 milioni di abitanti, per limitare i consumi e ridurre gli sprechi.
E il ministro dell’Energia, ha ammesso che l’Iran affronta una siccità senza precedenti in un secolo. E come detto, gli ha fatto eco il Presidente della Repubblica che ha affermato che “Teheran potrebbe dover essere evacuata se non piove prima della fine dell’anno“. Gli esperti hanno lanciato l’allarme sulla carenza idrica a Teheran da anni, causata dalla mancanza di precipitazioni e quindi da un livello storicamente basso di riserve idriche, ma anche dal caldo, da vecchi sistemi di condotte e dalla mancanza di una pianificazione e di misure adeguate da parte del governo, dalla costruzione di troppe dighe che hanno prosciugato le falde e da una urbanizzazione con conseguente cementificazione ormai fuori controllo.
La Compagnia idrica regionale riferisce che le dighe che riforniscono la capitale sono al 21% circa della capacità. Mentre le riserve principali si riducono progressivamente, le autorità cercano il più possibile di limitare i consumi. La scarsità d’acqua si aggiunge a un quadro interno già molto segnato da crisi energetica, inflazione alle stesse che ha paralizzato gli interventi di manutenzione e conseguenze della guerra con Israele. Per Teheran è il sesto anno consecutivo di siccità,
Il consumo eccessivo metterebbe effettivamente in crisi la gestione delle riserve idriche in Iran. Il responsabile dell’azienda idrica e delle acque reflue della provincia di Teheran, Mohsen Ardakani, ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr che il 70% dei residenti di Teheran consuma più di 130 litri al giorno. Tuttavia, gli ambientalisti ritengono che la crisi idrica abbia origine da decenni di cattiva gestione e da altre politiche giudicate sbagliate, come l’estensione eccessiva delle aree urbane e la costruzione massiccia di dighe.
Ma non è solo un problema per la capitale, la seconda città più popolosa dell’Iran ha già superato il livello di allarme. I livelli dell’acqua nei bacini idrici delle dighe che riforniscono la città nord-orientale iraniana di Mashhad (4 milioni di abitanti e seconda città del Paese per numero di abitanti) sono scesi a meno del 3% della loro capienza.
A livello nazionale, 19 grandi dighe – circa il 10% dei bacini del Paese – si sono praticamente prosciugate, ha dichiarato a fine ottobre Abbasali Keykhaei della Compagnia iraniana per la gestione delle risorse idriche, e già durante l’estate, le autorità avevano proclamato giornate festive straordinarie a Teheran per ridurre i consumi di acqua ed energia, mentre la capitale subiva quasi quotidianamente interruzioni di corrente durante un’ondata di caldo.
Per la prima volta la scorsa settimana i media hanno accusato apertamente le politiche del governo: i giornali locali hanno criticato quella che hanno definito la politicizzazione delle decisioni ambientali legate alla crisi idrica. Il quotidiano riformista Etemad ha indicato la nomina di “dirigenti non qualificati nelle istituzioni chiave” come principale causa del disastro. Un altro quotidiano riformista, Shargh, ha scritto: “Il clima viene sacrificato in nome della politica.”
Ma siccità significa anche subsidenza: le principali città dell’Iran, in primis la capitale, sprofondano mediamente di 16 centimetri all’anno a causa dell’inaridimento della falde acquifere. Taluni quartieri della capitale hanno subito nell’ultimo anno abbassamenti del suolo di circa 30 centimetri, che hanno messo a rischio la stabilità di tutti gli edifici, delle strade e delle infrastrutture. E che la situazione sia gravissima è testimoniato dall’ultima uscita del Presidente Pezeshkian che ha rilanciato una vecchia, quanto improbabile, idea: spostare la capitale sul Golfo di Oman.
Il fenomeno della subsidenza interessa anche l’aeroporto internazionale, 14 fermate della metropolitana e importanti linee ferroviarie e gli interventi sulle falde acquifere sono resi impossibili dalla cementificazione e dall’assorbimento di oltre l’80% delle risorse idriche da parte dell’agricoltura.
Asfissiata dall’inquinamento, inaridita dalla mancanza d’acqua, ferita ormai in modo visibile a occhio nudo dalla subsidenza, Teheran appare come una città in agonia. Nel Paese per lo sprofondamento del terreno risulta a rischio il 15% delle linee ferroviarie e 8 dei 61 aeroporti iraniani di medie dimensioni. Il cedimento del terreno affligge anche siti di inestimabile valore storico, come Persepoli.




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