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    Predefinito chiariamo l'infallibilità papale

    visto che sono molto diffuse le polemiche e gli errori circa l'infallibilità papale, spiegherò come la Scrittura, la Tradizione e la storia, dimostrino come l'infallibilità papale, in materia dogmatica abbia un fondamento.

    Il primato di giurisdizione del Papa è un dogma di fede definito nel Primo Concilio Vaticano
    come illustra il Catechismo della Chiesa Cattolica:

    Citazione:
    882 Il Papa, Vescovo di Roma e Successore di san Pietro, « è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli ».405 « Infatti il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente ».406

    883 « Il Collegio o Corpo dei Vescovi non ha autorità, se non lo si concepisce insieme con il Romano Pontefice, [...] quale suo capo ». Come tale, questo Collegio « è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del Romano Pontefice ».
    Prima di analizzare o riportare altri documenti, espongo una cronologia sul primato del Papa nel corso dei secoli, cronologia che ho raccolto ed elaborato durante alcuni studi.
    Si tratta di una cronologia parziale perchè ho preso solo alcuni documenti o citazioni:

    I secolo - san Pietro

    Gesù cambiò il nome di Simone in Pietro. Nella Bibbia, il cambio del nome è un segno molto importante che indica l' inizio di una missione.
    Nel Vecchio Testamento a Giacobbe fu cambiato nome in Israele perchè su di lui sarebbe nato il popolo della vecchia Alleanza.
    Nel Nuovo Testamento a Simone fu cambiato nome in Pietro perchè su di lui sarebbe nato il popolo della nuova Alleanza.

    Citazione:
    Mt 16,18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.
    E sempre Pietro riceve il compito di pascere il gregge di Cristo:

    Citazione:
    Gv 21,15 Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
    e il compito di confermare i suoi fratelli:

    Citazione:
    Lc 22,31 "Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli".
    Un primato che Pietro esercita subito, come vediamo negli Atti degli Apostoli:

    Citazione:

    At 1,15 In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse:

    At 2,14 Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così:

    At 2,37 All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».

    At 2,38 E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.

    At 5,29 Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

    At 15,6 Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse: "Fratelli, voi sapete che gia da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede"
    Nel saluto finale della sua prima epistola, Pietro dice: "La Chiesa che è in Babilonia, eletta come voi, vi saluta" (1 Pietro 5, 13).
    Tutti gli autori giudeo-cristiani contemporanei di Pietro usano il nome Babilonia per identificare la città di Roma.
    Pietro scrive da Roma a cinque importanti provincie romane con grande autorità:

    Citazione:
    1Pt 5,1 Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato
    Queste sono sempre le stesse esortazioni che ancora oggi troviamo nel vescovo di Roma quale suo successore: "Esorto i vescovi che sono tra voi, io vescovo di Roma, servo dei servi, guidate il gregge di Dio con premura ecc. ecc."

    ca. 96 d.C. - Clemente Romano

    La lettera di Papa Clemente I, scritta sul finire del primo secolo ci è pervenuta sia attraverso il Codice Biblico Alessandrino (V sec.), sia attraverso il Codice Greco 54 (XI sec.), custodito a Gerusalemme. Nella comunità di Corinto alcuni fedeli avevano sollevato una sedizione contro i capi della Chiesa locale e l'eco di tali disordini, sfociati nella ingiusta rimozione di alcuni presbiteri, era arrivata sino alla Chiesa di Roma, che stava subendo la persecuzione di Domiziano.

    La lettera di Clemente I si riferisce proprio a questa persecuzione, da poco terminata quando il Papa mette mano allo scritto, per giustificare il fatto di "aver troppo tardato a dirimere alcune questioni che sono in discussione tra voi". E perchè mai dovrebbe farlo il vescovo di Roma, se ha gia i suoi problemi dovuti alle continue persecuzioni? La Chiesa di Corinto, oltretutto, si trovava molto lontana da Roma, ma evidentemente il Papa avverte il suo intervento come un dovere. Dovere che nasce dalla consapevolezza di sedere sulla cattedra di Pietro e di possedere, per ciò stesso, una indiscussa autorità sulla Chiesa universale.

    Il vescovo di Roma, sicuro di essere ascoltato, richiama all'ordine i ribelli e li ammonisce, ricordando loro la responsabilità che hanno di fronte a Cristo: "Ma se qualcuno non obbedisce a ciò che per nostro tramite Egli [ Cristo] dice, sappiamo che si vedrà implicato in una colpa e in un pericolo non indifferente. Noi però saremo innocenti di questo peccato".

    Il richiamo all'obbedienza da parte del Papa è significativo al pari delle minacce spirituali riservate a chi disobbedisce. Siamo di fronte, indubbiamente, ad un gesto di correzione fraterna da parte di chi deve confermare i suoi fratelli nella fede, ma anche alla consapevolezza della propria responsabilità sulla Chiesa intera.

    Da Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica, IV, 23, 11) sappiamo che tale avvertimento pontificio venne accolto, ascoltato e messo in pratica, con ciò confermando l'autorità normativa e disciplinare di chi aveva pronunciato tale monito.

    Che importanza ha per noi questo documento? Enorme. Se da un lato ci dimostra che sin dalle origini e persino in comunità fondate direttamente dagli apostoli (Corinto) esistevano dissidenti e teste calde, d'altro lato questa epistola riveste il valore di prova che alla Chiesa di Roma e al suo Vescovo veniva riconosciuto il Primato sia giuridico che di governo rispetto alle altre chiese.

    Lettera di S.Ignazio di Antiochia ai Romani

    Il suo saluto iniziale alla Chiesa di Roma è assai diverso da quello rivolto alle altre Chiese: essa non è soltanto "la Chiesa amata e illuminata per volontà di colui che ha voluto tutte le cose che sono secondo la carità di Cristo"; è ancora la Chiesa "che presiede nel luogo della regione dei Romani, degna di Dio, degna di onore, degna di beatitudine, degna di lode, bene ordinata, casta e che presiede alla carità, avendo la legge di Cristo e il nome del Padre".

    E' interessante notare il rispetto manifestato da Ignazio verso la Chiesa di Roma, alla quale non osa dare ordini, perché essa li ha ricevuti dagli Apostoli Pietro e Paolo (IV,3) e essa stessa ha insegnato e comandato agli altri (III,1).

    Pietro non ha mia scritto nessuna lettera ai romani percui anche questo documento testimonia che san Pietro ha svolto di persona il suo ministero e il suo insegnamento a Roma, inoltre la lettera testimonia che questa Chiesa di Roma, come scrive sant' Ignazio, ha insegnato e comandato agli altri.

    140-202 d.c. -Ireneo vescovo di Lione

    In questo famoso e importante documento di sant' Ireneo troviamo uno dei primi elenchi della successione dei vescovi sulla Cattedra di Pietro e l' importanza della successione apostolica. Soprattutto, troviamo la necessità e il dovere per tutte le Chiese del mondo di essere in comunione con la Chiesa di Roma e con il suo vescovo a causa della sua autorità che deriva dalla sua origine più eccellente, perchè è una Cattedra fondata e stabilita dagli apostoli Pietro e Paolo.

    Citazione:

    LA CHIESA DI ROMA PRINCIPALE TESTIMONE DELLA TRADIZIONE

    Dunque la tradizione degli apostoli, manifesta in tutto quanto il mondo, possono vederla in ogni Chiesa tutti coloro che vogliono vedere la verità e noi possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli apostoli nelle Chiese e i loro successori fino a noi.

    Ma poiche' sarebbe troppo lungo in quest' opera enumerare le successioni di tutte le Chiese, prenderemo la Chiesa grandissima e antichissima e a tutti nota, la Chiesa fondata e stabilita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo. Mostrando la tradizione ricevuta dagli apostoli e la fede annunciata agli uomini che giunge fino a noi attraverso le successioni dei vescovi confondiamo tutti coloro che in qualunque modo, o per infatuazione, o per vanagloria o per cecità e per errore di pensiero, si riuniscono oltre quello che è giusto. Infatti con questa Chiesa, in ragione della sua origine più eccellente, deve necessariamente essere d' accordo ogni Chiesa , cioè i fedeli che vengono da ogni parte - essa nella quale per tutti gli uomini sempre è stata conservata la tradizione che viene dagli apostoli...
    A questo punto Ireneo elenca i nomi dei vescovi di Roma a partire dal primo successore di Pietro, Lino fino a Eleutero (174-189), vescovo di Roma mentre Ireneo scrive. Poi conclude:

    Citazione:
    Con questo ordine e questa successioni è giunta la tradizione che è nella Chiesa a partire dagli apostoli e la predicazione della verità. E questa è la prova più completa che una e medesima è la fede vivificante degli aposotoli, che è stata conservata e trasmessa nella verità.
    Citazione:

    160-240 d.c. Tertulliano

    Tertulliano scrive che nelle Chiese apostoliche

    Citazione:
    "le Cattedre degli Apostoli presiedono ancora al loro posto e si leggono le loro lettere autentiche, che fanno risuonare l'eco della loro voce".
    Ricordate alcune Chiese orientali, fa l'esaltazione di quella di Roma,

    Citazione:

    "la cui autorità è a disposizione anche di noi africani: felicissima Chiesa, alla quale gli Apostoli hanno donato tutta la loro dottrina con il loro sangue, dove Pietro ha subito una passione simile a quella del Signore, dove Paolo fu coronato con la morte di Giovanni".
    Di questa Chiesa ricorda la lista della successione dei vescovi, che attesta l'ordinazione di Clemente da parte di Pietro.

    189-199 d.c. papa Vittore I

    Ebbe la sorte di pontificare i primi cinque anni sotto l’imperatore Commodo (m. nel 194) il quale grazie agli auspici della sua favorita Marcia, simpatizzante per il Cristianesimo, non solo non rinnovò la persecuzione, ma fece per i cristiani quello che finora nessun imperatore aveva fatto; con l’aiuto di Marcia, il papa Vittore ebbe un incontro con lui, nel quale gli consegnò la lista dei cristiani condannati alla deportazione per i lavori forzati nelle miniere della Sardegna e Commodo ne ordinò la liberazione.
    Era l’anno 190 ed era la prima volta che l’Impero trattava direttamente con la Chiesa e il vescovo di Roma.

    Questo episodio è importante anche per capire la perfetta organizzazione della carità cristiana in Roma, la quale provvedeva non solo ai membri bisognosi della comunità, ma si estendeva anche ai fratelli perseguitati, sofferenti nelle carceri o condannati ai lavori forzati nelle miniere; di tutti si teneva un elenco aggiornato.

    In campo liturgico, la controversia in cui si venne a trovare papa Vittore I, fu quella della celebrazione della Pasqua.
    Le Chiese dell’Asia del periodo preconsolare e quelle di origine ebraica, la celebravano il 14 del mese di ‘nisan’ (aprile), da qui il loro nome di Quartodecimani e dall’altra parte le Chiese Occidentali compresa quella di Roma, la celebravano la Domenica come il giorno nel quale Gesù era risorto.

    Papa Vittore I indisse i Sinodi presso le varie Chiese per poter avere risposta specifica sull’argomento, se favorevoli o no alla celebrazione domenicale. Ancora una volta le Chiese asiatiche rimasero sulle loro posizioni e il papa allora agì di autorità, dopo aver imposto la celebrazione romana a tutta la Chiesa Universale, comminò la scomunica a tutti i dissenzienti, ma poi non l’applicò, visto le mediazioni di autorevoli vescovi non asiatici, tese ad evitare un grave scisma.

    Comunque durante il III sec., la scelta di Roma fu poi pacificamente accettata.

    Questo altro episodio ci presenta il papa Vittore I con tutta la sua autorità, il quale afferma la supremazia della Chiesa di Roma sulle altre, lo si vede nell’imporre la celebrazione dei Sinodi nelle varie Chiese e la loro ubbidienza; anche l’atto di imporre pena la scomunica, la celebrazione della Pasqua in un’unica data universale, lascia intravedere i primi segni di quello che sarà nei secoli futuri il primato di Pietro e quindi di Roma.

    Altre eresie che si affacciavano durante il suo pontificato, furono combattute con vigore, come l’adozionismo che presentava Gesù come puro uomo adottato da Dio come figlio ed elevato così al rango divino.
    Papa Vittore I presenta un’altra caratteristica, egli era un africano ed insieme a s. Melchiade, (papa 100 anni dopo) furono gli unici papi di questo Continente, a riprova di quanto fossero importante nell’epoca romana il Nord Africa e le zone vicine all’Asia Minore.

    250 d.c. Cipriano vescovo di Cartagine

    In un trattato su L 'unità della Chiesa Cattolica aveva scritto che:

    Citazione:
    "sebbene Cristo abbia dato un uguale potere a tutti gli apostoli, non ha tuttavia stabilito che una sola cattedra, organizzando così con la sua autorità, l'origine e la ragion d'essere dell'unità......Anche gli altri apostoli erano quello che era Pietro, ma a Pietro aveva dato il primato e così è mostrato che non c'è che una sola Chiesa e una sola cattedra...Chi non ritiene questa unità di Pietro, come può credere di mantenersi nella fede? Chi abbandona la cattedra di Pietro, sulla quale è fondata la Chiesa, s'illude di essere nella Chiesa?".

    Citazione:
    Scoppiata una controversia con papa Stefano, Cipriano si affrettò a togliere dal suo trattato i riferimenti a Pietro e al primato, per non offrire appigli alle rivendicazioni romane.

    In realtà il primato di Pietro, di cui aveva parlato, non era da lui inteso "come un potere o un onore che in Pietro sarebbe superiore a quello degli altri Apostoli, ma come una specie di diritto di primogenitura, nel senso che egli ha ricevuto per primo lo stesso potere e gli stessi onori che hanno ricevuto gli altri".

    Fu lo stesso Cipriano, comunque, a rivolgere un invito al Papa a risolvere una crisi ecclesiale in Gallia, come già aveva fatto in Spagna, dove aveva annullato la decisione di un sinodo episcopale in una questione concernente due vescovi. Erano interventi di giurisdizione, compiuti fuori d'Italia e giudicati legittimi.

    259 d.c. papa Dionigi

    Papa Dionigi, invitato dal clero di Alessandria a giudicare una dottrina trinitaria, nel sinodo del 262 condannò tanto il sabellianismo quanto la dottrina dello stesso Dionigi di Alessandria. Questi si difese dalle accuse, riconoscendo la legittimità dell'intervento.

    268 d.c. Sinodo di Antiochia

    Questo Sinodo scomunicò il vescovo Paolo di Samosata. Il sinodo comunicò la sentenza a tutti i vescovi, mettendo al primo posto Dionigi di Roma, dal quale si sollecitavano lettere di comunione per il sostituto. Poiché Paolo non voleva cedere una Chiesa, l'imperatore Aureliano, pagano, sentenziò che l'edificio doveva appartenere a coloro che erano in comunicazione epistolare con i vescovi di Italia e il vescovo della città di Roma.
    Anche in questo episodio troviamo che era necessario essere in comunione con il vescovo della città di Roma.

    341 d.c. - papa Giulio

    Papa Giulio protesta contro la deposizione del patriarca alessandrino Atanasio, fatta senza interpellare la Chiesa di Roma e contro la tradizione di sottomettere tali cause al giudizio del successore di Pietro.

    343 d.c. Concilio di Sardica

    I vescovi di questo Concilio locale ritenevano "ottima cosa e assolutamente conveniente che i sacerdoti del Signore riferissero al capo, cioè alla Sede dell'apostolo Pietro, dalle singole province". Questo Concilio contava molti vescovi occidentali e pochi orientali.

    380 d.c. Teodosio Imperatore

    Nel proclamare il cristianesimo religione dello Stato, l' imperatore Teodosio invitava tutti i popoli dell'impero a professare "la religione trasmessa dall'apostolo Pietro ai romani e che è continuata fino ai nostri giorni nella regione che segue il pontefice Damaso e il vescovo Pietro d' Alessandria"

    381 d. c. II Concilio Ecumenico Costantinopoli.

    Il Canone 3 di questo Concilio ribadisce il primato del vescovo di Roma su tutta la cristianità. Costantinopoli, nuova capitale imperiale, nelle gerarchie è inserita al secondo posto dopo Roma.
    La gerarchia non dipendeva quindi dall' importanza della città (Costantinopoli era diventata capitale) bensì dall' eredità apostolica.

    Citazione:
    Canone III. Che dopo il vescovo di Roma, sia secondo quello di Costantinopoli. Il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d'onore dopo il vescovo di Roma, perché tale città è la nuova Roma.
    382 d.c.

    Un concilio tenutosi a Roma afferma che il primato di Roma non si fonda sulle decisioni del concilio di Costantinopoli, ma sulla promessa di Cristo a Pietro. Di quest'anno il Canone delle Sacre scritture in una delibera di papa Damaso.

    340-397 d.c. - sant' Ambrogio vescovo di Milano

    Scrive sant' Ambrogio: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (In psalmum 40,30).

    390 d.c. - sant' Agostino vescovo di Tagaste (Africa).

    S.Agostino considerava un dovere essere in comunione con tutte le Chiese e soprattutto con quella di Roma, perché in essa semper apostolicae cathedrae viguit principatus;
    anch'egli, per mostrare la successione apostolica nella Chiesa, indicava la successione episcopale nella Chiesa di Roma da Pietro a Anastasio, "che ora occupa la stessa cattedra".

    Per lui le parole dette dal Signore: "Sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa" furono dette a Pietro, "quale rappresentante di tutta la Chiesa" e la pietra sulla quale è edificata la Chiesa è lo stesso Cristo.

    Citazione:
    Epistola 43-3.7 " Cartagine era pure vicina ai paesi d'oltremare e celeberrima per la sua chiara fama: aveva quindi un vescovo di sì grande autorità, che poteva pure non considerare affatto la moltitudine dei nemici che avrebbero potuto cospirare contro di lui, dal momento che si vedeva unito per mezzo di lettere di comunione non solo alla Chiesa di Roma, in cui fu sempre in vigore il primato della cattedra apostolica, ma anche alle Chiese di tutte le altre regioni dalle quali il Vangelo è arrivato alla stessa Africa; bastava ch'egli fosse pronto a parlare in propria difesa, qualora i suoi avversari avessero tentato di alienargli quelle Chiese."
    Epistola 53-1.2 "Se infatti si dovesse considerare la successione regolare dei vescovi che si succedono uno dopo l'altro, con tanta maggiore certezza e vantaggio dovremmo cominciare a contare dallo stesso Pietro, al quale, come rappresentante di tutta la Chiesa, il Signore disse: Su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non la vinceranno
    "

    Contro le lettere di Petiliano Libro secondo 52.118 " Comunque, se nel mondo tutti fossero come tu, con tanta leggerezza, li accusi, che cosa ti ha fatto la cattedra della Chiesa di Roma, sulla quale si è seduto Pietro e sulla quale oggi siede Anastasio? O quella della Chiesa di Gerusalemme, sulla quale si è seduto Giacomo e sulla quale oggi siede Giovanni, e alle quali noi siamo uniti nella unità cattolica, e dalle quali voi vi siete separati con empia follia? Perché tu chiami cattedra di corruzione la cattedra apostolica? Se è per colpa delle persone, le quali, come tu pensi, parlano della Legge ma non la osservano, che forse il Signore Gesù Cristo, per colpa dei Farisei, dei quali disse: Dicono e non fanno, mancò di rispetto alla cattedra di Mosè, sulla quale essi sedevano? Non approvò, forse, quella cattedra e, con tutto l'onore per la cattedra, rimproverò loro? Disse infatti: Siedono sulla cattedra di Mosè; fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno; dicono, infatti, e non fanno ."

    Contro la lettera di Mani 4.5 "Senza parlare di quella purissima sapienza presente nella Chiesa cattolica, alla cui penetrazione pochi uomini spirituali, e in verità solo in minima parte, giungono senza incertezza in questa vita, causa l’umana condizione (giacché non è la vivacità del capire che rende sicurissima la restante massa del popolo, ma la semplicità del credere); anche tralasciando di parlare di questa sapienza, che voi non credete sia presente nella Chiesa cattolica, ci sono molte altre cose che a buon diritto mi tengono nel suo grembo. Mi mantiene fermo il consenso dei popoli e delle genti; mi mantiene fermo quell’autorità avviata dai miracoli, nutrita dalla speranza, aumentata dalla carità, confermata dall’antichità; mi mantiene fermo la successione dei sacerdoti sulla stessa sede di Pietro apostolo, al quale il Signore affidò da pascere le sue pecore dopo la risurrezione, fino al presente episcopato; mi mantiene fermo infine lo stesso nome di Cattolica, che, non senza un motivo, solo questa Chiesa ha ottenuto in mezzo a numerosissime eresie, per cui, benché tutti gli eretici vogliano dirsi cattolici, tuttavia se uno domanda a qualche straniero dove si riunisca la Cattolica, nessuno degli eretici ha l’ardire di mostrare la sua basilica o la sua casa. Dunque tali e tanti dolcissimi vincoli del nome cristiano mantengono rettamente fermo il credente nella Chiesa cattolica, benché - a causa della lentezza della nostra intelligenza o del demerito della nostra vita - la verità non si manifesta ancora apertamente. Ma presso di voi, dove non c’è nessuna di queste cose che mi inviti e mi trattenga, risuona solo una promessa di verità: certamente, se questa mi viene dimostrata in modo talmente chiaro che non possa essere messa in dubbio, la si deve preporre a tutte quelle ragioni, dalle quali sono trattenuto in seno alla Cattolica; ma se solo si promette, e non si dimostra, nessuno potrà allontanarmi da quella fede che lega l’animo mio con numerosi e così convincenti argomenti alla religione cristiana."

    384-399 d.c. - papa Siricio

    A Roma si rivolgono vescovi dalla Spagna e dalla Gallia, per ottenere risposte a questioni di fede o di prassi ecclesiale. Nelle risposte di Siricio, dette decretali, si coglie la piena consapevolezza dei doveri pastorali del Papa di Roma verso la Chiesa universale: "Portiamo il peso di tutti quelli che sono gravati; piuttosto li porta in noi il beato apostolo Pietro che, come confidiamo, ci protegge e ci difende, quali eredi della sua amministrazione"

    347-420 d.c. - San Girolamo 347-420 d.c.

    Autore della vulgata cioè della più importante e diffusa traduzione della Bibbia dall' originale al latino dell' epoca.

    Lettera a Teofilo, vescovo d'Alessandria:

    Citazione:
    "Sappi dunque che nulla ci sta più a cuore che salvaguardare i diritti del Cristianesimo, non cambiar nulla al linguaggio dei Padri e non perdere mai di vista questa Romana fede, di cui l'Apostolo fece l'elogio" (Ep. LXIII, 2).
    Dal deserto di Siria, ove era esposto alle fazioni degli eretici, in questi termini scrive a papa Damaso, volendo sottoporre alla Santa Sede, perché la risolvesse, la controversia degli Orientali sul mistero della Santissima Trinità:

    Citazione:
    "Ho creduto bene di consultare la Cattedra di San Pietro e la fede glorificata dalla parola dell'Apostolo, per chiedere oggi il nutrimento all'anima mia, laddove un tempo ho ricevuto i paramenti di Cristo. Poiché voglio che Egli sia per me unica guida, mi tengo in stretto legame con la Tua Beatitudine, cioè con la Cattedra di San Pietro. Io so che su questa pietra è edificata la Chiesa... Decidete, ve ne prego; se così stabilite non esiterò ad ammettere tre ipostasi; se voi l'ordinate, io accetterò che una nuova fede sostituisca quella di Nicea e che noi, ortodossi, ci serviamo delle stesse formule che usano gli ariani" (Ep. XV, I, 2, 4).
    Infine, nell'epistola seguente, egli rinnova questa notevolissima confessione della sua fede:

    Citazione:
    "Nell'attesa, grido a tutti i venti: Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di San Pietro" (Ep. XVI, 11, 2).
    e con queste sole parole rifiuta un libro apocrifo, contro di lui sostenuto dall'eretico Vigilanzio:

    Citazione:
    "Questo libro non l'ho mai letto. Che bisogno dunque abbiamo di ricorrere a ciò che la Chiesa non riconosce?" (Adv. Vigil. 6).
    416 d.c.

    Nel 416 d.c in due sinodi celebrati in Africa a Cartagine e Melvi venne ribadita la condanna alle eresie di Celestio e Pelagio dopodichè venne chiesto a papa Innocenzo I di confermare queste condanne. Innocenzo I rispose con tre lettere nel 417 confermando la condanna delle eresie.

    Quando sant' Agostino lesse le risposte considerò la causa chiusa ma il papa innocenzo I morì e il suo successore Zosimo ricevette dall' Oriente lettere favorevoli a Celestio e Pelagio compreso una professione di fede che sembrava ortodossa: decise che Celestio andasse riabilitato se i suoi accusatori non avessero presentato una prova che egli simulava entro due mesi.

    A Cartagine venne confermata la condanna di Celestio e degli altri pelagiani e alla fine anche il papa approvò l' operato dei vescovi africani.

    Papa Zosimo nel giugno-luglio 418, redasse un importante documento di condanna del pelagianesimo, la “Epistula Tractoria”, indirizzata alle principali Chiese d’ Oriente e dell’ Occidente.

    L’Epistola fu bene accolta ma non mancarono chi si oppose, come diciotto vescovi italiani, che rifiutarono di sottoscrivere la condanna di Pelagio e Celestio e quindi vennero scomunicati e deposti.

    370-444 d.c. - Cirillo d' Alessandria vescovo

    Durante il conflitto tra il patriarcato di Alessandria con a capo Cirillo e il patriarcato di Costantinopoli con a capo Nestorio, Cirillo si appellò all' autorità del vescovo di Roma Celestino I :

    "Degnateci di dirci se dobbiamo restare in comunione con Nestorio o se dobbiamo cessare ogni relazione"

    Il Papa gli rispose affidandogli la difesa dell' ortodossia. Al Concilio Ecumenico di Efeso giunsero infatti presto i legati del Papa. Portavano una condanna formale di Nestorio pronunciata dal papa Celestino I in un sinodo romano.

    Questi avevano ricevuto dal Papa l'incarico di chiedere a Cirillo e all'intero concilio una semplice promulgazione del giudizio inappellabile già pronunciato dal pontefice romano. Essi approvarono quindi, l'11 luglio del 431, tutte le decisioni prese da Cirillo e dal concilio del 22 giugno precedente.
    Nel Concilio di Efeso (431), quando il legato papale dichiarò il primato del vescovo di Roma, quale successore di Pietro, i vescovi orientali non sollevarono obiezioni. Dice il Concilio:

    Citazione:
    spinti dai canoni dalla lettera del nostro santissimo padre e collega nel ministero Celestino, vescovo della Chiesa di Roma, siamo dovuti giungere, spesso con le lacrime agli occhi, a questa dolorosa condanna contro di lui(Nestorio).
    440-461 d.c. san Leone Magno

    Papa Leone Magno insegna che il vescovo di Roma è "il principe di tutta la Chiesa", perché è il successore e l'erede di Pietro; "solo Pietro è messo alla testadi tutti gli apostoli e di tutti i padri della Chiesa... a Pietro spetta la guida di tutti coloro che sono sotto la guida suprema di Cristo".
    Leone, Sermo 4,4: PL 54,152

    La più grave e insidiosa eresia dottrinale sorta durante il pontificato di Leone è introdotta dal monaco bizantino Eutiche, il quale afferma e sostiene che le due nature di Gesù Cristo sono talmente intime, che la parte divina sovrasta e assorbe completamente quella umana. Quindi Gesù era vero Dio ma non vero uomo (eresia monofisita).

    Nel sinodo di Costantinopoli del 448, Eutiche viene subito condannato. il patriarca Flaviano, che presiede l’assise, spedisce una relazione al Papa, il quale risponde con la famosa Epistola dogmatica ad Flavianum del 13 giugno 449, in cui espone magistralmente l’esatta dottrina della doppia natura di Cristo nell’unica persona.

    Eutiche, però, non si arrende e con l’appoggio di tutte le sue influenti amicizie convince l’imperatore orientale Teodosio II a convocare un nuovo sinodo a Efeso (449). Alla prima sessione, presieduta dal patriarca di Alessandria Dioscoro, Eutiche viene dichiarato inaspettatamente ortodosso e Fiaviano, a cui non è permesso di leggere l’Epistola dogmatica, viene maltrattato al punto che tre giorni dopo muore.

    La protesta di Leone verso quello che definì il "latrocinio di Efeso" è immediata. Grazie all’interessamento della nuova imperatrice Pulcheria (succeduta al defunto Teodosio II) e di suo marito Marciano, viene convocato un concilio ecumenico per dirimere definitivamente la questione.

    Il Concilio di Calcedonia dell’ 8 ottobre 451 è il più importante dell’era patristica della Chiesa sia per le decisioni dottrinali prese, che per la quantità dei padri conciliari presenti. Il monofisismo di Eutiche viene definitivamente condannato. L’Epistola dogmatica è letta e accettata da tutti i padri conciliari, i quali riconoscono che "attraverso Leone, Pietro ha detto queste cose".

    Degno di menzione è ciò che scrissero in quella circostanza Flaviano patriarca di Costantinopoli e Teodoreto di Ciro al supremo pastore della Chiesa.
    Così si esprime Flaviano, patriarca di Costantinopoli:

    Citazione:
    «Volgendo, come per un partito preso, tutte le cose iniquamente a mio danno, dopo quell'ingiusta sentenza pronunziata contro di me [da Dioscoro], come a lui piacque, mentre io mi appellavo al trono dell'apostolica sede di Pietro, principe degli apostoli, e a tutto il beato sinodo soggetto a vostra santità, subito mi vidi circondato da molti soldati, che non mi permettevano di rifugiarmi presso il santo altare, ma cercavano di tirarmi fuori della chiesa».
    E questo scrive Teodoreto vescovo di Ciro:

    Citazione:
    «Se Paolo, araldo della verità, si recò dal grande Pietro, molto più noi umili e piccoli ricorriamo alla vostra apostolica sede, per ottenere da voi rimedio alle piaghe delle chiese. Perché a voi spetta esercitare il primato su tutte. ... Io aspetto il giudizio della vostra apostolica sede. ... Anzitutto io prego di essere istruito da voi, se debba rassegnarmi a questa ingiusta deposizione oppure no; attendo la vostra sentenza».
    Nel concilio di Calcedonia(451), il tomo del Papa a Flaviano fu letto e acclamato dai vescovi: "Pietro ha parlato per bocca di Leone".

    Dice il Concilio:

    Citazione:
    Per quelli, poi, che tentano di alterare il mistero dell'economia, e blaterano impudentemente essere puro uomo, quello che nacque dalla santa vergine Maria, [questo concilio] fa sue le lettere sinodali del beato Cirillo, che fu pastore della chiesa di Alessandria, a Nestorio e agli Orientali, come adeguate sia a confutare la follia nestoriana, che a dare una chiara spiegazione a quelli che desiderano conoscere con pio zelo il vero senso del simbolo salutare. A queste ha aggiunto, e giustamente, contro le false concezioni e a conferma delle vere dottrine, la lettera del presule Leone, beatissimo e santissimo arcivescovo della grandissima e antichissimo città di Roma, scritta allarcivescovo Flaviano, di santa memoria, per confutare la malvagia concezione di Eutiche; essa, infatti, è in armonia con la confessione del grande Pietro, ed è per noi una comune colonna.
    Citazione:

    Alla seduta inaugurale del Concilio di Calcedonia (451) vi è subito una dimostrazione del ruolo preminente del romano Pontefice. Infatti, il legato del Papa si oppone alla partecipazione al Concilio del vescovo di Alessandria Dioscoro:
    "Abbiamo con noi le istruzioni del beato ed apostolico vescovo della città dei romani [Leone I], il quale è capo di tutte le chiese'.

    L’affermazione che dice essere il vescovo di Roma "capo di tutte le Chiese"; pronunciata solennemente dinanzi a tutti dal legato pontificio, non scandalizza i presenti, e nessuno quindi contesta, neppure il patriarca di CostantinopoIi".

    492 d.c. papa Gelasio I

    Papa Gelasio usa il titolo: " Vicario di Cristo ".
    Egli ritiene che la Sede di Pietro ha diritto ad abrogare le decisioni di qualsiasi altro vescovo. Gelasio continuò la battaglia contro l’ Henoticon e per tenere l'imperatore fuori dagli affari della Chiesa enunciò una teoria secondo la quale la Chiesa aveva autorità legislativa(autorictas) mentre il potere esecutivo (potestas) spettava all’ Imperatore. L’ auctoritas nella legge romana era superiore alla potestas, così Gelasio asserisce che la Chiesa era superiore allo Stato

    536 d.c

    Quando Papa Giovanni si recò in Oriente per ordine di Teodorico, fu accolto con i massimi onori, ottenendo il posto di onore prima del patriarca. Anche papa Agapito (536) fu accolto a Costantinopoli con grandi onori; chiese e ottenne la sostituzione del patriarca monofisita Antimo e la convocazione di un concilio.

    590-604 d.c. san Gregorio Magno,

    Tra i numerosi intereventi di Papa Gregorio Magno possiamo leggere una lettera scritta con grande autorità e diretta ai vescovi orientali, a Eusebio di Tessalonica, Urbico di Durazzo, Andrea di Nicopoli, Giovanni di Corinto, Giovanni della Prima Giustiniana, Giovanni di Creta, Giovanni di Larissa, Giovanni di Scutari.

    Citazione:
    "Vi esortiamo quindi di nuovo al cospetto di Dio e dei suoi santi che osserviate queste norme con sommo zelo e con tutto l'impegno della vostra mente. Se qualcuno, infatti ciò che non crediamo trascurerà in qualche aspetto la presente lettera, sappia di essere escluso dalla pace con san Pietro, principe degli apostoli. La vostra fraternità, perciò, agisca in modo che, quando verrà nel giudizio, il pastore dei pastori non possa essere considerato colpevole per il posto di governo che ha accettato"
    650 d.c. papa Martino I

    Pirro patriarca di Costantinopoli e san Massimo il confessore (monaco orientale) si recarono a Roma per sottoporre al papa Martino I le questioni ereticali del tempo.

    Nel 649, papa Martino I riunì un sinodo che decise di respingere alcune teoire eretiche del tempo (monoergetismo e monotelismo) e scomunicò i patriarchi Sergio, Paolo, Pirro e Ciro (Alessandria).

    L' imperatore reagì arrestando e uccidendo papa Martino I e san Massimo il confessore.

    580-662 d.c. - san Massimo il confessore, monaco e teolgo orientale.

    La considerazione di san Massimo il Confessore verso la Chiesa di Roma, la sua situazione e il suo ruolo in rapporto alle altre Chiese, è tra le più forti che si possano trovare nei Padri greci.
    Il Confessore non si limita a considerare che la Chiesa di Roma è venerabile perché è stata fondata da san Pietro e san Paolo, è colei che conserva le loro tombe, è la più grande delle Chiese, è quella dell’antica capitale; non si limita a lodarne la fedeltà dalle sue origini alla fede ortodossa vedendo in essa "la "pietra" veramente solida e immobile" celebrando i suoi fedeli, chierici e teologi quali "pii e stabili come la pietra" e "i campioni ferventissimi della fede".

    Le riconosce, inoltre, un luogo e un posto privilegiato tra le Chiese. La considera come "la prima delle Chiese (princeps ecclesiarum)", ossia come la più antica e quantitativamente la più grande e come colei che occupa il primo posto gerarchico, quella che sta a capo e dev’essere considerata prima.

    Si potrebbe qui tradurre princeps in un senso più forte ancora poiché Massimo si spinge fino a considerare che la Chiesa di Roma:

    "ha ricevuto e possiede da Dio il Verbo incarnato stesso, come da tutti i santi concili, secondo i canoni e le sacre definizioni, la sovranità, l’autorità e il potere di legare e di sciogliere in tutto per tutto su tutte le sante Chiese che sono sulla superficie della terra" .

    Non precisa né come concepisce il primato che riconosce alla Chiesa di Roma, né precisa come concepisca la sovranità e l’autorità che le attribuisce. Ma è chiaro che la considera come un riferimento e una norma per le altre Chiese in materia di fede affermando che:

    "tutti i confini della terra abitata e quelli che in tutta la terra confessano il Signore in maniera pura e ortodossa guardano diritto lontano, come verso un sole di eterna luce, verso la santissima Chiesa dei Romani e verso la sua confessione di fede" .

    Inoltre, riconosce al Papa il potere di legare e di sciogliere, ossia di dichiarare l’esclusione dalla Chiesa e la reintegrazione ad essa , non solo nei riguardi dei vescovi della sua Chiesa, ma nei riguardi dei patriarchi che hanno errato nell’eterodossia: è davanti a lui che essi devono pentirsi, confessare la fede ed è per la sua decisione che essi possono reintegrare la Chiesa cattolica ed essere nuovamente ammessi alla sua comunione

    690 d.c. - Concilio Ecumenico Costantinopoli

    La lettera di papa Agatone in questo Concilio fu accolta come "scritta dal vertice più elevato, che è quello degli apostoli...Attraverso Agatone ha parlato Pietro".

    Dice il Concilio:

    Citazione:
    "Il presente santo e universale concilio, accoglie con fede e saluta a braccia aperte la relazione del santissimo e beatissimo papa dell'antica Roma, Agatone, al piissimo e fedelissimo nostro imperatore Costantino [IV] "
    787 d.c. - Concilio Ecumenico Nicea

    In questo concilio fu negata la validità del concilio del 754, perché esso "non aveva avuto come cooperatore il Papa della Chiesa romana di quel tempo...neppure per il tramite di persone che lo rappresentano o per mezzo di una lettera enciclica, come è canonicamente richiesto dai concili"

    857 d.c.

    Con Michele III imperatore , diventa patriarca di Costantinopoli il dotto Fozio, osteggiato dal deposto Ignazio che nega la validità della sua consacrazione e si rivolge al Papa per farla annullare.

    858 d.C. - papa Nicolò I

    Il papato di Nicolò I rappresentò una svolta importante. Egli non propose una teoria nuova circa i rapporti tra imperium e sacerdotium, bensì seppe ribadire le idee di Gregorio Magno, ossia l'origine divina del primato romano e l'apostolicità della sede di Roma, cattedra di Pietro. Le sue affermazioni furono chiare e svilupparono la teoria del primato dello spirituale sul temporale.

    In qualità di rappresentante di Cristo in terra, Nicolò I rivendicò la suprema giurisdizione sui vescovi dell'Oriente e dell'Occidente, e perciò doveva venir considerato come supremo giudice dei patriarchi, e i suoi giudizi dovevano essere inappellabili.

    Nicolò I credeva nella divisione dei poteri che governano l'umanità, imperium e sacerdotium e non permise alcuna intromissione dell'imperium nel campo proprio del sacerdotium. Sostenne, infine, che anche l'imperatore in quanto fedele che doveva salvare la sua anima, cadeva sotto la giurisdizione del Papa per le questioni morali.

    Il primato del pontefice sui metropoliti fu riaffermato proteggendo il clero secolare e i monaci dalle pretese dei metropoliti.
    Anche a Costantinopoli si accettavano alcune idee circa il primato universale del Papa professate da Nicolò I: lo prova il fatto che, quando il vescovo Gregorio Asbesta fu deposto dal patriarca di Costantinopoli Ignazio, il primo fece appello al Papa, e dopo molte vicissitudini l'appello fu accolto.

    860 d.c.

    Il Papa aveva chiesto un nuovo processo di Ignazio patriarca di Costantinopoli, che era stato sostituito da Fozio. E l'imperatore e il sinodo (861 d.c.) avevano accolto l'invito, per onorare S.Pietro e il suo successore, riconoscendo così l'autorità romana. Lo stesso Fozio aveva risposto alla lettera di Nicola, che contestava la sua promozione, con fermezza, ma anche con rispetto. Ma il Papa decise di annullare le decisioni del sinodo e deporre Fozio, il quale reagì deponendo a sua volta il Papa (867 d.c.). Due anni dopo però, i vescovi orientali deposero Fozio, accettarono un Libellus satisfactionis e deliberarono che nessuno osasse accusare o deporre i patriarchi, soprattutto quello della "sede di Pietro, il primo degli apostoli". Quando poi fu riabilitato dal papa(880), Fozio stesso si espresse con rispetto verso il successore di Pietro, "il corifeo degli apostoli, che il Signore ha posto alla testa di tutte le chiese dicendogli: Pasci le mie pecore".

    869 d.c. papa Adriano

    Papa Adriano nomina Metodio vescovo di tutte le chiese Slavoniche in Moravia e Pannonia col titolo di arcivescovo di Sirmium. Il IV Concilio di Costantinopoli (VIII Concilio Ecumenico per la Chiesa Occidentale) ,voluto dal Papa e dall’imperatore Basilio, riconosce il Papa come "capo assoluto e supremo di tutte le Chiese, superiore anche ai sinodi ecumenici".
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  2. #2
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Che poi il dogma sia stato votato da 499 vescovi su più di 800 e che ci fossero resistenze fortissime all'interno del concilio e che sia stato una reazione di quel reazionario di Pio IX alla presa di roma è meglio non dirlo...

  4. #4
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da horst e graben Visualizza Messaggio
    Che poi il dogma sia stato votato da 499 vescovi su più di 800 e che ci fossero resistenze fortissime all'interno del concilio...
    E quindi? :gratgrat:
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da Cuordy Visualizza Messaggio
    E quindi? :gratgrat:
    La conferma che lo Spirito Santo assiste sempre infallibilmente la Chiesa di Cristo, quando essa lo richiede.
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da Cuordy Visualizza Messaggio
    E quindi? :gratgrat:
    Tutti i cattolici sono tenuti a seguire il magistero. Fatta questa veloce premessa dico che dichiarare quel dogma ha fatto più danni che altro. Non appare molto razionale che da un lato si parla di infallibilità e poi documenti infallibili recenti come Dignitatis Humanae contraddicono documenti infallibili meno recenti come il sillabo.
    Se nella Chiesa ci fosse semplicemente il dogma dell'ubbidienza alla Chiesa corrente non ci sarebbero problemi nel caso che la Chiesa offre nuove sintesi della dottrina. Invece con questo dogma dell'infallibilità si sono creati problemi pesanti a causa del fatto che la Chiesa dopo il CVII ha offerto una nuova sintesi dottrinale. Questo ha causato lo sviluppo dei lefebriani e dei sedevacantisti. Anche per i vaticanosecondisti tuttavia non è una bella situazione quella attuale, visto che non appare molto carino ammettere che la Chiesa ha (giustamente) ritrattato alcune cose definite con l'infallibilità. Di fatto per difendere il CVII si deve arrivare a constatare che l'infallibilità non era infallibile oppure si fa finta di niente. In ogni caso non è una bella pubblicità.
    Questo gran parte dei teologi lo avevano capito subito e per questo molti rifiutarono di dare il proprio assenso al dogma dell'infallibilità. i motivi per cui fu approvato quel dogma li ha espressi bene horst.
    Ultima modifica di TEBELARUS; 07-07-12 alle 23:53
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da horst e graben Visualizza Messaggio
    Che poi il dogma sia stato votato da 499 vescovi su più di 800 e che ci fossero resistenze fortissime all'interno del concilio e che sia stato una reazione di quel reazionario di Pio IX alla presa di roma è meglio non dirlo...
    mi pare però che a ogni modo ha vinto la maggioranza, quindi è un dogma legittimo
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da CESAR Visualizza Messaggio
    Tutti i cattolici sono tenuti a seguire il magistero. Fatta questa veloce premessa dico che dichiarare quel dogma ha fatto più danni che altro. Non appare molto razionale che da un lato si parla di infallibilità e poi documenti infallibili recenti come Dignitatis Humanae contraddicono documenti infallibili meno recenti come il sillabo.
    Se nella Chiesa ci fosse semplicemente il dogma dell'ubbidienza alla Chiesa corrente non ci sarebbero problemi nel caso che la Chiesa offre nuove sintesi della dottrina. Invece con questo dogma dell'infallibilità si sono creati problemi pesanti a causa del fatto che la Chiesa dopo il CVII ha offerto una nuova sintesi dottrinale. Questo ha causato lo sviluppo dei lefebriani e dei sedevacantisti. Anche per i vaticanosecondisti tuttavia non è una bella situazione quella attuale, visto che non appare molto carino ammettere che la Chiesa ha (giustamente) ritrattato alcune cose definite con l'infallibilità. Di fatto per difendere il CVII si deve arrivare a constatare che l'infallibilità non era infallibile oppure si fa finta di niente. In ogni caso non è una bella pubblicità.
    Questo gran parte dei teologi lo avevano capito subito e per questo molti rifiutarono di dare il proprio assenso al dogma dell'infallibilità. i motivi per cui fu approvato quel dogma li ha espressi bene horst.
    ad ogni modo è dogma di fede cattolica, quindi ogni cattolico che si definisce tale non può non riconoscerlo, e il papa è infallibile solo ex Cathedra( quindi non sempre) e la sua infallibilità deve legarsi alla tradizione

    quindi la Chiesa su alcune cose è infallibile, e pertanto quelle stesse cose non possono essere messe in discussione, ergo il Magistero di I e II livello
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    "mi pare però che a ogni modo ha vinto la maggioranza, quindi è un dogma legittimo " La maggioranza di una minoranza...:-) comunque, dubbio connesso, le bolle papali, cosa sono? magistero? oppure "consigli per gli acquisti"?

  10. #10
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    Predefinito Re: chiariamo l'infallibilità papale

    Citazione Originariamente Scritto da horst e graben Visualizza Messaggio
    "mi pare però che a ogni modo ha vinto la maggioranza, quindi è un dogma legittimo " La maggioranza di una minoranza...:-) comunque, dubbio connesso, le bolle papali, cosa sono? magistero? oppure "consigli per gli acquisti"?
    quale minoranza? i dogmi sono o decisi da tutti i vescovi riuniti, o dal Papa stesso

    nel Magistero riguarda le encicliche, lettere pastorali, altri atti scritti, o la predicazione orale da parte del papa e dei vescovi.
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

 

 
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