
Originariamente Scritto da
scomunista
L’antisionismo è persino peggio dell’antisemitismo: chi si oppone all’esistenza di Israele vuole che gli ebrei siano di nuovo esposti a persecuzioni senza alcuna possibilità di rifugio
Scrive Daniel Friedman: Nei campus, nei cortei si protesta, sui social network e nei talk show riecheggia un trito ritornello: “Non siamo antisemiti, siamo solo antisionisti”.
Questa difesa mira ad assolvere manifestanti e commentatori dall’accusa di fanatismo intollerante e ad inquadrare il loro furore come politico anziché basato su pregiudizi.
Ma non è né innocente né innocua. Giacché, in realtà, l’antisionismo è più pericoloso dello stesso antisemitismo.
Come mai? Perché, per quanto l’antisemitismo disprezzi e odi l’ebreo, l’antisionismo è quello che finisce per distruggerlo.
Per millenni, gli ebrei sono stati espulsi da un paese all’altro, trattati come cittadini di seconda classe, i loro beni derubati e le loro vite minacciate.
Nella sola Europa medievale, gli ebrei furono esiliati da stati che comprendevano le odierne Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Ungheria, Austria, Italia e Germania.
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3 giugno 1939: profughi ebrei in fuga dalla Germania nazista a bordo della St. Louis, al largo dell’Avana, attendono di sapere se Cuba concederà loro l’ingresso
Queste espulsioni furono spesso seguite dalla riluttante accettazione degli ebrei in altri luoghi, tipicamente motivata da chiari interessi: le comunità ebraiche portavano con sé competenze commerciali, reti finanziarie e un’esperienza cosmopolita che poteva arricchire i paesi ospitanti.
Ma questa ospitalità transnazionale era temporanea. Più e più volte, man mano che gli ebrei realizzavano successi e stabilità, suscitavano gelosia e sospetto. Alla fine, i sovrani o le folle del luogo si rivoltavano contro di loro, espellendoli di nuovo e confiscando ciò che avevano costruito. Il ciclo accoglienza-prosperità-espulsione si ripeté attraverso i secoli e i continenti.
Eppure, anche nei momenti peggiori, gli ebrei trovavano un posto dove andare. Un altro paese, un altro regno, un altro confine.
Fino al XX secolo.
Quando Adolf Hitler salì al potere, inizialmente seguì lo stesso vecchio copione. Inizialmente l’obiettivo era l’espulsione, non lo sterminio. Ancora nel 1938, i nazisti tedeschi cercavano di costringere gli ebrei a emigrare.
Ma questa volta, tutte le porte erano chiuse.
Uno dopo l’altro, praticamente tutti i paesi si rifiutarono di accogliere i profughi ebrei (anche la Palestina Mandataria Britannica, che sbarrò quasi del tutto le porte per assecondare i nazionalisti arabi ndr).
Un tragico emblema di questa indifferenza fu l’infausto viaggio della nave St. Louis salpata nel 1939 da Amburgo con a bordo oltre 900 ebrei disperati in fuga dalla Germania nazista. Respinta da Cuba, Stati Uniti e Canada – dove ai profughi ebrei venne applicato lo slogan None is too many, “nessuno è [già] troppo” – la nave tornò in Europa, dove molti dei suoi passeggeri perirono poco dopo nella Shoà.
Fallita l’espulsione, iniziò lo sterminio. Ben prima che Hitler chiudesse le porte delle camere a gas impedendo la fuga degli ebrei, altri paesi avevano chiuso le loro porte, impedendo agli ebrei di mettersi in salvo.
Nel 1948 nacque lo stato di Israele. Per la prima volta dopo duemila anni, gli ebrei avevano la sovranità. Non solo un posto dove vivere, ma un posto dove andare quando nessun altro paese li avrebbe accolti.
Israele cambiò radicalmente il destino degli ebrei di tutto il mondo. Gli ebrei non sarebbero stati mai più abbandonati in mare o dentro paesi rivoltati contro di loro.
Sta dicendo che la nazione ebraica è l’unica nazione al mondo che non ha diritto a uno stato indipendente dove possa essere padrona del proprio destino.
Sta dicendo che se gli ebrei vengono perseguitati – che sia a Parigi, Brooklyn o Buenos Aires – non devono avere un posto dove rifugiarsi.
Non si tratta di politiche, confini o governi. Si tratta di cancellare ciò che garantisce la sopravvivenza degli ebrei.
L’esistenza di Israele ha reso il mondo più sicuro non solo per gli israeliani, ma per gli ebrei di tutto il mondo.
I paesi ora sanno che, se minacciano i loro cittadini ebrei, questi hanno un posto dove andare e un paese pronto a battersi per loro.
Il sionismo non è un’ideologia di conquista, ma di rifugio. Non si tratta di superiorità, ma di sopravvivenza.
Opporsi al diritto di Israele ad esistere non significa criticare una politica: significa voler cancellare l’unica protezione che garantisce che “mai più” non sia solo uno slogan vuoto.