Nessuno, almeno ufficialmente, sa in realtà quanto sia grande il Pil cinese, ma neanche veramente quello statunitense. Si tratta apparentemente di un grande buco informativo, una carenza grave degli istituti di statistica nazionali e internazionali, carenza dovuta plausibilmente, per la gran parte, a ragioni politiche. Del resto c’è anche chi mette in discussione la stessa validità del Pil come strumento di misura.
-Il Pil dei vari paesi a valori nominali
Secondo le previsioni della Banca Mondiale per il 2025 il Pil degli Stati Uniti, a valori nominali o di mercato (che sono poi le cifre che circolano, prese per buone di recente anche da Massimo D’Alema nelle interviste rese dopo il suo viaggio a Pechino per assistere alla parata militare) si collocherebbe alla fine intorno ai 26,9 mila miliardi di dollari (su un totale a livello mondiale di 103 mila miliardi), mentre quello della Cina si fermerebbe a 19,5 mila miliardi, con un valore quindi pari soltanto a circa il 75% di quello statunitense. Si tratterebbe comunque di risultati molto lusinghieri per la Cina se consideriamo che nel 2000 il Pil statunitense era pari ad otto volte quello cinese (cf. Jeffrey Sachs).
Se considerassimo invece sempre le stime della Banca Mondiale, ma utilizzando il criterio della parità dei poteri di acquisto, questa volta prendendo a riferimento il 2024, troveremmo delle profonde differenze di scenario ed anche diverse importanti sorprese. Mentre il Pil totale a livello mondiale si collocherebbe al livello di 194,8 migliaia di miliardi, quasi il doppio rispetto a quello nominale (prima sorpresa), questa volta si troverebbe nettamente in testa al gruppo il Pil cinese, con 38,2 mila miliardi di dollari, ciò che lo renderebbe pari al 131,0% di quello Usa, stimato quest’ultimo in 29,2 mila miliardi di dollari, (seconda sorpresa). Il Pil cinese questa volta sarebbe pari al 19,6% di quello mondiale, mentre quello Usa si collocherebbe al 15,0% del totale.
Ci sono diversi indicatori che tendono a confermare lo scenario fin qui delineato.
Un punto riguarda le metodologie usate dai cinesi per calcolare il valore dei servizi nel Pil. Al momento della presa del potere di Mao nel 1949, gli statistici del Paese, nell’organizzare i servizi di contabilità, fecero riferimento al sistema utilizzato dall’Unione Sovietica; ma quest’ultimo paese, nel calcolo del Pil, non prendeva in considerazione il settore dei servizi, considerato improduttivo. Poi i cinesi hanno corretto la rotta, ma solo parzialmente; così ancora oggi non tutti i servizi, dalla sanità all’educazione, vengono inseriti nel calcolo (Han Feizi, 2025). Si può a questo proposito immaginare che lo facciano di proposito, per nascondere ufficialmente la loro forza economica. Inoltre i calcoli della Banca Mondiale sul Pil cinese sono basati su dati raccolti in loco solo a partire dal 2021 (Han Feizi, 2025).
Per altro verso, nella valutazione del Pil statunitense, sempre per quanto riguarda alcuni servizi, quali quelli della sanità e dell’istruzione, viene utilizzato un deflattore più basso di quello reale, per cui il valore di alcune attività appare notevolmente sopravalutato. Sempre nel calcolo del Pil statunitense sono poi compresi i rendimenti teorici in termini di affitto delle case in proprietà dei cittadini Usa, non inseriti invece nel calcolo del Pil cinese come in quello della gran parte dei Paesi del mondo. E si potrebbe continuare a elencare altre incongruenze.