La guerra contro l’Iran è iniziata da pochi giorni e già in Italia si registrano aumenti sensibili dei prezzi dei carburanti alla pompa. Il rialzo è arrivato quasi immediatamente dopo gli attacchi ai siti energetici nel Golfo e la conseguente impennata del prezzo del petrolio sui mercati internazionali.
La velocità con cui i prezzi stanno salendo pone però una domanda semplice: come è possibile che il rincaro si trasferisca così rapidamente ai distributori italiani?
Il carburante che oggi viene venduto nelle stazioni di servizio non è stato raffinato con il petrolio acquistato ieri. Le scorte disponibili lungo la filiera – dalle raffinerie ai depositi fino ai distributori – derivano infatti da acquisti effettuati settimane o mesi fa, quando i prezzi del greggio erano diversi.
Questo significa che il carburante oggi venduto alla pompa è stato prodotto con costi molto più bassi rispetto alle quotazioni che si stanno registrando in questi giorni sui mercati internazionali.
In teoria, quindi, l’aumento del prezzo del petrolio dovrebbe riflettersi sui distributori solo con un certo ritardo, quando la filiera inizierà a utilizzare le nuove forniture acquistate ai prezzi più alti.
Quando invece i rincari arrivano quasi in tempo reale, il sospetto che si ripresenta – come già accaduto in altre crisi energetiche – è quello di una traslazione immediata dei prezzi verso l’alto che non corrisponde ai costi reali sostenuti dagli operatori.
Questo fenomeno non è nuovo. Ogni volta che si verifica una tensione geopolitica che coinvolge il petrolio o il gas, i mercati reagiscono immediatamente con un aumento delle quotazioni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato nelle ultime ore che l’esecutivo è pronto a intervenire contro eventuali speculazioni, annunciando la disponibilità ad aumentare la tassazione per le aziende che dovessero trarre profitti ingiustificati dall’emergenza energetica.
Per ora il monitoraggio riguarda soprattutto le bollette del gas, con l’attivazione di una task force dell’autorità di regolazione Arera incaricata di controllare l’andamento dei prezzi. Ma è evidente che la questione dei carburanti non potrà restare fuori dal radar del governo.
Un nodo che riguarda famiglie e imprese