Gli agrari, le banche, gli industriali concorsero con largo finanziamento a determinare il successo del fascismo e gli stessi Salandra, Albertini, Giolitti e Croce ritenevano che il fascismo potesse rinnovare la vita nazionale. Quando si parla di agrari, s’intendono soprattutto gli enti ecclesiastici, grandi proprietari latifondisti di terre, alti aristocratici e la baronia di Sicilia, collegata alla mafia; quando si parla di banche e industria ci si riferisce alle grandi famiglie ed alla stessa chiesa.
La Banca di Roma era controllata dal Vaticano, altre banche locali dai vescovi. Come la chiesa, i Savoia avevano larghe partecipazioni in banche e industrie, che fecero buoni affari nel corso della guerra, ed alla vigilia della seconda guerra mondiale acquistarono anche titoli del debito pubblico inglese, per finanziare la guerra degli inglesi, in altre parole investirono contro le sorti belliche dell’Italia.
L’acquiescenza del re alla marcia su Roma, che avrebbe facilmente potuto fermare con l’esercito ed i carabinieri, nasceva dalla crisi dei partiti e da un’intesa segreta del re con la stessa chiesa, ormai i tempi erano maturi per la riconciliazione e per un concordato; Mussolini lo fece, concesse nuovi privilegi alla chiesa e divenne l’uomo della Provvidenza. La chiesa non aveva mai avuto vocazioni democratiche e liberali, perciò Mussolini al governo, in collegamento con il segretario di stato Vaticano e con i gesuiti, adottò simboli, mistica e programmi della chiesa medievale, come le corporazioni, l’obbedienza, la gerarchia, l’esaltazione della patria, della religione, della famiglia e della vita rurale e invitando tutti a credere, obbedire e combattere.
All’inizio gli industriali erano divisi sul fascismo, perché questo nel 1919 aveva anche una sinistra che chiedeva le otto ore lavorative, la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle aziende ed un’imposta progressiva sul capitale. Poi banche, industriali ed agrari, improvvisamente tranquillizzati su questi temi, presero a finanziare i fascisti ed il giornale di Mussolini, il Popolo d’Italia, perché la stampa ha sempre un potere di ricatto e con il denaro si fa condizionare.
Nel settembre del 1920 gli operai del nord occuparono le fabbriche e le squadracce fasciste reagirono con la violenza, quindi Mussolini sondò D’Annunzio per preparare la marcia su Roma; dopo il 1920 nacquero i fasci di combattimento e, per porre fine all’occupazione delle fabbriche, il fascismo divenne un movimento antisindacale e ricevette sempre più sovvenzioni. Alla fine del 1921 Mussolini sembrava pendere più per gli industriali che per gli agrari e aveva abbandonato il programma di sinistra, che aveva consentito nello stesso anno a fascisti e liberali di presentarsi assieme alle elezioni politiche con il cosiddetto blocco.
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