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  1. #1
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    Predefinito E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa.

    Dopo le vicende di ieri la conclusione non può essere che questa: la sconfitta subita dalla aggressiva Meloni che sembrava inscalfibile, l'ha messa alla mercè dei vincitori e in poche ore ha eseguito gli ordini che aveva ignorato fin dal principio abbracciando i principi del giustizialismo di Conte da sempre prono ed esponente ufficiale del partito delle toghe.

    Ora mi è molto difficile immaginare come La Meloni possa uscire con dignità da questa situazione. La vedo solo trascinarsi in ginocchio andando all'indietro come una volta con il Re. E anche a testa china. Un risultato sorprendente a dire il vero. Non avrei mai pensato che si sarebbe arresa così veloce. Più veloce della luce infatti. Non era passato nemmeno un giorno dalla decretazione della sconfitta e l'ex eroina ha messo sul piatto d'argento dei magistrati 3 teste che, immagino, pensa che possano mitigarne le durissime reazioni e vendette promesse perfino prima del voto.

    Forse sarà comprensibile, di sicuro chi aderisce a quei partiti pare si adegui sempre alle decisioni dei vertici. Forse è adeguarsi alle decisioni dei vertici l'essere parte di un partito.

    Motivo per cui io non mi ci trovo mai bene. Non sono fatta per prendere ordini da nessuno.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  2. #2
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Torno a suggerire "sommessamente" e nel solito massimo rispetto (per i menzionati) uno SPECIFICO sotto-forum discarica per i serial-TDM-fotocopia della "postante" compulsiva degli stessi ...

    @Gianluca @King Z. @Rachel Walling @trash

    Ringrazio sentitamente, nell'eventualità.

  3. #3
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Con lei sono quindi 3 i presidenti del consiglio, largamente premiati dal voto popolare, che vengono silurati perchè non graditi ai centri di potere delle correnti della magistratura e dalla Stampa. Organizzazioni antidemocratiche visto che non hanno alcun rispetto per il voto popolare e agiscono apertamente contro ogni risultato che non premi coloro che li favoriscano. Perfino violando regole e leggi se serve.
    Senza alcun scrupolo. D'altro canto i potenti che sono tali non per voto popolare ma per diritti di casta, non hanno mai scrupoli da che storia è storia.

    Quindi dopo Berlusconi, il primo a sbattere il naso contro chi non gradiva le riforme democratiche che proponeva, siamo passati per Renzi che è stato praticamente smantellato pezzo per pezzo con attacchi mirati ai familiari e ridotto a un piccolo burattino come lo vediamo oggi per non perdere tutto sperando che il resto della famiglia non continui i pagare l'aver provato a riformare l'Italia... oggi tocca alla Meloni.

    Che, diversamente da Berlusconi e Renzi, ha pensato bene di inchinarsi immediatamente. Ora aspetto che riceva ordini direttamente dalle toghe e contratti spazi di "libertà" politica che vedremo quali saranno.

    Per intanto ormai siamo tornati ai tempi che basta che un magistrato ti guardi e ti devi dimettere... manco col Duce.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  4. #4
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Una nota per i pennivendoli di destra che, stamattina, subito pronti, hanno immediatamente fatto un bel voltafaccia e apprezzato la Meloni per la nuova via del sacrificio e della resa ai superpotenti di Stampa e magistratura.

    Si, ci dicono, questa è la strada giusta da percorrere: mettersi in ginocchio e implorare pietà. L'unico che ha cercato di mantenere un filo di dignità è stato Cerno che si, capisce, però non pare del tutto arreso.

    Ma vedremo. D'altro canto la nostra stampa non è mai stata nota per non essere prona al servizio di queto o di quel potente.

    Per caso pensate che restiamo noi centristi orfani di Renzi e che hanno cercato in altri la via? Non illudetevi. Per esperienza diretta vi dico che non è e non sarà così. Anche lì la presenza di chi lavora per difendere le proprie posizioni di rendita e nel contempo trarne vantaggio personale, è enorme direi.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  5. #5
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Torno a suggerire "sommessamente" e nel solito massimo rispetto (per i menzionati) uno SPECIFICO sotto-forum discarica per i serial-TDM-fotocopia della "postante" compulsiva degli stessi ...

    @Gianluca @King Z. @Rachel Walling @trash

    Ringrazio sentitamente, nell'eventualità.
    Eventualmente, quantomeno raggruppare.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  6. #6
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Ma vediamo in specifico perchè nemmeno nei liberali e democratici centristi ci sia speranza.
    In parte ce lo spiega il Riformista, quotidiano che fa riferimento a quella linea politica. Eco cosa dice (il LINK è automaticamente ripreso ne "il riformista" - appena sotto. Spero che lo si comprenda)






    QUOTIDIANO



    Moderati senza bussola
    Referendum, i leader del Terzo Polo hanno disorientato gli elettori: il pessimismo di Calenda, la confusione di Renzi e l’attacco di Magi

    Si salva Marattin: il Partito Liberaldemocratico è stato chiaro da subito

    Mario Alberto Marchi
    25 Marzo 2026 alle 104


    La separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici ministeri non è mai stata, per l’area liberal-riformista italiana, una posizione tra le altre. È il cuore della promessa garantista: una ragione per cui Azione, Italia Viva, +Europa e il Partito Liberaldemocratico di Marattin esistono come soggetti distinti, né di destra né di sinistra, in un sistema che chiede continuamente di scegliere una trincea. Eppure il sondaggio SWG per il TGLa7 restituisce un paradosso che ha il sapore dell’autodafé: l’elettorato aggregato di queste forze ha votato Sì appena al 19%, No al 44%, astenuto per il 37%. Per chi del garantismo ha fatto vessillo e identità, è un esito che pesa più della sconfitta nazionale del fronte riformatore.


    Per comprendere il cortocircuito, occorre guardare alle gradazioni di ambiguità nella campagna. Azione ha indicato il Sì, che era nel programma del 2022, ma il suo leader ha accompagnato l’indicazione con un crescendo di riserve: Calenda ha definito la campagna del centrodestra “vomitevole”, ha previsto pubblicamente la vittoria del No, ha attribuito in anticipo la colpa alla destra. Un Sì pronunciato con la voce di chi si prepara alla sconfitta non è un grido di battaglia. Tecnè le attribuisce l’80% di Sì tra i propri elettori: ma quel 20% di dissidenza dice che anche nella base il messaggio è arrivato sfocato.


    Il Partito Liberaldemocratico è stato lineare: primo a costituire un comitato per il Sì fin dal novembre 2025, Marattin ha partecipato a iniziative, si è esposto senza riserve. Ma il peso elettorale del PLD resta minoritario. Più sfumata +Europa: Magi ha dichiarato il Sì con riserve profonde, definendo la riforma “pasticciata”, senza partecipare al voto finale alla Camera. Il partito per il Sì, il leader orientato al No: un ossimoro che ha generato frizioni interne.
    LEGGI ANCHE


    Il caso più rivelatore resta Italia Viva: Renzi ha definito la riforma una “riformicchia”, ha lasciato libertà di voto e si è astenuto in Parlamento, dando vita – negli ultimi giorni di campagna elettorale – a messaggi contraddittori, facilmente attribuibili alla collocazione del suo partito nel campo largo del centrosinistra. Il risultato è stata una campagna in ordine sparso che ha scoraggiato gli elettori.
    Il referendum, per sua natura plebiscitaria, chiedeva una cosa sola: scegliere. E in una campagna diventata rapidamente scontro tra schieramenti, il voto si era trasformato in scelta di campo. L’elettore centrista, educato per anni a diffidare delle appartenenze, a coltivare la complessità come virtù e l’equidistanza come postura, si è trovato davanti a una domanda binaria senza bussola condivisa. Chi costruisce riserve, chi sussurra che in fondo è una riformicchia: la cacofonia dei leader ha restituito all’elettorato non la libertà di coscienza, ma il disorientamento di chi non sa più quale casa abitare. E l’elettore, senza stella polare, si è lasciato portare dalla corrente.


    Ma il dato è politico prima ancora che elettorale, e interroga non il merito del referendum ma l’esistenza stessa di uno spazio centrista praticabile. Un’area che sulla carta raccoglie consensi e che tuttavia, nel momento in cui la politica impone una scelta netta, si scopre incapace di orientare i propri elettori: non è un’area, è un’aspirazione. Il garantismo senza capacità di mobilitazione coerente è letteratura, non politica. E se non porta neppure un quinto dei suoi elettori a votare coerentemente sul tema che lo definisce, la domanda non è più se il Terzo Polo abbia ragione, ma se – in qualsiasi forma – ancora possa esistere.


    Calenda, Renzi, Marattin, Magi: quattro personalità forti, quattro strategie tra loro incoerenti, quattro linguaggi che non compongono narrazione. Il problema ultimo, però, non sono i leader e le strategie ondivaghe. È un elettorato cresciuto nella retorica dell’alternativa al bipolarismo che, nel momento in cui il bipolarismo ha fatto irruzione nel voto trasformandolo in scelta di campo, ha scoperto di non avere un posto dove stare. Non per mancanza di idee, ma per mancanza di un luogo politico in cui quelle idee diventino appartenenza.
    Mario Alberto Marchi


    Il sonno della ragione genera mostri.


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  7. #7
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    Eventualmente, quantomeno raggruppare.
    Dove si parla di questo in altre discussioni?
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  8. #8
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Citazione Originariamente Scritto da THE MATRIX Visualizza Messaggio
    Dove si parla di questo in altre discussioni?
    In tutte quelle che hai aperto da lunedì pomeriggio. Senza contare pure i tuoi colleghi.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  9. #9
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Citazione Originariamente Scritto da THE MATRIX Visualizza Messaggio
    Ma vediamo in specifico perchè nemmeno nei liberali e democratici centristi ci sia speranza.
    In parte ce lo spiega il Riformista, quotidiano che fa riferimento a quella linea politica. Eco cosa dice (il LINK è automaticamente ripreso ne "il riformista" - appena sotto. Spero che lo si comprenda)






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    Moderati senza bussola
    Referendum, i leader del Terzo Polo hanno disorientato gli elettori: il pessimismo di Calenda, la confusione di Renzi e l’attacco di Magi

    Si salva Marattin: il Partito Liberaldemocratico è stato chiaro da subito

    Mario Alberto Marchi
    25 Marzo 2026 alle 104


    La separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici ministeri non è mai stata, per l’area liberal-riformista italiana, una posizione tra le altre. È il cuore della promessa garantista: una ragione per cui Azione, Italia Viva, +Europa e il Partito Liberaldemocratico di Marattin esistono come soggetti distinti, né di destra né di sinistra, in un sistema che chiede continuamente di scegliere una trincea. Eppure il sondaggio SWG per il TGLa7 restituisce un paradosso che ha il sapore dell’autodafé: l’elettorato aggregato di queste forze ha votato Sì appena al 19%, No al 44%, astenuto per il 37%. Per chi del garantismo ha fatto vessillo e identità, è un esito che pesa più della sconfitta nazionale del fronte riformatore.


    Per comprendere il cortocircuito, occorre guardare alle gradazioni di ambiguità nella campagna. Azione ha indicato il Sì, che era nel programma del 2022, ma il suo leader ha accompagnato l’indicazione con un crescendo di riserve: Calenda ha definito la campagna del centrodestra “vomitevole”, ha previsto pubblicamente la vittoria del No, ha attribuito in anticipo la colpa alla destra. Un Sì pronunciato con la voce di chi si prepara alla sconfitta non è un grido di battaglia. Tecnè le attribuisce l’80% di Sì tra i propri elettori: ma quel 20% di dissidenza dice che anche nella base il messaggio è arrivato sfocato.


    Il Partito Liberaldemocratico è stato lineare: primo a costituire un comitato per il Sì fin dal novembre 2025, Marattin ha partecipato a iniziative, si è esposto senza riserve. Ma il peso elettorale del PLD resta minoritario. Più sfumata +Europa: Magi ha dichiarato il Sì con riserve profonde, definendo la riforma “pasticciata”, senza partecipare al voto finale alla Camera. Il partito per il Sì, il leader orientato al No: un ossimoro che ha generato frizioni interne.
    LEGGI ANCHE


    Il caso più rivelatore resta Italia Viva: Renzi ha definito la riforma una “riformicchia”, ha lasciato libertà di voto e si è astenuto in Parlamento, dando vita – negli ultimi giorni di campagna elettorale – a messaggi contraddittori, facilmente attribuibili alla collocazione del suo partito nel campo largo del centrosinistra. Il risultato è stata una campagna in ordine sparso che ha scoraggiato gli elettori.
    Il referendum, per sua natura plebiscitaria, chiedeva una cosa sola: scegliere. E in una campagna diventata rapidamente scontro tra schieramenti, il voto si era trasformato in scelta di campo. L’elettore centrista, educato per anni a diffidare delle appartenenze, a coltivare la complessità come virtù e l’equidistanza come postura, si è trovato davanti a una domanda binaria senza bussola condivisa. Chi costruisce riserve, chi sussurra che in fondo è una riformicchia: la cacofonia dei leader ha restituito all’elettorato non la libertà di coscienza, ma il disorientamento di chi non sa più quale casa abitare. E l’elettore, senza stella polare, si è lasciato portare dalla corrente.


    Ma il dato è politico prima ancora che elettorale, e interroga non il merito del referendum ma l’esistenza stessa di uno spazio centrista praticabile. Un’area che sulla carta raccoglie consensi e che tuttavia, nel momento in cui la politica impone una scelta netta, si scopre incapace di orientare i propri elettori: non è un’area, è un’aspirazione. Il garantismo senza capacità di mobilitazione coerente è letteratura, non politica. E se non porta neppure un quinto dei suoi elettori a votare coerentemente sul tema che lo definisce, la domanda non è più se il Terzo Polo abbia ragione, ma se – in qualsiasi forma – ancora possa esistere.


    Calenda, Renzi, Marattin, Magi: quattro personalità forti, quattro strategie tra loro incoerenti, quattro linguaggi che non compongono narrazione. Il problema ultimo, però, non sono i leader e le strategie ondivaghe. È un elettorato cresciuto nella retorica dell’alternativa al bipolarismo che, nel momento in cui il bipolarismo ha fatto irruzione nel voto trasformandolo in scelta di campo, ha scoperto di non avere un posto dove stare. Non per mancanza di idee, ma per mancanza di un luogo politico in cui quelle idee diventino appartenenza.
    Mario Alberto Marchi


    patetica.
    vergin di servo encomio e di codardo oltraggio

  10. #10
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    Predefinito Re: E tre: anche Meloni inginocchiata di fronte alla potenza di magistratura e stampa

    Ma, parlando per esperienza diretta col partito di Marattin che come facciata mi sembrava il meglio di tutti quelli che ci avevano provato fino ad ora, posso invece dire che i vertici sono pieni di conservatori e gente che è lì solo per garantirsi una posizione di rendita e che bocciano quasi per ntero ogni proposta di riforme reali e vere.

    Questo genere di persone poi si porta dietro, di conseguenza, quelli che hanno le loro opinioni me che cioè non gradiscono che davvero si facciano le riforme. Sembra quasi che siano lì per impedirle invece che per farle.

    Che poi i vari Calenda, Magi e compagnia esprimano posizioni ambigue, mi pare una logica conseguenza.
    Il sonno della ragione genera mostri.


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