Un duello a distanza ravvicinata, scandito dall’orologio della cronaca: le ultime 24 ore di Maroni-Saviano hanno replicato quelle immediatamente seguite alla puntata di Vieni via con me, durante la quale l’autore di Gomorra aveva parlato dei legami tra la ’ndrangheta e il Carroccio. Ieri un’altalena continua di stoccate e notizie che davano (provvidenzialmente) la sponda prima allo scrittore e poi al ministro. Inizia Maroni: sono da poco passate le 11,41 quando, alle domande dei cronisti in Parlamento, attacca e minaccia di querelare Saviano: “Se non smentisce mi riservo ogni azione utile per tutelarmi di fronte a una frase così infamante”. Il riferimento è al paragone che Saviano – dalle colonne di Repubblica – ha fatto tra i suoi metodi e quelli del boss “Sandokan” Schiavone. Passano meno di due ore e il ministro raddoppia. Nell’edizione dell’ora di pranzo del Tg5, visto che al programma di Fazio non lo invitano, legge il suo elenco: quello dei 28 boss della criminalità organizzata arrestati. La “lista Maroni” lanciata dal telegiornale Mediaset è stata guarnita con la precisa indicazione delle “famiglie” di appartenenza e con le foto dei mafiosi. Spiega il portavoce Pdl Daniele Capezzone: “Il servizio del Tg5 che, sulle note di Vieni via con me, mostra uno a uno i boss arrestati nel periodo di attività del governo Berlusconi, è la migliore risposta a Saviano. C’è un’antimafia dei fatti, che è più forte di ogni telepredica o di qualunque comizio elettorale anticipato. Complimenti a Clemente Mimun”. Ma bastano pochi minuti perchè la partita si riequilibri. Sono le 13,45 quando l’Ansa batte il primo lancio proprio sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al nord: è la relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre 2010: “Nel nord Italia e soprattutto in Lombardia c’è una costante e progressiva evoluzione della ‘ndrangheta che, ormai radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi”. Nero su bianco quanto sostenuto proprio dallo scrittore nella trasmissione di lunedì sera su Rai3. Quei “fatti” di cui Saviano parlava nella sua prima risposta al ministro dell’Interno. Ma non è finita. Sono le 16,22 quando arriva la notizia che il boss della camorra e capostorico del clan dei Casalesi Antonio Iovine - protagonista di Gom
orra, contro cui Saviano nel 2006 a Casal di Principe tenne l’invettiva che segnò la “discesa in campo” dello scrittore - dopo 14 anni di latitanza, è stato arrestato. Il mammasantissima – spiegano gli inquirenti poco dopo – circolava come un qualsiasi libero cittadino per le strade di Casal di Principe. “Questa è l’antimafia dei fatti” il commento immediato di Maroni. “Aspettavo questo giorno da 14 anni”, risponde Saviano. Che però rincara: “Come dimostrato dalla relazione della Dia, bisogna aggredire il cuore dell’economia criminale, la Lombardia, dove le mafie fanno affari e influenzano la vita economica, sociale e politica”. Poi, in serata, il ramoscello d’ulivo di Maroni: “Deponiamo le armi, combattiamo insieme la criminalità”. Per . Per ora, uno pari e palla al centro.
Il Fatto Quotidiano 18 novembre 2010 - pagina 3




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