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    Predefinito Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Meta’ dello scudo fiscale nelle tasche dei partiti come rimborsi elettorali

    È quanto emerge, scrive Giancarlo Pagliarini, dalla ricostruzione della Corte dei Conti sui
    rimborsi elettorali introdotti dai politici dopo il referendum del 1993 che aveva abrogato il
    finanziamento pubblico ai partiti. In realtà questi rimborsi, afferma la Corte dei Conti, sono
    di gran lunga superiori alle spese effettivamente sostenute e sono un vero e proprio
    finanziamento. I record spettano a Rifondazione Comunista e alla Lega Nord mentre Pdl e
    Pd intascano da soli più del doppio del gettito dell’imposta sul gioco del Totocalcio e
    dell’Enalotto. Grazie poi ad un colpo di mano che nel 2006 ha cambiato una parola della
    legge, il rimborso viene incassato anche se la legislatura è interrotta. È già avvenuto per le
    elezioni dell’aprile 2006, accadrà anche per quelle dell’aprile 2008: 503 milioni di euro che
    saranno pagati ai partiti fino al 2013 anche se la legislatura venisse interrotta prima. Ecco
    il vero motivo per cui l’anno prossimo potrebbero esserci elezioni anticipate: i partiti infatti
    incassano così due rimborsi. Occorre quindi non solo cambiare la legge elettorale ma
    anche la legge sui rimborsi elettorali.
    In teoria questa legislatura dovrebbe finire nel 2013, ma temo che prima della scadenza ci
    saranno delle assurde, inutili e costosissime elezioni anticipate. Voglio anche dire che a
    mio giudizio il vero motivo di questa follia è la legge sui rimborsi, ai partiti politici, delle loro
    spese per le consultazioni elettorali.
    Nell’aprile del 1993 si era svolto un referendum promosso dai radicali con otto quesiti, uno
    dei quali proponeva l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti politici. Ad esso
    aveva partecipato il 77% degli aventi diritto e il 90,3% aveva detto chiaramente di voler
    abrogare il finanziamento pubblico. Ma i signori di Roma non si erano persi d’animo e
    avevano detto: “Non volete più darci dei quattrini per finanziare le nostre attività? Va bene,
    come volete, però almeno continuate a rimborsarci le spese che dobbiamo sostenere
    quando ci sono le elezioni”. E così è stata approvata, subito dopo il referendum, una legge
    che concedeva ai partiti politici un “contributo per le spese elettorali”. Quella legge era
    stata immediatamente applicata in occasione delle elezioni del 27 e 28 marzo 1994. Nella
    circostanza l’erogazione era stata di 47 milioni di euro. Pochi anni dopo i “rimborsi” per le
    elezioni politiche del 2001, del 2006 e del 2008 erano saliti rispettivamente a 476, 499 e
    503 milioni: un bell’aumento, non vi pare? Per darvi un parametro pensate che di recente
    una cifra di 503 milioni, identica ai rimborsi delle spese per le elezioni politiche del 2008, è
    stata prelevata dai “fondi per le aree sottoutilizzate” (FAS) ed è stata destinata al reintegro
    del fondo per le frodi finanziarie, quello che dovrà essere usato per risarcire i risparmiatori
    rimasti vittime di crac finanziari come Cirio e Parmalat (fonte Sergio Rizzo sul Corriere
    della sera del 28 ottobre).
    La Corte dei Conti ha ricostruito la storia di questi “rimborsi”: dopo il referendum del 1993
    si sono svolte cinque elezioni politiche, tre europee e tre regionali. La Corte dei Conti ha
    accertato che per queste elezioni i partiti politici hanno speso in totale 579 milioni di euro e
    hanno incassato, come “rimborsi” delle loro spese elettorali, 2.254 milioni di euro. Questi
    numeri non includono ancora i “rimborsi” per le europee del 2009 e per le regionali del
    2010. Per valutare l’enormità di questa cifra considerate che l’imposta sui capitali rientrati
    dall’estero, il famoso “scudo fiscale”, nel 2009 ha dato un gettito di 5.013 milioni: dunque i
    rimborsi elettorali di questi anni sono costati agli italiani quasi la metà dello “scudo fiscale”.
    Una cifra veramente enorme! A pagina 179 del documento intitolato “Referto ai presidenti
    delle Camere sui consuntivi delle spese e sui relativi finanziamenti riguardanti le
    formazioni politiche che hanno sostenuto la campagna per le elezioni della Camera dei
    Deputati e del Senato della Repubblica del 13–14 aprile 2008” con apprezzabile
    consapevolezza del proprio ruolo la Corte dei Conti ha scritto che “quello che viene
    normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un
    vero e proprio finanziamento”. Con buona pace dei 31,2 milioni di italiani che col
    referendum del 1993 avevano dichiarato di volere l’abolizione del finanziamento pubblico
    ai partiti.
    Il titolo della legge in vigore è “Norme in materia di rimborso delle spese per le
    consultazioni elettorali e referendarie”. La verità è che il principio del “rimborso” c’è solo
    nel nome della legge e da nessuna altra parte. E’ un vecchio trucco dei palazzi romani: in
    questi giorni lo stanno usando anche per il federalismo. Il cosiddetto “rimborso elettorale”
    non viene calcolato sulla base di quello che i partiti politici spendono, ma viene calcolato e
    pagato sulla base dei voti che prendono.
    Quando la legge era entrata in vigore se non altro, prevedeva che “in caso di scioglimento
    anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle
    quote annuali dei relativi rimborsi è interrotto”. Ma all’inizio del 2006 c’è stato un autentico
    colpo di mano. In una lunghissima e orribile legge chiamata “mille proroghe” (legge n
    51/06) accanto a norme per l’edilizia pubblica, per gli ammortizzatori sociali, per il
    reclutamento dell’arma dei carabinieri, per la ricostruzione del Belice (quella del 1968), ecc
    ecc, nell’articolo 39 – quater decies (!) - il Parlamento ha cambiato un paio di parole nel
    comma relativo ai rimborsi elettorali nel caso dello scioglimento anticipato del Parlamento
    stesso. Le vecchie parole “il versamento è interrotto” sono state sostituite dalle nuove
    parole “il versamento è comunque effettuato”. È stato sufficiente cambiare “interrotto” con
    “comunque effettuato” per far incassare ai partiti politici, se non sbaglio i calcoli ed
    applicando il principio di “non duplicazione” dei contributi nello stesso anno, circa 300
    milioni di euro sulle elezioni del 2006 che con il vecchio testo i partiti non avrebbero
    incassato. Più altri 200 milioni sulle elezioni del 2008 se l’anno venturo ci saranno elezioni
    anticipate.
    Grazie a quella piccola modifica approvata alla fine della legislatura il “rimborso” per le
    elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 (499,6 milioni di euro) sarà incassato per cinque
    anni, fino al 2010, anche se la legislatura è stata interrotta nel 2008, dopo due soli anni. E
    anche il “rimborso” per le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 (503,1 milioni) sarà incassato
    per 5 anni, fino al 2013, anche se la legislatura verrà interrotta prima.
    Una curiosità: il testo della legge “mille proroghe” con dentro questo “colpo di mano” è
    stato approvato il 2 febbraio al Senato con l’AS (Atto Senato) n. 3717 e il 9 febbraio alla
    Camera con l’AC (Atto Camera) n. 6323. Poco dopo, l’ 11 febbraio, il presidente della
    Repubblica ha firmato il Decreto di scioglimento delle Camere. Sul testo il governo
    Berlusconi aveva chiesto la fiducia e questo significa che per lo straordinario regalo
    ricevuto i partiti politici devono ringraziare Berlusconi e i suoi ministri. Ma dai resoconti
    stenografici su questo punto non risultano particolari proteste nemmeno da parte
    dell’opposizione.
    Per capire come funzione pensate che solo nell’anno 2008 i partiti politici hanno avuto
    diritto ad incassare: 1) 99,9 milioni di euro per la terza rata del contributo pubblico per le
    elezioni politiche del 2006; 2) 100,6 milioni per la prima rata del contributo per le elezioni
    politiche del 2008; 3) 41,6 milioni per la quarta rata del contributo per le elezioni regionali
    del 2005; 4) 49,4 milioni per la quinta rata del contributo per le elezioni europee del 2004.
    In totale 291,5 milio di euro nel solo anno 2008 (fonte: Corte dei Conti referto sulle elezioni
    politiche del 2008, pagina 180). È una cifra uguale ai 300 milioni presi dai fondi FAS per
    fronteggiare la crisi degli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese. E se
    paga in ritardo, lo Stato deve versare ai partiti politici anche gli interessi. Scrive la Corte
    dei Conti che “ ..sarebbe coerente eliminare la corresponsione degli interessi legali sulle
    somme dovute ai partiti a titolo di contributo alle spese elettorali nell’ipotesi di erogazione
    ritardata per temporanea difficoltà di disponibilità di bilancio …. a fronte di rimborsi che
    superano di gran lunga le spese effettivamente sostenute dai partiti nelle campagne
    elettorali, l’introduzione di una norma che ne preveda l’erogazione senza l’applicazione
    degli interessi legali eliminerebbe l’effetto espansivo di impiego di risorse pubbliche, che
    appare già fortemente squilibrato a vantaggio dei partiti”.
    I signori della Casta si sono accorti di avere esagerato e con il decreto del 31 maggio 2010
    hanno stabilito una riduzione del 10 per cento ed hanno cancellato tutta la frase “in caso di
    scioglimento anticipato ecc ecc”, ma questa novità sarà applicabile a decorrere dal primo
    rinnovo successivo all’entrata in vigore del decreto di fine maggio e quindi non tocca i
    “rimborsi” delle elezioni del 13 e 14 aprile 2008 che, qualsiasi cosa succeda,
    continueranno ad essere versati per tutti i cinque anni della durata teorica della legislatura.
    Se si faranno elezioni anticipate, questi quattrini li incasseranno comunque, e oltre a
    questi incasseranno il contributo per le nuove elezioni.
    Ecco qualche altro numero. Dal 2008 il partito Rifondazione Comunista non è presente in
    Parlamento ma continua a incassare (fino al 2010) la sua quota del “rimborso” delle
    elezioni del 9 e 10 aprile 2006, quando aveva battuto tutti i record: le spese
    complessivamente accertate dalla Corte dei Conti erano state di un milione e 636 mila
    euro e i voti ottenuti gli avevano dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione 6
    milioni e 987 mila euro all’anno per cinque anni. In totale 34 milioni 932 mila euro (fonte:
    Corte dei Conti, relazione sulle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, pagina 269) .
    Pensate che 100 euro investiti da Rifondazione Comunista nella campagna elettorale del
    2006, sono diventati 2.135 euro. Un “ritorno dell’investimento” straordinario. Una
    performance del genere non se la sogna nemmeno Bill Gates.
    Per le elezioni del 2008 il record invece spetta alla Lega Nord: le spese accertate dalla
    Corte dei Conti sono state di 2 milioni e 940 mila euro e i voti ottenuti hanno dato al
    Carroccio il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione 8 milioni e 277 mila euro
    all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385 mila euro. Dunque, 100 euro investiti dalla
    Lega nella campagna elettorale del 2008, sono diventati 1.408 euro. Per quanto riguarda i
    due partiti (per ora) maggiori, il PDL e il PD, la Corte dei Conti ha certificato che per le
    elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 mentre il secondo, dopo
    averne speso 18, ne incasserà 180. La somma del contributo pubblico, solo per questi due
    partiti, fa 382 milioni: più del doppio del gettito 2008 dell’imposta sul gioco del Totocalcio e
    dell’Enalotto (179 milioni. Fonte ISTAT, analisi delle imposte indirette, tavola 18).
    Quasi tutti dicono che bisogna cambiare la legge elettorale, ma non ho ancora sentito
    nessuno dire che bisogna cambiare la legge sui rimborsi elettorali. Per forza: i partiti
    politici incasserebbero meno soldi ed è anche per questo che i membri del Parlamento
    non li scelgono i cittadini ma le segreterie dei partiti politici: gli spiriti liberi non hanno più
    diritto di cittadinanza nei palazzi romani. Ormai l’unica possibilità è fare un tam tam, un
    passaparola. È necessario che ogni cittadino chieda sempre, a tutti e in tutte le occasioni,
    una legge che dica chiaro e tondo: 1) che l’attività dei partiti politici non è finanziata dalle
    casse pubbliche, come hanno scritto i 31,2 milioni di italiani che hanno votato SI al
    referendum radicale del 1993; 2) che dalle prossime elezioni saranno rimborsate solo le
    spese elettorali accertate dalla Corte dei Conti e supportate da documenti fiscalmente
    validi. Non un euro in più; 3) che lo Stato non vuole e non può elargire un “doppio
    contributo” nello stesso anno nell’ipotesi dello scioglimento anticipato della legislatura in
    corso.
    Un ultimo punto. Anni fa il Sole 24 Ore mi aveva chiesto una relazione sui bilanci dei partiti
    politici. Lo studio era stato pubblicato il 4 giugno 1990 con questo titolo nella prima pagina
    del Sole: “I bilanci non rispettano le regole della trasparenza. Le carte truccate dei partiti”.
    E continuava alle pagine 6 e 7 col titolo “Bocciati all’esame di partita doppia ” . Con Dario
    Colombo e Rosalba Casiraghi avevamo preparato 19 tabelle con la sintesi dei bilanci di
    ogni partito. La tabella della Lega Lombarda (a quei tempi la Lega Nord si chiamava così)
    cominciava con queste parole: “Fosse quotato in Borsa, questo partito verrebbe
    classificato dagli esperti tra i “titoli particolari, speculativi, e molto interessanti: insomma,
    da tenere d’occhio” . Quando avevo scritto questo commento pensavo al futuro peso
    politico della Lega (era il 1990 e direi che ci ho preso) ma non pensavo certo a parametri
    di “ritorno del capitale investito”. Non potevo prevedere che la legge 3 giugno 1999 n 157
    (“Norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali”) e le sue
    successive modificazioni avrebbero consentito a quasi tutti i partiti politici italiani di entrare
    nel Guiness dei primati per la “resa” degli investimenti fatti in occasione delle elezioni. Non
    sarebbe male se adesso il Sole 24 Ore o qualche altro giornale con un direttore “libero
    dentro” (ma quanti ce n’è in Italia?) pubblicasse un nuovo studio sui bilanci dei partiti
    politici, per far sapere ai cittadini che uso viene fatto di tutti quei loro soldi.

    di Giancarlo Pagliarini

    da Allarme Milano Speranza Milano - 12.11.2010

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    ... mentre i sudditi di questa repubblica delle banane, per avere un DOVUTO pagamento (o rimborso) da qualsiasi ente pubblico itaglione, sono costretti ad un "calvario" fatto da una burocrazia arrogante e complicata oltre che dalla continua richiesta di documentazione, fatture, carte bollate, certificazioni, ecc...

  3. #3
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Bisogna abbattere la dittatura dei partiti. Con qualsiasi mezzo!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    Bisogna abbattere la dittatura dei partiti. Con qualsiasi mezzo!
    gia' ,reserviamo la politica solo a chi c' ha i soldi " di suo " ...:giagia:

    tipo berlusconi , debenetti , caltagirone , il clan agnelli ... gente che non avrebbe mai un " conflitto di interessi " ...repapelle:

    anzi facciamoci direttamente governare da aziende&banche che loro dallo stato non hanno mai preso nulla ..repapelle:
    vulgus vult decipi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Gia adesso è così. hai scoperto l' acqua calda?

  6. #6
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Se i politici dopo eletti andassero in Egitto a scavare un canale che unisca il mare con le depressioni per fare un lago, con pala e picco, avremmo un grande vantaggio.

    Perché il danno non è quanto gli diamo ma quanto rubano.

    Pertanto il dato dei rimborsi è niente.

    Il politico è una calamità sociale.

    Nei secoli passati avevamo la peste , ora questi sono la nuova peste.

    La vecchia peste era dovuta ai topi che uscivano dalle fogne.
    Ora i politici escono dagli enti pubblici e partitocratici.
    L'indicare il volume del rimborso è cercare di coprire quello che effettivamente sparisce grazie a loro.
    Ultima modifica di jotsecondo; 19-11-10 alle 16:37
    O si taglia o il caos

  7. #7
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    Predefinito Rif: Andare ad elezioni? Conviene $ a tutti i partiti $

    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    Bisogna abbattere la dittatura dei partiti. Con qualsiasi mezzo!
    Sono perfetteamente d'accordo!
    La partiocrazia, che solo in minima parte è formata dai ladri eletti, si estende a macchia d'olio in ogni dove, ed è il vero cancro della nostra disgraziata società.
    Non credo che vi siano alberi a sufficienza!
    Ma almeno varrebbe la pena di tentare.

 

 

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