Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    La ricerca della 'ndrangheta di interlocutori legaioli in Lombardia non è cosa nuova dalle mie parti, anche se solo adesso si comincia a parlarne a livello nazionale.

    Eccovene un esempio, quello a cui si riferiva Saviano:


    C'è anche Ciocca: «Un incontro con Neri» | la Provincia Pavese

    C'è anche Ciocca: «Un incontro con Neri»

    L’inchiesta sulla ’ndrangheta a Pavia. Chiriaco dal carcere: «Non sono ricco». Il dialogo tra il presunto boss e il leghista. In città tra il politico della Lega e il presunto boss della 'ndrangheta, voti nel mirino. Nelle intercettazioni della Procura le trattative per i voti a Del Prete

    PAVIA. Tra le carte degli inquirenti spunta anche il nome di Angelo Ciocca, eletto consigliere regionale con oltre 18mila preferenze: il numero di voti più alto di tutta la Regione. Gli atti documentano di incontri tra Ciocca e Pino Neri, l'avvocato tributarista di Pavia arrestato pochi giorni fa per concorso in associazione mafiosa. A quanto pare l'avvocato Neri avrebbe venduto a Ciocca un appartamento a un prezzo vantaggioso in cambio dell'interessamento a far eleggere un proprio candidato.

    Il contesto è quello delle elezioni amministrative del 2009. Neri sponsorizza, secondo gli inquirenti, un proprio uomo: Francesco Del Prete, candidato nelle liste di Rinnovare Pavia. Il 22 giugno di quell'anno Neri e Del Prete discutono del fatto che la Lega sembra porre un veto sul nome di Del Prete, e di averlo saputo dallo stesso Ciocca. Neri, Del Prete e anche Antonio Dieni (il costruttore edile di Sant'Alessio il cui nome ricorre spesso negli atti della Dda) non si arrendono e continuano a lavorare per avere garanzie. Sembra che i tre, come emerge da alcune telefonate, abbiano ottenuto l'interessamento di Ciocca a togliere ogni ostacolo all'elezione.

    Il salto di qualità arriva a giugno del 2009. Agli atti c'è una telefonata tra Ciocca e Neri relativa alla compravendita di un immobile in piazza Petrarca: l'avvocato avrebbe offerto al consigliere regionale leghista (all'epoca ancora assessore provinciale) «l'appartamento di Medagliani» a un prezzo basso. I due si incontrano nel giro di pochi giorni. All'incontro sono presenti Ciocca, Neri, Del Frate e Dieni. I quattro entrano in un edificio in piazza Petrarca e poi escono. A questo punto si dirigono verso la banca "Monte dei Paschi" ed entrano nell'istituto. Quello che accade dentro non viene documentato.

    Fatto sta che quattro giorno dopo, rilevano gli inquirenti, Del Prete comunica a Neri di avere appena ricevuto la promessa della delega all'Asm, come era stato deciso nel corso degli accordi. Ma le urne consegnano un risultato diverso: Del Prete non viene eletto (con 251 voti è il primo dei non eletti) e non ottiene incarichi. L'incarico cui si è parlato nelle trattative viene invece affidato al figlio di Ettore Filippi, Luca Filippi.


    Nonostante tutto per le elezioni regionali del 2010 Ettore Filippi, sempre secondo quanto riferiscono gli inquirenti, contatta Dieni (l'uomo vicino a Neri) con il proposito di ricucire lo strappo, e propone di correre insieme per altri Comuni. Neri viene messo al corrente ma si sarebbe dimostrato poco interessato. Stavolta, però, viene messa sul piatto un'offerta, come contropartita: Luca Filippi avrebbe promesso l'assegnazione di un lavoro all'Asm di Pavia, per la «costruzione di una fogna». «Un lavoro - si legge anche nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Andrea Ghinetti - per il quale Luca Filippi aveva già provveduto a estendere l'importo del mandato da 10mila a 20mila euro».

    «E' assurdo - replica Luca Filippi - il mio ruolo di presidente di Asm Lavori non mi consentiva di estendere gli importi dei mandati. C'è un direttore tecnico che decide questo. E fra l'altro non sono a conoscenza di ditte legate a Dieni che abbiano fatto lavori di fogne».
    Non è stato possibile, invece, raccogliere una replica dell consigliere regionale Angelo Ciocca, che è stato contattato ieri pomeriggio al telefono, ma senza successo.

    (16 luglio 2010)

  2. #2
    analista militare
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    Ndrangheta padana, CICONTE ENZO, Libri. Compra libri online su Fnac.it

    Perché in Padania vince la ‘ndrangheta?

    «L’egemonia politica e territoriale della Lega non ha comportato la scomparsa della ‘ndrangheta. A voler essere precisi, s’è realizzata una coabitazione tra Lega e ‘ndrangheta esattamente negli stessi territori. L’equazione “controllo del territorio da parte della Lega = scomparsa dei fenomeni criminali e mafiosi” non è affatto vera; anzi, è falsa. La preponderanza politica della Lega non ha assicurato una minore incidenza mafiosa su quei territori; al contrario, tale incidenza è aumentata. È un dato di fatto, è la descrizione della realtà così com’è; negare l’evidenza non serve a nulla.

  3. #3
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    D'altronde non è abitudine di Saviano parlare senza prove certe. Per questo Maroni farà la solita figura di cacca. Interessante il libro di Ciconte.
    Ultima modifica di Dario; 17-11-10 alle 02:06
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  4. #4
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    http://www.giornalettismo.com/archiv...che-esponenti/

    'Ndrangheta, anche esponenti della Lega coinvolti
    pubblicato il 13 luglio 2010 alle 214 dallo stesso autore - torna alla home

    Nell’inchiesta risulterebbero indagati anche esponenti del partito di Bossi. “I politici sono parte del capitale sociale dell’organizzazione criminale”, si legge nell’ordinanza del gip di Milano.

    La ‘ndrangheta conquista la Lombardia e punta al cuore finanziario del Paese. Una ‘colonizzazione’ che può contare su un vasto esercito e su un portafoglio senza limiti. Un sistema criminale capace di servirsi di colletti bianchi e infiltrarsi anche negli appalti in vista dell’Expo 2015. Una “mutazione genetica” che sposta gli interessi delle ‘ndrine dalle attività classiche, dal traffico di droga agli omicidi, a un “controllo sistemico con infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche” e che trasforma la ‘ndrangheta in una Spa.


    AFFARI AL NORD - È quanto emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto, in tutta Italia, di 300 presunti affiliati alle famiglie storiche della criminalità calabrese. Una maxi operazione, l’ultima di questa portata risale alla Notte dei fiori di San Vitò del 1994, che ha visto a lavoro carabinieri, poliziotti e uomini della Dia, che coordinati dalle procura di Reggio Calabria e Milano, hanno eseguito all’alba arresti e perquisizioni a Reggio Calabria, Milano, Monza, Como, Varese, Lecco, Genova e Torino. Complessivamente sono stati sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro, insieme ad armi ed esplosivi. A finire in manette è Domenico Oppedisano, 80 anni, numero uno delle cosche calabresi, ma nella rete finiscono anche gli affiliati alle famiglie storiche: le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo. Cognomi che non tradiscono le origini del Sud, ma i cui affari da tempo, fin dagli anni Settanta, si sono trasferiti al Nord.

    LE MANI SULL’EXPO - Nell’inchiesta ribattezzata ‘Il crimine’, emerge anche l’esistenza in Lombardia di una ‘camera di controllo’ deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi. Sono 160 gli affiliati individuati in Lombardia, ma a detta degli stessi indagati “ne sarebbero operativi 500″.Un esercito che tenta di mettere le mani sugli appalti dell’Expo 2015 attraverso importanti aziende lombarde operanti nel settore edile che versavano in condizioni di difficoltà economica. Un progetto ambizioso che non si concretizza a causa del mancato risanamento della Perego Strade, società attualmente sottoposta a procedura fallimentare, ma in cui l’attività di penetrazione della ‘ndrangheta non si ferma al controllo gestionale, ma arriva a una diretta partecipazione del capitale sociale. Tra gli arresti eccellenti Giuseppe Neri, boss della ‘ndrangheta in Lombardia, accusato anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Antonio Chiriaco, 51enne direttore sanitario della Asl di Pavia finito all’alba in carcere, a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, il quale non è indagato e risulta estraneo alla vicenda. Arrestato anche Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. Nell’inchiesta risultano indagati anche l’assessore comunale di Pavia Pietro Trivi, con l’accusa di corruzione elettorale e l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero che deve rispondere di corruzione e bancarotta. Oliviero sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, arrestato per associazione mafiosa, e responsabile della Perego Strade, controllata, secondo gli investigatori, da Salvatore Strangio. Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho.

    “LA ROVINA DEGLI UOMINI SONO I TELEFONINI” - Un’organizzazione che cambia faccia e che si affida sempre più a prestanomi e capacità imprenditoriali, abbandonando i settori tradizionali dello spaccio di droga o delle pallottole. La capacità d’infiltrazione diventa la forza per farsi largo, senza fare rumore. Una “mutazione genetica” la definisce Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica di Milano, che segna una svolta imprenditrice. Il sequestro di Alessandra Sgarella, nel dicembre 1997, è l’ultima azione dei clan tradizionali. Dal Duemila la ‘ndrangheta si trasforma e punta a un controllo sistemico con infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche. “Pervasività sul territorio e capacità di infiltrazioni in ambienti diversi” unite a una struttura “unitaria e verticistica” sono queste le nuove armi secondo Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Un’organizzazione con radici in Calabria, ma capace di infiltrarsi nelle diverse realtà del Nord Italia, senza perdere il fascino e le tradizioni delle “cerimonie di affiliazione”, quasi come quelle narrate nelle scene di un film calssico, come ‘Il Padrino’. Allora, però, non c’erano le intercettazioni. “La rovina degli uomini sono le macchine e i telefonini“, tuona in un’intercettazione uno dei boss finito dietro le sbarre.

    INTERCETTAZIONI FONDAMENTALI - Il federalismo, però, sembra non piacere all’organizzazione appena smantellata. Chi, come Carmelo Novella, prova a ‘mettersi in proprio’ paga con la vita la scelta. Il 14 luglio 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona perchè aveva detto in giro che “la Lombardia“, cioè i gruppi ‘ndranghetisti trapiantati al Nord, avrebbero potuto “fare da soli“, senza la casa madre calabrese. Un desiderio di indipendenza fermato con le pallottole. “La Provincia lo ha fermato“, è quanto si legge in un’intercettazione che svela i mandanti del delitto. La struttura organica del vertice della ‘ndrangheta, indicata come Provincia o Crimine, non ammette stonature. Da quell’omicidio, anche con l’uso delle intercettazioni, “fondamentali” a detta di Ilda Boccassini procuratore aggiunto della Dda di Milano, viene ricostruita la rete della struttura con un filo diretto lungo la Penisola. Un’organizzazione che punta alla realtà imprenditoriale, ma non dimentica i riti più tradizionali. In Aspromonte, la festa della Madonna di Polsi sancisce l’investitura delle cariche apicali, così come in un centro per anziani a Paderno Dugnano (Milano), intitolato ai giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si elegge (con tanto di brindisi) come ‘mastro generale’ in Lombardia Pasquale Zappia. C’è anche una lavanderia in un centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, usata come luogo degli incontri, ma non bisogna fermarsi in Italia: le indagini hanno accertato infiltrazioni anche in Canada e in Australia.

    (AdnKronos)
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

    (Silvio Berlusconi, 1994)

  5. #5
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    La lega, appiattendosi su Berlusconi e Tremonti che a sua volta si è dovuto adeguare (per ragioni di debito pubblico) al diktat dell'europa, non è risuscita ad ottenere molti risultati di governo.
    L'unico spot in campagna elettorale che può giocarsi è la lotta alla criminalità con il ministro Maroni. Dal momento in cui viene attaccata proprio su quel fronte, è come se le stessi bruciando l'unica carta vincente che ha in mano.
    E' per questo che hanno reagito in quella maniera.

    Comunque se riascoltate le parole di Saviano, lo scrittore non dice che la Lega è corrotta...

    dice che la 'ndrangheta interloquisce con la Lega.

    per una persona con un minimo di intelligenza, si capisce che è la 'ndrangheta a cercare il potere, qualunque esso sia a prescindere dal colore politico. Se in Lombardia trova la Lega da chi deve andare?
    Ultima modifica di stefaboy; 17-11-10 alle 02:16
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  6. #6
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    Comunque Saviano si è basato anche su notizie ricavate dai due libri della Rubbettino, 'Ndrangheta Padana, evidenziato da ART più sopra, e "Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Immagini, miti e misteri della mafia" sempre scritto da Ciconte con Forgione (entrambi professori universitari) e Vincenzo Macrì, procuratore di Ancona. Mica pizza e fichi...
    Ultima modifica di Dario; 17-11-10 alle 03:08
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    Predefinito Rif: A chi si riferisce Saviano quando parla di lega e 'ndrangheta

    Citazione Originariamente Scritto da Obi1Kenobi Visualizza Messaggio
    Comunque Saviano si è basato anche su notizie ricavate dai due libri della Rubbettino, 'Ndrangheta Padana, evidenziato da ART più sopra, e "Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Immagini, miti e misteri della mafia" sempre scritto da Ciconte con Forgione (entrambi professori universitari) e Vincenzo Macrì, procuratore di Ancona. Mica pizza e fichi...
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